sabato 29 febbraio 2020

coronavirus & dintorni...


  • “Il vaccino era già stato brevettato anni fa”.
  • “Il virus 2019-nCoV è stato sequenziato per la prima volta da un’équipe italiana, poi, sempre per la prima volta, da un équipe cinese, poi, sempre per primi, dagli americani” [curioso sarà vedere se le sequenze trovate sono uguali tra loro]
  • “Il vaccino sarà pronto in pochi mesi”.
  • “Ci vorranno molti mesi, forse un anno e mezzo, per prepararne uno efficace”.
  • “Le Case Farmaceutiche si stanno impegnando al massimo per venire incontro alle richieste della popolazione spaventata”.
  • “La situazione è potenzialmente pericolosissima”.
  • “Non bisogna allarmarsi”.

Adesso ascoltate quel che mi è capitato nel 2005, quando “scoppiò la PANDEMIA AVIARIA”. Lavoravo al Reparto Infettivi. Ad un convegno di aggiornamento, un funzionario di una Casa Farmaceutica disse che il vaccino per l’aviaria era GIÀ PRONTO e stavano aspettando il via per produrlo in massa e distribuirlo. Tenete conto che il virus dell’aviaria (H5N1) adattato all’uomo, non era ancora nato.
E neppure nacque successivamente. Restò confinato agli uccelli come era avvenuto nei precedenti 10 milioni di anni, provocando pochi disturbi agli animali selvatici che infatti lo sopportano senza troppi problemi. Diverso il discorso per gli animali negli allevamenti intensivi, quella è un'altra faccenda.

Era pronto il vaccino per noi pecore umane, anche se ovviamente non potevano, per forza di cose, aver già provato la sua efficacia sul campo. L’EMERGENZA avrebbe permesso di saltare certi passaggi per arrivare alla sua veloce approvazione. Poi ai politici mancò il coraggio e la faccia tosta di procedere.

Avete capito cosa serve dichiarare lo stato di EMERGENZA? Permette una modalità di approvazione accelerata (fast track approval) in queste situazioni, siano esse vere o presunte. L’EMERGENZA permette di restringere i diritti civili ed obbligare, al caso, la popolazione al vaccino.

Non ci stupiremmo se tale “presidio salvavita” fosse pronto prima del previsto.
Tornando al nostro CORONAVIRUS.

Si divide in quattro generi: alfa, beta, gamma, delta. Il primo causa raffreddori e sindrome influenzali, il secondo sindromi più impegnative (SARS e MERS), comparse rispettivamente nel 2002 nel 2012 e che poi sono sparite come d’incanto senza vaccino. Gli ultimi due (gamma e delta) colpiscono gli animali.

E questo “2019-nCoV”? È un nuovo virus oppure è uno vecchio con un nuovo nome? Ho le mie perplessità, però ora c’è qualche elemento in più per giudicare. Lasciamo perdere la discussione sull’origine (dai pesci, dai pipistrelli, dai serpenti). Fin dai primi giorni è stato ipotizzato che fosse un’arma biologica sfuggita dal laboratorio di Wuhan. Mi pare strano perché, fosse stato così, la letalità avrebbe dovuto essere molto maggiore. Invece nessun bambino si è ammalato secondo i primi rapporti. Gli esperti fanno capire che bambini abbiano contratto l’infezione, ma questa sia rimasta asintomatica (in un bambino di 10 anni ciò è stato provato). Non ci sono stati casi di malattia segnalati in soggetti di età inferiore ai 15 anni, finora.

Una parte dei malati sono deceduti, ma erano prevalentemente soggetti in età più avanzata ed affetti da altre patologie. La letalità è stata calcolata per il momento in modo incompleto: n° morti /n° di malati in modo serio); non è stata calcolata, come dovrebbe essere: n° morti/n° di infettati). Quelli che non sono morti sono guariti.

Quindi attualmente la letalità risulta più alta del reale. Non la si conosce ancora, ma ovviamente è un elemento FONDAMENTALE per stabilire la pericolosità della malattia. Se gli infetti fossero in numero 10 volte superiore a quello dei malati, ecco che si arriverebbe ad una letalità del 2 × 1000, che non è proprio spaventosa per un'arma biologica.
Attendiamo che vengano effettuate delle stime più veritiere.

LA DIAGNOSI

La diagnosi rappresenta un’altra sfida.
Il fatto di ritrovare il virus con la PCR e con la cultura è un buon indizio, ma - a mio parere - non è sufficiente.

Mi spiego meglio: la PCR (Polymerase Chain Reaction) è capace di trovare un ago in un pagliaio, moltiplicando gli aghi fino a farli a diventare un mucchio ben visibile, anche se all’inizio c’era un solo elemento. Quindi potrebbe tornare positiva anche nel caso vi sia, mettiamo, una polmonite da altra causa e nel contempo la presenza di qualche singolo coronavirus smarritosi nelle vie respiratorie. La coltura delle basse vie respiratorie ha più significato, ma non viene cercata in tutti i casi.

Per capire meglio, bisognerebbe cercare lo stesso Coronavirus, con lo stesso impegno e mezzi, anche in soggetti che abbiano patologia simile (polmonite) ma da causa diversa e ben determinata, ed in soggetti asintomatici scelti nella popolazione colpita. Insomma bisogna capire se può essere un "passeggero per caso".

Ho notato che nessun lavoro che abbia letto sinora ha segnalato la ricerca di altri elementi importanti: anticorpi delle due classi (IgG, IgM), aumenti significativi del titolo anticorpale dopo la malattia. Nè titoli anticorpali sarebbero stati testati su soggetti asintomatici.

Sono state riportate le caratteristiche comuni dei malati e che ben si accordano con la diagnosi laboratoristica: polmonite interstiziale a focolai (in forma estesa oppure limitata), febbre, tosse secca, sintomi generali, moderata linfopenia.

I casi mortali sono stati caratterizzati da: infiltrazione multi lobulare a vetro smerigliato (caratteristica di certe polmoniti virali), llinfopenia, co-infezione batterica, fumo, ipertensione ed età più avanzata.

Insomma, se un bambino può superare l’infezione senza ammalarsi, che razza di virus mortale avrebbero “costruito”?

LA MASCHERINA

Le migliori hanno pori di diametro 5-6 volte maggiore di quello di un coronavirus. Quindi non sono una protezione assoluta. Tutte riparano dagli sputi e dalle goccioline visibili ed invisibili di saliva, ma la loro utilità si ferma lì. La esistenza di casi asintomatici fa sì che arginare la epidemia sia quanto mai improbo. Neanche l'esercito!

PS-1 Ho letto che alcuni hanno confrontato la letalità per influenza con quella del coronavirus cinese. E' giusto fare confronti. Tuttavia è meglio precisare che attualmente molti esperti citano una mortalità per influenza molto più alta del reale, cioè parlano di 8000-9000 morti all’anno (letalità circa 2 per mille). In verità imbrogliano nel senso che tale letalità è riferita ad influenza e polmonite assieme. Polmonite per ogni causa. La mortalità per influenza è limitata a uno o due centinaia di casi all’anno. Anche questi pochi casi sono discutibili perché molto spesso vi sono altre patologie concomitanti.

PS-2 Con MORTALITÀ si intende numero di morti per una determinata causa riferito all’intera popolazione. Con LETALITA' numero di morti da malattia riferito al totale degli infettati.