domenica 16 giugno 2019

cosa davvero dice il libro di Carlo Infanti sul caso di Yara





Come molte persone ho letto il libro di Carlo Infanti sul caso della povera Yara In nome del popolo italiano. Ho letto la versione digitale. Il libro non è scritto bene, ha parecchi errori, non solo semplici refusi. Non credo dettati dalla fretta di portarlo a termine prima della sentenza della Cassazione sul caso Bossetti. Ma il contenuto del libro è tale, che si sorvola benissimo su tutto ciò. L’autore, dopo aver esposto tutte le sue perplessità sul caso, peraltro pienamente condivisibili, fa addirittura nome e cognome di colui che ritiene l’assassino. Non fornisce, a mio parere, un movente credibile, si ha quasi l’impressione che poco gli interessi, tuttavia fornisce dettagli impressionanti che pare siano stati trascurati dall’inchiesta. Il libro è uscito nell’attesa della sentenza della Cassazione che doveva decidere se ripetere o meno l’esame del DNA che aveva collocato Bossetti sulla scena del crimine. Un DNA molto discusso, trovato sugli slip e sui leggins della povera bambina. La ‘prova regina’ in questo caso, perché manca l’arma del delitto, a esempio, e non ultimo, manca il movente anche se si sostiene quello sessuale. Bossetti non ha mai confessato. Ora, a questo DNA Carlo Infanti, giustamente, dà la massima importanza. Sappiamo che la Cassazione ha deciso poi che la prova non è ripetibile. Da sempre viene detto che la prova non è ripetibile perché manca il materiale sul quale ripetere appunto l’esame. A parte la grande perplessità che mi procura il fatto che qualcuno che è in carcere accusato di un orrendo delitto, non possa a sua difesa, chiedere la ripetizione di una prova che lo inchioda in quel carcere, pare che in realtà il materiale necessario per ripetere l’esame esista. Almeno così afferma il giornalista Giangavino Sulas inviato del settimanale «Oggi». Nella trasmissione televisiva Iceberg del 14 febbraio 2019 il giornalista, verso la fine della puntata (il video è reperibile su youtube a questo indirizzo: https://www.youtube.com/watch?v=yahmj2l3NT0 ), afferma che il 20 novembre 2015 il professor Nevio Casari del san Raffaele di Milano deponendo in aula al processo Bossetti come testimone, dice di avere a disposizione ancora del materiale DNA per ulteriori indagini, volendo.
Sul DNA Carlo Infanti si dilunga moltissimo nel libro, soffermandosi anche su particolari squisitamente tecnici e forse difficili da affrontare per un lettore comune che alla fine può trovarli anche noiosi e saltare l’intero capitolo. E tuttavia, non è questa specifica parte del libro la più interessante, quanto quella che riguarda ancora il DNA, ma relativamente alla paternità di Massimo e Laura Bossetti. Credo non occorra riassumere tutta la penosa questione della relazione extraconiugale della povera Ester Arzuffi, mamma di Bossetti, massacrata dai giornali e dalle tv, ‘accusata’ pubblicamente di aver concepito Massimo e la sorella gemella Laura con l’autista di bus Pierpaolo Guerinoni. La questione però è di basilare importanza perché poi è da lì che si arriva alla identificazione di “ignoto1”. E, da “ignoto1” si arriva a Massimo Bossetti. Ora, la signora Arzuffi ha sempre negato di aver avuto una relazione extraconiugale e mai, su questa questione, ha avuto un cedimento. Infanti, nel libro, mostra di crederle e motiva bene, secondo me, il perché di questa sua convinzione. Anzi, si spinge molto al di là, raccontando dei fatti che di per sé, potrebbero anche avere un impatto più ampio del nome e cognome che lui fa del vero colpevole dell’omicidio della bambina, e che potrebbero spiegare perché Massimo Bossetti ‘deve’ stare in prigione. I fatti che spiegano il legame genetico tra Guerinoni e Massimo Bossetti, sarebbero fondamentali in tutta questa storia. Un legame genetico che la madre di Massimo avrebbe sempre ignorato fino all’arresto del figlio. Carlo Infanti afferma che c’è un vero e proprio mistero sul concepimento dei gemelli Massimo e Laura Bossetti. Racconta che la signora Ester non riusciva a rimanere incinta, e per questo, all’epoca, consultò diversi medici specialisti. Avanza l’ipotesi che la signora Arzuffi, come altre donne di quella zona che non riuscivano a restare incinta, siano state sottoposte a loro insaputa a inseminazione artificiale. Ciò spiegherebbe, secondo l’autore, negli stessi anni, diversi parti gemellari nella zona. Infanti presume che Guerinoni fosse, assieme ad altri uomini, un donatore di sperma. Spiega come non sia così incredibile che la signora Arzuffi all’epoca, e altre donne, non possano essersi rese conto di essere state inseminate. E afferma che la pratica era comune, e portata avanti da molti ginecologi per ‘aiutare’ donne che non riuscivano a rimanere incinta naturalmente. A un certo punto Infanti ipotizza addirittura l’esistenza di un “terzo gemello”, un figlio del quale la signora Arzuffi non voleva si scoprisse l’esistenza. Carlo Infanti scrive di aver avuto accesso alle cartelle cliniche della signora relative al parto, e di aver potuto così escludere alla fine la teoria del “terzo gemello”. Scrive poi che la signora Ester gli raccontò di aver ricevuto delle cure “particolari” da un ginecologo di Clusone (stiamo parlando del 1969) che riuscì a curarla e a farla rimanere incinta con iniezioni e: «candelette, ovuli scuri tipo cera e ovuli freddi». Inoltre, durante la somministrazione delle cure, il ginecologo faceva uscire dallo studio perfino le infermiere. Tutti elementi che farebbero ipotizzare un’inseminazione artificiale. Per cui, riassumendo, secondo Infanti, Massimo Bossetti e la sorella gemella Laura sarebbero figli di Guerinoni per via di un’inseminazione artificiale e non per una relazione extraconiugale della madre. E Guerinoni potrebbe non essere padre ‘genetico’ dei soli gemelli Bossetti ! Se le ipotesi di Carlo Infanti sono giuste, capite bene che si apre un baratro non solo per l’inchiesta sul caso di Yara. Perché, se molte donne all’epoca, negli anni Settanta, in quelle zone della Lombardia furono inseminate artificialmente a loro insaputa, magari con lo sperma dello stesso uomo, che valore può mai avere, in casi giudiziari gravissimi tipo quello di Yara, la prova del DNA? Forse, approfondire troppo la questione di “ignoto1” e riprendere in mano i migliaia di esami fatti non è bene. Ricordiamo che per individuare la madre di “ignoto 1” furono eseguiti migliaia di tamponi salivari, oltre tredicimila campioni etichettati con nomi e cognomi, accatastati sugli scaffali del laboratorio analisi del Reparto Investigazioni Scientifiche (Ris) di Parma analizzati, comparati, schedati. Una mole enorme di lavoro, che tra l’altro può comportare anche degli errori. Che, in questo caso, nemmeno si vogliono ipotizzare, sembra. Forse anche per l’enorme spesa.
Ma un’altra cosa mi colpisce in questo racconto di Infanti: la storia del “terzo gemello”. Escludendo Massimo Bossetti come colpevole, e partendo dalla “sicura” inseminazione artificiale della signora Arzuffi, Infanti ipotizza addirittura l’esistenza di un “terzo gemello” sottratto alla nascita (?) che sarebbe il vero colpevole, evidentemente. Scordandosi in questo caso tutta la controversa questione sul DNA scoperto sugli slip della povera bambina. Il Dna nucleare combacia con quello di Bossetti, mentre quello mitocondriale, che indica la linea materna (contiene solo i geni della madre e quindi non permette di identificare con certezza un soggetto), non corrisponde. Questa anomalia, impossibile in natura, per i legali di Bossetti è la prova che il Dna è stato contaminato e che c’è stato un errore nella procedura. Da qui è poi nata la richiesta di un nuovo test del Dna. Ora, se ciò vale per Massimo Bossetti, varrebbe anche per un “terzo” gemello. Dunque, mi chiedo, perché citare questo “terzo gemello” ? E, infatti, nella trasmissione Iceberg lo stesso avvocato Carlo Taormina si accorge della debolezza di questa argomentazione. Ma, forse, questa storia del “terzo” gemello ha una sua logica, ed è un vero e proprio messaggio. Forse l’unico veramente notevole del libro, credo.
“Il terzo gemello”, qualcuno ricorderà, è un thriller di Ken Follett pubblicato nel 1996. E’ ambientato nel mondo dell'ingegneria genetica, della manipolazione dei geni e della clonazione. Vi rimando per la trama alla pagina di Wikipedia https://it.wikipedia.org/wiki/Il_terzo_gemello .
Protagonista della storia è Jeannie Ferrami una scienziata incaricata di condurre uno studio sui gemelli per conto d'una prestigiosa Università di Baltimora. Scopo dello studio è capire se due gemelli separati alla nascita e sistemati in ambienti differenti possano presentare delle somiglianze nel carattere, nei gusti e nel comportamento. 
Se tutta questa storia della quale ho scritto fino ad ora fosse un film, mi domanderei se la questione del “terzo gemello” di Massimo e Laura Bossetti, sia stata usata in realtà per attirare l’attenzione su ciò che accadde veramente nella zona di Brembate negli anni Settanta, a molte donne che non riuscivano a rimanere incinta. Zona di Brembate o Lombardia, o Italia?
Se fossimo in un film di fantascienza mi domanderei se in quegli anni non siano avvenute strane sperimentazioni sulla popolazione femminile italiana. E mi domanderei se quelle migliaia di esami fatti per individuare la madre di “ignoto1” in realtà, poi, non abbiano rischiato di scoperchiare molto altro, mettendo di fatto una pietra tombale su tutta l’inchiesta. Sarebbe un’ottima trama, quasi un x-files. Infatti, credo di aver guardato troppo seriamente la famosa serie americana. O forse, molto più semplicemente, Carlo Infanti ha letto il libro di Ken Follet.

fonte: LARA PAVANETTO

giovedì 6 giugno 2019

patto trasversale: il “Malleus Maleficarum 2.0”


Marcello Pamio
Ieri pomeriggio all’Aula Magna della Statale di Milano è avvenuta la presentazione del «Patto trasversale per la Scienza».
Un progetto voluto da Guido Silvestri e Roberto Burioni e avallato da personaggi come Mentana, Lorenzin, Di Grazia, Matteo Renzi e perfino Beppe Grillo.
Stiamo parlando di un patto antidemocratico ed estremamente pericoloso per le libertà di questo Paese.
Un patto molto desiderato anche da Big Pharma.
A rischio ci sono la libertà di cura, di pensiero, di espressione, di critica e di confronto scientifico.
Un patto che puzza di zolfo e che preannuncia una dittatura ancor più serrata dell’attuale.
Le foto del congresso dimostrano che il Patto si è trasformato in un bel Pacco: la partecipazione è stata un totale fallimento su tutta la linea, e le pochissime persone in sala saranno state parenti e/o amici degli ospiti…
La super affluenza alla presentazione ufficiale!
Ed ecco le poltrone dei vip intervenuti...
«Il Patto trasversale per la scienza - dice Roberto Burioni - punta a diventare una sentinella nei confronti della società, al fine di verificare che alla base di ogni decisione ci sia il rispetto delle evidenze scientifiche».
Lo dice candidamente il "diversamente-umile": vogliono “diventare una sentinella”. Ecco il vero scopo.
Il pensiero unico dei promotori è quello di respingere l’oscurantismo scientifico, e cioè estirpare con ogni mezzo la folle mania di mettere in discussione i vaccini, per non parlare delle cure alternative al cancro prive di ogni fondamento, per giungere alle resistenze nei confronti delle biotecnologie in ambito alimentare (leggasi OGM), e al negazionismo adottato nei confronti di alcune malattie.
Tutto questo, se fosse vivo George Orwell, lo chiamerebbe il “Ministero della Verità“.
Questi attori, tra comparsate a congressi a dir poco ridicoli, stanno rieditando il «Malleus Maleficarum 2.0» (Il Martello delle streghe): il più famoso trattato medievale sulla stregoneria, divenuto il manuale dell’Inquisizione e cioè il testo ecclesiastico ufficiale della persecuzione contro le streghe!
Solo che le streghe moderne sono incarnate da tutto quello che esce dal paradigma ufficiale....

fonte: https://disinformazione.it/

sabato 1 giugno 2019

l'animalino docile di Indro Montanelli


Sappiamo tutti cos'è il R.D.L. 880 del 19 aprile 1937?
Ad intuito possiamo comprendere che sia una legge promulgata dal regime fascista, ma ne conosciamo anche il contenuto?
In sostanza è la prima legge a tutela della razza, che andava a colpire gli italiani che vivevano nelle colonie africane di Somalia, Eritrea, Etiopia e Libia. Da quel giorno, il cosiddetto madamato diventava fuorilegge, perseguibile con una pena da 1 a 5 anni di reclusione. Ma andiamo per gradi….
Le prime leggi razziali in Italia non furono contro gli ebrei. La promulgazione della R.D.L. 880, denominata Sanzioni per i rapporti d’indole coniugale tra cittadini e sudditifu la prima a sancire la superiorità assoluta della razza italiana rispetto alle genti delle colonie, ritenuti di razza inferiore. Si vietò definitivamente qualsiasi unione mista. La propaganda fascista in quegli anni aveva speso fiumi di parole e inchiostro per ribadire la superiorità della propria razza rispetto ad altre. Si rischiava, tollerando certi comportamenti, di cadere in contraddizione, soprattutto perché nessuna prudenza era usata rispetto alla possibilità di mettere al mondo dei figli. Due concetti fondamentali erano ribaditi con fermezza: la politica demografica doveva essere volta a salvaguardare la razza bianca, ma allo stesso tempo si doveva combattere il preoccupante calo demografico in atto in quegli anni. Chiunque avesse ignorato questo divieto, avrebbe commesso un duplice reato: uno biologico, inquinando la razza, e uno morale, portando allo stesso livello una donna indigena.


Un anno dopo arrivarono le leggi contro gli ebrei, che proiettarono il nostro paese a fianco della Germania nella seconda Guerra Mondiale.
Ma cos’era il madamato? E dove trova origine questa parola?
Un tempo la parola madama era utilizzata per indicare le signore in modo generico, ma anche, con accezione dispregiativa, le tenutarie delle case chiuse. Durante l’epoca coloniale, era chiamata madama la donna del luogo che conviveva con un uomo bianco, nel nostro caso con un italiano.
Inizialmente la parola madamato fu utilizzata in Eritrea, per poi estendersi a tutte le altre colonie italiane; indicava la relazione di carattere temporaneo fra una nativa del posto e un cittadino italiano senza che questi avessero contratto matrimonio. Nell’Africa orientale questa unione trovava giustificazione nel dämòz, che secondo la tradizione locale era un “matrimonio per mercede”. In cosa consisteva? In sostanza si traduceva in un contratto matrimoniale fra due persone, con una serie di obblighi reciproci, fra cui, per l’uomo, quello di mantenere i figli anche dopo che il contratto si fosse sciolto. Venuti a conoscenza di questa usanza locale, gli italiani delle colonie decisero di adeguarsi e di approfittarne, per avere così, fino alla fine della loro permanenze nel territorio, una donna che svolgesse sia funzioni domestiche che di prestazione sessuale, ignorando però la reciprocità degli obblighi. A fare largo uso del madamato furono soprattutto i soldati.


L’allora governatore dell’Eritrea, Ferdinando Martini, aveva assunto una posizione contraria rispetto a questo costume, rendendosi conto che ad usufruire del dämòz erano anche soldati che in patria avevano già contratto matrimonio. Ma questa soluzione era preferita fra le truppe, che si sentivano più tutelate rispetto alla larga diffusione di malattie a carattere sessuale che vi era in quel tempo.
Come prevedibile da queste unioni nacque un numero imprecisato di bambini che, in molti casi, non fu mai riconosciuto dal legittimo padre, il quale sapeva con certezza che quella situazione sarebbe stata solo temporanea e una volta rientrato in Italia il problema non sarebbe stato suo. Ma non mancarono i casi di riconoscimento e di assunzione di responsabilità da parte di chi era celibe e pertanto libero di prendersi carico di una famiglia.
Il fenomeno si stese anche alla Libia, tanto che nel maggio del 1932, Rodolfo Graziani, ricordato come il "macellaio del Fezzan"per i suoi metodi poco ortodossi, emanò un decreto di espulsione con il quale rinviava in patria quattro ufficiali italiani che avevano fatto ricorso al madamato, specificando che il loro comportamento era ritenuto deplorevole dal punto di vista politico e morale.
Le leggi razziali avrebbero dovuto mettere un freno a questo mal costume, per evitare la contaminazione della razza, ma così non fu. Va sottolineato che nessuno si preoccupava del fatto che molto spesso, le madame, erano ragazzine, minorenni. Si avanzava come giustificazione a un atto oggi condannato dal mondo intero come abominevole, il fatto che nelle colonie era normale, che nessuno si scandalizzava.


Questi fatti tornarono prepotentemente alla ribalta quando nel 1982, quando il giornalista Enzo Biagi intervistò durante un programma televisivo un suo collega, Indro Montanelli.
Indro Montanelli, che tutti conosciamo, raccontò davanti alle telecamere, con grande naturalezza e come se stesse parlando di un cucciolo esotico, che nel 1936 aveva acquistato per 500 lire, trattabili, una bambina di 12 anni, che divenne la sua “madama”. All’epoca dei fatti il giornalista aveva 27 anni ed era un uomo adulto. Nella cifra spesa erano compresi anche un cavallo e un fucile. La bambina lo seguì sempre durante tutto il periodo che rimase nei territori colonizzati.
Il pensiero di Montanelli sull’argomento credo sia chiaro. A quel tempo scriveva per la testata Civiltà Fascista, un mensile dell'Istituto Nazionale Fascista di Cultura, edito dal 1934 al 1943. Oltre a lui scrissero per il giornale anche Giovanni Gentile e Telesio Interlandi, molto attivo nella diffusione delle idee razziali sulla superiorità indiscussa di alcune razze su altre.
In più di una occasione Montanelli espresse la sua convinzione che l’operato degli italiani nelle colonie era necessario, per dare una civiltà ad un popolo evidentemente inferiore. Alla domanda in merito alla sua giovane sposa, l’uomo rispose con grande naturalezza: «aveva dodici anni, ma non mi prendere per un Girolimoni, a dodici anni quelle lì erano già donne.»
Nessun imbarazzo. Raccontò che l’aveva comprata a Saganèiti, una piccola città del sud dell’Eritrea. La definì un animalino docile. Attrezzò per lei un tucul, con lo stretto indispensabile e prese dei polli. Era molto bella. La chiamava Milena. Ogni due settimane la sua sposa lo raggiungeva, ovunque si trovasse, insieme alle mogli degli ascari, ufficiali eritrei. Arrivava a piedi, con una cesta in testa piena della biancheria pulita di cui l’uomo aveva bisogno. Al momento del rimpatrio in Italia, la giovane moglie restò a vivere in Eritrea, mentre il giornalista rientrò in patria, dove fu travolto, come tutti gli italiani, dallo scoppio del secondo conflitto mondiale.
Il suo adattamento alle usanze del luogo fu pari a quello di molti altri ufficiali e soldati che si trovarono nelle colonie. Le leggi razziali misero un freno a questo mal costume, che oggi sarebbe condannato con più severità, soprattutto dall’opinione pubblica.
In patria Indro Montanelli minimizzò sempre la questione, giustificandosi appunto sul fatto che… paese che vai usanza che trovi. Alcuni lo condannarono, altri lo giustificarono. Lui stesso prese una posizione sul suo comportamento, rimanendo della propria idea che quei giorni in Eritrea con la sua madama furono felici e senza costrizioni.
Il giornalista si spense il 22 luglio del 2001; negli anni immediatamente precedenti alla sua morte e successivamente, furono pubblicate molte versioni su questa vicenda. Lui stesso ne parlò, ribadendo il concetto che la sua fu una scelta dettata prevalentemente dalla necessità di trovare una “compagna intatta per ragioni sanitarie”. I dettagli sul prezzo e sul nome cambiarono, come del resto l’età, che passò da 12 a 14 anni. In un’altra intervista dichiarò: «… Faticai molto a superare il suo odore, dovuto al sego di capra di cui erano intrisi i suoi capelli, e ancor di più a stabilire con lei un rapporto sessuale perché era fin dalla nascita infibulata: il che, oltre a opporre ai miei desideri una barriera pressoché insormontabile (ci volle, per demolirla, il brutale intervento della madre), la rendeva del tutto insensibile…»
Circa il fatto che Montanelli ebbe o meno dei figli con la ragazza, non si seppe mai con certezza. Lui respingeva con fermezza ogni attribuzione di paternità rispetto a un bambino che portava il suo nome, asserendo che fosse nato da una successiva regolare unione della piccola con un altro uomo, 20 mesi dopo il suo rientro in Italia. Ogni considerazione sulla vicenda resta prettamente personale. Io mi sono limitata a riportare i fatti. Personalmente ritengo che la scusa dell’adattamento alle usanze delle colonie fu avanzata solo per liberarsi la coscienza di fronte a una nazione che guardava a lui e a quelli come lui come a dei “Girolimoni”.

Rosella Reali

fonte: I VIAGGIATORI IGNORANTI


ROSELLA REALI
Sono nata nel marzo del 1971 a Domodossola, attualmente provincia del VCO. Mi piace viaggiare, adoro la natura e gli animali. L'Ossola è il solo posto che posso chiamare casa. Mi piace cucinare e leggere gialli. Solo solare, sorrido sempre e guardo il mondo con gli occhi curiosi tipici dei bambini. Adoro i vecchi film anni '50 e la bicicletta è parte di me, non me ne separo mai. Da grande aprirò un agriturismo dove coltiverò l'orto e alleverò animali. 
Chi mi aiuterà? Ovviamente gli altri viaggiatori.
Questa avventura con i viaggiatori ignoranti? Un viaggio che spero non finisca mai...

martedì 28 maggio 2019

il film Videodrome e gli orrori dei Mass Media


Videodrome è un noir canadese il cui personaggio principale è il presidente di una piccola e squallida emittente TV via cavo, il quale intercetta per caso un misterioso segnale che trasmette scene di vere torture e omicidi.


Il fascino esercitato sull’uomo da questi spettacoli si trasforma in ossessione, ed infine in malattia fisica. Il film descrive simbolicamente, attraverso una estremizzazione metaforica, l’impatto della perversione dei mass media sulla psiche umana, così come progettato dalle forze oscure che li controllano.
La strana commistione di gore, argomenti tabù e temi sociali ne fanno un film tanto originale quanto inquietante. Sono felice di non averlo visto da bambino, in quanto probabilmente mi avrebbe provocato decine di incubi notturni.
Sebbene oggi – a distanza di 30 anni dalla uscita – gli effetti speciali di Videodrome risultino piuttosto banali e goffi, una cosa è certa: il messaggio del film non è affatto invecchiato. Il suo significato metaforico resta attuale, pertinente e scioccante come non mai, il che spiega perché sia diventato un film di culto.
Videodrome fu prodotto nel 1983, dunque si potrebbe sostenere che abbia anticipato il futuro. Ha previsto il crescente controllo dei mass media da parte di forze oscure, l’avvento della ‘tv verità’ e la diffusione con vari mezzi – come Internet – di ogni tipo di video estremi e perversi.
Mentre molti percepiscono il film come una critica degli effetti nocivi dei mass media, alcuni sostengono che si sia trattato in realtà di un vero e proprio manifesto con cui la élite ha voluto mostrare il funzionamento della  trappola dei mass media.
“Questo scrittore sostiene in Rivelazione del Metodo, che la criptocrazia abbia recentemente pubblicato una sorta di manifesto rosacroce ove è rivelato esattamente ciò che la televisione ci sta facendo e che genere di futuro è stato progettato per noi. Il nome di questo manifesto è Videodrome, diretto dal canadese David Cronemberg le cui opere includono due film sugli assassinii psichici: Scanner e La Zona Morta.”
Michael A. Hoffman, Società Segrete e Guerra Psicologica
Vediamo la trama del film e come si inserisce nel contesto attuale.

ALLA SCOPERTA DI VIDEODROME.

Max Renn è il presidente di CivicTV 83, una di quelle emittenti TV che si specializzano in contenuti di basso livello come spettacoli erotici e film violenti. E’ convinto che il pubblico abbia fame di esperienze televisive estreme e che la sua rete debba soddisfarla.

Nel corso di una intervista televisiva, Max Renn sostiene che la tv debba ricoprire un ruolo catartico sugli spettatori, come uno sfogo delle esigenze violenti e perversi degli spettatori. Presto sperimenterà in prima persona quanto errata sia tale teoria.
Renn è costantemente alla ricerca di qualcosa di nuovo ed eccitante da proporre ai propri telespettatori. Per favore si appoggia ad un contatto clandestino: un pirata dell’etere di nome Harlan, che con la sua strumentazione è in grado di intercettare segnali via satellite da tutto il mondo. Un giorno Harlan mostra uno spettacolo televisivo che cambierà la sua vita.
Si tratta di un segnale tv attraverso cui vengono trasmesse esclusivamente scene ultra-realistiche di torture, maltrattamenti e omicidi compiuti da individui mascherati. Renn è convinto che si tratti di messe in scena, e conclude che sia proprio il tipo di materiale che ha sempre cercato. In seguito scoprirà che nulla in Videodrome è recitato, e che in realtà si tratta di una snuff tv, la quale trasmette in diretta tutta una serie di veri atti di violenza.

Nel “mondo reale”, il tema degli snuff video è controverso e tabù. Tuttavia alcuni ricercatori hanno messo in evidenza l’esistenza di circuiti via cavo per la distribuzione di video snuff nelle organizzazioni d’elite. Dai rituali di sangue agli abusi perpetrati sugli schiavi psichici ed i minorenni, ogni perversione verrebbe distribuita ad uso e consumo di circoli ‘altolocati’ operanti al di sopra della legge. Anche i crimini di alto profilo commessi per fini ritualistici a volte sarebbero registrati e venduti a caro prezzo.
“Alcuni omicidi del Figlio di Sam furono videoregistrati da cultisti e rivenduti a prezzi esorbitanti.”
Michael A. Hoffman, Società Segrete e Guerra Psicologica
Le masse verrebbero desensibilizzate ed introdotte ai gusti dell’élite occulta attraverso gli spettacoli violenti e perversi mandati dai mass media.
“Niente di quanto detto dovrebbe scioccare un osservatore critico della TV americana, dal momento che tale impostazione può essere verificata nella quantità di cronaca nera e spettacoli raccapriccianti trasmessi dalle principali emittenti tramite i notiziari e gli ‘speciali’. Simulazioni di snuff-video sono già disponibili presso molti nostri allegri video-noleggi di quartiere. Le tv oggi trasmettono una elevata quantità di violenza voyeuristica.”
Ibid.
Nel film, Max Renn personifica in qualche modo le masse. Benché sia consapevole che Videodrome non sia lo spettacolo televisivo più coinvolgente in assoluto, egli continua ad esserne irresistibilmente attratto. Il fascino del sangue e della lussuria è un riflesso umano primordiale e istintivo, per cui viene utilizzato come strumento di distrazione e controllo sociale fin dai tempi antichi (cfr. il Circo e i giochi dei gladiatori dello impero romano). Inoltre, in assenza di freni inibitori, alcuni individui sono propensi a farsi esporre regolarmente a scene davvero maligne e contorte, per soddisfare un desiderio che sovente si trasforma in ossessione.
Nicki – la donna di Max – ricava eccitazione sessuale dalle scene violente trasmesse in Videodrome. Del tutto assoggettati ai loro impulsi più bassi, i due si ‘danno da fare’ durante la visione di un tizio torturato. Mentre violenza e lussuria sono impulsi primordiali in un certo senso finalizzati ad assicurare la sopravvivenza, ci rendiamo conto che possano essere strumentalizzati dai mass media per manipolare le menti più deboli.
L’esposizione alle immagini di Videodrome produce in Renn una serie di effetti negativi. Il suo interesse per lo spettacolo si trasforma rapidamente in una ossessione. La pellicola che dovrebbe
intrattenerlo, inizia presto a consumarlo.


Max comincia a sperimentare intensi stati allucinatori. Non riesce più a riconoscere la differenza tra televisione e realtà. Ben presto realizza che le trasmissioni di Videodrome non siano diffuse solo per fini di ‘intrattenimento.’

MOLTO PIU’ DI UNO SHOW TELEVISIVO

Mentre è impegnato nella ricerca della fonte del segnale per poterlo ritrasmettere sul proprio canale televisivo, Renn intuisce di avere a che fare con qualcosa che va oltre il concetto di intrattenimento. Un amico lo avverte che le trasmissioni di Videodrome non sono affatto innocue messe in scena, e che sarebbero gestite da individui potenti e pericolosi. Sebbene apparentemente lo show sembri solo una rappresentazione della violenza, dietro di esso si cela molto di più.
“Questo show ha qualcosa che non tu hai, Max. Ha una filosofia. E questo è ciò che lo rende pericoloso “.
Tale concetto è particolarmente vero nel mondo reale dei mass media. Mentre la maggior parte delle persone non viva secondo una filosofia specifica e non si preoccupi troppo di ciò che gli viene somministrato per mezzo della televisione, coloro i quali detengono il potere e controllano l’etere risultano spesso guidati ​​da forti motivazioni filosofiche e politiche. Il risultato è che la comunicazione diventa di fatto propaganda assorbita da persone che non si rendono neanche conto di subire una tale manipolazione.
La mente ispiratrice di Videodrome si rivela essere il prof. Brian O’ Blivion (brain oblivion: oblio del cervello – n.d.t.), il quale comunica esclusivamente attraverso schermi televisivi.


“La battaglia per il controllo delle menti americane sarà combattuta nell’arena televisiva. Il Videodrome. Lo schermo televisivo è la retina dell’occhio della mente. Pertanto lo schermo televisivo è parte della struttura fisica del cervello. Pertanto ciò che appare sullo schermo televisivo diventa una esperienza diretta per chi guarda. Pertanto la televisione è la realtà. E la realtà è meno della televisione.”
O’ Blivion è un idealista convinto che la tecnologia, in particolare la televisione, possa condurre l’umanità ad un domani migliore. Egli è il fautore della Cathode Ray Mission, un rifugio per senzatetto che fornisce una “sana dose di televisione a tutti coloro i quali non possano permettersela.


L’ufficio di Oblivion è pieno di oggetti relativi alla religione e alla filosofia. Crede che i mezzi di comunicazione di massa portano alla salvezza quasi spirituale e promettono la vita eterna attraverso la televisione.

Come spesso accade nel mondo reale, il sogno altruistico del professor O’Blivion è stato preso in consegna da persone che fanno sul serio. Il professore viene assassinato da una organizzazione oscura intenzionata ad usare Videodrome per controllare e manipolare le masse. E presto Max scopre chi essi siano.


L’organizzazione occulta controlla Videodrome mediante una società di facciata denominata Spectacular Optical. Il logo con l’occhio e lo slogan “Tenere d’occhio il mondo” è piuttosto Illuminati style.
Quando Renn incontra il capo della Spectacular Optical, gli viene mostrato un video di presentazione che descrive l’organizzazione come una “dinamica multinazionale che produce occhiali a basso costo per il Terzo Mondo e sistemi tecnologici per i missili della NATO”. In altre parole, è il tipo di mega-corporation che fa parte della elite globale del nostro mondo. Tra le tante altre cose essa controlla anche Videodrome.
Il capo della Spectacular Optical, Barry Convex, confida a Max che Videodrome sia estrema in quanto la esposizione alle scene di violenza colpisce il sistema nervoso e “apre i recettori nel cervello e la spina dorsale, consentendo ai messaggi trasportati dal segnale di Videodrome di penetrare in profondità nella mente delle persone.”
Ci si potrebbe chiedere se sussista un qualche fondamento scientifico alla base di tale teoria: sesso e violenza creano nel nostro organismo una reazione primordiale che ci rende più ricettivi ad altri messaggi e segnali? Se anche fossero stati compiuti dei seri studi circa l’argomento, dubito che i risultati sarebbero mai resi pubblici.
Successivamente Max scopre di essere stato ingannato, e che la sua stazione TV era stata prescelta per trasmettere il segnale di Videodrome alle masse. Per fare ciò, Max sarà utilizzato come una sorta di candidato manciuriano per uccidere i propri soci e consegnare il canale 83 nelle mani della Spectacular Optical.

QUANDO IL PROGRAMMA TI PROGRAMMA

Sebbene Max abbia realizzato che stiano accadendo cose molto strane, la sua esposizione a Vidodrome lo ha reso impotente e del tutto alla mercé dei padroni del segnale. Tramite tale allegoria il film allude alla facilità con cui gli individui possono essere alienati e controllati tramite i mass media.


Il capo della Spectacular Optical spara letteralmente un nastro nella pancia di Max, al fine di programmare la sua mente e controllare le sue azioni. Si tratta di un modo allegorico di rappresentare come le elite controllino i telespettatori mediante i mass media.
Guidato dal nastro, Renn entra nell’ufficio della sua stazione televisiva e fa fuori i suoi soci d’affari. Poi gli viene ordinato di prendersi cura di Bianca O’Blivion, figlia del professor O’Blivion. Bianca ricorre ad uno schermo TV per ‘deprogrammarlo’. Tuttavia Renn viene riprogrammato per uccidere il capo della Spectacular Optical, Barry Convex. E’ diventato un automa riprogrammabile a piacimento.


La TV di Bianca punta a Max la pistola che tiene in mano. I media, quindi, sono diventati un riflesso di lui e lui stesso un riflesso dei media. La TV poi spara a Max permettendoli di essere libero dal nastro Videodrome e di “rinascere” in un modo quasi religioso. Il nuovo mantra di Max: “Morte a Videodrome, Lunga vita alla nuova carne”.

Convex si trova presso una mostra nell’ambito di una fiera di occhiali da lettura. Il tema della mostra è ‘Medici, importante dinastia politica di Firenze, famiglia di banchieri e casa reale del 14 °secolo.’
La scelta del tema è piuttosto interessante se si considera che la Spectacular Optical può essere facilmente collegata alla élite occulta che noi chiamiamo gli Illuminati.
La famiglia Medici può essere considerata il prototipo delle famiglie degli Illuminati odierni perché ebbe un forte dominio sugli affari monetari, culturali e anche religiosi dell’epoca (la famiglia ha prodotto quattro papi). Da un punto di vista occulto, i Medici si fecero carico di tradurre diverse opere classiche di radice misterica (come il Corpus Hermeticum), e a essi è ascritto il rilancio dello ermetismo, della Cabala e dello gnosticismoin Europa – tutte dottrine che si pongono alla base delle società segrete di oggi. Il tema della fiera può dunque essere interpretato in tale ulteriore ottica.


Il palcoscenico della fiera contiene due citazioni: “L’occhio è la finestra dell’anima” e “L’amore entra dall’occhio”. Considerando il fatto che questa organizzazione controlla le persone facendole assistere a atti di crudeltà, questi detti nascondono un significato inquietante. Poi di nuovo, il doppio linguaggio è una specialità dell’élite.
Quando Renn spara a Convex, scopriamo che quest’ultimo è una specie di mostro che ricorda un po' gli alieni del film Essi Vivono.
INCREDULO E CONFUSO
Compiuta la propria missione omicida Renn si nasconde in un luogo appartato, e ancora una volta si trova al cospetto di un televisore che gli si rivolge direttamente, assicurandogli che “la morte non è la fine” e che sia in grado di “aiutarlo”. Gli sta proponendo la vita eterna tramite le apparizioni in televisione? Max replica esternando ciò che in molti provano inconsciamente.
“Non so più dove sono. Sto avendo problemi a trovare la mia strada.”
La sua esposizione a Videodrome (mass media) gli ha fatto smarrire i pensieri personali ed il libero arbitrio. La TV, che utilizza l’immagine di Nicki per ammansirlo e ravvivare la sua attenzione, gli risponde:
“Videodrome esiste ancora. E’ qualcosa di molto grande, molto complesso. Li hai colpiti, ma non li hai ancora distrutti. Per farlo devi passare alla fase successiva.”
La TV lo esorta ad andare “fino in fondo” e diventare il New Flesh. Per farlo dovrà suicidarsi. Vediamo qui come i mass media possono riuscire attraverso la seduzione e la retorica ad influenzare il comportamento fino a indurre a spararsi un colpo in testa. Poi, la TV aggiunge: “Ti mostrerò come fare.”


La TV mostra a Max come spararsi

Subito dopo, Max imita ciò che ha appena visto in televisione, proclama “Viva la Nuova Carne”, si spara in testa … e il film termina su questa nota inquietante.
Max ha realmente ‘completato la trasformazione’, diventando il New Flesh? Probabilmente no. Come la maggior parte di ciò che viene detto in televisione, questa storia della Nuova Carne non era che un espediente retorico usato per manipolare la sua mente confusa. Uccidendo Convex, Max è diventato nemico di Videodrome, e come la maggior parte dei capri espiatori controllati mentalmente viene indotto a compiere un atto di auto-distruzione, dopo essere diventato inutile per l’organizzazione.
Su una scala più ampia l’epilogo comunica una forte presa di posizione circa l’influenza nefasta che i mass media proiettano sul mondo. E’ possibile che influenzino i pensieri e le azioni delle persone al punto di farle agire contro i loro stessi interessi? Secondo questo film lo è.
CONCLUDENDO
Benché Videodrome sia uscito come prodotto di fantascienza, i suoi messaggi son più veri oggi di quanto lo fossero nel 1983. Con l’avvento delle nuove tecnologie come Internet e i dispositivi mobili, oggi più che mai siamo assediati da miriadi di segnali che costituiscono il videodrome dei mass media. Immagini e messaggi possono ora raggiungerci in una varietà di modi, e ci seguono ovunque andiamo.
Sebbene non nella maniera brutale ed estrema raffigurata da Videodrome, i mass media odierni continuano a sfruttare per fini persuasivi e distrattivi due istinti umani che sono difficili da reprimere: la aggressività e la riproduzione. Questi due istinti sono stati codificati nel nostro DNA per la sopravvivenza e la propagazione della specie, ma ora sono diventati “punti deboli” facilmente attivabili mediante stimoli specifici, che causano reazioni immediate e potenti.
Dato che progressivamente la gente sta diventando insensibile alle solite immagini sessuali e violente, i mass media devono alzare costantemente il tiro per trovare nuovi modi, perversi e contorti per catturare nuovamente l’attenzione dello spettatore. Pochi decenni fa la esibizione della caviglia di una donna sollevava scalpore, mentre oggi i consumatori di porno sul web hanno bisogno di immagini sempre più estreme e perverse per eccitarsi.
Come dice Max nel film: “Hanno bisogno di qualcosa di scabroso.” Quanto tempo ci vorrà fino a che gli snuff movies saranno sdoganati e considerati accettabili per il consumo di massa? C’è chi sostiene che ci troviamo già in una fase di introduzione al contorto mondo degli Illuminati, e che le scene snuff in realtà siano già presenti in alcuni mass media senza che la maggioranza dei fruitori ne sia consapevole.
Tuttavia, come afferma il film, il sangue e la lussuria non sono affatto il fine ultimo, ma rappresentano solo un veicolo per perseguire l’aspetto più importante del tutto: la agenda. Si tratta di materialismo, superficialità, sessualizzazione di qualsiasi cosa, distruzione dei valori della famiglia e molto altro ancora. Tutti gli articoli di Vigilant Citizen mostrano come dietro una facciata di sensualità e piacere per gli occhi siano veicolati una serie di messaggi funzionali agli interessi della élite. Lady Gaga che in un video musicale indossa un bikini e monta un tizio (situazione che richiama stranamente una scena di Videodrome) è un ottimo catalizzatore di attenzione per far si che alcuni concetti di contorno siano recepiti a dovere. Il segnale di Videodrome che nel film causa allucinazioni e tumori cerebrali è la metafora del condizionamento costante che nella realtà viene esercitato dai mass media per costringere la gente ad abbracciare una specifica visione del mondo, finta come una allucinazione.
Nel Videodrome degli Illuminati le masse devono essere costantemente esposte ai valori funzionali agli interessi delle elite, così come devono abbracciare il loro simbolismo. Dai megarituali occulti mascherati da giganteschi e fastosi eventi mediatici, alla propaganda mascherata da intrattenimento, i telespettatori finiscono per assomigliare a Max Renn, con il nastro del controllo infilato nella pancia. Non ti va a genio che la tua mente faccia la fine di quella Max? Rimuovi il nastro, gettalo nella spazzatura ed inizia a pensare con la tua testa.