sabato 18 marzo 2017

è ufficiale

il glifosato contenuto nella pasta provoca la Sla e il morbo di Alzheimer



Lo si può leggere in uno studio del Massachusetts Institute of Technology (Mit). La seconda notizia, non meno importante della prima, è che l’associazione di produttori di grano duro del Sud Italia GranoSalus promuoverà autonomamente l’analisi chimica sui prodotti derivati dal grano (pasta, pane e altro). E li renderà pubblici pubblicandoli sulla rete. Sapremo finalmente quale pasta (e quale pane) mangiare. E, soprattutto, quale pasta non dovremo mai più acquistare (con riferimento – con molta probabilità – ai marchi altisonanti e super pubblicizzati) 
E’ ufficiale: i derivati del grano al glifosato (o glyphosate, secondo il termine scientifico) – e cioè pasta, pane e altro ancora – provocano danni alla salute umana. La cosa è nota da tempo, ma adesso è disponibile uno studio Massachusetts Institute of Technology (Mit). Il glifosato presente nella pasta e nel pane può provocare malattie gravi: diabete, obesità, asma, morbo di Alzheimer, sclerosi laterale amiotrofica (Sla), e il morbo di Parkinson (come potete leggere qui).
Attenzione, insomma, soprattutto alla pasta che acquistiamo nei supermercati. Soprattutto la pasta prodotta con i grani duri canadesi, ma non solo anche quelli dei Paesi dell’Est, che sono letteralmente pieni di glifosato. Perché i grani duri canadesi contengono percentuali elevate di glifosato l’abbiamo raccontato in questo articolo.
Quello che oggi vogliamo approfondire è un tema delicatissimo, che riguarda la nostra salute. Tema legato al pane e, soprattutto, alla pasta che, ogni giorno, andiamo ad acquistare nei supermercati o negli stessi negozi artigianali. E’ la pasta dei grandi marchi, quella che viene promossa con pubblicità martellante sui mezzi d’informazione. Ebbene, attenzione, perché questa pasta prodotta con i grani pieni di glifosato può provocare danni seri al nostro organismo.
Non è una nostra opinione ma, come già accennato, sono i risultati di uno studio dettagliato effettuato da due scienziati, Anthony Samsel e Stephanie Seneff, del Massachusetts Institute of Technology (Mit) Leggiamo insieme cosa scrive Stephen Frantz, considerazioni riportate dal sito Beyondpesticides.org“Quando una cellula sta cercando di formare le proteine, può afferrare il glifosato invece della glicina e formare una proteina danneggiata. Dopo di che èil caos medico. Dove il glifosato sostituisce la glicina, la cellula non può più comportarsi come al solito, provocando conseguenze imprevedibili con molte malattie e disturbi conseguenti”.
La notizia dello studio messo a punto dagli scienziati del Massachusetts Institute of Technology (Mit) arriva proprio quando un nutrito gruppo di produttori di grano duro del Sud Italia, stanchi di subire i prezzi imposti dalle multinazionali (in particolare, dal Chicago Board of Tradeche è il più importante mercato di cereali del mondo), ha deciso di passare al contrattacco per informare direttamente i cittadini. Per ora, lo ricordiamo, i cittadini non sono informati. Tutti noi acquistiamo la pasta nei supermercati, ma non sappiamo con che grano duro è stata prodotta tale pasta. Ebbene, i produttori di grano duro del Sud del Sud Italia (soprattutto della Puglia, della Sicilia e della Basilicata) hanno dato vita a un’associazione – GranoSalus – e hanno annunciato che inizieranno ad effettuare le analisi chimiche su tutti i derivati del grano: pasta, pane e via continuando.

E renderanno noti, sulla rete, i risultati di tali analisi. (Vi consigliamo questo video che spiega molto bene cosa si sta facendo). Potete stare certi, cari lettori, che quello che verrà fuori da queste analisi potrebbe avere effetti devastanti. Perché finalmente conosceremo che cosa c’è nella pasta, nel pane e, in generale, in tutti i prodotti derivati dal grano. Per noi che viviamo nel Sud Italia sarà un test importantissimo. Perché, nel Mezzogiorno, tradizionalmente, il consumo di pasta, da parte delle famiglie, è di gran lunga maggiore rispetto alle famiglie del Centro e del Nord Italia. Di conseguenza, noi meridionali siamo più esposti, a ungo andare, a queste malattie. Finalmente qualcuno ci comunicherà i dati ufficiali sull’eventuale presenza nel pane e – soprattutto – nella pasta di veleni chimici, a cominciare dal glifosato, che sono responsabili di malattie gravissime. Quello che avrebbero dovuto fare lo Stato – e quello che avrebbero dovuto fare le Regioni – a cominciare dalla Regione siciliana (magari in collaborazione con le due facoltà di Agraria della nostra Isola) – lo faranno gli stessi agricoltori. Una sconfitta per la politica italiana.
E una grande vittoria dei cittadini che ormai non sanno proprio che farsene di questa vecchia politica italiana al servizio delle multinazionali! Che consigli dare ai consumatori e, in particolare, alle famiglie del Sud Italia e della Sicilia? Non acquistate più la pasta dei grandi marchi fino a quando GranoSalus non comincerà a rendere noti i risultati delle analisi. Cercate fin da ora di acquistare la pasta prodotta in Sicilia.
fonte http://www.inuovivespri.it/2016/09/05/e-ufficiale-il-glifosato-contenuto-nella-pasta-provoca-la-sla-e-il-morbo-di-alzheimer/

fonte: http://alfredodecclesia.blogspot.it/

giovedì 9 marzo 2017

DDL Gambaro

torna lo spettro della censura on line

Non è certo la prima volta che vengono evocate norme ad hoc per internet e la blogosfera. 
Eppure, nonostante le denunce di giuristi e associazioni di settore, i vecchi spettri sono tornati. 

Compresa l’estensione dell’obbligo di rettifica anche per i blog, pena sanzioni pecuniarie. 

“Non vogliamo mettere un bavaglio al web. Niente censura, non vogliamo mettere sceriffi, ma normare quello che è diffuso e non ha regole. E non cambia nulla per i giornalisti”, si è difesa la senatrice Adele Gambaro, tra i proponenti di un testo bi-partisan, firmato da esponenti di quasi tutti i gruppi parlamentari (al momento, mancano quelli del M5S). 

Eppure, al di là delle rivendicazioni di chi ha presentato il ddl, il testo si scaglia contro blog e forum. Oltre a prevedere “all’atto dell’apertura di una piattaforma informatica destinata alla pubblicazione o diffusione di informazione“, non soggetta alla legge sulla stampa, la comunicazione al tribunale, prevede anche gli obblighi di rettifica, come si legge all’articolo 4 del testo di legge ...


Si spiega poi come queste devono essere pubblicate “non oltre due giorni da quello in cui è avvenuta la richiesta” e che la mancata ottemperanza è punita con la “sanzione amministrativa da 500 a 2000 euro”. Normative già contestate in passato, che rischiano di mettere in pericolo la libertà della rete.

Siamo di fronte ad una proposta di legge che entrerà in vigore fra tre mesi, fra un anno o mai a seconda del grado di priorità che le verrà assegnato dal governo, che non si è ancora espresso sul punto. Visto che questo testo è un mostro giuridico da competizione mondiale, possiamo contare sul fatto che nel corso dei lavori parlamentari cercheranno di pettinarlo, di fargli indossare un frac, e di presentarlo come un affabile gentiluomo. Nella sostanza, però, repressione era e repressione rimarrà.

Sarà importante la reazione che la cittadinanza riuscirà a dispiegare alla notizia e che verrà certamente misurata dai reali promotori (per trovare i quali bisogna partire dalla Senatrice Adele -acqua- salire alla Presidente Boldrini -acqua- e poi al Parlamento Europeo -fuochino- al Partito Democratico USA -fuoco- all’establishment che gestisce il mainstream -fuochissimo-). Se sarà fiacca prenderanno coraggio, se sarà veemente rimetteranno con gesto elegante il topo morto nella tasca da cui è uscito (quella della Senatrice) e diranno che scherzavano.

L’impianto del progetto di legge si basa sostanzialmente su tre articoli:

Art. 1: € 5.000 di multa per chi pubblica “attraverso piattaforme informatiche” (quindi non organi di stampa ufficiali: la chiameremo clausola salva Goracci) notizie “false, esagerate, tendenziose, che riguardino dati o fatti manifestamente infondati o falsi”. Capito? L'”esagerazione” e la “tendenziosità” diventano reati. Sull'”antipatia” stiamo lavorando… ah già. Sull’antipatia non si può o finisce dentro tutta la maggioranza parlamentare.

Art. 2: € 5.000 di multa e minimo 12 mesi di reclusione anche per “chiunque… svolga una attività tale da recare nocumento agli interessi pubblici o da fuorviare settori dell’opinione pubblica, anche attraverso campagne con l’utilizzo di piattaforme informatiche”. Montepremi raddoppiato (€ 10.000 e due anni di reclusione) per le campagne volte a “minare il processo democratico, anche a fini politici” (chi sa quali altri fini ci dovrebbero essere per minare il processo democratico… fare colpo sulla fidanzata?).

Art. 4: obbligo di comunicazione al Tribunale e di pubblicità della identità del responsabile del sito, ovvero il soggetto poi destinatario delle attenzioni di cui agli art. 1 e 2 (senza esclusione della responsabilità di eventuali autori terzi).

In sostanza: se passa questa roba, la controinformazione è finita, morta, kaputt.

Fonte: sakeritalia.it

fonte: https://crepanelmuro.blogspot.it/
Il disegno di legge qui: www.repubblica.it
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Un gruppo di blogger è pronto a lanciare qualche proposta in segno di protesta, per una legge che va contro ogni valore costituzionale e di libertà di espressione. 

Adesso non è il momento di guardare il proprio orto e l'ora di dimostrare e salvaguardare quei diritti umani, che tanto sono menzionati e mai attuati. Voglio ricordare che l'unione fa la forza e già in passato abbiamo fatto squadra per salvare i blog e tutto il web.

Le notizie false in rete e la diffamazione si combattono con più cultura e senso civico, non con limitazioni della libertà, degne della peggior dittatura.

Invito tutti i blog, gestori di forum e pagine sociali, ad aderire a una nuova iniziativa denominata: "La libertà non è un bavaglio".

Colgo l'occasione per invitare youtuber, grafici e webmaster a mettere il loro sapere a disposizione della comunità e di tutti, preparando banner, video e tutto quello che serve, per diffondere questa iniziativa.

Per saperne di più continua qui: websulblog.blogspot.it

evitate questi cibi come la peste

SONO TOSSICI E CANCEROGENI!

Dalle nocciole turche alle arachidi dalla Cina inquinate da aflatossine cancerogene fino alle spezie dall’India, come il peperoncino contaminato da pesticidi oltre i limiti o con problemi da infezioni microbiologiche, Coldiretti ha stilato la classifica degli alimenti nocivi per la salute. A chudere la top ten è il pesce vietnamita per la presenza di pericolosi livelli di metalli pesanti. Il dossier di Coldiretti su “La classifica dei cibi più pericolosi” è stato presentato al Forum Internazionale dell’Agricoltura e dell’Alimentazione di Cernobbio ed elaborato sulla base del Rapporto del Ministero della Salute sui sistema di allerta europeo, che registra gli allarmi per rischi alimentari verificati a causa di residui chimici, micotossine, metalli pesanti, contaminanti microbiologici, diossine o additivi e coloranti nel 2015.
“Una classifica che – sottolinea la Coldiretti – dovrebbe far riflettere i quasi 35 milioni di italiani, di cui 9,7 milioni regolarmente abbinano ingredienti italiani con prodotti provenienti da altri paesi, come ad esempio la curcuma originaria dell’India o le bacche di goji, i fagioli azuchi e lo zenzero che sono in gran parte di provenienza cinese”.
1) Frutta secca proveniente dalla Turchia (nocciole) aflatossine oltre i limiti
2) Frutta secca proveniente dalla Cina (arachidi) aflatossine oltre i limiti
3) Erbe officinali e spezie dall’India (peperoncino) microbiologici/pesticidi oltre i limiti
4) Pesce proveniente dalla Spagna (tonno/pesce spada) metalli pesanti in eccesso
5) Frutta e verdura dalla Turchia (fichi secchi/peperoni) aflatossine e pesticidi oltre i limiti
6) Frutta secca proveniente dall’India (semi di sesamo) contaminazione salmonella
7) Frutta secca proveniente dall’Iran (pistacchi) aflatossine oltre i limiti
8) Frutta e verdura da Egitto (olive e fragole) pesticidi oltre i limiti
9) Frutta secca proveniente dagli Stati Uniti (pistacchi) aflatossine oltre i limiti
10) Pesce proveniente dal Vietnam (pangasio) metalli pesanti in eccesso
11) Erbe e spezie dalla Cina (paprika/peperoncino) microbiologici/pesticidi oltre i limiti
12) Latte proveniente dalla Francia (formaggi) contaminazioni microbiologiche
13) Novel food proveniente dagli Stati Uniti sostanze non autorizzate
14) Pollame proveniente dalla Polonia contaminazioni microbiologiche
15) Frutta e verdura proveniente dalla Cina (broccoli/funghi) pesticidi oltre i limiti.
fonte https://www.speed24news.com/2017/03/02/clamoroso-giudici-denunciati-hanno-ignorato-gli-esposti-su-renzi-spese-pazze-e-favori-agli-amici/

fonte: http://alfredodecclesia.blogspot.it/

domenica 5 marzo 2017

l'eccesso di informazioni ci sta portando all'apatia

"Nessuno è più schiavo di colui che è prigioniero senza saperlo"
- Johann Wolfgang von Goethe -

Il secolo appena iniziato passerà alla storia per l’evoluzione informatica e tecnologica.
Il mondo intero oggi si aggiorna e si informa su internet, una rete nata negli anni Settanta dalle ricerche dell’ARPA (Advanced Research Project Agency, oggi DARPA) del Ministero della Difesa statunitense, quindi in ambito prettamente militare…
Gentilmente poi ci hanno messo a disposizione i vari Social Network (SixDegrees, Friendster, MySpace, LinkedIN e l’ultimo The Facebook…) con l’obiettivo di creare relazioni tra le persone.

La realtà è decisamente un’altra: sia internet che i social rientrano nel controllo globale…

Grazie a queste tecnologie il Sistema sa praticamente tutto di noi: le cose che amiamo, quelle che odiamo, i libri che leggiamo, la musica che ascoltiamo, dove andiamo a mangiare, i piatti preferiti, le preferenze politiche e anche le inclinazioni sessuali, ecc. ecc.
Dai dati che NOI gentilmente e gratuitamente stiamo cedendo al Sistema, esso è in grado di costruire il profilo perfetto di ogni abitante interconnesso alla Rete...


Pluralismo di informazione = libertà e democrazia?

La quantità di informazioni che riceviamo quotidianamente (tramite tv, radio, computer, tablet, smartphone, iphone…) non ha paragoni rispetto al passato.
La logica ed errata conseguenza è che pensiamo di sapere…
Purtroppo non è così: accedere ad un maggior numero di informazioni non provoca nessun cambiamento nella società, anzi induce apatia!
Follia? Esagerazioni? No, oramai nessuno più si ribella al Sistema: lo schiavo rinchiuso dentro un carcere le cui pareti sono virtuali non si muove e non reagisce più.

Apatia e inerzia mentale

Come detto conoscere la verità e accedere a un’infinità di notizie non significa nulla. 
Anzi, il tutto aumenta il degrado psicologico rafforzando ancora di più l’incapacità di risposta e l’inerzia mentale.
Il Sistema conosce benissimo i vari meccanismi mentali, emotivi, sociali e psicologici dell’essere umano e proprio per questo ci ha messo a disposizione degli strumenti magistrali.
Il controllo mentale si basa anche sull’eccesso d’informazione!
Sembra un paradosso ma non lo è: bombardare di stimoli il cervello umano provoca una catena di avvenimenti che finiscono con la totale mancanza di risposta: l’apatia.

Eccesso di stimoli

L’uomo odierno è sottoposto ogni giorno a centinaia di migliaia di stimoli (linguistici, visivi, uditi) che devono essere elaborati dal nostro cervello. Si tratta di una vera e propria esondazione di dati, istante dopo istante.
Il punto cruciale non è sapere se il nostro cervello ha la capacità o meno di percepire ed elaborare tali immensi volumi di byte, ma come esso valuta, giudica e analizza le implicazioni che le informazioni possono comportare per se stesso e per la società.
Il marasma di informazioni non ci lascia il tempo materiale per fare una valutazione seria, e questo è funzionale!
Prima che la nostra mente sia in grado di giudicare l’informazione ricevuta veniamo bombardati da una nuova ondata di stimoli che ci distraggono e inondano la mente con altri dati.
Questo impedisce una corretta valutazione delle notizie che riceviamo, indipendentemente da quanto importanti siano le implicazioni che queste comportano.
Tutto quello che percepiamo con i sensi viene rapidamente digerito e dimenticato, trascinato via da un torrente incessante di altre informazioni che entrano e slavano il nostro cervello.

Il bombardamento continuo e incessante ci impedisce di giudicare adeguatamente il valore dei fatti, rendendoci in pratica schiavi non più in grado di agire e/o reagire alle circostanze.
L’apatia è sotto gli occhi di tutti coloro che vogliono vedere la realtà!

Frammentazione emozionale

Riducendo il tempo di risposta mentale viene ridotta anche la carica emotiva associata.
Ci indigniamo leggendo una notizia (i privilegi di una casta politica vergognosamente degradata e priva di dignità; i salvataggi delle banche con i nostri soldi; gli attentati che vengono compiuti dal Sistema per terrorizzare la massa; la vergognosa tassa illegittima del canone rai inserito delinquenzialmente nella bolletta dell’enel, ecc.) ma dopo pochissimi istanti veniamo bombardati da un fiume di altre notizie che deviano la nostra attenzione verso altre emozioni sempre superficiali e completamente diverse che ci fanno dimenticare tutto.
L’indignazione viene così spostata ed edulcorata in una vera e propria diluizione omeopatica delle nostre capacità mentali, emotive e soprattutto reattive.
Per il Sistema questo è grasso che cola: è meglio un popolo gregge addormentato, apatico, incapace di reagire, piuttosto che un insieme di persone sveglie, attive e consapevoli.

La Rivoluzione che non avverrà

L’impotenza è divenuta frustrazione e apatia. Ecco perché non avviene una Rivoluzione che sarebbe già dovuta scoppiare, vista la situazione odierna.
Il Sistema è così certo della nostra sottomessa condizione mentale che non si preoccupa di mostrarsi per quello che è, svelare i propri segreti e altarini per quanto sporchi e oscuri essi siano.
Anche perché rivelare verità occulte (libri, film, video, documentari, trasmissioni tivù, ecc.) in realtà contribuisce all’aumento del volume di informazioni e anche questo fa parte del gioco.

Ogni segreto portato dalla luce produce di conseguenza nuove ondate di informazioni che possono essere manipolate e rese tossiche con l’aggiunta di dati falsi, contribuendo alla confusione e al caos dell’informazione e da qui arrivano nuove ondate secondarie di articoli e servizi che ci stordiscono ancora di più facendoci sprofondare ulteriormente in uno stato mentale di apatia.

Poi c’è tutto il discorso dell’impunità di cui sembrano godere (e di fatto godono) i delinquenti patentati. I responsabili di crimini veri non vengono mai puniti seriamente e questo serve a generare nella popolazione frustrazione (nei confronti della giustizia, delle leggi, della politica, ecc.) che porta alla resa definitiva e alla totale sottomissione.

I discorsi classici da bar ne sono la prova : “non si può fare nulla”; “il sistema non cambierà mai”, “la politica è marcia”, ecc. Questi sono i vocaboli del perfetto suddito che si lamenta senza fare nulla per cambiare la situazione. Il lamento è la valvola di sfogo del morto che cammina (zombie), esattamente come vomitare su FB le proprie paturnie.

I Social sono funzionali

Facebook è l’esempio magistrale di tutto questo Sistema appena abbozzato.
Centinaia di migliaia di post inondano il social ogni istante. Quasi nessuno legge fino in fondo quello che pubblica ma tutti sono più veloci della luce nella condivisione con gli amici.
Su FB l’apatia generalizzata è stata genialmente camuffata da finta libertà di informazione, dove tutti possono dire la loro (sfogatoio pubblico); dove tutti possono leggere quello che vogliono.
Ma questa è vera e propria illusione di libertà.

Se pensiamo che dieci, cento, mille, diecimila persone condividendo un post (spesso senza neppure averlo letto) possano realmente cambiare il mondo siamo dei poveri illusi.
Facebook è uno strumento attivissimo nell’estensione dell’apatia globale!

Il mondo si cambia cambiando noi stessi, nella vita reale e non in quella inesistente dei Social.
Ogni acquisto che facciamo, ogni giornale che comperiamo, ogni canale televisivo che guardiamo (o meglio non guardiamo), ogni banca che boicottiamo, ogni supermercato che evitiamo, ecc. sono indicazioni chiare al Sistema.

A che serve condividere un post sui vari rimedi per la cura naturale del cancro se poi oltre a mangiare male ogni giorno continuiamo a fare inutili screening e alla prima diagnosi di tumore (e facendo tali esami arriverà matematicamente) si corre tremando dall’oncologo?

A che serve denunciare gli abusi delle banche se poi continuiamo a lasciare i nostri risparmi nei loro forzieri, partecipando al finanziamento di armi e guerre?
E’ da dissociati mentali allarmare il mondo che i farmaci uccidono più delle guerre se poi al primo banale acciacco ci imbottiamo di droghe!
L’elenco delle incoerenze purtroppo è lunghissimo...

Forse pubblicando migliaia di post ci sentiamo meglio a livello di coscienza? Pensiamo di aver fatto la nostra parte? Così possiamo girarci dall’altra parte continuando sereni nella nostra normalissima e apatica esistenza…
Ma il mondo in questa maniera non cambierà mai.
E il Sistema applaude e ci ringrazia fornendoci altri Social, altre Verità e altre informazioni…

Fontewww.disinformazione.it

fonte: https://crepanelmuro.blogspot.it/

latte e soda caustica, la ricetta choc della mozzarella

Ecco i nomi dei caseifici





Napoli e Caserta. Un sistema collaudato per l’adulterazione del latte di bufala che veniva tagliato con la soda caustica. Una scoperta shock
della guardia di finanza che ha sequestrato tre caseifici che commercializzavano mozzarella di bufala con marchio “D.O.P.” contraffatto.


L’intento era quello di mascherare il processo di invecchiamento ed acidificazione, aggiungendo alla materia prima dell’idrossido di sodio prodotto potenzialmente dannoso per la salute pubblica. In qualche occasione avevano anche acquistato ed immesso nel processo di produzione dei latticini, anche latte proveniente da allevamenti non indenni da TBC (tubercolosi) senza l’avvenuta adozione delle cautele imposte dal protocollo sanitario normativamente previsto. Insomma un caso di gravita inaudita.


Gli amministratori di fatto della CASEARIA SORRENTINO di S.Maria La Carità adulteravano il latte che compravano con soda caustica per poi rivenderlo, al caseificio BELLOPEDE & COLINO di Marcianise e al CASEIFICIO SAN MAURIZIO srl di Frattaminore, che, pur consapevoli dell’adulterazione, utilizzavano il latte negli ordinari processi produttivi.

Ma non è finita. E’ stato accertato che gli allevatori di latte vaccino e bufalino di San Polito Sannitico CRISPINO Marcellino, CRISPINO Cannine, CRISPINO Cecilia e ALTIERI Anna, titolari di altrettante ditte individuali, vendevano latte crudo proveniente dai loro allevamenti risultati non indenni da tubercolosi bovina. 


Elenco dei destinatati della misura cautelare degli arresti domiciliari:
BELLOPEDE Salvatore, nato a Marcianise (CE), il 07.10.1965 nella sua qualità di socio e consigliere di amministrazione dell’azienda casearia BELLOPEDE & COLINO S.r.l.;
BELLOPEDE Luca, nato a Marcianise (CE), il 11.02.1956, nella sua qualità di amministratore dell’azienda casearia BELLOPEDE & COLINO S.r.l.;
CROCE Vincenzo, nato a Lettere (NA), il 13.03.1955, nella sua qualità di amministratore di fatto della CASEARIA SORRENTINO S.r.l.;
CROCE Antonio, nato a Lettere (NA), il 26.03.1968, nella sua qualità di amministratore di fatto della CASEARIA SORRENTINO S.r.l.;
FALCONIERO Gennaro, nato a Frattamaggiore (NA), il 07.09.1970, nella sua qualità di amministratore del CASEIFICIO SAN MAURIZIO S.r.l.;

Elenco dei destinatari della misura interdittiva del divieto temporaneo di esercitare l’attività imprenditoriale per 6 mesi:
CRISPINO Marcellino, nato a Piedimonte Matese (CE), il 13.12.1972, nella sua qualità di titolare dell’omonima ditta individuale (P . IV A 02299880613) esercente attività di allevamento bovino e bufalino e produzione di latte crudo;
CRISPINO Carmine, nato a Piedimonte Matese (CE), il 22.02.1970, nella sua qualità di titolare dell’omonima ditta individuale (P. IVA 02089230615) esercente attività di allevamento bovino e bufalino e produzione di latte crudo;
ALTIERI Anna, nata a Piedimonte Matese (CE), il 25.07.1946, nella sua qualità di titolare dell’omonima ditta individuale (P. IVA 01229720618) esercente attività di allevamento bovino e bufalino e produzione di latte crudo;
CRISPINO Cecilia, nata a Piedimonte Matese (CE), il 18.12.1980, nella sua qualità di amministratrice di fatto degli allevamenti di bovini e bufalini della famiglia CRISPINO;
CIERVO Antony Jean, nato in Belgio il 29.11.1972, procacciatore d’affari nel settore lattiere caseario.

Elenco dei soggetti giuridici le cui quote sociali ed il cui patrimonio è stato sottoposto a sequestro preventivo:

CASEIFICIO BELLOPEDE & COLINO S.r.l. con sede legale ed amministrativa in Marcianise (CE) alla via S.S. 265 km 27,500 snc, esercente l’attività di produzione dei derivati del latte;

CASEARIA SORRENTINO S.r.l. con sede legale ed amministrativa in Santa Maria La Carità (NA) alla via Madonna delle Grazie n. 20, esercente l’attività di produzione dei derivati del latte;

CASEIFICIO SAN MAURIZIO S.r.l. con sede legale in Frattaminore (NA) alla via Nazionale n. 3 e sede amministrativa in Otta di Atella (CE) alla via Scirea n. 16



http://terrarealtime2.blogspot.it/2017/02/latte-e-soda-caustica-la-ricetta-choc.html

http://malaalde.blogspot.it/2017/02/latte-e-soda-caustica-la-ricetta-choc.html

fonte: http://alfredodecclesia.blogspot.it/

sabato 4 marzo 2017

Pistis Sophia

Prima di analizzare alcuni elementi del testo gnostico denominato Pistis Sophia, presentiamo al lettore una premessa introduttiva sulla storia e la composizione dell'opera.

Pistis Sophia è solo uno dei testi gnostici, benché certamente uno dei più rilevanti; altri testi di datazione più giovane del Pistis Sophia, sono: il Vangelo di Filippo, il Vangelo di Mattia, il Vangelo di Tommaso, il Libro di Tommaso l’Atleta, l’Apocrifo di Giovanni, la Natura degli Arconti, l’Origine del Mondo, le Tre Stele di Seth, il Vangelo degli Egiziani, il Secondo Discorso del Grande Seth, il Trattato Bipartito, Eugnosto il Beato e La Sofia di Gesù Cristo.

A differenza degli altri testi citati, il Pistis Sophia non fa parte dei manoscritti scoperti a Nag Hammâdi. Tuttavia secondo gli studi ci sono ottimi motivi per ritenere che provenga dalla stessa regione, appartenendo quindi alle stesse comunità gnostiche cristiane. Infatti Pistis Sophia, al pari delle altre opere, è stato scritto in lingua copta e usa riferimenti temporali copti (1) nonché diversi riferimenti a nomi di demoni o divinità ricorrenti in testi magici egiziani.

Il manoscritto appare per la prima volta a Londra nel 1772 e viene acquistato dal bibliofilo A. Askew, per questo è conosciuto anche come Codex Askewianus. Il nome Pistis Sophia fu dato al manoscritto da un certo C.G. Woide incaricato da Askew affinché lo studiasse e lo trascrivesse. Alla morte di Askew lo scritto fu acquistato dal British Museum dove tutt'oggi si trova con la designazione AD 5114.

Il Pistis Sophia nel suo insieme risulta essere un collage di quattro manoscritti; diverse infatti risultano le datazioni delle varie parti di cui è composto. Lo studioso che per primo si cimentò nella traduzione e analisi del testo fu il tedesco C. Schmidt, il quale ancora oggi è considerato il principale punto di riferimento per lo studio del manoscritto. Schmidt data il quarto libro alla prima metà del III secolo; gli altri tre libri alla seconda metà del III secolo....



La storia, fino ai ritrovamenti di Nag Hammâdi, era quasi completamente all'oscuro del pensiero e della letteratura gnostica anche a seguito della capillare e rigida opera di distruzione dei documenti gnostici da parte della Chiesa Cattolica dopo il concilio di Nicea.

Il testo del Pistis Sophia fu uno dei rari elementi a disposizione degli studiosi per la ricostruzione del pensiero gnostico cristiano, oltre agli scritti di Ireneo (2), Tertulliano (3) e degli altri eresiologi del tempo. Questi, comunque, più che documentare il pensiero gnostico al fine di comprenderlo, erano impeganti nella confutazione dello stesso, pertanto non possono essere considerati una fonte storica esatta, come d'altra parte è stato dimostrato dai manoscritti di Nag Hammâdi. Infatti il contenuto di tali scritti ci riporta una prospettiva delle dottrine gnostiche cristiane spesso contrastante con le affermazioni degli eresiologi.

La cosmogonia

La struttura cosmogonica e lo stile letterario fanno ricondurre il testo alla comunità gnostica degli Ofiti, detti anche Naasseni (dal greco òphis e dall'ebraico nâhâsh, serpente). Qui di seguito riporterò un sunto tratto dagli studi effettuati da C. Schmidt e dall'analisi del testo.

All'apice dell'universo vi è un Dio ineffabile, infinito, inaccessibile, che costituisce il grado supremo dell'essere, luce e potere dal quale emana ogni cosa: “[...] luce delle luci, luoghi della verità e del bene, luogo del santo di tutti i santi, luogo nel quale non c’è né donna né uomo, luogo (nel quale) non vi sono forme, ma solo una continua e indescrivibile luce” (cap. 143). Attorno a lui vi sono tre spazi nei quali si trovano i più grandi misteri ai quali l'uomo possa accedere: il I° spazio è lo spazio dell'ineffabile; il II° spazio è il primo spazio del primo mistero; il III° spazio è il secondo spazio del primo mistero.

Dal primo mistero trasse origine ogni emanazione, egli è immagine perfetta dell'ineffabile, egli governa l'universo, egli decretò le peripezie di Sophia, egli salva l'umanità dal potere degli arconti, egli è il padre di Gesù, egli è il mistero che guarda dentro (verso l'assoluto), mentre Gesù è il mistero che guarda fuori (verso il contingente). Dal primo mistero provengono i senza padre, i dotati di triplice forza, ecc. ecc.

Al di sotto del mondo dell'ineffabile e inaccessibile si trova il mondo della luce pura, la terra della luce pura, con tre immense regioni:

1) la regione del tesoro della luce ove sono raccolte le anime che ricevettero i misteri; quivi si trovano le emanazioni e gli ordini con i sette amen, le sette voci, i cinque alberi, i tre amen, il fanciullo del fanciullo, i dodici salvatori preposti ai dodici ordini, i nove custodi delle tre porte del tesoro della luce;

2) vi è poi la regione di destra o luogo della destra con sei grandi principi aventi il compito di estrarre dagli eoni e dal cosmo inferiore le particelle di luce e ricondurle nel tesoro; grande messaggero è Jeu, detto pure primo uomo, vescovo della luce,provveditore del cosmo inferiore;

3) la terza è la regione di mezzo nella quale troviamo sei grandi entità di maggiore spicco: 1) Melchisedec il grande ricevitore della luce; 2) il grande Sabaoth detto anche padre di Gesù in quanto prese la sua anima e la gettò nel grembo di Maria; 3) il grande Jao avente al suo servizio 12 diaconi dai quali Gesù trasse le anime dei 12 apostoli; 4) il piccolo Jao, dal quale Gesù prese una forza luminosa e la gettò nel grembo di Elisabetta per la nascita di Giovanni Battista, suo precursore; 5) il piccoloSabaoth; 6) al di sopra di questa entità eccelle la vergine luce giudicatrice delle anime e quindi dispensatrice di felicità eterna e di tormenti: al suo servizio vi sono i ricevitori, sette vergini luminose con quindici assistenti.

Al di sotto del mondo della luce pura abbiamo il mondo degli eoni o mondo della miscela di materia e luce: è caratterizzato dalla commistione tra luce e materia, effetto della rottura dell'originaria integrità; qui dunque è necessaria l'operazione purificatrice e raffinatrice, affinché la luce ritorni alla sua origine (nel tesoro della luce) e la materia sia accantonata in attesa della sua distruzione. È il mondo del drammatico scontro tra luce e tenebre, tra bene e male.

Come i due precedenti, anche il mondo degli eoni consta di tre regioni: la regione di sinistra, la regione degli uomini, la regione inferiore (inferi, caos, tenebre).

La regione di sinistra era, nei primordi - all'epoca della integrità - la regione di 12 eoni: sei per Sabaoth Adamas, e sei per suo fratello Jabraoth; i loro arconti erano uniti rispettivamente in tre sizigie e coppie; ma i fratelli furono cattivati dalla brama sessuale nell'intento di crearsi un regno di esseri inferiori dipendenti: interruppero così il mistero della luce con la pratica dell'unione sessuale; per comando del primo mistero, Jeu li vincolò nelle loro immutabili sfere terrestri; davanti alla vendetta, Jabraoth si pentì e con lui i suoi: perciò fu creato un tredicesimo eone (che in altri scritti gnostici, è detto ogdoade) sovrastante infinitamente gli altri dodici; e in questo eone fu trasferito Jabraoth, i suoi e, in seguito, da Gesù, furono posti Abramo, Isacco, Giacobbe. Gli abitanti del tredicesimo Eone dominano i dodici eoni e, vicini al mondo della luce pura, aspirano a essa.

Ma in questo tredicesimo eone è già entrata la miscela cioè luce e materia, perciò è detto pure luogo della giustizia. In esso si trovano: il padre primordiale, i tre dotati di triplice forza, i ricevitori o ricevitori vendicativi che strappano le anime giuste che ancora non ricevettero i misteri e le conducono alla vergine di luce (uno di questi tre è l'Arrogante che vedremo in seguito), e ancora i 24 invisibili, emanati dall'invisibile padre primordiale, fratelli e compagni di Pistis Sophia tra i quali c'è pure il suo compagno (una figura, quest'ultima, non meglio definita).

A enorme distanza si trovano i 12 eoni, regno di Sabaoth Adamas, grande tiranno, il re Adamas, che seguita la sua azione procreatrice ed una moltitudine di arconti, angeli, arcangeli, ecc… e di esseri inferiori. Nell'ambito della prima regione e sotto il dominio dei 12 eoni si trovano ancora il destino, la prima e la seconda sfera, gli arconti di mezzo e il firmamento.

Andiamo ora ad analizzare alcuni punti chiave del testo.
La permanenza di Gesù

È interessante notare come il Pistis Sophia sia il testo più generoso in termini di tempo nell’indicare la permanenza di Gesù sulla terra dopo la resurrezione, allo scopo di istruire gli apostoli sui misteri.

Infatti nel primo capitolo afferma: «Dopo che Gesù risorse dai morti trascorse undici anni con i suoi discepoli durante i quali si intrattenne con essi istruendoli soltanto fino ai luoghi del primo comandamento e fino ai luoghi del primo mistero al di là della cortina, all’interno del primo comandamento, cioè il ventiquattresimo mistero esterno e inferiore; questi (ventiquattro misteri) si trovano nel secondo spazio del primo mistero, anteriore a tutti i misteri: il padre dall’aspetto di colomba».

Quindi Gesù istruisce i propri discepoli per 11 (4) anni dopo la resurrezione fino ad un certo livello di conoscenza; in seguito li istruì a gradi di conoscenza superiori. Il Pistis Sophia, infatti vuole trasmettere una conoscenza (gnosi) di tale livello di profondità da richiedere a Gesù una ascesa al cielo e relativa trasfigurazione descritte nei capitoli successivi (5).

A titolo di confronto con altri testi riguardo la permanenza di Gesù riportiamo che nel libro di Luca “Gli atti degli apostoli” vengono indicati 40 giorni (I, 3); nell’Ascensione di Isaia si narra di 545 giorni (9, 16); ne la “notizia di Ireneo sugli Ofiti” si dice: “Gesù poi dopo la resurrezione è rimasto (in terra) per 18 mesi” (I, 30); ne la “Lettera degli apostoli” la dimora del risorto si protrasse per 7 giorni durante i quali Gesù fa loro “vedere tutto, come aveva promesso” (3, 9 e ss.).

Il ruolo delle donne

«Detto questo ai suoi discepoli, soggiunse: - Chi ha orecchie da intendere, intenda! Udite queste parole del salvatore, Maria rimase un’ora (con gli occhi) fissi nell’aria; poi disse: - Signore, comandami di parlare apertamente. Gesù, misericordioso, rispose a Maria: - Tu beata, Maria. Ti renderò perfetta in tutti i misteri di quelli dell’alto. Parla apertamente tu il cui cuore è rivolto al regno dei cieli più di tutti i tuoi fratelli» (cap. 17).

Al di là dell’interpretazione letterale del capitolo 17, che risulta di agevole e comprensibile lettura, bisogna sottolineare come lo stesso introduca per la prima volta nel Pistis Sophia (e rimanga come caso isolato anche relativamente agli altri testi gnostici di Nag Hammâdi) il ruolo di una donna che si erge a protagonista.

Nei capitoli precedenti al diciassettesimo ci sono solo due riferimenti, indiretti, a figure di donne, nel cap. 7, quando viene citata Elisabetta, a cui depone in grembo lo spirito di Elia poi divenuto Giovanni Battista (6), e nel cap. 8, quando Gesù racconta come, nei panni dell’Angelo Gabriele, infonde nella sua madre terrena la prima forza e cioè il Padre.

La comparsa di Maria Maddalena in una veste così centrale ed importante apre le porte ad una riflessione più approfondita del ruolo delle donne sia nel contesto dell’analisi del Pistis Sophia sia, più in generale, nel contesto dello gnosticismo cristiano dell’epoca.

Di fatto nel Pistis Sophia alle donne è riconosciuta un’autorità e una dignità che non si incontrano in alcun altro scritto così antico.

Non è difficile ipotizzare, in conseguenza, l’esistenza di una tacita o aperta contrapposizione della comunità gnostica dalla quale proviene il Pistis Sophia, nei confronti della Chiesa di Roma circa la posizione della donna nell’ambito della comunità e del culto cristiano che, all’epoca, erano retti dal monito di San Paolo: mulieres in ecclesia taceant (le donne tacciano durante l'assemblea).

Nell’opera che stiamo analizzando, in tutti e quattro i libri gli interlocutori di Gesù sono i discepoli; ma con loro sono anche presenti ben quattro discepole: Maria, madre di Gesù, Salomè, Marta e Maria Maddalena.

La Madre di Gesù interviene tre volte (cap. 59, 61, 62); di lei è detto che ha già «ricevuto una somiglianza con la vergine luce» che tutta la terra la proclamerà beata «poiché in te dimorò il deposito del primo mistero e per opera di quel mistero saranno liberati tutti quelli della terra». Anche Salome è presente tre volte (cap. 54, 58 e 145) e Marta quattro (cap. 38, 57, 73 e 80) ma ambedue risultano tutto sommato, nell’ambito della immensa profondità dell’intera opera, presenze di non eccelso significato.

La parte invece di gran lunga più preponderante (e non solo nel raffronto con le altre donne ma anche con i discepoli), è assegnata a Maria Maddalena che interviene, e in contesti sempre importanti, per ben sessantasette volte.

Di lei sono fatte da Gesù le più ampie lodi ed essa arriva persino ad intercedere per i discepoli stessi quando i medesimi non riescono a seguire le parole del maestro (cap. 94).

Essa viene definita la più eletta («tu il cui cuore è rivolto al regno dei cieli più di tutti i tuoi fratelli»). Notiamo che Maria Maddalena, sposa sacerdotessa di Gesù (7), simbolizza la conoscenza (gnosi); quindi il processo di salvezza avviene nella camera nuziale, ossia il matrimonio simbolico con la divina gnosi, che ha anche un riflesso nella sacralità del rapporto intimo sessuale tra l'uomo e la donna nella più totale parità.
Maria Maddalena pertanto, è la più eletta perché contemporaneamente tentazione e salvezza, salvata e salvante, perché approfonditamente a conoscenza del peccato e contemporaneamente redenta e redentrice.

Pistis Sophia e l'Arrogante

Ci occuperemo ora di una analisi esoterica della figura principe di questo capitolo, figura sulla cui centralità ruotano i capitoli dal 29 sino alla fine del libro I ed anche oltre: Pistis Sophia.

Come tutte le figure allegoriche di una descrizione trascendentale Pistis Sophia non può venire rappresentata da un’unica definizione. Solo un attento e prolungato studio dell’opera ci consente di aspirare a coglierne tutte le possibili classificazioni.

Di sicuro, a livello puramente intellettuale si intuisce come Pistis Sophia rappresenti il devoto, l’iniziato, l’adepto, ed in questo modo anche tutta la promanazione eonica della creazione nella quale l’anima umana, caduta dalla sua regione (il tredicesimo eone) nel caos della materia, trova l’opportunità di risalire per tornare nel seno dell’omnimisericordioso.

È evidente anche il significato puramente letterale di Pistis Sophia, dove non si parla di Iniziati in senso stretto, ma si fa riferimento alle due virtù che Pistis Sophia richiama e cioè al Potere (8) (pistis) ed alla Saggezza (sophia). Saggezza-Potere non è qualcosa di definito in senso assoluto in quanto è sia l'Iniziato che tutti i suoi attributi, tra cui appunto la saggezza che è la gnosi stessa ed il potere che è la resurrezione. È in ogni caso chiaro che tutta la vicenda di Pistis Sophia non è altro che quella di tutto il genere umano. Il mito della creazione, della caduta e della salvezza trattati unitariamente (9).

All'inizio Gesù trova Pistis Sophia al di sotto del tredicesimo eone, cioè nel dodicesimo perché così costretta (10). Ella è triste a motivo delle sofferenze che le aveva arrecato l’Arrogante. Costui è un arconte del tredicesimo eone che, agendo per ordine del primo comandamento, non fa altro che compiere la Legge. Infatti mostra a Pistis Sophia una luce dal volto di leone (11) che inganna Pistis Sophia inducendola a seguirla verso gli eoni inferiori, fino farla scivolare nel caos della materia. Egli è dotato di triplice forza che il Maestro Samael Aun Weor (12) identifica nel Cap. 31 comemente, desiderio e sesso.

Si noti che Pistis Sophia segue la menzognera luce dell'Arrogante perché la scambia per una luce superiore, che lei sempre anela di ammirare. 

Questo anelito alle sfere superiori che poi fa ricadere Pistis Sophia nella materia ricorda il mito valentiniano della Sophia promanata dal Padre, la quale, desiderosa del Padre stesso, si inganna credendo di essere autonoma e indipendente; quindi trasforma in seguito l'anelito in desiderio egoista. Così cade negli abissi delle acque e da Sophia prende il nome di Prunico (lascivia).

Ma, tornando all'interpretazione samaeliana dell'Arrogante, ci domandiamo perché questo triplice potere di cui esso è dotato siano proprio la mente, il desiderio ed il sesso?

Pensando ai centri di cognizione fondamentali dell'essere umano (13), possiamo identificare proprio la mente, ossia il centro cognitivo intellettuale (lo posizioniamo in corrispondenza con la testa), i sentimenti puri che in ultima istanza esprimono la forza del desiderio in senso ontologico (posizioniamo il centro cognitivo emozionale nel cuore), ed infine i sensi quali centri cognitivi istintuali e animali, necessariamente connessi con la base della nostra istintualità: la sessualità (posizioniamo il centro istintivo-sessuale all'altezza degli organi genitali).

Pertanto la mente, il desidero ed il sesso, visti come centri generali di cognizione ed elaborazione della realtà circostante, diventano i cardini qualificanti dell'essere umano come tale.

Risulta immediato comprendere come, pertanto, sia la modalità di funzionamento di questi centri a determinare la discesa e la salita di Pistis Sophia lungo le sfere eoniche.

La mente, il desiderio ed il sesso di per sé sono costituenti neutri dell'uomo: gli Arconti, l'Arrogante, Pistis Sophia ecc. sono tutte parti dell'uomo nella sua globalità previste dal primo mistero e operanti sotto la volontà del primo comandamento (14). Ma il dramma cosmico dell'uomo si attua proprio partendo da sé stesso e in se stesso deve trovare il suo compimento.

L'inquinamento o la purificazione dei centri collocati nella testa, nel cuore e negli organi genitali determina il percorso di Pistis Sophia.

Conclusioni

Questo breve articolo di studio sulla Pistis Sophia non vuole essere considerato come esaustivo: di fatto sono stati commentati solo pochi punti interessanti del testo e in maniera non troppo approfondita.

L'autore rimanda a possibili prossime pubblicazioni di approfondimento, ma in primis consiglia al lettore di approcciarsi al testo della Pistis Sophia (qualora fosse interessato) col doveroso rispetto verso un testo sacro, cercando la fonte di comprensione non tanto nello studio intellettuale (che comunque deve essere attuato onde evitare incomprensioni banali) quanto nella meditazione e nella ricerca interiore.

Articolo pubblicato sul sito Fuoco Sacro
Link diretto:
http://www.fuocosacro.com/pagine/gnosticismo/pistissophia.htm

Articoli correlati: Il Vangelo di Giuda
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Bibliografia Samael Aun Weor, Pistis Sophia Svelata, edizione privata.
Marcello Craveri, I Vangeli apocrifi, Einaudi tascabili – Classici.
Luigi Moraldi, Testi Gnostici, Classici U.T.E.T. editore.
Appunti privati, incontri di studio sul testo gnostico della Pistis Sophia.
Internet, http://art.supereva.it/filo3000/tertulliano.htm?p
Internet, http://kerigma.firenze.net/testi/ireneo.htm
1Ad esempio, nel primo capitolo è indicato il 15 del mese di tibi come data dell’ascensione di Gesù, che appartiene al calendario copto e corrisponde all’11 di Gennaio.
2Cfr. Adversus hæreses. Ireneo nacque fra il 135 e il 140 e divenne vescovo di Lione nel 178, succedendo a Fotino.
3Cfr. De præscriptione hæreticorum. Quinto Settimio Fiorente Tertulliano nacque a Cartagine tra il 150 e il 160 da genitori pagani. Verso il 195 si convertì al cristianesimo e tornò in Africa, ove compose numerosi scritti in lingua latina in difesa della Chiesa contro pagani ed eretici. Verso il 207 aderì al montanismo.
4Per chi avesse confidenza con i tarocchi egiziani, ricordiamo che l'assioma trascendentale relativo all'Arcano 11 recita: «Gioioso nella speranza, sofferente nella tribolazione, sii costante nella preghiera».
5Ad esempio, nel capitolo 2: «Ma [...] in quel giorno, dunque, allorché il sole uscì per il suo corso, fu seguito da una grande forza luminosa, molto splendente, la cui luce era al di là di ogni misura. Era uscita, infatti, dalla luce delle luci, era uscita dall’ultimo mistero, che è il ventiquattresimo mistero, dall’interno verso l’esterno: questi (misteri) si trovano negli ordini del secondo spazio del primo mistero. Quella forza luminosa scese su Gesù e lo avvolse interamente, mentre era seduto discosto dai suoi discepoli: divenne tutto splendente, e la luce riversatasi su di lui era al di là di ogni misura». Si noti il fatto che Gesù rimane discosto dai discepoli, ad indicare una distanza, un abisso di conoscenza tra lui e gli astanti.
6Questo passo viene spesso preso a riferimerimento, da vari autori, come esempio per sottolineare l'adesione del pensiero gnostico al concetto di reincarnazione.
7Cfr. Vangelo di Filippo: «Erano tre, che andavano sempre con il Signore: sua madre Maria, sua sorella, e la Maddalena, che è detta sua consorte» (Vangelo di Filippo, logion 32, a cura di Marcello Craveri).
8Pistis (pistiV), sostantivo femminile, in greco significa credenza, convinzione, fede. In senso samaeliano qui la traduciamo come potere, in quanto la fede, quale volontà creativa, è potere plasmante.
9Si noti che nel cap. 29 Gesù dice: «Pistis Sophia, il suo compagno e le altre ventidue emanazioni formano le ventiquattro emanazioni emanate dal grande e invisibile padre primordiale e dai due grandi dotati di triplice potenza». Da un punto di vista cabalistico sappiamo che il 24 indica il 6, ossia il sesto mistero, che nei tarocchi egiziani è l'Indecisione oppure l'Innamorato, ossia l'uomo conteso tra l'amore profano e quello divino, tra materia e luce.
10Vedi cap. 30 parte finale: «Per ordine del primo comandamento, il grande dotato di triplice forza, l’arrogante, uno dei tre dotati di triplice forza, perseguitava Sophia nel tredicesimo Eone affinché guardasse verso le parti inferiori […] e le fosse così tolta la sua luce». Vedi anche cap. 31: «con questo pensiero uscì dal suo luogo, cioè dal tredicesimo Eone e discese al dodicesimo Eone».
11Esotericamente il leone simbolizza la Legge divina.
12Vedi bibliografia.
13Si ricordi che il tredicesimo eone è il luogo della giustizia, luogo di miscela tra luce e materia.
14Citando Samael Aun Weor: «L'Anima, il sesso, la tentazione, la caduta, la rigenerazione, sono nascosti nel sesto Mistero» (vedi bibliografia). Il sesto mistero, come abbiamo visto, è l'uomo.


Pistis Sophia (Gesù parla penza parabole .pdf)
 Pistis Sophia (versione senza note o spiegazioni)

fonte: https://crepanelmuro.blogspot.it/

Càtari, Templari, Sufi: San Francesco d’Assisi, quello vero

«Parlava con tutti gli animali, con i lupi; abbracciava i maiali, si spogliava nudo in chiesa, lavorava con i muratori e si faceva beffe delle autorità». Era il vero San Francesco d’Assisi, il “giullare di Dio” cantato da Dario Fo. Non era affatto un uomo di Chiesa: era un laico, che amava la sua compagna – Chiara – e predicava il messaggio di Cristo alle folle, criticando i ricchi e i potenti. Non era un prete, dunque, ma un cavaliere: ispirato dai Templari. E per giunta figlio di una donna proveniente dalla Linguadoca, la terra dei càtari, dove la Crociata Albigese stava facendo decine di migliaia di morti, con lo sterminio sistematico dei “boni homines”, i cristiani alternativi che stavano dalla parte degli ultimi. Ma poi accadde che, appena dopo la sua morte, il vero Francesco d’Assisi scomparve di colpo. Tutti i suoi documenti furono distrutti, bruciati. La sua memoria, cancellata. Al suo posto, nacque un nuovo San Francesco. Inventato di sana pianta, completamente falso: il San Francesco cattolico. Per riesumare le prime tracce di quello autentico ci vollero cinque secoli, col riemergere di un libro antico. Ma ormai era tardi: il Vaticano aveva fabbricato il docile “format” francescano, impresso nell’immaginario popolare.
E’ la grande rivelazione al centro del libro “San Francesco, le verità nascoste”, a cura di Gian Marco Bragadin. In 488 pagine pubblicate dalla casa editrice Melchisedek, il libro racconta la vera vita e il carattere del santo d’Assisi, rivelando «l’ipocrita Chiara e Francescoricostruzione che lo ha trasformato nel più fedele e mansueto servitore della Chiesa, nel medioevo e oltre, fino ai giorni d’oggi». Una clamorosa manipolazione storica: «Moltissimi documenti – scritti, memorie su Francesco (e probabilmente anche su Chiara) – sono stati dati alle fiamme per non propagare un ritratto non idoneo a farne un obbediente santo della Chiesa cattolica», racconta Bragadin, intervistato da “AdnKronos”. Un lavoro, il suo, sulla stessa lunghezza d’onda di “Francesco D’Assisi, la storia negata”, pubblicato di recente da Laterza e scritto dalla storica medievale Chiara Mercuri. Non a caso, per “riscrivere” la biografia dell’uomo di Assisi, fu incaricato «un frate erudito», Bonaventura, «che però non aveva conosciuto Francesco». Al biografo infedele fu ordinato di raccontare la vita del santo «attutendo, modificando, spesso cancellando del tutto ogni aspetto che poteva mettere in discussione quel ritratto del “poverello d’Assisi” che si è perseguito per secoli».
Quali sono, dunque, le verità nascoste? «Praticamente tutto quello che Francesco è stato ed ha fatto, per gran parte della sua vita», spiega Bragadin all’“AdnKronos”, sottolineando come San Francesco sia stato «un guerriero, che ha combattuto e che è stato imprigionato, e che più volte ha tentato di andare alla Crociata per diventare un valoroso cavaliere». Il vero Francesco «si è innamorato dell’ideale dei Templari, al punto che il suo ordine è modellato su quello templare». Inoltre, «templari erano alcuni suoi frati». La stessa madre di Francesco era nativa dell’Occitania, la patria dei càtari, cristiani “eretici” perché dualisti come i mazdei, i seguaci di Zoroastro, convinti che la creazione fosse opera del demiurgo, il “dio straniero”, nonostante ogni creatura avesse in sé la scintilla divina del “padre celeste”. In un mondo, quello feudale, basato sulla pretesa investitura “divina” del potere e quindi della proprietà terriera, il messaggio sociale dei càtari era devastante, intollerabile per l’ordine Gian Marco Bragadincostituito: i “buoni cristiani” (così si chiamavano, tra loro) erano convinti che niente e nessuno potesse legittimare la “privata proprietà dei beni”. Da qui la loro scelta di campo, a fianco degli ultimi.
«Dai càtari – conferma Bragadin – Francesco ha preso il concetto di servizio ai poveri, il rifiuto della proprietà. Ma non si deve dire, perché la Chiesa all’epoca lanciò una crociata per distruggere i càtari, con massacri orribili». Si ricorda quello di Béziers: 20.000 persone sterminate per essersi rifiutate di consegnare ai crociati i 200 eretici presenti in città. «Uccideteli tutti, Dio riconoscerà i suoi», fu l’ordine dell’abate Arnaud Amaury, capo spirituale della crociata. Era il 1209. L’ultimo grande eccidio, nel 1244, a Montségur, sui Pirenei, con 220 “perfetti” càtari arsi sul rogo. Ma non finì lì. Proprio per debellare il Catarismo fu istituito il tribunale speciale dell’Inquisizione, che impiegò 70 anni ad estirpare l’eresia, con “purghe” terribili, torture, roghi. Un regime di terrore, fondato sulla delazione, che devastò la Francia meridionale, distruggendo il tessuto sociale di una regione che, per Simone Veil, era stata la culla della civiltà mediterranea medievale, la terra tollerante dov’era fiorita la poesia dei trovatori. Più tardi la contro-predicazione evangelica dei “buoni uomini” avrebbe lambito lo stesso ordine francescano, a lungo ritenuto anch’esso in odore di eresia, data la sua predilezione per i poveri e i loro diritti.
Ma Francesco d’Assisi – quello vero – non stimava solo i càtari. «Ha tentato in tutti i modi il contatto con i musulmani», racconta Bragadin: «Non per convertirli (lui non giudicava nessuno, mostrava il suo esempio di vita), ma per trovare i punti di unione tra le religioni, per raggiungere una pace duratura». Ancora oggi, da allora, i francescani hanno la cura del Santo Sepolcro a Gerusalemme, dono del Sultano a Francesco e Frate Elia. Tutte verità nascoste, perché Francesco, aggiunge Bragadin, «ha vissuto una esistenza da eretico, sempre sul filo di finire al rogo». Vista però la sua enorme popolarità, dovuta al rivoluzionario messaggio d’amore che portava, «si è fatta conoscere solo una parte della sua vita, nascondendo tutto ciò che lo riguardava», incluso il legame con «la sua amata compagna Chiara», unione che «poteva essere disdicevole per l’istituzione ecclesiastica». Pochi sanno, continua Bragadin, che Francesco «ha voluto restare sempre un laico». Certo, un laico sui generis: «Predicava il Vangelo nelle piazze, alle feste, nei mercati: come poteva, la rigida Chiesa del tempo, ammettere che un laico parlasse di Cristo alla gente? Poteva predicare agli uccelli o ai lupi, non alla gente. E invece Francesco non ha fatto altro per tutta la vita, perfino quando era malato». Non a caso, la storica Chiara Frugoni, in varie interviste, si domanda perché Chiara Frugoni, storicaesistano migliaia di quadri e affreschi su Francesco, ma neanche uno in cui predica. «E la ragione è la seguente: non si voleva tramandare l’immagine di un laico che parlasse di Cristo».
Morto Francesco nel 1226, allontanati i suoi vecchi confratelli e segregata Chiara nel convento, sono scattate le grandi manovre per cancellarne la vera storia e dare ai fedeli «una immagine edulcorata di mansueto, docile soldatino della Chiesa cattolica», spiega Bragadin, attingendo a diverse fonti, tra cui molti scritti di Tommaso da Celano. Come si organizzò la grande impostura? Già nel 1260, al Capitolo, l’annuale riunione dei francescani che quell’anno si teneva a Narbonne, nella Francia mediterranea. A frate Bonaventura venne affidato il compito di scrivere una nuova biografia di Francesco, che fu poi approvata a Pisa nel 1263, durante il Capitolo successivo. Tre anni dopo, sempre il Capitolo (stavolta riunito a Parigi) «giunse a decretare la distruzione di tutte le biografie precedenti alla “Legenda Maior”, con la scusa che biografie diverse avrebbero condotto l’ordine verso una divisione». Una scelta atttuata in modo così meticoloso, aggiunge Bragadin, da far sparire dalla faccia della terra anche gli scritti di Francesco e quelli di Chiara, le lettere, le testimonianze. «Non solo: vennero distrutti nelle chiese immagini, affreschi, tutto». Damnatio memoriae. Sepolto il vero Francesco, doveva sopravvivere solo quello falso. E così sarebbe stato, fino al 1768.
Quell’anno, ormai in pieno Illuminismo, viene ritrovata miracolosamente “La Vita Prima”, del Celano, «a più di cinque secoli dalla morte di Francesco». Poco dopo torna alla luce anche “La Vita Seconda”, un manoscritto che Bragadin definisce «molto difettoso», scoperto nel 1806. E infine il terzo libro, “Il Trattato dei Miracoli”, «acquistato casualmente a un’asta pubblica nel 1900». Grazie a quei tre volumi, spiega l’autore, si è potuta finalmente ricostruire la biografia autentica del vero Francesco. Ma nei cinque secoli precedenti, aggiunge, il Vaticano «ha avuto tutto il tempo di costruire una storia artificiale e falsa». Lo confermano anche gli storici ufficiali: nell’agiografia di Bonaventura «si inventano anche false vicende, per far corrispondere la figura di Francesco a quanto si voleva tramandare, funzionale cioè alla posizione che voleva prendere l’ordine. E si trascura del tutto, naturalmente, la figura di Chiara e le sue vicende, quasi che le clarisse non facessero parte del movimento». Di Chiara «si sa poco», conferma il medievista Franco Cardini. Anche perché attorno al santo di Assisi fu fatta, letteralmente, terraFranco Cardinibruciata: Bonaventura ordinò di dare alle fiamme tutti gli scritti su Francesco. «Sembra un ordine dal Cremlino». Da quel momento, la verità su Francesco, non sarebbe più stata quella della sua vita privata, ma una verità imposta dalla Chiesa.
Bragadin ha ignorato la storiografia ufficiale, affidata a documenti autentici ma inattendibili (menzogneri) e si è spinto in pellegrinaggio ad Assisi per almeno cento volte in un quarto di secolo, raccogliendo indizi e confidenze preziose da anziani monaci, segeretamente “innamorati” del vero Francesco. «Ho studiato attentamente ogni cosa – racconta – incluse le informazioni su Internet di frati o storici non allineati come Paul Sabatier, che ipotizza tutto quello che poi io ho provato a raccontare». E’ il caso, per esempio, dei colloqui con vecchi frati amici che «se ne fregavano, data l’età, di mantenere segreti sui due santi d’Assisi e sul loro immenso amore cosmico, che nell’ordine si tramandava per via orale». Dalle biografie di Celano, poi, affiorano storie «che sono al limite della decenza», perché emerge un Francesco che si mette a nudo, in chiesa, spogliandosi completamente. «Un estremista, barricadero, che incita la folla contro i potenti. No, un santo così non lo si può accettare». E’ decisamente troppo, per vescovi e cardinali.
L’autore parla anche dell’amore di Francesco per i Sufi, l’elusiva confraternita dei mistici orientali approdati all’Islam dopo aver attraversato l’induismo e il buddismo, mantenendo vivi molti aspetti del mazdeismo zoroastriano. Un network segreto, quello dei Sufi, da sempre impegnato per la pace. E’ un rosario Sufi, scrive Bragadin, quello tumulato insieme alle spoglie di Francesco, di cui l’autore ripercorre anche lo storico viaggio in Terrasanta. Fonti e storici ufficiali, racconta Bragadin, negano che Francesco, dopo i massacri dei Crociati a Damietta, nel 1220, si sia recato a Gerusalemme, nonostante avesse un permesso Il libro di Bragadinspeciale del sultano El-Kamil, che aveva incontrato. «Ma come possiamo credere – dice l’autore – che Francesco, a pochi passi dalla meta, in quasi un anno di permanenza in Terrasanta, rinunci al sogno di una vita, visitare i luoghi santi del suo Gesù?». Altri documenti, infatti, dimostrano che quei luoghi li ha visitati. Lo ammette anche Ratzinger, sicuramente basandosi su fonti inoppugnabili: «San Francesco ha visitato il Santo Sepolcro, ci sono elementi certi», scrive Benedetto XVI. «Ha gettato un seme che avrebbe portato molto frutto».
Gli stessi documenti arabi confermano che Francesco abbia incontrato i Sufi: «Metà del “Cantico di Frate Sole”, sembra tratto dai poemi di Rumi», il massimo poeta islamico, afghano, fondatore della prima scuola Sufi dei Dervisci Rotanti. E il sultano, Francesco l’aveva incontrato «non certo per “convertirlo” (una fissa della Chiesa Cattolica), ma per confrontarsi in un rapporto di amore reciproco». Pace, nella diversità: unire ciò che è stato diviso. Francesco faceva parte, dunque, di una sorta di “intelligence informale” dell’epoca: una rete che, evidentemente, condivideva conoscenze esoteriche e collaborava per l’unità sostanziale dei popoli, al di là delle differenze religiose. “Perché il mondo non è nostro, e noi non siamo del mondo”, recita il “Pater” dei càtari, che sembra ispirato direttamente da Zoroastro e invita a liberarsi del “giogo” della materia. “Nel mondo, ma non del mondo”, è il motto dei Sufi. “Nulla possedendo, da nulla essendo posseduti”. Ecco in cosa credeva Francesco. Quello vero.
(Il libro: Gian Marco Bragadin, “San Francesco. Le verità nascoste”, Melchisedek, 492 pagine, euro 21,25, ebook a 12,99 euro).

fonte. http://www.libreidee.org/