domenica 4 agosto 2013

cara mamma non voglio la grazia




Mamma,

con quale animo hai potuto fare questo? Non ho più pace da quando mi hanno comunicato, che tu hai presentato domanda di grazia per me. Se tu potessi immaginare tutto il male che mi hai fatto ti pentiresti amaramente di aver scritto una simile domanda.
Debbo frenare lo sdegno del mio animo, perché sei mia madre e questo non debba mai dimenticarlo. Dimmi mamma, perché hai voluto offendere la mia fede? Lo sai bene, che è tutto per me, questa mia fede, che ho sempre amato tanto. Tutto me stesso ho offerto ad essa e per essa con anima lieto ho accettato la condanna e serenamente ho sempre sopportate la prigione. E’ l’unica cosa di veramente grande e puro, che io porti in me e tu, proprio tu, hai voluto offenderla così? Perché mamma, perché? Qui nella mia cella di nascosto, ho pianto lacrime di amarezza e di vergogna – quale smarrimento ti ha sorpreso, perché tu abbia potuto compiere un simile atto di debolezza?
È mi sento umiliato al pensiero che tu, sia pure per un solo istante, abbia potuto supporre che io potessi abiurare la mia fede politica pur di riacquistare la libertà. Tu che mi hai sempre compreso, che tanto andavi orgogliosa di me, hai potuto pensare questo? Ma, dunque, ti sei improvvisamente cosi allontanata da me, da non intendere più l’amore, che io sento per la mia idea?

Come si può pensare, che io, pur di tornare libero, sarei pronto a rinnegare la mia fede? E privo della mia fede, cosa può importarmene della libertà? La libertà, questo bene prezioso tanto caro agli uomini, diventa un sudicio straccio da gettar via, acquistato al prezzo di questo tradimento, che si è osato proporre a me.
Nulla può giustificare questo tuo imperdonabile atto.
Lo so, più di te sono colpevoli coloro che ti hanno consigliata di compierlo. Vi sono stati spinti dall’amicizia che per me sentono e dalla pietà che provano per le mie condizioni di salute?
Ma pietà ed amicizia diventano sentimenti falsi e disprezzabili, quando fanno compiere simili azioni. Mi si lasci in pace, con la mia condanna, che è il mio orgoglio e con la mia fede, che è tutta la mia vita. Non ho chiesto mai pietà a nessuno e non ne voglio. Ma mi sono lagnato di essere in carcere e perché, dunque, propormi un cosi vergognoso mercato? E tu povera mamma ti sei lasciata persuadere, perché troppo ti tormenta il pensiero, che io non ti trovi più al mio ritorno. Ma dimmi, mamma, come potresti abbracciare tuo figlio, se a te tornasse macchiato di un così basso tradimento? Come potrei vivere vicino, dopo aver venduto la mia fede, che tu hai sempre tanto ammirata?
No mamma, meglio che tu continui a pensarlo qui, in carcere, ma puro d’ogni macchia, questo tuo figliuolo, che vederlo vicino colpevole, però, d’una vergognosa viltà.
Che male ho fatto per meritarmi questa offesa?
Forse ho peccato di orgoglio, quando andavo superbo di te, che con fiera rassegnazione sopportavi il dolore di sapermi in carcere. E ne parlavo con orgoglio ai miei compagni. E adesso non posso più pensarti, come sempre ti ho pensata: qualche cosa hai distrutto in me, mamma, e per sempre. È bene che tu conosca la dichiarazione da me scritta all’invito se mi associavo alla domanda da te presentata. Eccola: “ La comunicazione, che mia madre ha presentato domanda di grazia in mio favore, mi umilia profondamente.
Non mi associo, quindi, ad una simile domanda, perché sento che macchierei la mia fede politica, che più d’ogni altra cosa, della mia stessa vita, mi preme”.
Per questo mio reciso rifiuto la tua domanda sarà respinta. Ed adesso non mi rimane che chiudermi in questo amore, che porto alla mia fede e vivere di esso. Lo sento più forte di me, dopo questo tuo atto.
E mi auguro di soffrire pene maggiori di quelle sofferte fino ad aggi, di fare altri sacrifici, per scontare io questo male che tu hai fatto. Solo così riparata sarà l’offesa, che è stata recata alla mia fede ed il mio spirito ritroverà finalmente la sua pace. Ti bacio tuo Sandro.
P.S. Non ti preoccupare della mia salute, se starai molto priva di mie lettere.

Pianosa, 23 febbraio 1933

fonte: www.blog-news.it

varianti variabili di H - 2 -


i derivati




In finanza, è denominato strumento derivato (o anche, semplicemente derivato) ogni contratto o titolo il cui prezzo sia basato sul valore di mercato di uno o più beni (quali, ad esempio, azioni, indici finanziari, valute, tassi d'interesse).
Gli utilizzi principali degli strumenti derivati sono la copertura di un rischio finanziario (detta hedging), l'arbitraggio (ossia l'acquisto di un prodotto in un mercato e la sua vendita in un altro mercato) e la speculazione.
Le variabili alla base della quotazione dei titoli derivati sono dette attività sottostanti e possono avere diversa natura: può trattarsi di azioni, di obbligazioni, indici finanziari, di commodity come il petrolio o anche di un altro derivato, ma esistono derivati basati sulle più diverse variabili, perfino sulla quantità di neve caduta in una determinata zona, o sulle precipitazioni in genere.
I derivati sono oggetto di contrattazione in molti mercati finanziari, e soprattutto in mercati al di fuori dei centri borsistici ufficiali, ossia in mercati alternativi alle borse vere e proprie, detti OTC, over the counter: si tratta di mercati creati da istituzioni finanziarie e da professionisti tramite reti telematiche e che, di solito, non sono regolamentati.
Alcune forme di strumenti derivati hanno origini antiche, in particolare i contratti a termine erano usati anche ai tempi dei greci e dei romani e i primi mercati organizzati per il loro scambio risalgono al XVII e XVIII secolo. La recente notevole diffusione è dovuta a vari fattori:

la fine, nel 1971, del sistema internazionale di cambi fissi per la caduta degli accordi di Bretton Woods, con il conseguente emergere del rischio di cambio;
gli shock petroliferi del 1973 e del 1979: gli improvvisi forti aumenti del prezzo del petrolio causarono una parallela intensificazione del rischio di mercato, sia per le ampie oscillazioni dei prezzi, sia per i conseguenti effetti sull'inflazione;
la globalizzazione dei mercati e la contestuale introduzione dei computer, che permettono di svolgere velocemente complessi calcoli di prezzi relazionati tra loro.
La prima notevole diffusione dei derivati si ebbe nel periodo 1989-1992, al termine del quale la loro consistenza complessiva arrivò a sfiorare i 20.000 miliardi di dollari. Si ebbe un rallentamento dopo le ingenti perdite accusate da grandi aziende, quali la Metallgesellschaft nel 1993 e la Procter & Gamble nel 1994, e il fallimento della Barings Bank nel 1995, ma l'espansione poi riprese. Al dicembre 2010 il volume dei derivati - più esattamente, il valore complessivo delle attività sottostanti i derivati - ammontava a circa 670.000 miliardi di dollari, 601.048 dei quali per derivati OTC, con prevalenza tra questi degli interest rate swap (364.378 miliardi di dollari). Per un confronto, si può considerate che il PIL mondiale ammonta a circa 70.000 miliardi di dollari.

Finalità

Gli strumenti derivati possono essere utilizzati per tre scopi principali:

copertura dei rischi (hedging);
speculazione;
arbitraggio.

Copertura dei rischi

In generale, si dice che chi acquista assume una posizione lunga, nel senso che acquistando una merce o un titolo si espone al rischio che nel tempo il prezzo di mercato diminuisca (compro a 90, ma la quotazione scende gradualmente a 80); al contrario, si dice che chi vende assume una posizione corta, nel senso che si espone al rischio di un rialzo del mercato (vendo oggi a 80, ma se avessi aspettato domani avrei potuto vendere a 85). La copertura dei rischi avviene assumendo una posizione lunga per bilanciare il rischio insito in un'operazione che comporta l'assunzione di una posizione corta, e viceversa.

Ad esempio, l'impresa A stipula un contratto che la obbliga ad acquistare fra tre mesi una certa quantità di caffè a un prezzo fissato (posizione lunga); il rischio consiste nella possibilità che tra tre mesi il prezzo del caffè risulti minore di quello fissato. Per bilanciare il rischio, l'impresa A assume una parallela posizione corta impegnandosi a vendere, ad un soggetto B che a sua volta si impegna ad acquistare, quella stessa quantità di caffè ad un prezzo un po' superiore a quello fissato nel primo contratto. In questo modo l'impresa A rinuncia ai maggiori guadagni che deriverebbero da un forte rialzo del prezzo del caffè, ma si pone al riparo dal rischio di una sua diminuzione.
Tali impegni a vendere e acquistare a termine sono strumenti derivati nel senso che hanno un loro proprio mercato, ma eventuali guadagni e perdite scaturiscono da variazioni del prezzo del cosiddetto sottostante (nel caso dell'esempio è il caffè), non del loro. Evidente la differenza con una azione: se si acquista un'azione, il fattore decisivo è il prezzo dell'azione stessa; se si acquista un derivato, ciò che decide è il prezzo del sottostante.

Speculazione

I derivati possono anche essere usati per scopi speculativi, sfruttando quello che in finanza è chiamato l'effetto leva. In generale, per effetto leva si intende il maggior guadagno rispetto al capitale proprio investito che si ottiene se un'operazione, che richiede un investimento di un certo ammontare, viene effettuata ricorrendo all'indebitamento per buona parte di quell'ammontare, se cioè l'operazione viene effettuata con l'impiego di una quota contenuta di capitale proprio (l'effetto positivo, peraltro, si ha solo se l'operazione ha successo).
Nel caso dei derivati, l'effetto leva consiste nel fatto che si assumono impegni o diritti ad acquistare o vendere versando importi che ammontano a percentuali molto contenute (orientativamente dal 2% al 7%) del valore del sottostante.

Vantaggi

Restando all'esempio sopra proposto, il soggetto B che si impegna ad acquistare il caffè potrebbe non effettuare alcuna operazione di segno opposto per tutelarsi; potrebbe infatti essere convinto che il prezzo del caffè salirà nettamente tra tre mesi e scommettere, "speculare", sul rialzo. Stipula quindi contratti che lo impegnano ad acquistare caffè a tre mesi a un prezzo fissato, versando una piccola percentuale dell'importo corrispondente. Se il prezzo del caffè risulterà davvero più alto tra tre mesi, lo speculatore B guadagnerà: potrà acquistare il caffè ad un prezzo inferiore a quello di mercato e rivenderlo così subito a un prezzo più alto.
Lo speculatore B potrebbe acquistare un derivato sul caffè, potrebbe cioè impegnarsi ad acquistare caffè tra sei mesi, per 5.000.000 di euro versando una somma iniziale di 100.000. Se tra sei mesi il prezzo del caffè risulterà aumentato del 10%, lo speculatore potrà acquistare caffè per 5.000.000 di euro rivendendolo immediatamente a 5.500.000 euro, con un guadano di 500.000 euro. L'effetto leva consiste in questo: se non intervenisse il derivato e si acquistasse oggi a 5.000.000 per rivendere tra sei mesi a 5.500.000, si realizzerebbe un guadagno del 10%, equivalente al 20% su base annua; se invece si acquista un derivato, si impegnano solo 100.000 euro e il guadagno ammonta quindi al 400% su sei mesi, all'800% su base annua.

Rischi

Tuttavia, si configurerebbe uno scenario nettamente diverso se il prezzo del caffè invece diminuisse. Lo speculatore B si troverebbe a dover effettuare l'acquisto a un prezzo più alto di quello di mercato. Non solo gli sarebbe poi difficile rivendere il caffè (in ogni caso, dovendolo vendere a un prezzo più basso, registrerebbe una perdita), ma potrebbe aver assunto un impegno eccessivo: l'importo da sborsare per acquistare il caffè sarebbe infatti nettamente maggiore di quanto aveva già pagato.
Da notare la differenza con un investimento in azioni. Se si acquistano azioni per 100.000 euro, la perdita massima che si può subire non può superare l'importo versato. Si può invece acquistare un derivato (si può cioè assumere l'impegno ad acquistare caffè, o altro) per 5.000.000 di euro versandone solo 100.000. Se però il prezzo diminuisse del 10%, da un lato per far fronte all'impegno si dovrebbero pagare 5.000.000 di euro, dall'altro rivendendo il sottostante (caffè o altro), si incasserebbero solo 4.500.000 euro, con una perdita di 500.000 euro pari a cinque volte la somma originariamente impegnata. Lo speculatore B rischia quindi di trovarsi in una situazione di insolvenza, di fallire.
È noto al riguardo il caso della tedesca MetallGesellschaft, che nel 1993 effettuò una simile speculazione confidando in un pronto rialzo del prezzo del petrolio, che stava calando, ma il prezzo invece continuò a diminuire. La società evitò il fallimento solo grazie a una operazione di salvataggio per 1.9 miliardi di dollari organizzata da 150 banche tedesche e internazionali.

Arbitraggio

Un terzo uso è quello di effettuare arbitraggi. In tali casi, peraltro, si tratta essenzialmente di acquistare dove il prezzo è più basso per rinvendere immediatamente dove il prezzo è più alto e l'effetto finale è quello di pareggiare i prezzi sui diversi mercati.

Tipologie

Nascono nuovi derivati ogni giorno, con diversi profili finanziari e diversi gradi di sofisticazione. In gergo, le tipologie standard vengono dette plain vanilla, mentre i tipi più complessi sono detti Esotici. Le tipologie più note e diffuse sono:

futures;
forward rate agreement;
swap, soprattutto interest rate swap e currency swap;
opzioni.

Futures

I contratti futures sono simili a contratti a termine. Si tratta di contratti che comportano l'impegno ad acquistare o vendere merci o attività finanziarie ad una certa data e ad un prezzo prefissato. A differenza di un vero e proprio contratto a termine, i futures sono contratti standardizzati per quanto riguarda importi e scadenze e, inoltre, si riferiscono a merci o attività finanziarie indicate solo nelle caratteristiche (caffè di un certo tipo, non una specifica partita di caffè; titoli di Stato con una scadenza residua di almeno 15 anni, non necessariamente titoli quindicennali emessi oggi o ventennali emessi cinque anni fa). Si distinguono:

financial futures, che hanno un sottostante di natura finanziaria:
interest rate futures per i titoli a reddito fisso;
currency futures per le valute;
stock index futures per gli indici azionari;
commodity futures, contratti che hanno come sottostante generi alimentari (riso, caffè, cacao ecc.), metalli, petrolio ecc.

Interest rate futures

Gli interest rate futures possono essere usati per la copertura dei rischi derivanti da variazioni nei tassi di interesse, che possono incidere negativamente sul valore di un portafoglio di titoli a reddito fisso.

Ad esempio, una banca che acquisti titoli di Stato appena emessi dal governo americano per 1.000.000 di dollari è esposta al rischio di un aumento dei tassi di interesse. I possessori dei titoli hanno infatti diritto a percepire interessi annuali in misura prefissata; in particolare, se un titolo di durata ventennale ha un valore nominale di 100 dollari e offre interessi del 5%, per venti anni il suo possessore incasserà ogni anno 5 dollari. Se i tassi di interesse di mercato non variano, il possessore potrà in ogni momento vendere il titolo al nominale, in quanto il nuovo acquirente lucrerà comunque il 5% di interessi ogni anno. Se però il tasso d'interesse di mercato aumenta al 7%, perché i 5 dollari annui garantiscano un tale rendimento il prezzo dei titoli deve calare a 71,4 dollari (71,4 x 0.07=5). Un aumento dei tassi di interesse comporta quindi una diminuzione del valore di mercato dei titoli, ovvero una perdita patrimoniale per la banca.
La banca può tutelarsi vendendo dieci contratti futures da 100.000 dollari ciascuno (taglio standard), cioè, in sostanza, sottoscrivendo l'impegno a vendere a 1.000.000 di dollari (alla pari) i suoi titoli alla loro scadenza. È ovviamente necessario trovare un acquirente, quindi qualcuno a cui interessi difendersi dal rischio di una diminuzione dei tassi di interesse (o uno speculatore), ma la conclusione dell'operazione è facilitata dal fatto che si tratta di dieci contratti distinti, ciascuno di taglio standard.
L'operazione, inoltre, non è conclusa direttamente con le controparti, ma con una struttura di intermediazione quale una borsa (per i titoli del governo americano si tratta del Chicago Board of Trade).
Acquirente e venditore di un contratti futures devono versare un deposito iniziale di garanzia, detto margine obbligatorio, pari a 2.000 dollari per ciascun contratto (il 2%). Inoltre, i contratti vengono sottoposti ogni giorno a valutazione secondo i valori di mercato (cosiddetto marking to market); un aumento del prezzo del sottostante comporta una potenziale perdita per chi si è impegnato a vendere, un potenziale guadagno per chi si è impegnato ad acquistare. Il potenziale guadagno aumenta il deposito di garanzia, la potenziale perdita lo fa diminuire; se tale diminuzione porta il deposito al di sotto del valore minimo obbligatorio (pari o poco inferiore al deposito iniziale), la parte che fronteggia la potenziale perdita deve versare denaro in misura tale da ripristinare il margine obbligatorio.

Currency futures

Per intendere l'uso tipico dei currency futures, si può pensare a un'azienda americana che abbia venduto merci ad un'azienda tedesca concordando un pagamento di 1.000.000 di euro dopo due mesi. Trascorsi i due mesi l'azienda americana riceverà euro che potrebbero valere di meno a seguito di variazioni dei cambi e quindi, convertiti in dollari, comportare una perdita.
Per tutelarsi da tale rischio, l'azienda americana può stipulare contratti futures che la obblighino a vendere (e contestualmente obblighino una o più controparti ad acquistare) 1.000.000 di euro a due mesi al tasso di cambio corrente. Potrebbe ad esempio stipulare contratti simili presso il Chicago Mercantile Exchange.

Stock index futures

I gestori di fondi comuni di investimento o di fondi pensione e le compagnie di assicurazione effettuano cospicui e articolati investimenti in azioni e, pertanto, sono esposti al rischio di cadute generalizzate dei loro prezzi, ovvero di cadute degli indici di borsa (cosiddetto rischio sistematico).
I contratti stock index futures, che prevedono il trasferimento di somme in contanti, consentono di tutelarsi. Se un soggetto A vende un contratto di 250.000 dollari sull'indice S&P 500 a una data scadenza, accetta di versare 250 dollari per ogni punto di quello che sarà l'indice alla scadenza; chi acquista accetta invece di versare 250 dollari per ogni punto dell'indice attuale. Ciò comporta che, se l'indice scende chi ha venduto guadagna (versa meno di quanto riceve), se l'indice sale guadagna chi ha acquistato.
Si vede così che il possessore di un portafoglio ampio e variegato si copre dal rischio di una caduta generalizzata dei corsi di borsa vendendo stock index futures. Per intendere la convenienza ad acquistare, si può pensare a un soggetto che, convinto del rialzo di un indice tra tre mesi, non disponga di liquidità da investire nell'immediato; non può quindi acquistare titoli ora, ma può acquistare stock index futures in quanto, per farlo, deve versare solo il margine obbligatorio (analogamente a quanto avviene per gli interest rate futures e, in generale, per i contratti futures). Se l'indice di borsa salirà effettivamente, ciò gli consentirà di realizzare un guadagno analogo a quello che avrebbe realizzato se avesse potuto acquistare ora titoli e rivenderli dopo tre mesi.

Commodity futures

Si tratta di derivati che hanno come sottostante merci scambiate a livello mondiale, come il petrolio o il caffè. La loro meccanica è stata già illustrata nella sezione relativa alle finalità dei derivati. Altri aspetti, quali il meccanismo dei margini, sono analoghi a quelli in uso per altri contratti futures.

Forward Rate Agreement

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Forward Rate Agreement.
Il forward rate agreement, detto anche brevemente FRA, è un contratto mediante il quale due soggetti si impegnano a scambiarsi un importo in denaro che viene determinato sulla base della differenza tra un tasso fisso concordato (contract rate) e un tasso di riferimento quale il LIBOR.
Chi acquista un FRA si impegna a pagare un importo commisurato al tasso concordato, chi lo vende si impegna a pagare un importo commisurato al tasso di riferimento. Alla scadenza il regolamento avviene per differenza: se l'acquirente deve pagare 1000 e il venditore 1100, sarà il venditore a versare la differenza di 100 all'acquirente.
L'acquirente potrebbe essere un soggetto che ha contratto un debito regolato a un tasso variabile; se questo tasso sale, l'acquirente del FRA riceve dalla controparte un importo analogo ai maggiori interessi che deve riconoscere al suo creditore. Il venditore potrebbe essere un soggetto che ha erogato crediti a un tasso variabile; se tale tasso scende, riceve dall'acquirente un importo analogo ai minori interessi che percepisce dal suo debitore.

Swap

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Swap (finanza).
In generale i contratti swap impegnano i contraenti a scambiarsi flussi monetati futuri. I due tipi principali sono gli interest rate swap e i currency swap.

Interest rate swap

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Interest Rate Swap.
In un interest rate swap i due contraenti convengono di scambiarsi flussi monetari periodici calcolati come interessi su un capitale nozionale di riferimento. In particolare, una parte si obbliga a pagare interessi calcolati su tale capitale ad un tasso fisso, l'altra si obbliga a pagare interessi calcolati a un tasso variabile.

A paga interessi secondo un tasso variabile (floating) a breve, ma preferirebbe un tasso fisso. B paga un tasso fisso (ad es. su obbligazioni emesse), ma preferirebbe un tasso variabile. Grazie all'interest rate swap sia A che B possono effettuare pagamenti secondo il tipo di tasso preferito. Normalmente ciò avviene grazie a un intermediario finanziario, come una banca, che trae il proprio guadagno da differenze nei tassi di interesse praticati ai due contraenti.
Per intendere la convenienza a contrarre operazioni del genere, si può pensare a due intermediari finanziari:
la banca A si indebita a breve (ad esempio sul mercato interbancario) ed eroga prestiti a lungo termine (ad es. mutui); si troverebbe quindi in difficoltà in caso di aumento dei tassi a breve termine;
la finanziaria B si indebita a lungo termine (ad es. emettendo obbligazioni) e presta a breve termine (ad es. finanziando l'acquisto di beni di consumo); si troverebbe quindi in difficoltà in caso di diminuzione dei tassi a breve termine.
Il contratto che può giovare a entrambi assume le seguenti caratteristiche:
la banca A si impegna a versare alla finanziaria B, per dieci anni, importi periodici calcolati come interessi a tasso fisso; ciò consente alla finanziaria di ottenere flussi che le permettono comunque di onorare il suo debito a lungo termine;
la finanziaria B si impegna a versare alla banca A, per dieci anni, importi periodici calcolati come interessi ad un tasso pari al LIBOR aumentanto di mezzo punto; ciò contente alla banca di ottenere flussi che le permettono di sostenere l'onere dei prestiti contratti a breve.
Il contratto appena descritto viene detto coupon swap. Vi sono anche schemi diversi quali il basis swap, nel quale i due contraenti si riconoscono importi calcolati su due diversi tassi variabili, lo zero coupon swap, nel quale i flussi calcolati al tasso fisso vengono pagati in unica soluzione alla scadenza, ecc.
Gli interest rate swap sono di gran lunga i derivati più diffusi. A dicembre 2010 il loro valore complessivo (364.378 miliardi di dollari) era oltre la metà del volume totale dei derivati.

Currency swap

Sono analoghi agli interest rate swap ma, oltre ad avere come oggetto lo scambio di flussi in valute diverse, prevedono flussi di capitali oltre che di interessi: vi è un iniziale scambio di capitali in valute diverse, poi un periodo di flussi di interesse, infine la restituzione dei capitali scambiati in origine.

Opzioni

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi Opzione (finanza).
Le opzioni, a differenza dei futures, conferiscono al loro acquirente la facoltà, non l'obbligo, di acquistare o vendere il sottostante a una certa data (opzioni detta europee) oppure entro una certa data (dette americane), a un prezzo prefissato. Le opzioni call conferiscono la facoltà di acquistare, le opzioni put quella di vendere. Le caratteristiche principali sono:
l'attività sottostante, che può essere dei tipi più vari: merci, valute, titoli di Stato, indici di borsa, tassi d'interesse ecc., ma più spesso futures;
il prezzo d'esercizio, detto strike price;
la data di scadenza;
il premio, che rappresenta il prezzo di acquisto del contratto e viene tipicamente versato al momento della stipula.
Nel caso di un'opzione call europea, l'acquirente alla scadenza può scegliere se:
esercitare il diritto di opzione, acquistando il sottostante al prezzo d'esercizio, se questo risulta inferiore al prezzo di mercato;
rinunciare all'acquisto, nonché al premio versato, nel caso contrario.
Analogamente, nel caso di un'opzione put l'acquirente alla scadenza può scegliere se:
esercitare il diritto di opzione, vendendo il sottostante al prezzo di esercizio, se questo risulta superiore al prezzo di mercato;
rinunciare alla vendita, nonché al premio versato, nel caso contrario.
Nel caso di opzioni americane si può esercitare il diritto di acquistare o vendere anche prima della scadenza, si lascia decorrere la scadenza se non si è interessati.
In ogni caso, l'acquirente di un'opzione rischia al più il premio mentre può andare teoricamente incontro a guadagni di notevole entità.
Ben diversa e sostanzialmente opposta la posizione del venditore. Questi incamera sicuramente il premio, ma:
se vende un'opzione call, si impegna inderogabilmente a vendere il sottostante al prezzo d'esercizio, e ciò accadrà proprio quando questo risulterà inferiore al prezzo di mercato (dovrà vendere "sotto costo");
se vende un'opzione put, si impegna inderogabilmente ad acquistare il sottostante al prezzo di esercizio, e ciò accadrà proprio quando questo risulterà superiore al prezzo di mercato.
Il venditore di opzioni, siano esse call o put, rischia quindi perdite teoricamente illimitate.

Mercato dei derivati
.
Il mercato italiano dei derivati è l'Italian Derivative Market (IDEM). Il primo mercato a trattare derivati fu il CBOT fondato nel 1848. Vengono negoziati sia in Borsa che in mercati over the counter (fuori borsa) e sono generalmente caratterizzati da leva finanziaria, rappresentando quindi strumenti finanziari di particolare rischio. Inoltre, i mercati su cui vengono negoziati sono normalmente caratterizzati da liquidità molto minore rispetto al mercato azionario, ed ancora peggio per i derivati tipicamente "sartoriali" (per esempio gli swap, che vengono "confezionati su misura"). Vengono spesso concettualmente equiparati alle scommesse, più che a degli "investimenti".
La massa di derivati circolante nel mondo ammonta a 670 trilioni di dollari, di cui cento depositati nelle banche statunitensi. La legislazione statunitense prevede la denominazione di un fondo pensionistico per le istituzioni finanziarie private che investono almeno il 25% del loro capitale in entità finanziarie classificate a loro volta come fondi pensione, che sono soggette a limitazioni prudenziali nelle scelte d'investimento in difesa del capitale che dovrà pagare la pensione ai titolari di quote del fondo.
Per l'elevato rischio, un derivato dovrebbe essere presente negli investimenti dei fondi pensione solamente per tutelare da un rischio di segno opposto maggiore: più direttamente il fondo se veramente seguisse una politica di investimenti prudenti e a basso rischio, non avrebbe necessità dei derivati per tutelarsi (eviterebbe l'alto rischio e basta). In particolare, è di discutibile legalità la vendita di derivati a soggetti non qualificati (vedi sentenza N. 2709/2007 della Corte di Appello di Milano), vista la difficoltà di determinarne correttamente il valore di mercato corretto, particolarmente ardua nel caso di derivati esotici e strutturati.
Alcuni fondi pensione sostengono di investire in derivati allo scopo di aumentare le entrate, a fronte delle fluttuazioni di mercato. Uno studio della Bank of New York e della Casey, Quirk & Associates prevede per l'anno 2008 un aumento degli investimenti delle aziende private in derivati da 5 a 300 miliardi di dollari. Privati ed aziende, quasi sempre privi di una conoscenza finanziaria sofisticata, non hanno normalmente alcun modo di determinare correttamente il pricing dei derivati esotici e strutturati, ne' di valutarne il rischio.
Alan Greenspan diede impulso all'emissione e diffusione di strumenti derivati. È rilevabile la particolarità di un titolo su mutui e ipoteche già esistenti, e di asset nominali registrati in attivo di bilancio anche se non rappresentano entità reali, diversamente da azioni e obbligazioni che sono almeno teoricamente collegate a investimenti in beni reali.

sabato 3 agosto 2013

gli spostati




The Misfitsè un film del 1961 diretto da John Huston, sceneggiato da Arthur Miller e con la partecipazione di Clark Gable e Montgomery Clift.

Trama

La bella e ingenua Roslyn, da poco divorziata, per mezzo dell'amica lsabelle stringe amicizia con due uomini: Gay, un cow boy anche lui divorziato, e Guido, meccanico e aviatore. Respinti gli approcci di quest'ultimo, Roslyn sente nascere in sé una viva simpatia per il cow boy che, dal suo canto, non è insensibile al fascino della giovane donna, di cui riconosce ed apprezza la profonda sensibilità ed umanità. Inizia così una relazione fra Roslyn e Gay, finché Guido non propone all'amico di prender parte ad una caccia ai cavalli selvaggi. La brutalità di un rodeo e le ferite che Perce, uno dei concorrenti, subisce durante la gara, sconvolgono l'animo di Roslyn: ai suoi occhi Gay appare ora sotto un aspetto diverso, cinico, rozzo e istintivamente violento. La reazione della donna è immediata e quando Guido e Gay, dopo un'estenuante caccia, riescono a catturare un cavallo selvaggio lei, con l'aiuto di Perce, libera l'animale. Gay torna a catturarlo a prezzo d'una lotta furiosa ma, dopo aver provato la sua superiorità sulla forza selvaggia dell'animale, a sua volta lo scioglie dai lacci e gli rende la libertà. È questo il suo cavalleresco omaggio alla sensibilità di Roslyn, che ha definitivamente conquistato il suo amore.

Produzione

Notevoli problemi sul set si ebbero a causa del ritardo cronico dell'attrice Marilyn Monroe: le riprese iniziavano verso le 9:30-9:45 e lei si presentava ogni giorno verso le 11:30, mai prima di tale orario. Esausti regista e attori (fra di loro Gable era quello più innervosito da tale comportamento) decisero di risolvere il problema posticipando l'inizio delle riprese alle 11.30.
La sceneggiatura è di Arthur Miller, marito di Monroe.

Cast

All'arrivo sulle scene la Monroe venne accolta, appena scesa dal volo sull'United DC-7, da 200 ammiratori.
Rappresenta l'ultimo film interamente girato di Marilyn Monroe, precedente all'incompleto Something's Got to Give, girato nel 1962 e di Clark Gable, morto per infarto subito dopo le riprese.

breve collage - 3 -


venerdì 2 agosto 2013

strage di Bologna




La strage di Bologna, compiuta la mattina di sabato 2 agosto 1980 alla stazione ferroviaria di Bologna, è uno degli atti terroristici più gravi avvenuti in Italia nel secondo dopoguerra. Come esecutori materiali furono individuati dalla magistratura alcuni militanti di estrema destra, appartenenti ai NAR, tra cui Giuseppe Valerio Fioravanti. La strage uccise 85 persone e ne ferì oltre 200.

L'esplosione e la reazione della città

Il 2 agosto 1980 alle 10:25, nella sala d'aspetto di 2ª classe della stazione di Bologna, affollata di turisti e di persone in partenza o di ritorno dalle vacanze, un ordigno a tempo, contenuto in una valigia abbandonata, esplose, causando il crollo dell'ala ovest dell'edificio. L'esplosivo, di fabbricazione militare, era posto nella valigia, sistemata a circa 50 centimetri d'altezza su di un tavolino portabagagli sotto il muro portante dell'ala ovest, allo scopo di aumentarne l'effetto; l'onda d'urto, insieme ai detriti provocati dallo scoppio, investì anche il treno Ancona-Chiasso, che al momento si trovava in sosta sul primo binario, distruggendo circa 30 metri di pensilina, ed il parcheggio dei taxi antistante l'edificio.
L'esplosione causò la morte di 85 persone ed il ferimento o la mutilazione di oltre 200.
La città reagì con orgoglio e prontezza: molti cittadini, insieme ai viaggiatori presenti, prestarono i primi soccorsi alle vittime e contribuirono ad estrarre le persone sepolte dalle macerie e, immediatamente dopo l'esplosione, la corsia di destra dei viali di circonvallazione del centro storico di Bologna, su cui si trova la stazione, fu riservata alle ambulanze ed ai mezzi di soccorso.
Dato il grande numero di feriti, non essendo tali mezzi sufficienti al loro trasporto verso gli ospedali cittadini, i vigili impiegarono anche autobus, in particolare quello della linea 37, auto private e taxi. Al fine di prestare le cure alle vittime dell'attentato, i medici ed il personale ospedaliero fecero ritorno dalle ferie, così come i reparti, chiusi per le festività estive, furono riaperti per consentire il ricovero di tutti i pazienti.
L'autobus 37 divenne, insieme all'orologio fermo alle 10:25, uno dei simboli della strage.
Nei giorni successivi la centrale Piazza Maggiore ospitò imponenti manifestazioni di sdegno e di protesta da parte della popolazione e non furono risparmiate accese critiche e proteste rivolte ai rappresentanti del Governo, intervenuti il giorno 6 ai funerali delle vittime celebrati nella Basilica di San Petronio. Gli unici applausi furono riservati al presidente Sandro Pertini, giunto con un elicottero a Bologna alle 17.30 del giorno della strage, che in lacrime affermò di fronte ai giornalisti: «non ho parole, siamo di fronte all'impresa più criminale che sia avvenuta in Italia»
.
Struttura dell'ordigno

La bomba era composta da 23 kg di esplosivo, una miscela di 5 kg di tritolo e T4 detta "Compound B", potenziata da 18 kg di gelatinato (nitroglicerina ad uso civile).

Indagini giudiziarie

Nell'immediatezza dell'attentato la posizione ufficiale sia del Governo italiano, allora presieduto dal Senatore democristiano Francesco Cossiga, che delle forze di polizia fu quella dell'attribuzione dello scoppio a cause fortuite, ovvero all'esplosione di una vecchia caldaia sita nel sotterraneo della stazione; tuttavia, a seguito dei rilievi svolti e delle testimonianze raccolte sul luogo dell'esplosione, apparve chiara la natura dolosa dell'esplosione, rendendo palese una matrice terrorista, che contribuì ad indirizzare le indagini nell'ambiente del terrorismo nero. Molti anni dopo, ricordando l'ipotesi della caldaia, il magistrato Libero Mancuso ebbe a dire in un'intervista televisiva che i depistaggi erano già iniziati poche ore dopo la strage.
L'Unità, nell'edizione del 3 agosto, attribuiva la responsabilità dell'attentato all'area fascista.
Già il 26 agosto 1980 la Procura della Repubblica di Bologna emise ventotto ordini di cattura nei confronti di militanti di estrema destra dei Nuclei Armati Rivoluzionari: Roberto Fiore e Massimo Morsello (futuri fondatori di Forza Nuova), Gabriele Adinolfi, Francesca Mambro, Elio Giallombardo, Amedeo De Francisci, Massimiliano Fachini, Roberto Rinani, Giuseppe Valerio Fioravanti, Claudio Mutti, Mario Corsi, Paolo Pizzonia, Ulderico Sica, Francesco Bianco, Alessandro Pucci, Marcello Iannilli, Paolo Signorelli, PierLuigi Scarano, Francesco Furlotti, Aldo Semerari, Guido Zappavigna, GianLuigi Napoli, Fabio De Felice, Maurizio Neri. Vengono subito interrogati a Ferrara, Roma, Padova e Parma. Tutti saranno scarcerati nel 1981.

Fasi principali del processo:

19 gennaio 1987: inizio del processo di primo grado
25 ottobre 1989: inizio del processo d'appello
18 luglio 1990: pronuncia della sentenza, gli imputati sono tutti assolti dall'accusa di strage
12 febbraio 1992: le Sezioni Unite Penali della Corte di Cassazione dichiarano che il processo d'Appello dev'essere rifatto, in quanto la sentenza viene definita illogica, priva di coerenza, non ha valutato in termini corretti prove e indizi, non ha tenuto conto dei fatti che precedettero e seguirono l'evento, immotivata o scarsamente motivata, in alcune parti i giudici hanno sostenuto tesi inverosimili che nemmeno la difesa aveva sostenuto
ottobre 1993 inizia il secondo processo d'appello
16 maggio 1994: pronuncia della sentenza che conferma l'impianto accusatorio del processo di primo grado
23 novembre 1995: pronuncia della sentenza della Corte di Cassazione che conferma quella del secondo processo d'Appello.

Depistaggi e disinformazione

Vi furono svariati episodi di depistaggio, organizzati per far terminare le indagini, dei quali il più grave è quello ordito da parte di alcuni vertici dei servizi segreti del SISMI, tra i quali Pietro Musumeci e Giuseppe Belmonte (affiliati alla loggia P2), che fecero porre in un treno a Bologna, da un sottufficiale dei carabinieri, una valigia piena di esplosivo, dello stesso tipo che fece esplodere la stazione, contenente oggetti personali di due estremisti di destra, un francese e un tedesco. Musumeci produsse anche un dossier fasullo, denominato "Terrore sui treni", in cui riportava gli intenti stragisti dei due terroristi internazionali in relazione con altri esponenti dell'eversione neofascista, tutti legati allo spontaneismo armato, senza legami politici, quindi autori e allo stesso tempo mandanti della strage.
Francesco Cossiga, il 15 marzo 1991, al tempo della sua presidenza della Repubblica, affermò di essersi sbagliato a definire "fascista" la strage alla stazione di Bologna e di essere stato male informato dai servizi segreti. Attorno a questa strage, come era già avvenuto per la Strage di piazza Fontana nel 1969, si sviluppò un cumulo di affermazioni, controaffermazioni, piste vere e false, tipiche di altri tragici avvenimenti della cosiddetta strategia della tensione.

Condanne

Lentamente e con fatica, attraverso una complicata e discussa vicenda politica e giudiziaria, e grazie alla spinta civile dell'Associazione tra i familiari delle vittime della strage alla stazione di Bologna del 2 agosto 1980, si giunse ad una sentenza definitiva della Corte di Cassazione il 23 novembre 1995. Vennero condannati all'ergastolo, quali esecutori dell'attentato, i neofascisti dei NAR Giuseppe Valerio Fioravanti e Francesca Mambro, che si sono sempre dichiarati innocenti, mentre l'ex capo della P2 Licio Gelli, l'ex agente del SISMI Francesco Pazienza e gli ufficiali del servizio segreto militare Pietro Musumeci e Giuseppe Belmonte vennero condannati per il depistaggio delle indagini.
Il 9 giugno 2000 la Corte d'Assise di Bologna emise nuove condanne per depistaggio: 9 anni di reclusione per Massimo Carminati, estremista di destra, e quattro anni e mezzo per Federigo Mannucci Benincasa, ex direttore del SISMI di Firenze, e Ivano Bongiovanni, delinquente comune legato alla destra extraparlamentare. Ultimo imputato per la strage è Luigi Ciavardini, con condanna a 30 anni confermata nel 2007. Anche lui continua a dichiararsi innocente.
Eventuali mandanti della strage non sono mai stati scoperti.

Ipotesi alternative

A causa del protrarsi negli anni delle vicende giudiziarie e dei numerosi comprovati depistaggi, intorno ai veri esecutori e ai mandanti dell'attentato si sono sempre sviluppate numerose ipotesi e strumentalizzazioni politiche divergenti dai fatti processuali che hanno portato alle condanne definitive dei presunti esecutori materiali della strage.
Stando quanto riportato dai media nel 2004 e ripreso nel 2007, Francesco Cossiga, in una lettera indirizzata a Enzo Fragalà, capogruppo di Alleanza Nazionale nella commissione Mitrokhin, ipotizza un coinvolgimento palestinese (per mano del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina e del gruppo Separat di Ilich Ramírez Sánchez, noto come "comandante Carlos") dietro l'attentato. Inoltre, nel 2008 Cossiga ha rilasciato un'intervista al Corriere della Sera in cui ribadiva la sua convinzione secondo cui la strage non sarebbe da imputarsi al terrorismo nero, ma ad un "incidente" di gruppi della resistenza palestinese operanti in Italia. Si dichiara altresì convinto dell'innocenza di Francesca Mambro e Giuseppe Valerio Fioravanti.
Tra il 1999 e il 2006, durante i lavori istruttori della Commissione parlamentare d'inchiesta sul terrorismo in Italia e sulle cause della mancata individuazione dei responsabili delle stragi (XIII legislatura, 1996-2001) e poi della Commissione d'inchiesta concernente il «dossier Mitrokhin» e l'attività d'intelligence italiana (XIV legislatura, 2001-2006) sono emersi elementi inediti sui collegamenti internazionali del terrorismo italiano e sulle reti dei servizi segreti dell'ex blocco sovietico e dei principali Paesi arabi come Siria, Libano, Libia, Yemen del Sud e Iraq. Grazie a queste informazioni è stato possibile riannodare i fili di una trama occultata per 25 anni e scoprire i punti nevralgici di uno dei segreti più sensibili della Repubblica: – gli accordi con la dirigenza palestinese (cosiddetto «lodo Moro»); – i retroscena del traffico di armi tra l'Fplp e l'Italia; – le minacce al governo italiano per il sequestro dei missili di Ortona e l'arresto del capo dell'Fplp in Italia Abu Anzeh Saleh; – i legami di Abu Anzeh Saleh con il terrorista internazionalista Ilich Ramírez Sánchez, detto Carlos; – l'allarme dell'antiterrorismo italiano ai servizi segreti tre settimane prima della strage; – il fallimento delle manovre della nostra intelligence per evitare l'azione ritorsiva; – l'arrivo in Italia il 1º agosto 1980 del terrorista tedesco Thomas Kram legato al gruppo Carlos e ai palestinesi, e presente a Bologna il giorno della strage. A fronte di queste evidenze il 17 novembre 2005 la procura bolognese apre un procedimento contro ignoti (7823/2005 RG) Dossier.
È da tenere in considerazione il fatto che il 27 giugno 1980, ovvero 35 giorni prima della strage della stazione, da Bologna era partito l'aereo DC9 Itavia volo IH870 per Palermo, che fu misteriosamente abbattuto al largo di Ustica provocando la morte di 81 persone. Le versioni ufficiali hanno sempre tenuto le due stragi separate al punto che tuttora per l'opinione pubblica italiana i due fatti appaiono slegati da qualsiasi fattore o nesso comune. Esiste tuttavia la possibilità che alcuni servizi segreti (CIA, Mossad) avessero provocato la strage di Bologna al fine di mettere sotto pressione il governo italiano e il suo filoarabismo ("lodo Moro"), in quanto considerato ambiguo e controproducente agli interessi atlantici. Tale filoarabismo dello Stato italiano avrebbe suggerito la protezione del Colonnello Gheddafi nel presumibile attacco subito nei cieli di Ustica il 27 giugno di quella stessa estate. Questo spiegherebbe la copertura successiva e la deviazione delle indagini sulla strage da parte dello Stato italiano. Tale ipotesi potrebbe anche coincidere con la tesi del terrorista Carlos.
C'è anche chi pensa che la Libia stessa abbia avuto una larga parte nella strage di Bologna quale ritorsione per l'attacco al Colonnello Gheddafi avvenuto presumibilmente a Ustica il 27 giugno del 1980.
Dalla sua cella, a Parigi, Carlos, pseudonimo del terrorista filo palestinese Ilich Ramírez Sánchez, affermò che «la commissione Mitrokhin cerca di falsificare la storia» e che «a Bologna a colpire furono CIA e Mossad», con l'intento di punire e ammonire l'Italia per i suoi rapporti di fiducia reciproca con l'OLP, che si era segretamente impegnato a non colpire l'Italia in cambio di una certa protezione.
Nel maggio 2007 il figlio di Massimo Sparti (malvivente legato alla banda della Magliana e principale accusatore di Fioravanti) dichiara «mio padre nella storia del processo di Bologna ha sempre mentito».
In un allegato pubblicato in fascicoli del settimanale di destra L'Italia Settimanale nel corso del 1994 intitolato "Storia della prima Repubblica" viene fornita una particolare ipotesi sulla strage; viene accomunata alla strage di Ustica (ne viene definita letteralmente il "bis"); poi viene paragonata al caso di Enrico Mattei e al caso Moro.

Il testo prosegue con

« L'Italia dalla nascita della prima Repubblica è stata, come tutti sanno, un paese a sovranità limitata (...) ora, nel momento in cui, per questioni contingenti (...) ha fatto - raramente - scelte che si sono rivelate in contrasto con le alleanze di cui vi dicevo, ha compiuto, detto in termini politico-mafioso-diplomatici, uno "sgarro". E come nella mafia quando un picciotto sbaglia finisce in qualche pilone di cemento o viene privato di qualche parente (in gergo si chiama "vendetta trasversale"). Così è fra gli Stati: quando qualche paese sbaglia, non gli si dichiara guerra; ma gli si manda un "avvertimento", sotto forma di bomba, che esplode in una piazza, su di un treno, su una nave, ecc ecc »

Senza contestare le sentenze giudiziarie che hanno riconosciuto gli esecutori materiali, il testo vuole indicare i mandanti.
Il 19 agosto 2011 la Procura di Bologna pone sotto indagine due terroristi tedeschi, Thomas Kram e Christa Margot Frohlich, entrambi legati al gruppo del terrorista Carlos, i quali risulterebbero presenti a Bologna il giorno dell'attentato, seguendo così la pista del terrorismo palestinese, mai accettata dal presidente dell'Associazione famigliari vittime Paolo Bolognesi e invece ripetutamente riproposta da Francesco Cossiga.

Associazione tra i familiari delle vittime della strage alla stazione di Bologna del 2 agosto 1980

L'Associazione si costituì il 1º giugno 1981 allo scopo di "ottenere con tutte le iniziative possibili la giustizia dovuta"; costituita inizialmente da 44 persone, il numero di associati crebbe fino ad arrivare a 300 elementi.
L'Associazione negli anni successivi alla strage è rimasta attiva, tanto per il ricordo della strage quanto per proporre iniziative che si sono affiancate alle indagini; con scadenza quadrimestrale i componenti sono soliti recarsi presso il tribunale, al fine di incontrare i magistrati inquirenti e, esaurito l'incontro, indicendo una conferenza stampa a scopo informativo sullo stato delle cose.
Il 6 aprile 1983, l'Associazione, assieme alle Associazioni delle vittime delle stragi di Piazza Fontana, Piazza della Loggia e del treno Italicus, costituì, con sede a Milano, l'Unione dei Familiari delle Vittime per Stragi.

In memoria della strage

 L'orologio venne riparato e fatto ripartire, ma la città di Bologna volle che fosse fermato di nuovo sull'ora della strage
Il 2 agosto è considerata la giornata in memoria di tutte le stragi, e la città di Bologna con l'Associazione tra i familiari delle vittime della strage alla stazione di Bologna del 2 agosto 1980 organizzano ogni anno un concorso internazionale di composizione musicale con concerto in Piazza Maggiore. Per ricordare la strage, nella ricostruzione dell'ala della stazione distrutta è stato creato uno squarcio nella muratura. All'interno, nella sala d'aspetto, è stata mantenuta la pavimentazione originale nel punto dello scoppio. Il settore ricostruito presenta l'intonaco esterno liscio e non "bugnato" come tutto il resto del fabbricato, in modo che sia immediatamente riconoscibile e più visibile. È stato mantenuto intatto uno degli orologi nel piazzale antistante la stazione ferroviaria, quello che si fermò alle 10:25; qualche tempo dopo la strage l'orologio venne rimesso in funzione, ma di fronte a decise rimostranze le Ferrovie convennero sull'opportunità che quelle lancette rimanessero ferme a perenne ricordo.
Il cippo commemorativo nella stazione di Bologna contiene l'elenco delle "vittime del terrorismo fascista". Durante il mandato di Giorgio Guazzaloca, sindaco di Bologna dal 1999 al 2004, l'esponente locale di Alleanza Nazionale Massimiliano Mazzanti propose al sindaco di non citare più la "matrice fascista" della strage nella commemorazione ufficiale del 2 agosto, anche se confermata con le condanne del 1995. Nonostante le critiche dell'opposizione, il sindaco, pur non ammettendo di aver accolto l'invito che veniva da una parte della sua maggioranza, così fece per tutte e quattro le prime celebrazioni che lo videro protagonista. Dal 2004, invece, il nuovo sindaco, Sergio Cofferati, è tornato a scandire la vecchia formula durante la manifestazione ufficiale.
Il 2 agosto 2010, giorno del trentennale della strage, per la prima volta nessun rappresentante del governo è stato presente alla commemorazione svoltasi dapprima in Comune e successivamente nel piazzale antistante la stazione; rappresentante per lo Stato è stato il prefetto di Bologna, Angelo Tranfaglia.
Il 24 settembre 2010 è stata posta sul binario 1 della stazione di Bologna una targa commemorativa con cui Unesco dichiara la Strage parte dei Patrimoines pour une Culture de la Paix Onu-Unesco per la promozione di una cultura di pace anche attraverso i patrimoni culturali locali.

La strage nel cinema e nel teatro

Il cortometraggio di Massimo Martelli Per non dimenticare (1992) mostra la vita di diverse persone (interpretate perlopiù da attori famosi, come Giuseppe Cederna, Massimo Dapporto, Giuliana De Sio, etc.) nell'ora immediatamente precedente la strage.
Il documentario Iltrentasette di Roberto Greco (2005) contiene le testimonianze di diverse persone che presero parte ai soccorsi.
La strage di Bologna è stata ricordata nel romanzo di Giancarlo De Cataldo Romanzo criminale ed appare nell'omonimo film del 2005 con la regia di Michele Placido, in cui viene fatta intendere la responsabilità di uomini dello Stato. Nel film si vede esplodere l'ala est della stazione, anziché l'ala ovest come realmente accadde. L'omonima serie televisiva, trasmessa prima da SKY Cinema 1 e successivamente da Italia 1, ne ha fatto il soggetto dell'undicesima puntata, seguendo la tesi della connivenza dei servizi segreti con gli autori della strage.
Il tragico evento viene ricordato anche nel film Da zero a dieci di Luciano Ligabue (2002), nel quale Libero, uno dei quattro protagonisti, rivela che un suo amico ha perso la vita, essendo rimasto coinvolto nell'esplosione mentre si trovava alla stazione di Bologna.
Il regista Filippo Porcelli ha dedicato tre film alla memoria del 2 agosto 1980:
2 agosto 1980. Oggi (2005)
2 agosto, stazione di Bologna. Binario 9 ¾ (2006)
NowHere (2007)
Il narratore Daniele Biacchessi, racconta la strage alla stazione di Bologna negli spettacoli La storia e la memoria e Il paese della vergogna con il gruppo Gang.
Il film del 2010 L'estate di Martino, di Massimo Natale, ricorda nel finale la strage alla stazione, anche se indirettamente, poiché tutta la negatività delle ore 10:25 viene convogliata sul protagonista che muore, lasciando scorrere indenne il momento fatidico, a Bologna.

La strage nelle opere letterarie

Nel 2010 viene ripubblicato il libro Strage di Loriano Macchiavelli (Einaudi editore). Il romanzo era già uscito nel 1990 sotto lo pseudonimo di Jules Quicher, per l'editore Rizzoli, e fu ritirato dalle vendite dopo una settimana in seguito ad una querela. Il romanzo, di stile poliziesco, rappresenta gli avvenimenti della Strage di Bologna e le successive indagini. Nella nota dell'autore viene negato ogni riferimento a personaggi reali.
La sovracoperta dell'edizione Rizzoli del 1990 riproduceva alcune immagini della stazione distrutta, inclusa quella dell'orologio fermo alle 10:25.
Maria Fresu, l'unica vittima di cui non venne ritrovato il corpo perché completamente disintegrato dall'esplosione, viene ricordata nella poesia Il nome di Maria Fresu di Andrea Zanzotto.
Nel romanzo Il pendolo di Foucault di Umberto Eco si parla a un certo punto di una valigia piena di esplosivo abbandonata su un treno, in transito tra Bologna e Firenze.
Nel romanzo Sopra l'acqua, sotto il cielo [Attenzione: il libro non parla invece della Strage di Piazza della Loggia?] viene ricordato l'episodio con la testimonianza di una vittima rimasta sorda a causa dell'esplosione.
Uno dei racconti della raccolta Bar sport duemila di Stefano Benni si svolge nella stazione di Bologna la mattina della strage e termina un istante prima dell'esplosione.
Francesco Guccini e Loriano Macchiavelli, nel libro Appennino di sangue, ricordano la strage, seppure indirettamente. I due personaggi principali, infatti, giungono nell'area ovest della stazione di Bologna il due agosto alle ore 10:25.

La strage nelle opere figurative

Il 17 agosto 1980 L'Espresso uscì con un numero speciale sulla Strage. In copertina figurava un quadro a cui Guttuso dette lo stesso titolo del quadro di Goya "Il sonno della ragione genera mostri" ed aggiunse la data del 2 agosto 1980.

varianti variabili di H