mercoledì 11 febbraio 2015
dopo mezzanotte
è un film del 2004 scritto e diretto da Davide Ferrario, girato interamente in digitale.
Trama
Martino, custode del Museo nazionale del Cinema di Torino, è segretamente innamorato di Amanda, inserviente del fast food che frequenta. Esasperata dal padrone del locale, una sera Amanda ha una reazione violenta e lo ferisce versandogli dell'olio bollente sulle gambe. A seguito di ciò fugge spaventata trovando riparo proprio nella Mole Antonelliana, dove Martino le offre protezione nell'appartamento ricavato all'interno di un magazzino dismesso del museo che custodisce.
L'angelo, ladro di automobili e fidanzato di Amanda, nel frattempo tradisce la ragazza con Barbara, compagna di appartamento di Amanda, e in pochi giorni sistema le cose minacciando il proprietario del fast food affinché la ragazza possa uscire dal nascondiglio e non temere più niente. Nel frattempo però, Martino, dopo lunghi silenzi, ha confessato il suo amore ad Amanda mostrandole un film particolare montato con spezzoni girati con la sua cinepresa d'epoca. Così Amanda, che da tempo si sente trascurata dal suo avventuroso fidanzato, cade tra le braccia del mite e taciturno Martino.
Tornata a casa, Amanda, combattuta tra il riprendere la relazione con l'angelo e intraprenderne una nuova con Martino, decide di non voler rinunciare a nessuno, dando così vita ad un rapporto a tre. La soluzione trovata è mal tollerata non solo dai due fidanzati, ma anche dall'amica del cuore Barbara, innamorata dell'angelo.
Quando la strana situazione sembra potersi finalmente risolvere positivamente per tutti, avviene l'imponderabile. L'angelo, per puro errore, è ucciso per mano di un metronotte. La più colpita è proprio Barbara, che ormai faceva dei progetti con lui, mentre Amanda, superato il dolore, è pronta per dividere il suo amore solo con Martino.
fonte: Wikipedia
FILMATO DI MARTINO
AFFARI TUOI: il gioco d'azzardo della RAI, pagato dagli italiani
L’Unione Nazionale Consumatori ha denunciato all’Autorità Antitrust, all’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni e al Garante per l’Infanzia, il programma televisivo “Affari tuoi”. Il popolare gioco dei pacchi, infatti, non è più solo un programma televisivo, ma anche un gioco on-line della piattaforma www.888.it, in cui chiunque può scommettere del denaro reale e tentare la fortuna.
Il legame tra la trasmissione e il gioco on-line è evidente visto che sul sito di 888 si legge: “l’obiettivo di 888 è quello di fondere due mondi: quello del gioco online e quello dell’intrattenimento, con il fine di trovare un posizionamento unico sul mercato e di offrire ai propri clienti un’esperienza di gioco entusiasmante ed innovativa”.
E’ chiaro, dunque, che la presenza del gioco sulle reti nazionali Rai diventa per l’operatore di lotterie on-line una promozione da sfruttare per incrementare il numero dei giocatori e, conseguentemente, il fatturato.
Già in passato, nel novembre del 2012, avevamo scritto alla Presidente della Rai Anna Maria Tarantola, evidenziando l’idoneità del programma a promuovere scorretti stili di vita nei telespettatori, ma la Presidente negò qualsiasi addebito, precisando tra l’altro che: “…sentite le strutture editoriali competenti, vorrei segnalarle che Affari tuoi è un programma con concorso a premi, dunque non gioco d’azzardo, rivolto a un pubblico familiare e pensato per un intrattenimento leggero e spensierato in chiave scherzosa ed ironica…”
Oggi non possono residuare dubbi sul fatto che il programma di Rai Uno possa agevolmente tradursi (più o meno consapevolmente da parte di chi ha la responsabilità della trasmissione), in un messaggio promozionale di una piattaforma di gioco on line e il fatto che si rivolga ad un pubblico familiare è un aggravante.
E’ opportuno osservare, infatti, che la stessa Rai sottolinea che il gioco mira esplicitamente a coinvolgere i telespettatori più giovani (e per questo motivo abbiamo ritenuto opportuno presentare la denuncia anche al Garante dell’Infanzia) con un messaggio molto pericoloso: per poter realizzare il sogno di una vita migliore bisogna ricorrere ad una lotteria.
Più volte, d’altronde, abbiamo denunciato come, il frequente utilizzo di spot spesso arricchiti dalla presenza di personaggi noti dello spettacolo, sia in grado di ingenerare nei telespettatori l’erronea convinzione che si tratti di scommesse attraverso le quali è facile ottenere vincite milionarie in grado di cambiare la vita. (Leggi a riguardo: Gioco d’azzardo: vincere non è mai facile), ma nel caso di “Affari tuoi” siamo davvero all’apoteosi, con il servizio pubblico che sembra piegarsi ad interessi commerciali di terzi. Ci auguriamo dunque che l’Autorità intervenga con le opportune verifiche e qualora riscontrasse le irregolarità, condanni i professionisti, oltre alla sanzione amministrativa, ad informare correttamente i consumatori
http://www.consumatori.it/articolo/affari-tuoi-una-nuova-denuncia-al-gioco-dei-pacchi-2/#.VNs-pSxoGLw
http://www.888.it/affari-tuoi-gioco/
http://sulatestagiannilannes.blogspot.it/search?q=AZZARDO
http://sulatestagiannilannes.blogspot.it/search?q=tarantola
http://www.888.it/affari-tuoi-gioco/
http://sulatestagiannilannes.blogspot.it/search?q=AZZARDO
http://sulatestagiannilannes.blogspot.it/search?q=tarantola
fonte: sulatestagiannilannes.blogspot.it
martedì 10 febbraio 2015
Deepwater Horizon
Il disastro ambientale della piattaforma petrolifera Deepwater Horizon, affiliata alla British Petroleum è stato uno sversamento massiccio di petrolio nelle acque del Golfo del Messico in seguito a un incidente riguardante il Pozzo Macondo, posto a oltre 1.500 m di profondità. Lo sversamento è iniziato il 20 aprile 2010 ed è terminato 106 giorni più tardi, il 4 agosto 2010, con milioni di barili di petrolio che ancora galleggiano sulle acque di fronte a Louisiana, Mississippi, Alabama e Florida, oltre alla frazione più pesante del petrolio che ha formato ammassi chilometrici sul fondale marino. È il disastro ambientale più grave della storia americana, avendo superato di oltre dieci volte per entità quello della petroliera Exxon Valdez nel 1989. Pertanto, spesso ci si riferisce a questo disastro con l'espressione "Marea nera".
Antefatto
Deepwater Horizon
La Deepwater Horizon era una piattaforma petrolifera, dal valore di circa 560 milioni di dollari, di proprietà dell'azienda svizzera Transocean, la più grande compagnia del mondo nel settore delle perforazioni off-shore; affittata alla multinazionale British Petroleum per 496.000 dollari al giorno. Estraeva circa 9000 barili di petrolio al giorno, era grande quanto 2 campi da calcio e si trovava a circa 80 km dalla Louisiana, nel Golfo del Messico, e poteva ospitare circa 130 persone. Il 2 settembre 2009 la Deepwater Horizon ha trivellato il pozzo di idrocarburi più profondo al mondo, lungo 10 685 metri di cui 1259 di acqua, nel giacimento di Tiber, sempre nel Golfo del Messico. La trivella della Deepwater Horizon era una delle più grandi al mondo, lunga 121 metri per 78 metri di larghezza, poteva operare in acque profonde fino a 2400 metri e scavare pozzi profondi fino a 9100 metri.
Il disastro ambientale
Il 20 aprile 2010, mentre la trivella della Deepwater Horizon stava completando il Pozzo Macondo su un fondale profondo 400 metri al largo della Louisiana, un'esplosione sulla piattaforma ha innescato un violentissimo incendio; 11 persone sono morte all'istante, incenerite dalle fiamme, mentre 17 lavoratori sono rimasti feriti.
In seguito all'incendio la flotta della BP ha tentato invano di spegnere le fiamme, oltre a recuperare i superstiti.
Nei giorni successivi all'esplosione della piattaforma il contrammiraglio di Guardia Costiera Mary Landry intervistato dall'ABC escludeva un'emergenza ambientale significativa.
Due giorni dopo la piattaforma Deepwater Horizon si è rovesciata, affondando e depositandosi sul fondale profondo 400 metri a circa mezzo chilometro più a nord-ovest del pozzo. Le valvole di sicurezza presenti all'imboccatura del pozzo sul fondale marino non hanno funzionato correttamente e il petrolio greggio, spinto dalla pressione del giacimento petrolifero ha iniziato a uscire senza controllo, in parte risalendo in superficie per via della minor densità rispetto all'acqua. Il 7 maggio 2010 la BP ha poi tentato col progetto Top Kill di arginare la falla utilizzando una cupola di cemento e acciaio dal peso di 100 tonnellate, ma la perdita non si è arrestata ed il tentativo di ridurre il danno è fallito.
In attesa di trovare una strategia risolutiva la BP ha poi approntato il progetto Lower Marine Riser Package (LMRP), con la posa in opera di un imbuto convogliatore sospeso sopra al pozzo e collegato a una nave cisterna in superficie, volto a recuperare almeno in parte il petrolio che fuoriusciva senza controllo dal pozzo sul fondo del mare.
In contemporanea la BP iniziava a trivellare due pozzi sussidiari in previsione di riuscire a giungere per fine agosto 2010 al condotto del pozzo che perdeva, intercettandolo in profondità, per cementarlo definitivamente.
Il 10 luglio 2010 - quando ormai l'entità della perdita era stimata da un minimo dai 35 000 ai 60 000 barili (tra i 5 e 10 milioni di litri) di idrocarburi al giorno, di cui solo la metà riusciva in qualche modo ad essere recuperata - veniva effettuato un secondo tentativo con un nuovo tappo per ridurre drasticamente la perdita di petrolio, e l'obiettivo di fermare interamente le perdite entro una decina di giorni, non cessando comunque di lavorare anche a quella che viene considerata dalla BP essere la soluzione definitiva del problema: ossia la trivellazione dei due pozzi collaterali di emergenza.
Dopo 86 giorni dall'inizio dello sversamento di petrolio, il 15 luglio 2010 la BP dichiarava di essere riuscita a tappare la perdita del greggio, per la prima volta dal 20 aprile, giorno dell'esplosione, pur non essendo ancora sicura di quanto tempo avrebbe potuto resistere quest'ultima soluzione. Secondo le stime della BP stessa erano già stati riversati in mare, al 15 luglio, tra i 3 e i 5 milioni di barili di petrolio, ovvero tra i 506 e gli 868 milioni di litri (che, convertiti con un fattore di 0,920 che rappresenta in media il peso specifico del greggio, fanno 460.000-800.000 tonnellate).
Dopo 100 giorni dall'inizio delle perdite - e a due settimane dal nuovo tappo che chiude il pozzo in attesa di una soluzione definitiva - presumibilmente grazie alla tempesta tropicale che si è abbattuta sulla zona per più giorni, la macchia di petrolio che prima galleggiava sull'acqua è praticamente scomparsa. Rimane visibile solo il catrame spiaggiato sulle coste. Quanto manca - a eccezione di quanto aspirato nelle operazioni di pulizia (circa 800.000 barili - corrispondenti a 127 milioni di litri) o date alle fiamme in incendi controllati - si presume sia in parte evaporato, in parte dissolto (sono stati impiegati 7 milioni di litri di solventi rovesciati sulla macchia nera nelle prime settimane dell'emergenza), in parte digerito dai batteri; ma si ipotizza che la maggior parte sia finita sul fondale marino formando laghi di petrolio destinato a solidificarsi. Un terzo delle acque degli stati USA che si affacciano sul Golfo del Messico sono state chiuse, la pesca sta morendo e il turismo registra la chiusura del 20% delle spiagge.
Il 3 agosto 2010 inizia l'operazione Static Kill, con la quale la BP si propone di tappare definitivamente il pozzo mediante un'iniezione di fango e cemento attraverso i pozzi sussidiari, così da deviare il greggio in un bacino sicuro posto a 4 km di profondità.
Il 19 settembre 2010 viene terminata la cementificazione definitiva del pozzo.
Gli sforzi dei soccorsi
Nel tentativo di porre rimedio al disastro gli ingegneri hanno adottato almeno cinque strategie:
veicoli sottomarini operanti in remoto allo scopo di chiudere le valvole di sicurezza sul fondo del mare;
spargimento di agenti disperdenti attraverso robot sommergibili, aerei e navi di supporto, allo scopo di legare chimicamente il petrolio e farlo precipitare sul fondo del mare, dove dovrebbe rimanere inerte nei confronti dell'uomo;
trivellazione adiacente al punto di fuoriuscita del petrolio, allo scopo di raggiungere con un tubo di perforazione il canale di comunicazione fra il giacimento petrolifero e il fondale marino per potervi iniettare del cemento, questa operazione è stata denominata "Top Kill";
piattaforme galleggianti aspiranti il petrolio che raggiunge la superficie;
camera di contenimento calata al di sopra della perdita primaria del tubo di perforazione danneggiato.
Le conseguenze
Conseguenze sulla salute umana
Il disastro della piattaforma petrolifera Deepwater Horizon avrà nel breve e medio periodo effetti sulla popolazione locale in termini di intensificazione di malattie respiratorie e patologie della pelle (follicoliti cutanee) e, nel lungo periodo, gravi effetti in termini di aumento statistico dell'incidenza di tumori. Gli effetti nel lungo periodo comprendono anche aumenti statistici degli aborti spontanei, neonati di basso peso alla nascita o pretermine.
Il petrolio e le sostanze chimiche disperdenti rilasciate sul luogo del disastro contamineranno la popolazione locale nel breve e medio termine per via inalatoria; nel lungo termine per via orale, come conseguenza dell'accumulo degli idrocarburi nella catena alimentare.
Conseguenze ambientali su fauna e flora
Le prime specie animali vittime del disastro sono state quelle di dimensioni più piccole e alla base della catena alimentare, come ad esempio il plancton. Sono seguite le specie di dimensioni via via maggiori che sono state contaminate direttamente (dagli idrocarburi e dalle sostanze chimiche disperdenti) oppure indirettamente (per essersi alimentate di animali contaminati). Fra le specie coinvolte: numerose specie di pesci, tartarughe marine, squali, delfini e capodogli, tonni, granchi e gamberi, ostriche, menhaden, varie specie di uccelli delle rive, molte specie di uccelli migratori, pellicani.
Gli agenti disperdenti (fra i quali il prodotto commercializzato come corexit), cioè le sostanze chimiche utilizzate per disperdere gli idrocarburi in parti più piccole e per farli precipitare sul fondale del mare hanno consentito di nascondere la marea nera della superficie; tuttavia tali sostanze non hanno ridotto la quantità di greggio ma l'hanno solo nascosta alla vista, ad oltre 1600 metri di profondità, dove continua ad esercitare i suoi effetti nefasti sulla catena alimentare a tutti i livelli, uomo compreso.
Di grande importanza anche i timori che si concentrano sulle specie già a rischio per le quali l'estinzione potrebbe essere accelerata.
Il danno economico
I danni del disastro ambientale sono impossibili da calcolare, tuttavia è possibile farne una stima.
I danni diretti, cioè quelli immediatamente visibili ed evidenti sono:
il valore, non stimabile né riparabile, della perdita di 11 vite umane;
il valore, non stimabile né riparabile, del danno ambientale procurato;
il valore economico della piattaforma (equivalente a circa 560 milioni di dollari), degli investimenti per la trivellazione del pozzo (andati in fumo), la perdita azionaria della British Petroleum, della Transocean e della Cameron International;
il costo dei primi soccorsi, per lo spegnimento dell'incendio ed il salvataggio del personale della piattaforma e la ricerca dei dispersi, il costo dell'operazione per la calata della cupola più il costo della cupola da 100 tonnellate, il costo delle operazioni per arginare o tappare la fuoriuscita dal pozzo;
il costo per il tentativo di arginare l'area sul mare dove si è sparso il petrolio fuoriuscito;
il costo per limitare il danno tentando la bonifica delle acque e delle coste e la pulizia degli animali.
Fra quelli indiretti, cioè quelli correlati ma non strettamente conseguenti al disastro, vi sono:
il danno all'industria locale della pesca;
il danno all'industria del turismo;
l'aumento del prezzo del petrolio.
Le indagini
Il 12 giugno la guardia costiera statunitense ha comunicato un ultimatum di 48 ore per fermare la fuoriuscita del greggio.
Ai primi di luglio 2010 viene denunciato mediante un video che alcune spiagge inquinate dal petrolio non sono state ripulite come promesso dalla BP, bensì sono state ricoperte con sabbia pulita, al fine di nascondere l'inquinamento.
Le dichiarazioni politiche dopo il disastro
Il presidente Barack Obama è deciso a far pagare una grossa somma alla Bp come risarcimento del disastro ambientale. Il presidente è stato criticato dai repubblicani che ritengono abbia gestito male il disastro. Al 28 giugno 2010 la Bp annuncia di aver già versato 2,65 miliardi di dollari.
Le manifestazioni contro il disastro
Risultando prive di efficacia le azioni volte a fermare la fuoriuscita di petrolio, a poco più di un mese dall'incidente - e a perdite ancora in corso - a New York si sono avute manifestazioni di protesta per chiedere che in futuro simili tragedie ambientali non possano più accadere..
Il dopo-disastro
A dicembre 2011, per rientrare delle perdite, Bp ha chiesto un risarcimento da 20 miliardi di dollari all'americana Halliburton, accusandola di avere intenzionalmente cancellato delle prove chiave dopo il disastro.
Una verifica biologica, compiuta dal dipartimento di biologia marina dell'Università del South Florida a due anni dal disastro, mostra chiari segni di malattie della fauna marina legate all'ingestione di petrolio.
Risarcimento danni
Le motivazioni della sentenza: negligenza e dati falsati. La Bp pagherà 4,5 miliardi nell'ambito del procedimento relativo alle accuse penali per il disastro della Deepwater Horizon.
domenica 8 febbraio 2015
lavorare con lentezza
è un film del 2004 diretto da Guido Chiesa e da lui stesso sceneggiato assieme al collettivo Wu Ming. Tra gli interpreti gli attori Claudia Pandolfi e Valerio Mastandrea.
Il film è ambientato nella Bologna degli anni settanta: durante gli anni dell'austerity, dell'inflazione al 21%, del terrorismo, delle stragi. Per altri, anni di gran divertimento. Le vicende di due ragazzi di periferia si mescolano a quelle dei movimenti studenteschi sulle onde di Radio Alice.
Trama
1976, Bologna. Radio Alice è la radio del movimento: fantasia, rifiuto del lavoro salariato, libertà sessuale e provocazioni culturali. La radio, situata in via del Pratello, è tenuta sotto controllo dalle forze dell'ordine, anche se il tenente Lippolis è convinto che non valga la pena perder tempo dietro a ciò che definisce un branco di studentelli velleitari, artistoidi e drogati. Un mondo estraneo ai tutori dell'ordine e ai "bravi cittadini", ma anche alla maggioranza dei ragazzi delle periferie.
Come quelli di Safagna, periferia est. Due ragazzi sui vent'anni, Sgualo e Pelo, possono solo sognare una via d'uscita dal quotidiano grigio e opprimente. Bazzicano il bar del quartiere e qualche volta per ovviare alla cronica mancanza di denaro fanno qualche "lavoretto" per un ricettatore locale, Marangon.
Questa volta, però, Marangon propone loro qualcosa di diverso: scavare un tunnel nel sottosuolo del centro. Obiettivo: la Cassa di Risparmio di Piazza Minghetti. I due, non senza tergiversare, accettano la rischiosa impresa.
Ma lavorare stanca, e per vivacizzare le lunghe ore notturne di "lavoro", i due portano nel tunnel una radiolina. Contro ogni logica, trovano una stazione: Radio Alice. Il "flusso creativo" dell'emittente diviene la colonna sonora dei colpi di piccone.
In una notte Pelo e Sgualo, trovatisi impossibilitati a continuare lo scavo a causa di un acquazzone, decidono di andare alla sede dell'emittente ed entrano in contatto con il mondo dell'attivismo studentesco.
Tutto precipita con la morte di Francesco Lorusso, ucciso da un colpo sparato da un carabiniere il giorno 11 marzo 1977 e con gli scontri violentissimi che ne conseguono, scontri che coinvolgono totalmente i due protagonisti, uno arrestato e l'altro in fuga sui tetti di Bologna per sfuggire alle forze dell'ordine.
Produzione
Il film è prodotto da Domenico Procacci per conto della Fandango distribuzione e Le Films Des Tournelles-Roissy Film in collaborazione con Medusa Film.
Curiosità
Il titolo del film è preso da una canzone di Enzo Del Re (contenuta nell'album Il banditore), inserita nella colonna sonora del film e che veniva usata da Radio Alice in apertura ed in chiusura delle sue trasmissioni
Gli Afterhours interpretano gli Area mentre eseguono dal vivo il brano Gioia e rivoluzione, del 1975.
Premi e riconoscimenti
Il film è stato presentato in concorso alla 61ª Mostra internazionale d'arte cinematografica di Venezia: la giuria ha assegnato a Tommaso Ramenghi e Marco Luisi (ex aequo) il Premio Marcello Mastroianni per il miglior attore emergente.
fonte; Wikipedia
"antico" scritto di K
Le passioni giovanili restano impresse nei nostri cuori per sempre.
Le passioni poi non sono altro che l’espressione delle nostre doti e attitudini, di tutto ciò per cui siamo portati naturalmente.
Io avrei dovuto fare la ballerina. Pensate che quando vedo un film ambientato nel mondo della danza mi emoziono come una ragazzina e mi vengono i brividi; posso vederlo e rivederlo anche molte volte e il turbamento rimane sempre quello.
Ancor di più mi sarebbe piaciuto fare la ballerina di night club, tipo Crazy Horse, e da giovane avevo proprio quel fisichino lì, tipico delle fanciulle del famoso club di Parigi; tette piccole e culetto alto e sporgente, snodata, armonica e disinibita. A mio parere i loro spettacoli sono tremendamente sexy e mai volgari, consigliabili anche ad un pubblico di minori, piuttosto che le oscenità trasmesse dalle nostre televisioni ogni ora del giorno.
Parlo di questo perché l’altro giorno ho rivisto Burlesque, il musical interpretato da Cher e Christina Aguilera.
Di quel film mi piace tutto cazzo; mi piacciono gli attori, mi piacciono le musiche e le canzoni, mi piacciono i balletti e soprattutto mi piacciono i costumi, il paradiso dell’estrema femminilità. Anche se il film mantiene una sensualità e un erotismo tutto sommato infantili, tracciando la descrizione di quel mondo in modo sfacciatamente romantico, io riesco ad emozionarmi come un’adolescente al suo primo provino, o persino alla sua prima sperimentazione sessuale, e con ciò mi pare di aver detto tutto.
La mia prima vera esperienza di danza la feci proprio l’anno prima di rimanere incinta. Avevo 31 anni e partecipai a un corso di danza jazz dove l’allieva più grande aveva 21 anni e arrivava da anni di danza classica. Prima performance sul palco, incinta di due mesi, spaccate in aria, con costante nausea e quella microscopica tutina che iniziava a starmi stretta. Mio marito quando mi vide ballare mi disse che non dovevo smettere anche dopo aver avuto la nostra bimba, ma la vita ha un suo imprevedibile corso e le mie scarpette e i miei tutù rimasero per anni inscatolati.
Sui 40 anni frequentai un corso di danza moderna, insieme a un gruppo di ragazze che guarda caso erano pazzescamente sempre più giovani di me. L’insegnante era convinta che io avessi fatto anni di danza classica quando in verità non ne ho mai seguito nemmeno un’ora. Ho il portamento e il fisico della ballerina classica e ancora adesso la mia istruttrice di pilates è convinta che io lo sia stata per come sono in grado di roteare i piedi, oltretutto, e io, che mi sono stancata di dare spiegazioni in merito, glielo lascio credere.
Insomma, se ho un rimpianto nella mia vita è quello di non essere stata in grado di seguire la mia strada, facendo ciò che mi riesce più facile e che è evidente a tutti; peccato non lo sia stato anche per i miei genitori, ma erano altri tempi e non ne gliene faccio certo un torto.
Mi rimangono i sogni, quelli nessuno me li può levare; quei sogni che mi fanno ancora vibrare di emozioni adolescenziali, le passioni di una vita che mai si spegneranno in me.
Kam
(18 gennaio 2012)
il blog di K è stato rimosso
Le passioni poi non sono altro che l’espressione delle nostre doti e attitudini, di tutto ciò per cui siamo portati naturalmente.
Io avrei dovuto fare la ballerina. Pensate che quando vedo un film ambientato nel mondo della danza mi emoziono come una ragazzina e mi vengono i brividi; posso vederlo e rivederlo anche molte volte e il turbamento rimane sempre quello.
Ancor di più mi sarebbe piaciuto fare la ballerina di night club, tipo Crazy Horse, e da giovane avevo proprio quel fisichino lì, tipico delle fanciulle del famoso club di Parigi; tette piccole e culetto alto e sporgente, snodata, armonica e disinibita. A mio parere i loro spettacoli sono tremendamente sexy e mai volgari, consigliabili anche ad un pubblico di minori, piuttosto che le oscenità trasmesse dalle nostre televisioni ogni ora del giorno.
Parlo di questo perché l’altro giorno ho rivisto Burlesque, il musical interpretato da Cher e Christina Aguilera.
Di quel film mi piace tutto cazzo; mi piacciono gli attori, mi piacciono le musiche e le canzoni, mi piacciono i balletti e soprattutto mi piacciono i costumi, il paradiso dell’estrema femminilità. Anche se il film mantiene una sensualità e un erotismo tutto sommato infantili, tracciando la descrizione di quel mondo in modo sfacciatamente romantico, io riesco ad emozionarmi come un’adolescente al suo primo provino, o persino alla sua prima sperimentazione sessuale, e con ciò mi pare di aver detto tutto.
La mia prima vera esperienza di danza la feci proprio l’anno prima di rimanere incinta. Avevo 31 anni e partecipai a un corso di danza jazz dove l’allieva più grande aveva 21 anni e arrivava da anni di danza classica. Prima performance sul palco, incinta di due mesi, spaccate in aria, con costante nausea e quella microscopica tutina che iniziava a starmi stretta. Mio marito quando mi vide ballare mi disse che non dovevo smettere anche dopo aver avuto la nostra bimba, ma la vita ha un suo imprevedibile corso e le mie scarpette e i miei tutù rimasero per anni inscatolati.
Sui 40 anni frequentai un corso di danza moderna, insieme a un gruppo di ragazze che guarda caso erano pazzescamente sempre più giovani di me. L’insegnante era convinta che io avessi fatto anni di danza classica quando in verità non ne ho mai seguito nemmeno un’ora. Ho il portamento e il fisico della ballerina classica e ancora adesso la mia istruttrice di pilates è convinta che io lo sia stata per come sono in grado di roteare i piedi, oltretutto, e io, che mi sono stancata di dare spiegazioni in merito, glielo lascio credere.
Insomma, se ho un rimpianto nella mia vita è quello di non essere stata in grado di seguire la mia strada, facendo ciò che mi riesce più facile e che è evidente a tutti; peccato non lo sia stato anche per i miei genitori, ma erano altri tempi e non ne gliene faccio certo un torto.
Mi rimangono i sogni, quelli nessuno me li può levare; quei sogni che mi fanno ancora vibrare di emozioni adolescenziali, le passioni di una vita che mai si spegneranno in me.
Kam
(18 gennaio 2012)
il blog di K è stato rimosso
mercoledì 4 febbraio 2015
jazzista ebreo anti-sionista: e gli annullano il concerto
Non può suonare in città, perché è un ebreo che non perdona Israele per i crimini commessi contro i palestinesi. Tutto ciò, a prescindere dal fatto che nella sua musica – il jazz – non vi sia traccia delle sue opinioni politiche, peraltro nobili. Tanto è bastato, in ogni caso, per fargli saltare un concerto nel cuore della civilissima Europa, quella che a Parigi ha appena celebrato il lutto per il martirio civile dei vignettisti di Charlie Hebdo. La vittima in questo caso è un musicista di origine israeliana, Gilad Atzmon, e il paese non è la Francia ma la Gran Bretagna. Il jazzista, racconta il quotidiano israeliano “Haaretz”, doveva esibirsi il 15 gennaio al Bonington Theatre di Arnold, un sobborgo di Nottingham. Ma a fermare lo spettacolo è bastata una lettera aperta, sottoscritta da 13 sudditi di Sua Maestà e indirizzata ai dirigenti del teatro: impossibile, secondo i benpensanti, consentire al musicista di esibirsi. Atzmon ma punito nel modo più arcaico, con la censura del silenzio, solo perché professa opinioni non allineate alla teologia politica del mainstream occidentale sionista, secondo il quale Israele ha sempre ragione.
Insieme alla sua band, “The Whistle Blowers”, il sassofonista avrebbe dovuto esibirsi nel teatro della cittadina inglese, scrive “Haaretz” citando il “Nottingham Post”, in un servizio tradotto da “Come Don Chisciotte”. Il Gedling Borough Council, che
amministra il centro culturale, s’è visto recapitare la missiva dei 13 abitanti in rivolta, scandalizzati da diverse affermazioni di Atzmon. Per esempio: «E’ sempre il pessimo comportamento degli ebrei che provoca disastri agli ebrei». Oppure: «Il Tribunale di Norimberga era finto, ce ne vorrebbe uno vero per Israele». Affermazioni che, secondo il teatro britannico, «toccano dei punti che preoccupano i residenti locali», al punto da sposare il loro punto di vista e proibire l’esecuzione del concerto. «Pur riconoscendo e apprezzando l’importanza della libertà di parola, il Consiglio ha la responsabilità legale di costruire e mantenere buone relazioni tra i membri della comunità, anche tra persone di razze e religioni diverse», affermano gli amministratori del teatro, secondo cui «la presenza di Gilad Atzmon potrebbe essere un atto non conciliabile con questa responsabilità».
Atzmon, 51 anni, lasciò Israele per emigrare in Inghilterra molti anni fa. «Non so cosa gli sia passato per la mente», dice. «Non mi interessa se la gente non condivide quello che scrivo, ma la mia musica non ha nulla a che fare con quello che scrivo. Penso che sia una cosa ingiusta». Autore nel 2011 del libro “The Wandering Who?”, uno studio di politica sull’identità ebraica, Atzmon è anche un blogger molto attivo. Secondo “Haaretz”, il sassofonista è una figura controversa: alcuni anti-sionisti lo considerano addirittura «un ebreo antisemita», mentre altri «lo apprezzano come una voce originale e senza paura». La società laica di Nottingham ha intanto reagito alla brutale imposizione, manifestando per protestare contro la cancellazione dello show. Resta ovviamente il vulnus inferto alla società civile: non si è impedito lo svolgimento un comizio anti-sionista, ma solo un concerto. Tutto questo, nell’imbarazzante Europa del 2015. Come se non si tollerasse più la semplice presenza di idee scomode: idee possibilmente da cancellare dalla faccia della terra, esattamente come gli “scarafaggi” palestinesi e i bambini di Gaza.
fonte: www.libreidee-org
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