mercoledì 24 luglio 2013

detenuto in attesa di giudizio




è un film del 1971, diretto da Nanni Loy.

Trama

Il geometra romano Giuseppe Di Noi, da anni trasferitosi in Svezia, sposato con una donna svedese e stimato professionista, decide di portare in vacanza in Italia la sua famiglia. Alla frontiera italiana l'uomo viene fermato e arrestato senza che gli venga fornita alcuna spiegazione. Dopo tre giorni di carcere a Milano, apprende - grazie all'interessamento di un agente di custodia - di essere accusato di "omicidio colposo preterintenzionale" di un cittadino tedesco. Convinto che si tratti di un equivoco, il malcapitato viene tradotto di carcere in carcere, fino alla località immaginaria di Sagunto (nei pressi di Salerno) ed internato in una cella di isolamento, in quanto, essendo considerato "latitante", gli viene impedito di usufruire degli arresti domiciliari.
Di Noi subisce un autentico calvario giudiziario, costellato di trattamenti umilianti e spersonalizzanti. L'incubo si protrae molto oltre il previsto. Il magistrato inquirente lo rimprovera di non poterlo ascoltare in quanto privo di un avvocato. L'uomo si trova, suo malgrado, coinvolto in una sommossa e trasferito dapprima in un carcere per reclusi ergastolani, dove scampa a stento ad una violenza, e poi in una struttura psichiatrica. Occorrono l'ostinazione di sua moglie, l'appassionato interessamento del suo avvocato d'ufficio nonché la benevolenza del magistrato inquirente altrimenti in ferie, per arrivare ad una spiegazione logica.
Ricevuto presso il nosocomio, Di Noi apprende dai legali che un viadotto della superstrada Battipaglia-Matera - costruita anni prima da una ditta italiana dove egli lavorava come geometra - era crollato per cause poi ritenute naturali, cagionando la morte di un automobilista tedesco in transito. Di Noi, trasferitosi nel frattempo in Svezia e senza alcuna comunicazione internazionale, non rispondendo al mandato di comparizione, era tecnicamente ritenuto latitante e da ciò l'arresto. Chiarita oramai la sua posizione, il povero geometra riacquista la libertà, ma è un uomo ormai irrimediabilmente segnato, fisicamente e psicologicamente.

Commento

Fu uno dei pochi ruoli drammatici per Alberto Sordi, che l'anno seguente gli valse l'Orso d'oro al Festival di Berlino.
L'ispirazione per il film venne allo stesso Sordi quando lesse il libro Operazione Montecristo scritto in carcere da Lelio Luttazzi
Un'altra fonte di ispirazione per la trama del film fu l’inchiesta televisiva Verso il carcere, realizzata da Emilio Sanna.
Lelio Luttazzi scrisse alcuni interventi musicali per il film.
Il film-denuncia di Nanni Loy, una sorta di incubo kafkiano calato nella realtà italiana, uscì nelle sale suscitando scalpore, poiché per la prima volta un'opera cinematografica denunciava senza mezzi termini l'arretratezza e la drammatica inadeguatezza dei sistemi giudiziario e carcerario italiani.

Curiosità

Alcuni spezzoni di Detenuto in attesa di giudizio sono stati trasmessi nello speciale del TG1 Diritti & rovesci, andato in onda nel dicembre 2008 in occasione del 60º anniversario della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani
Il comico Alighiero Noschese appare in una puntata di Canzonissima del 1971 imitando credibilmente Alberto Sordi, il quale reca con sé un corredo da detenuto e parla dell'imminente uscita del film, affiancato in seguito dall'attore romano che viceversa fa il verso all'imitatore.
"Di Noi" è il cognome del personaggio (interpretato da Alberto Sordi) protagonista della pellicola, chiaro riferimento alla possibilità che ciascuno "Di Noi" possa incappare nelle medesime disavventure giudiziarie.
La sola scena comica vede un Di Noi tentare di risalire all'identità della vittima, rammentando le percosse da un militare tedesco durante la Seconda Guerra Mondiale, per giungere alla assurda conclusione: "...oddio, stai avvedé che quel tedesco è morto da quante botte mi ha dato?".
Le scene ambientate nel carcere della località immaginaria di Sagunto sono state invece girate nel carcere di Procida.
Il film propone Lino Banfi nel drammatico e grottesco ruolo del direttore di questo carcere, ispirato al vero direttore del carcere di Procida del periodo che il regista Nanni Loy e Lino Banfi stesso studiarono e presero a spunto nell'abbigliamento e nei modi.
Sono state girate a Porto Santo Stefano sul Monte Argentario le scene del trasferimento del Di Noi presso il carcere di Sagunto con inquadratura finale sulla Fortezza Spagnola e la scena del trasferimento nel carcere di un'isola immaginaria, dopo la rivolta, con imbarco dei "detenuti" sul traghetto per l'Isola del Giglio.
L'epilogo presso la frontiera italiana è caratterizzato dalla vettura Volvo oramai priva della roulotte e del canotto iniziali. La stazione è quella del tunnel del Monte Bianco, dove un agente ignaro gli domanda se abbia fatto un piacevole soggiorno in Italia.

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