lunedì 31 marzo 2014

è già ieri



 è un film del 2004 diretto da Giulio Manfredonia, interpretato da Antonio Albanese.

Il film è un remake della pellicola statunitense Ricomincio da capo, del 1993, diretta da Harold Ramis, con Bill Murray e Andie MacDowell.

Trama

Filippo Fontana è un famoso divulgatore televisivo, specializzato in zoologia, dal pessimo carattere, che di fatto disprezza il proprio lavoro. La prima scena del film lo vede mentre realizza in studio un documentario sulla marmotta, citazione diretta della versione originale del film, che si svolge nel tradizionale giorno della marmotta (il titolo originale è infatti Groundhog Day). Fontana deve recarsi per due giorni - insieme al timido cameraman Enrico - in una piccola isola delle Canarie per realizzare un reportage su un raro stormo di cicogne, per il quale parte di malavoglia.
Dopo avere effettuato il servizio, non può prendere il traghetto per recarsi all'aeroporto di Tenerife, a causa di una mareggiata, ed è costretto a fermarsi sull'isola per una seconda notte. La mattina al risveglio nota una serie ininterrotta di dejà-vu e dopo un poco si accorge che tutto ciò che aveva vissuto il giorno prima, ieri, si sta ripetendo inesorabilmente. Si ritrova così vittima di un paradosso spazio temporale: per lui è sempre il 13 agosto. Dapprima con stupore, nonostante vari tentativi di restare sveglio la notte, o di addormentarsi in posti diversi dalla camera d'albergo, e anche di scappare dall'isola la mattina stessa (si guasta il vaporetto), inizia a rassegnarsi all'idea di doversi svegliare ogni mattina alle 7 con la voce dello stesso speaker della radio locale che invita tutti alla festa serale del paese: libero da ogni freno inibitorio nei comportamenti, non solo alimentari e economici, si adatta inizialmente con una forte dose di cinismo, decidendo ogni "giorno" di seguire o non seguire il programma previsto con la troupe alla ricerca delle cicogne, o di trascorrere la serata in modo sempre diverso. Riesce ad avere rapporti con quasi tutte le donne dell'isola, dopo avergli carpito i loro segreti reconditi per poterle conquistare così rapidamente, salvo trovarle poi tutte monotone: sopraggiunge quindi l'angoscia e un suicidio, con tanto di strage dei preziosi volatili, anche questo paradossalmente effimero. Dopo questo ennesimo fallimento inizia a guardare con altri occhi il mondo che giocoforza lo circonda, e tutto ciò che gli capita attorno. Stringe amicizia tra gli altri con un anziano signore che la mattina incrocia fuori dall'albergo chiedendogli una sigaretta: venuto a sapere che la sera stessa muore di infarto, tenta di prevenire il suo malore, senza ottenere mai la sua salvezza. Rassegnato sulla ineluttabilità del destino, oltre a permettere che l'anziano signore si possa godere il suo ultimo giorno, guarda con maggiore attenzione ai valori della vita, che inizia a scoprire, anche attraverso Rita, la giornalista al seguito della troupe televisiva, residente nell'isola, col quale dal vero giorno precedente c'erano stati numerosi attriti, esasperati anche dalla difficoltà con la quale aveva provato a conquistarla nei numerosi giorni ripetuti, senza trovare però lo stesso risultato conseguito con le altre donne "noiose" dell'isola. Una conoscenza sempre più approfondita della sua vita privata gli permetterà di aprirsi e di rivelarle il suo dramma, sebbene poco convinto di essere creduto. La sera in cui i due dormono insieme, innamorati l'uno dell'altra, l'incantesimo si spezza e Filippo, un uomo ormai completamente rinnovato, si sveglia in compagnia di Rita, il 14 agosto, in un giorno di pioggia nel quale dovrà fare fronte a una nuova vita e, nell'immediato, alla gestione di un branco di suini acquistati in modo avventato durante una vendita all'asta del giorno prima.

M5S: cronaca di un inganno geniale

I Cinquestelle alle Europee: Cronaca di un inganno geniale.

grillo
Da quando studio le logiche delle elite assolutiste che muovono le fila dei nostri governi, dei nostri media, che scelgono i nostri politici, che impongono i trattati e che inducono e strumentalizzano le crisi economiche sono sempre riuscito a mettere insieme tutti i pezzi del mosaico seguendo la loro ideologia che alimentata dall’arroganza del potere li porta a commettere numerosi errori a lasciare prove e tracce evidenti del loro operato spesso anche volutamente in segno di disprezzo e sottovalutazione dei popoli che intendono soggiogare. Ma i tempi sono cambiati, hanno accelerato troppo i loro progetti e seminato distruzione e disperazione finendo per accendere un riflettore sul loro operato. I fili con i quali hanno mosso i loro burattini non passano più inosservati, i governi fantoccio che hanno instaurato hanno una precisa tracciabilità e cominciano a destare sospetti. Continuando di questo passo la gente sarebbe insorta davanti ad un evidenza che neanche la miopia di un popolo anestetizzato da decenni poteva ancora lasciar passare inosservata. Così hanno cambiato strategia ed hanno vinto. Hanno ancora maledettamente vinto loro con uno scacco matto al mondo sovranista e antisistema. L’operazione che stanno portando avanti con il Movimento Cinquestelle è un’operazione impeccabile, studiata nei minimi termini, così minuziosamente congeniata da essere invisibile persino dall’interno. Non possono continuare ad usare tecnocrati provenienti dalle lobby finanziarie internazionali, non si possono più servire di politici di vecchia guardia che sono ingrassati talmente tanto ai danni del popolo da aver fatto dei faccioni che non possono essere più nascosti da una maschera. Non possono più avvalersi di vecchi politici navigati o imprenditori di successo che promettono miracoli per l’azienda Italia per mandarli poi in pasto al momento opportuno a schiere di lavoratori disperati. Hanno capito persino che le vecchie etichette, destra, sinistra, fascista, comunista, sono superate ed hanno perso aderenza. Ora sanno che devono utilizzare persone come noi, persone per bene, persone pulite, persone che provengono dalla società civile, senza macchia, senza curriculum, ma soprattutto senza consapevolezza del ruolo che stanno giocando. Persone ignare del disegno che le vede protagoniste e che riescano a fare breccia nei cuori della gente comune che finalmente si sente rappresentata, presa in considerazione, ascoltata, aiutata. Il vero potere (termine coniato da Barnard )questa volta si è creato uno scudo che lo rende inattaccabile, inavvicinabile, insindacabile. Ma come hanno fatto a mettere insieme tante persone provenienti da esperienze diverse, da culture diverse da interessi diversi, con colori politici spesso opposti in un unico Movimento ?
L’hanno fatto in maniera geniale creando un programma che è un non programma, uno statuto che è un no statuto, come quei quadri antichi che raffigurano un volto che sembra che ti guardi da qualsiasi lato ti sposti. Il programma Cinquestelle alle europee è studiato in modo da dare la possibilità ai sovranisti di credere di essere rappresentati ma la stessa cosa accade agli europeisti. Allo stesso modo si crederanno rappresentati i nazionalisti e gli autonomisti, i meridionalisti ed i padani, i conservatori e i progressisti. Perchè quel programma dice tutto ed il contrario di tutto ed usa come collant, come cortina fumogena gli unici due punti che accomunano tutti coloro che fanno parte delle categorie che ho elencato. Questi due punti sono: Democrazia e trasparenza.                                     L’importante sarà far credere che tutto venga fatto in trasparenza e tutto in nome della democrazia ed il gioco è fatto. Hai tutti in pugno.                                                                         Il sovranista accetterà di far parte di un movimento che non si schiera apertamente per la sovranità monetaria perchè gli avranno fatto credere che per democrazia bisognerà prima consultare il popolo (non importa se non si può fare, se è assolutamente controproducente o se avrebbe tempi proibitivi) l’importante è aver trovato il modo di imbrigliare il sovranista e reprimere le sue obiezioni. L’europeista a sua volta andrà tenuto a bada con parole come euro bond, nuova europa, europa dei popoli (non importa che non esiste e non esisterà mai, che è infattibile, che non ci sono le basi ) l’importante e fargli credere che loro andranno li e vogliono cambiare tutto. Non importa se si tratta di scardinare un progetto che è stato architettato e portato avanti per quasi un secolo dalle elite più potenti e strutturate del mondo. Loro devono continuare a nutrire la convinzione che l’Europa si possa cambiare, che i trattati si possano riscrivere e che non servirà per forza andare via ma basterà sottrarre tutto ai potenti del mondo e metterlo nelle mani di boy scout a cinquestelle in quella che loro vogliono rinominare Europa dei popoli.                             Perchè non dirlo chiaramente che siamo europeisti si domandano una parte dei pentastellati. La risposta è la medesima data precedentemente: “Non si può dire. Bisogna prima aspettare il responso del popolo ( lo stesso di prima, quello infattibile, quello che non avverrà mai, quello controproducente, quello dai tempi proibitivi) ed ecco che anche gli europeisti rimangono imbrigliati e silenziati.
L’esaltazione della democrazia è lo scudo che ripara tutti. Stessa cosa per la trasparenza. Perchè il pentastellato che viene da un trascorso ideologico di destra dovrebbe accettare l’abolizione del reato di immigrazione clandestina ? perchè gli diranno che è stata una scelta trasparente, che è stato votato. Ma votato da chi ? dai 60 milioni di italiani che potrebbero subire gli effetti dell’immigrazione selvaggia ? No forse da 6000 attivisti o poco più ma non importa, questo è marginale perchè non ci si può opporre alla trasparenza. Hanno votato.
E quando votarono per far si che avvenisse il confronto tra Renzi e Grillo e quel confronto invece fu reso nullo dal leader pentastellato ci si poteva opporre ? Certo che ci si può opporre ma con chi si è opposto è stata poi usata la democrazia e la trasparenza e con un voto li hanno sbattuti via. Ma è corretto ? certo che lo è. Anzi è democratico e trasparente. Ma torniamo alle cose concrete.                                                                                                   Questi ragazzi dovranno andare in Europa per cambiare un qualcosa che è stato messo su da menti criminali ma di veri e propri geni della truffa, intelligenze eccelse, strateghi internazionali, esperti di geopolitica, economisti, giuristi, costituzionalisti, diplomatici che hanno accettato di lavorare più o meno consapevolmente al servizio del male. Come si può riuscire a disarmarli ? Come bisogna addestrarsi per entrare in guerra con questo sistema ? Ci vorrà senza dubbio un esercito di intelligenze eccelse, di strateghi internazionali, di esperti di geopolitica, di economisti, di giuristi, di costituzionalisti, disposti a lavorare sul fronte opposto a favore del bene.                                                                       Ed invece i leader Cinquestelle come pensano di sconfiggerlo questo sistema ? chi manderanno in trincea ? con che requisiti sceglieranno i loro generali ? Nessuno.                      Puoi essere chiunque, una massaia, un animatore, un cantante, basta che sei iscritto al Movimento almeno dal 31/12/2012 e che hai accettato di scannerizzare il tuo viso e la tua identità su un computer. Ma com’è possibile ? Certo che è possibile perchè nel Movimento c’è democrazia e trasparenza. Qualcuno potrebbe pensare che almeno un 30% di candidature dovranno essere di natura puramente tecnica visto l’importanza e la specificità dei temi che andranno ad affrontare i futuri eletti. E invece no. Chi pensa questo vuol dire che non ama la democrazia e non ama la trasparenza. E visto che i Cinquestelle sono democratici e trasparenti, tutti accetteranno che per ottenere una nuova Europa, rescindere i trattati, concordare i vari eurobond, fiscal compact, two pack e trattare con Van Rompuy, Barroso, con la Merkel, con i spietati lobbisti europei, con gli intoccabili della World Trade Organization, della Business Europe, della Round Table Of Industrialists, a scontrarsi con i responsabili dei potentati finanziari ci potranno andare anche la massaia e l’ex imbianchino purchè siano stati scelti in maniera democratica e trasparente.                 Sorge il dubbio che questi potrebbero essere, in alcuni casi, di buona volontà ed onesti ma non esserne capaci. Pazienza vuol dire che prima impareranno, faranno degli errori ma impareranno. Attualmente nel Parlamento italiano a distanza di un anno abbiamo ancora chi dice che si deve informare sull’euro in un periodo in cui mezza Europa già pensa di uscirne ma in compenso abbiamo finalmente persone oneste e pulite e vorrà dire che in Europa l’anno prossimo troveremo qualcuno che si starà ancora informando sugli eurobond. Pazienza. Questa è la democrazia, questa è la trasparenza.                               Sono in atto in queste ore le selezioni dei candidati, quelli che si batteranno per condurci fuori dalla dittatura finanziaria.
Si propongono sul web con un video democratico e trasparente che nel peggiore dei casi sembra un provino del grande fratello, e nel migliore dei casi uno per The apprentice, manca solo la Marcuzzi che li elimina o Briatore che li bacchetta prima di passarli alla fase successiva. Presto le bacheche di tutti saranno invase di appelli di questi guerrieri della jihad europea in cui lanceranno la propria fatwa contro i poteri forti mondialisti e comunque vadano le cose, di tutto si potrà dubitare ma mai del fatto che in Parlamento arriveranno persone per bene, incensurate, di buona volontà ed estranee a qualsiasi logica clientelare.
E questo sapete che vuol dire ? che chiunque muoverà una critica al Movimento sarà immediatamente bollato come uno che è contro le persone per bene, incensurate, di buona volontà ed estranee a qualsiasi logica clientelare. Quindi verrà considerato un venduto, un corrotto, un infiltrato, un massone.                                                                          Vi rendete conto della genialità di chi è riuscito a concepire e strutturare tutto questo.          Vi rendete conto che gli interessi di pochi sono ancora una volta intoccabili con la sola differenza che se prima provare a smascherali voleva dire avere il supporto del popolo oggi hanno creato un meccanismo talmente invisibile e sofisticato che se provi a mettere in guardia il popolo sarà il popolo stesso a combatterti perchè le masse hanno occhi per vedere solo le prime file e mai quello che c’è dietro. E in prima fila questa volta c’è gente come noi. Come loro. Provare a far cadere la maschera vuol dire toccare a mani scoperte un filo dell’alta tensione.                                                                                                            Chi poteva riuscire a concepire qualcosa del genere ? un politico ? No. Uno stratega ? neanche. Solo un geniale esperto di marketing. Solo uno che sa alla perfezione quello che la gente vuole vedere in questo momento, quello che la gente vuole sentire in questo momento. Da chi vuole sentirselo dire e come vuole sentirselo dire.                                     Solo uno che conosce alla perfezione queste tecniche e riesce a mettere insieme le persone giuste e i personaggi che incarnano queste istanze, può convincerli che si stanno battendo per la giusta causa come fanno gli estremisti islamici con i loro kamikaze.                    Ci vuole qualcuno che sappia mettere su una struttura che funzioni come quelle delle più sofisticate massonerie, dove ad ogni livello corrispondono persone e obiettivi ma nessuno è realmente a conoscenza degli obiettivi di chi è sopra di loro. Il gioco è fatto. Tutto quello che si dovrà continuare a fare per il successo dell’operazione è fare sentire il popolo realmente rappresentato. E il popolo si sente rappresentato semplicemente se in Parlamento ci trova persone per bene e oneste e questa è una cosa che nei Cinquestelle è sempre accaduta ed accadrà sempre. Se poi li vedono anche prendersi qualche pugno in Parlamento per difendere un loro diritto o fare una ramanzina pubblica al Presidente di turno tanto meglio. I consensi continueranno a salire.
E i poteri forti in tutto questo ? Ai poteri forti interessa solo che i loro esponenti che secondo le previsioni e le promesse sarebbero dovuti andare tutti a casa si ritrovino invece tutti al Governo (mai i vecchi partiti avrebbero immaginato, se non ci fosse stato l’avvento dei cinquestelle di trovarsi tutti insieme così compatti, concordi e blindati al Governo.)            Ai poteri forti interessa riuscire ad imporre indisturbati i propri burattini alla Presidenza del Consiglio (ci sono riusciti altre due volte). A loro interessa riuscire ad avere ancora un Presidente della Repubblica che risponda ai loro diktat (anche al costo di riconfermare quello uscente come hanno fatto). A loro interessa che tutti i trattati europei vengano firmati, che tutti i vincoli vengano rispettati e che le banche vengano ricapitalizzate con i soldi dei cittadini. Una volta che sono riusciti ad ottenere questo ( e ci sono riusciti) lasciano correre se qualcuno gli fa le ramanzine in Parlamento, se qualcuno si batte per evitare la modifica di un articolo di una Costituzione ormai tutta completamente esautorata. Tutto fa gioco, tutto è funzionale ai loro reali interessi. Se la gente si sente rappresentata in parlamento non scenderà nelle piazze. Se i propri rappresentanti rinunceranno anche ai loro rimborsi, li devolveranno alle aziende e si adopereranno per smascherare il politico ladro e quello che nell’aereo di stato porta con se anche il fidanzato allora non solo si sentiranno rappresentati ma si sentiranno giustamente fieri e orgogliosi dei loro rappresentanti. Tutto perfetto. Tutto secondo i piani.                                                               Ora tocca all’Europa. ma li il bottino è ancora più ghiotto. Il periodo è di estrema emergenza, la gente rischia di scoprire la truffa europea, il gioco rischia di saltare e l’Italia potrebbe avere un ruolo chiave per fare implodere l’euro sistema.                                       Dalla Francia stanno arrivando guerrieri guidati da una signora sanguigna che fa di cognome Le Pen eppure i francesi hanno avuto abbastanza da questa Europa, dall’Olanda stanno arrivando gli uomini di un folle di nome Wilders eppure anche l’Olanda ha avuto abbastanza da questa Europa, dall’Inghilterra stanno arrivando i guerrieri del mitico Farage eppure l’Inghilterra ha avuto tanto dall’Europa rifiutando anche l’euro.                                                                       Quelli che davvero dovrebbero stare incazzati e disposti a tutto in questa guerra siamo proprio noi italiani ma mentre gli altri si sono attrezzati, addestrati ed armati fino ai denti noi stiamo partendo solo con la tenda da campeggio e le divise da boy scout tutto però all’insegna della democrazia e della trasparenza.                                                                         Ma non dimentichiamoci che i parlamentari pentastellati sono tutti onesti, dal primo all’ultimo e questa volta potrebbero avere le idee chiare e rendersi conto, una volta arrivati in Europa, che quello che vogliono i leader non è proprio quello che vogliono loro e la  base del Movimento in cui credono fermamente.                                                                         A quel punto, se decidessero di non rendersi complici e di non andare avanti sulla linea imposta dovrebbero però essere disposti a pagare la modica cifra di 250.000 euro.                 Tutto calcolato. Tutto previsto.                                                                                                    Lo so sembra assurdo ma chi ha detto mai che il Movimento Cinquestelle è un movimento democratico e trasparente ?
Geniali. Tanto di cappello. Hanno vinto ancora.
Io comunque voto Antonio, l’ho conosciuto l’estate scorsa in un villaggio di Ostuni, ho appena visto il suo video-messaggio ed ho riconosciuto il cappello di paglia. Era quello che sapeva sempre la sigla a memoria. Mi fido di lui. #vinciamonoi
Francesco Amodeo
fonte: francescoamodeo.net

sabato 29 marzo 2014

foto di David Harris (3a parte)


breve storia della lobotomia

[È da un po' di tempo che stavo preparando un Visual Saturday sulle velleità artistiche di Ramon y Cajal e la loro influenza sulla sua attività di neuroscienziato. Poi, complici alcune discussioni con la classe di Psicologia Generale di questo semestre e il timore che presto la lobotomia andrà di nuovo di moda, ho deciso di pubblicare l'articolo che segue. Un'avvertenza: gli approfondimenti per immagini di questo sito, in fin dei conti, si rivelano sempre più lunghi del previsto. Consiglio vivamente l'uso di Nel linguaggio corrente, il termine lobotomia viene troppo spesso utilizzato – impropriamente – per indicare un trauma che avrebbe come conseguenza l’instupidimento e l’apatia di chi lo subisce. Vi sono delle buone ragioni, tuttavia, per aver adottato questa parola e i suoi derivati come metafore di questi stati. Difatti, l’asportazione o la lesione dei lobi frontali può avere ricadute critiche su quelle capacità cognitive che, in qualche modo, sembrano renderci “umani” differenziandoci dagli altri animali: capacità decisionali, linguistiche, di valutazione e soluzione dei problemi sono tutte intimamente legate alle popolazioni cellulari di quella parte dell’encefalo. Inoltre, la cinematografia ce l’ha insegnato, i lobotomizzati sono quei pazienti degli ospedali di un tempo (non si capisce mai quanto remoto) o di una narrazione crudele (come se la realtà dei fatti fosse più caritatevole) che vengono lasciati a loro stessi, come zombie.  In realtà, la lobotomia fu una pratica in uso per tutto il XX secolo, diminuendo gradualmente e sparendo solo molto, molto recentemente.
Tutto ebbe inizio al Secondo Congresso Internazionale di Neurologia, tenutosi nel 1935 a Londra, quando i medici e ricercatori John Fulton e Carlyle Jacobsen presentarono al pubblico  due scimpanzé, Becky e Lucy. I due medici raccontarono ai loro colleghi come i due animali, in particolare Becky, esibissero segni di «frustrazione comportamentale» (con questo termine si potrebbero intendere circa la metà dei comportamenti dei primati non umani in gabbia, è giusto notarlo) ogni qual volta i due scienziati non le ricompensavano, come conseguenza di un compito sperimentale sbagliato. Tuttavia in seguito alla rimozione chirurgica dei lobi frontali, continuarono Fulton e Jacobsen, gli animali sembravano essere entrati in una sorta di «culto della felicità», caratterizzandosi per obbedienza, docilità e assenza di forti reazioni agli stimoli esterni. Uno tra i medici presenti si alzò, con un certo entusiasmo, e chiese a Fulton cosa pensasse di un’applicazione sui malati mentali. Fulton rispose che, sebbene possibile in pratica, un simile intervento sarebbe stato «troppo formidabile» su un soggetto umano (cfr. Pressman, 2002). Ma ormai, il germe dell’idea era stata gettato.
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La banconota da 10 mila scudi del Portogallo, in uso precedentemente all’introduzione dell’euro.
Se qualcuno di voi ha visitato il Portogallo prima dell’introduzione dell’euro, avrà forse maneggiato la banconota da 10 mila scudi riportata qui sopra: una banconota importante (valevano all’incirca 50 euro attuali), che offre il ritratto di un personaggio importante nella storia del suo paese. Nello specifico, si tratta di quel medico così eccitato per la scoperta di Fulton e Jacobsen esposta al Congresso del 1935. Il suo nome è António Caetano de Abreu Freire Egas Moniz (1874 – 1955), neurologo, e primo portoghese a ricevere il Premio Nobel per la Fisiologia e la Medicina, nel 1949. Il 1949 fu un anno importante, per i riconoscimenti ufficiali alle neuroscienze: lo stesso Nobel fu consegnato anche a Walter Rudolf Hess (1881 – 1973), autore della mappatura cerebrale delle zone responsabili del controllo degli organi interni. Ma Egas Moniz – torniamo a lui – sebbene nel suo curriculum potesse annoverare l’invenzione dell’angiografia cerebrale, il Nobel del 1949 non lo vinse per i progressi ottenuti nel campo dell’imaging. Al contrario, lo vinse per essere stato il pioniere di quella che sembrava essere una promettente area di ricerca e intervento clinico: la psicochirurgia.
António Caetano de Abreu Freire Egas Moniz (non in uno dei suoi sguardi più affascinanti).
António Caetano de Abreu Freire Egas Moniz (in uno dei suoi sguardi più affascinanti).
Il termine – che gronda terribili perplessità epistemologiche – è fortunatamente in disuso. La neurochirurgia attuale, sebbene conscia delle ricadute del suo intervento sul comportamento e la cognizione, riconosce il suo campo d’azione nel sistema nervoso. Eppure, fino a pochi decenni fa – parliamo degli anni ’80 del XX secolo – in Occidente non era impossibile trovare qualcuno disposto ad ammettere la possibilità di intervenire attraverso la chirurgia direttamente sulla “mente”. In accordo con la filosofia della medicina dell’epoca, era assolutamente concepibile operare (strictu sensu) il cervello per curare il comportamento. E infatti, come recita l’attribuzione del Nobel, Egas Moniz fu premiato per “la scoperta del valore terapeutico della leucotomia in alcune psicosi“.
Cos’è la leucotomia? L’etimologia già suggerisce molto, poiché il termine deriva da leuco, “bianco” etomos, “tagliare”. Ecco come la introduce il suo inventore nell’articolo Leucotomia prefrontale nel trattamento dei disordini mentali (1937): «L’idea era di operare sui cervelli dei pazienti, non direttamente sui gruppi di cellule della corteccia o di altre regioni, ma piuttosto interrompendo le fibre connettive tra le cellule dell’area prefrontale e le altre regioni, cioè sezionando la materia bianca subcorticale» (p.37).
In pratica, recisione della materia bianca, i fasci di assoni che permettono la comunicazione tra neuroni. Egas Moniz ammette che l’intervento può essere considerato audace, e che l’ipotesi di fondo possa essere messa in discussione: ma è convinto che tutto questo può tranquillamente essere portato in secondo piano, davanti agli immensi benefici dell’operazione: d’altra parte, si può affermare – sostiene Moniz nello stesso articolo –  che «queste operazioni non pregiudicano la vita fisica o psichica del paziente [...] Alcuni sintomi sono stati osservati in seguito all’intervento nell’area prefrontale, sia dal punto di vista neurologico che mentale [...]. Comunque, questi disturbi sono transitori e nessuno di questi sintomi è persistito oltre pochi giorni o settimane.Due o tre dei pazienti della prima serie sono rimasti in qualche modo apatici, ma anche in questi casi vi sono alcuni dubbi che sia effetto dell’operazione, perché la personalità del paziente non era ben nota prima dell’operazione» (ivi) [scusate l'ultimo grassetto. So che è off topic ma proprio non ce l'ho fatta, è troppo un arrampicata sugli specchi].
Inoltre, comunica Egas Moniz, anche la tecnica è migliorata: se prima si utilizzava un’iniezione di alcol nella zona obiettivo, adesso si procede alla distruzione meccanica della materia bianca attraverso un efficiente e precso leucotomo, vale a dire lo strumento che vedete nella foto.
Leucotomo proveniente dall'Ospedale di Warlingham Park, conservato al Manchester Medical School Museum
Leucotomo proveniente dall’Ospedale di Warlingham Park, conservato al Manchester Medical School Museum.
L’intervento veniva praticato attraverso una trapanazione preventiva del cranio, da cui accedere per distruggere le fibre connettive obiettivo. Cortesemente, Egas Moniz et alii forniscono differenti istruzioni visive per procedere all’operazione, come l’immagine riportata qui sotto.
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Sopra: il chirurgo incide la materia bianca nel quadrante sinistro superiore con il leucotomo.
Sotto: le incisioni causate dal leucotomo (1) vengono rese più profonde con uno strumento dalla lama più larga, l’incisore radiale (2).Immagini provenienti dall’Institute of Psychiatry Library, King’s College, Londra.
Bisogna spezzare una lancia in favore di Egas Moniz, comunque, contestualizzandolo nel suo momento storico. Prima dell’ingresso degli antipsicotici e delle psicoterapie, i disturbi mentali venivano trattati nelle maniere più impressionanti possibili: elettroshockconvulsioni indotte da cardiazolosonno obbligato, prolungato di giorni o settimane tramite la somministrazione di barbiturati, si iniettava persino la malaria nei pazienti affetti da demenza paralitica. In un simile scenario, la leucotomia non sembrava neanche così pericolosa (al contrario, aveva un che di asettico, preciso, letteralmente “chirurgico”).  Direte: la storia finisce qui, non appena ci si è resi conto di quanto fosse inumano aprire la testa di qualcuno per curare il suo disagio mentale. Finisce, è lecito pensarlo, non appena la chimica ha fornito alla neurofarmacologia gli strumenti adatti a intervenire in maniera non invasiva. Anime candide. Non tenete conto del più grande catalizzatore e trasformatore di idee scientifiche della prima metà del XX secolo: la comunità scientifica americana.
Benjamin Rush, pensieroso padre della patria, della "terapia morale" per i malati di mente e della "medicina eroica". Un uomo che fortunatamente per lui non poté assistere agli sviluppi futuri del suo operato.
Benjamin Rush, pensieroso padre della patria, della “terapia morale” per i malati di mente e della “medicina eroica”. Un uomo che fortunatamente per lui non poté assistere agli sviluppi futuri del suo operato.
Tutte le allucinanti terapie citate nel paragrafo precedente vengono chiamate in gergo medico “terapie eroiche“. Questo deriva a sua volta dal termine “medicina eroica“, un sarcastico (ma solo a posteriori, sia chiaro. All’epoca, si ritenevano davvero eroi) riferimento alle pratiche in uso da alcuni medici del XVIII e XIX secolo. Soprattutto statunitensi, visto che il padre della medicina made in USA, il patriota Benjamin Rush  (1746 – 1813) che vedete ritratto qui sopra, fu sempre un forte sostenitore di questo approccio alla scienza terapeutica (nonché il padre della cosiddetta “terapia morale” in psichiatria, ma questa è un’altra brutta storia). Alla base di questo paradigma vi era la fiducia nel fatto che una terapia shock, funzionalmente aggressiva, potesse annichilire il male e curare il paziente. Le pratiche più diffuse e note, a livello di medicina generale, erano il dissanguamento terapeutico attraverso l’applicazione di sanguisughe o incisioni, la somministrazione di calomelanoarsenicosali di mercurio. Come esempi, dovrebbero bastare per farsi un’idea dei danni provocati dagli stessi medici, ben oltre la stessa malattia dei pazienti. Ma voi direte: che c’entra, Egas Moniz era portoghese. E avete ragione. Ma il dottor Walter Jackson Freeman (1895 – 1972), suo ideale pupillo ed erede scientifico che vedete qui sotto, no.
Walter Jackson Freeman, il padre della lobotomia americana.
Walter Jackson Freeman, il padre della lobotomia americana.
Freeman fu il primo a modificare la procedura ideata da Moniz, ribattezzandola lobotomia.  Nel 1936, Freeman operò, assistito dal suo collega James Watts (1904 – 1994) il primo intervento del genere negli Stati Uniti d’America. Nel 1942, la coppia pubblicò il resoconto delle più di 200 operazioni eseguite fino ad allora nel volumePsychosurgery. Intelligence, Emotion and Social Behavior Following Prefrontal Lobotomy for Mental Disorders. Tuttavia, lo spirito da ricercatore e psicochirurgo di Freeman non poteva accontentarsi di portare in auge una tecnica senza sottoporla a ulteriori modificazioni. E in questo venne aiutato dalla lettura di uno scritto di un semisconosciuto psichiatra italiano, Amarro Fiamberti.  Già, perché le tecniche di psicochirurgia avevano spopolato nell’ambiente della psichiatria italiana (lo stesso Moniz fu invitato nel Belpaese a insegnare e dimostrare pubblicamente la sua tecnica: confronta Psychosurgery in Italy di Kotowicz, 2008), e già nel 1937, Fiamberti aveva ideato e pubblicato un’importante modifica della procedura originaria, espressa nell’articolo Proposta di Tecnica Operatoria Modificata e Semplificata per gli interventi alla Moniz sui  Lobi Prefrontali in Malati di Mente, apparso nella Rassegna di Studi Psichiatrici di quell’anno.
In che consistevano le modifiche e le semplificazioni introdotte da Fiamberti? Semplice. Considerando bene, sosteneva lo psichiatra italiano, non vi era alcun bisogno di incidere il cranio, per arrivare alla zona da recidere. Semplicemente sfruttando l’anatomia dell’encefalo, era possibile passare per le orbite oculari con lo strumento, intervenendo direttamente e rapidamente attraverso quel canale naturale verso i lobi frontali. Freeman riprese e ampliò l’originale modifica di Fiamberti. Ed ecco a voi la nascita della lobotomia transorbitale.
Il know-how, per chi non l’avesse capito, è descritto per immagini nella foto che segue.
Lobotomia transorbitale. È tutta questione di angolazione.
Lobotomia transorbitale. È tutta questione di angolazione.
Va da sé che, modificando l’intervento, dovevano essere modificati anche gli strumenti per eseguirlo. A tale scopo, Freeman inventa nel 1948 l’orbitoclasto. Significativamente, la base per la creazione di questo strumento furono alcuni esperimenti domestici compiuti dallo stesso Freeman (su grappoli d’uva, non su esseri umani, eh) attraverso un  punteruolo da ghiaccio. Per questo motivo, nella cultura popolare americana, la lobotomia è anche nota come ice pick therapy.
Orbitoclasti del Central States Hospital, Milledgeville. Foto diJohn Kloepper.
Orbitoclasti del Central States Hospital, Milledgeville. Foto diJohn Kloepper.
Negli anni ’40, la lobotomia transorbitale si diffuse con tanta energia che si passò dai 500 ai 5 000 interventi eseguiti ogni anno nei soli Stati Uniti. Apparentemente, la psichiatria aveva trovato uno strumento ideale per gestire, con precisione ed efficienza, i suoi incubi peggiori, e Freeman era l’esperto mondiale di questo intervento.
Freeman all'opera, con tanto di pubblico.
Freeman all’opera, con tanto di pubblico.
Altri pazienti.
Un’altra paziente di Freeman, Helen Mortensen. L’ultima (vedi paragrafo più sotto)
L'intervento su Howard Dully. Quando aveva 12 anni.
L’intervento su Howard Dully. Quando aveva 12 anni.
Uno dei casi più famosi (sempre a posteriori) di Freeman fu quello di Howard Dully, nella foto qui sopra. Dully aveva solo 12 anni quando Freeman, nonostante il parere contrario di altri psichiatri, gli diagnosticò una schizofrenia giovanile, acconsentendo a operare su di lui (su insistenza della matrigna) un’inutile lobotomia transorbitale (di cui vedete, al termine di questo paragrafo, gli effetti immediati). Fortunatamente – probabilmente solo per il fatto di aver subito una tale lesione in una così giovane età – Dully riuscì a riprendersi lentamente dall’intervento, ritornando a poter avere una normale vita in società. Santa neuroplasticità, benedette strategie di compensazione, impagabile riciclaggio neuronale.
Vi piacciono le tecniche non invasive, eh?
Howard Dully post-intervento. Vi piacciono le tecniche non invasive, eh?
La lobotomia in America divenne così popolare da essere pubblicizzata apertamente come comodo rimedio ai più diffusi casi di disagio mentale. Ad esempio, nel numero 105 dell’American Psychiatric Journal il supporto alla pratica della lobotomia viene propagandato attraverso l’accostamento artificioso di due foto della stessa donna, una paziente affetta, recita la didascalia, da schizofrenia catatonica. In una foto possiede ancora un encefalo integro, ed è sottoposta a elettroshock; nella successiva, è lobotomizzata. Chiaramente, l’unica differenza visibile è una sciatteria evidente nella prima immagine, e un rassicurante sorriso da madre media americana nella seconda. In altre parole, suggestioni context-dependant per insinuare subdolamente l’efficacia della lobotomia, in accordo con le aspirazioni alla tranquillità e alla normalità della borghesia americana. Per non parlare del sessismo tipico della stragrande maggioranza della comunicazione psichiatrica. David Rosenhan, ora pro nobis.
In alto: istruzioni per l'esecuzione di una lobotomia transorbitale.  Nelle foto sotto, a sinistra la didascalia recita "Caso 1, Giugno 1945. Schizofrenica catatonica mantenuta per due anni sotto periodica terapia elettroconvulsiva".  A destra, invece, "Caso 1, Novembre del 1948, 8 giorni dopo una lobotomia transorbitale. Ha continuato a stare bene per 6 mesi".  Tratto da Oltman et al. "Frontal Lobotomy Clinical Experience with 107 Cases in a State Hospital". American Psychiatric Journal (1949), 105, 10:742-751.
In alto: istruzioni per l’esecuzione di una lobotomia transorbitale.
Nelle foto sotto, a sinistra la didascalia recita “Caso 1, Giugno 1945. Schizofrenica catatonica mantenuta per due anni sotto periodica terapia elettroconvulsiva”.
A destra, invece, “Caso 1, Novembre del 1948, 8 giorni dopo una lobotomia transorbitale. Ha continuato a stare bene per 6 mesi”.
Tratto da Oltman et al. “Frontal Lobotomy Clinical Experience with 107 Cases in a State Hospital”. American Psychiatric Journal (1949), 105, 10:742-751.
Sebbene la lobotomia come pratica psichiatrica coinvolse pazienti di entrambi i sessi, non vi è dubbio che il solitobias della disciplina nei confronti delle donne fu significativa. Basterebbe forse citare il caso di Rosemary Kennedy (1918 – 2005), sorella di John Fitzgerald, lobotimizzata in risposta a un comportamento che oggi verrebbe etichettato al più come “disturbo bipolare”. Alla fine, comunque, la paziente più famosa sarà Helen Mortensen (la vedete sotto i ferri in una delle foto sopra), che in seguito alla richiesta di una terza lobotomia, praticata dallo stesso Freeman, morì in seguito all’intervento, eseguito nel 1967. Questo segnò la fine della carriera di Freeman, o almeno fu il motivo ufficiale del suo ritiro dalla professione di medico. Dopo decine di migliaia di vittime in tutto il mondo, la lobotomia cessò gradualmente di essere praticata: ma fu solo con l’avvento dei “bisturi chimici” della psichiatria, cioè gli antipsicotici (e in particolare, la torazina) a partire dagli anni ’50 del XX secolo, che questo fu possibile. Bisognerebbe chiedersi il perché. Ma questa è un’altra – brutta -storia.
Riferimenti bibliografici
Fiamberti, A. (1937). “Proposta di Tecnica Operatoria Modificata e Semplificata per gli interventi alla Moniz sui Lobi Prefrontali in Malati di Mente”. In Rassegna di Studi Psichiatrici, 26: 797.
Freeman, W.J., Watts, J. (1942) Psychosurgery. Intelligence, Emotion and Social Behavior Following Prefrontal Lobotomy for Mental Disorders.Yale Journal of Biological Medicine, 14(5):561–562.
Kotowicz, Z. (2008). “Psychosurgery in Italy, 1936-39″. In History of Psychiatry, 19(4):476–489
Moniz, E. (1937). “Prefrontal Leucotomy in the Treatment of Mental Disorders”. In American Journal of Psychiatry, 93:1379-1385.
Oltman, D. et al. (1949). “Frontal Lobotomy Clinical Experience with 107 Cases in a State Hospital”. In American Psychiatric Journal, 105, 10:742-751.

Pressman, J.D. (2002). Last Resort: Psychosurgery and the Limits of Medicine, Cambridge University Press: Cambridge.
fonte: amindbodyproblem.org