domenica 8 dicembre 2013
sabato 7 dicembre 2013
Gange
Il Gange (chiamato localmente Ganga, Devanagari गंगा) è un grande fiume del subcontinente indiano che scorre verso oriente attraversando le pianure del nord dell'India e il Bangladesh. Ha una lunghezza di 2.510 km e le sue sorgenti sono localizzate sul ghiacciaio di Gangotri nello stato indiano dell'Uttarakhand, nell'Himalaya centrale. Sfocia nel Golfo del Bengala con un ampio delta nella regione del Sundarbans. Per millenni ha goduto di una posizione preminente nella religione indù in India ed è adorato nella sua forma personificata della dea Ganga.
Il Gange assieme ai suoi affluenti possiede un bacino idrografico che si snoda su una superficie di circa un milione di chilometri quadrati, che supporta una delle regioni più densamente popolate del pianeta Terra. Quasi la metà della popolazione dell'India vive in un terzo del territorio del paese, compreso in 500 km dalla catena himalayana all'interno della Pianura del Gange.
Nel suo libro Discovery of India, Jawaharlal Nehru scrive:
The Ganges, above all is the river of India, which has held India's heart captive and drawn uncounted millions to her banks since the dawn of history. The story of the Ganges, from her source to the sea, from old times to new, is the story of India's civilization and culture, of the rise and fall of empires, of great and proud cities, of adventures of man…
Il Gange, soprattutto è il fiume dell'India, che ha preso prigioniero il cuore degli indiani e ne ha attratto innumerevoli milioni alle sue rive fin dagli albori della storia. La storia del Gange, dalla sua sorgente al mare, dai tempi antichi ai nuovi, è la storia della civiltà e della cultura dell'India, della nascita e della caduta di imperi, di grandi e fiere città, dell'avventura dell'uomo…
Il corso del fiume
Il Gange ha origine nell'Himalaya dopo la confluenza di sei fiumi: l'Alaknanda, che incontra il Dhauliganga a Vishnuprayag, il Nandakini a Nandprayag, il Pindar a Karnaprayag, il Mandakini a Rudraprayag e infine il Bhagirathi a Dev Prayag (da questo punto il fiume è noto con il nome di Gange) nello stato indiano dell'Uttarakhand. Il Bhagirathi è considerato il tratto iniziale vero e proprio del fiume, e le sue sorgenti traggono origine presso il ghiacciaio di Gangotri, ad un'altitudine di 7.756 metri sul livello del mare. Il fiume è alimentato inizialmente dall'acqua che discende da una serie di ghiacciai tra cui quelli del Nanda Devi e del Kamet.
Dopo aver percorso 200 km attraverso l'Himalaya, il Gange giunge presso le colline di Sivalik alla città di Haridwar, meta di pellegrinaggi. Ad Haridwar una diga ne imbriglia le acque verso il Ganges Canal, che collega il Gange con il suo principale affluente, lo Yamuna. Il Gange, che fino a quel punto è scorso verso sud-ovest, devia il suo flusso verso sud-est attraverso le pianure del nord dell'India.
Il Gange nei suoi primi 800 km di corso oltrepassa la città di Kanpur e in seguito riceve le acque dallo Yamuna vicino alla città di Allahabad. Questo punto è noto come Sangam a Allahabad. Sangam è un luogo sacro per l'Induismo. Secondo antichi testi indù, una volta un terzo fiume, il Sarasvati, si univa agli altri due fiumi in questo punto.
Unendosi a numerosi altri fiumi come il Kosi, Son, Gandaki e Ghaghra, il Gange forma un formidabile fronte d'acqua nel tratto tra Allahabad e Malda nel Bengala Occidentale. Nel tratto sopraccitato oltrepassa le città di Mirzapur, Varanasi, Patna e Bhagalpur. A Bhagalpur il fiume, passate le colline di Rajmahal, inizia a scorrere verso sud. A Pakur inizia a diramarsi con un suo primo ramo, il Bhāgirathi-Hooghly, che va a formare il fiume Hooghly. Vicino al confine con il Bangladesh il Farakka Barrage, costruito nel 1974, controlla il flusso del Gange, deviando dell'acqua che va ad alimentare un canale collegato al fiume Hooghly tenuto relativamente libero dal limo.
Il delta del Gange
Oltrepassato il confine con il Bangladesh, il ramo principale del Gange è noto come fiume Padma fino al punto in cui non incontra il fiume Jamuna, il principale ramo del delta del Brahmaputra. Più a valle il Gange è alimentato dal fiume Meghna, il secondo ramo principale del delta del Brahmaputra, e assume il nome di Meghna.
Con una larghezza di 350 km di delta, il Gange si getta infine nel Golfo del Bengala. Durante il suo corso il fiume ha un regime fortemente torrentizio con portate minime che possono scendere a meno di 600 m³/s e portate massime che possono superare i 50.000 m³/s (dunque esiste un rapporto di 1/83 fra portate minime e massime) nelle piene ordinarie. Nel delta Gange-Brahmaputra, quando i due fiumi sono in piena, viene scaricato nel Golfo del Bengala l'enorme portata di 200.000 - 220.000 m³/s. Solo due fiumi, il Rio delle Amazzoni e il fiume Congo, hanno una maggiore portata d'acqua del flusso combinato del Gange, Brahmaputra e del sistema Surma-Meghna.
Il fiume, inoltre, è caratterizzato da un'alta torbidezza delle acque (oltre 1,2 kg/m³ d'acqua), sicché il delta avanza assai sensibilmente nel mare anno dopo anno.
Significato religioso
Secondo gli indù il fiume Gange (che è maschile) è sacro. È adorato dagli indù ed è personificato come una dea Devi, che detiene un posto importante nella religione indù. Per gli Indù c'è la convinzione che effettuando il bagno nel fiume (in particolare in talune occasioni) si possa ottenere il perdono dei peccati e un aiuto per raggiungere la salvezza. Le abluzioni mattutine e serali sono normalmente effettuate presso alcune strutture dedicate costituite da scalinate che terminano nel fiume, dette ghats. Molte persone compiono lunghi viaggi per immergere le ceneri della cremazione dei loro familiari nelle acque del Gange; si crede che questa immersione possa far salire l'anima al cielo. Numerosi luoghi sacri indù si trovano lungo le sponde del fiume Gange, tra cui Haridwar e Varanasi, la città più importante dell'induismo. Si ritiene che bere l'acqua del Gange farà sì che dopo l'ultimo respiro l'anima salirà al cielo.
Al Gange si fa riferimento nel Rig-Veda, la prima tra le scritture indù. Appare nel nadistuti (Rig Veda 10.75), che elenca i fiumi da est a ovest. Anche nel Rig Veda 6.45.31, la parola Ganga è accennata, ma non è chiaro se il riferimento è al fiume.
Gli induisti credono anche che la vita sia incompleta senza la balneazione nel Gange almeno una volta nella propria esistenza. Una buona parte delle famiglie indù tiene un flaconcino di acqua del Gange nella propria casa. Viene considerato prestigioso detenere l'acqua della Santa Ganga in casa, e in tal modo, se qualcuno sta morendo, sarà sempre in grado di bere la sua acqua. Molti indù credono che l'acqua della Ganga possa ripulire l'anima di una persona da tutti i peccati passati, e che possa anche curare i malati. Le antiche scritture ricordano che l'acqua del Gange porta le benedizioni dei piedi del Signore Vishnu; quindi la Madre Gange è anche conosciuta come Vishnupadi, che significa "proveniente dal piede di loto del Signore Supremo Sri Vishnu".
Alcune delle più importanti festività indù e raduni religiosi (intesi come culti) si celebrano qui. Varanasi ha centinaia di templi lungo le rive del fiume che vengono spesso inondati durante le piogge. Questa città, specialmente lungo le rive, è un importante luogo di culto indù e sede per la cremazione.
La mitologia indiana afferma che Ganga, figlia di Himavan, re della montagna, aveva il potere di purificare tutto ciò che toccava. Ganga veniva dal cielo e purificava il popolo indiano. Anche dopo il funerale, gli indiani spesso immergono i corpi dei loro morti nel fiume, ritenendo così di purificarli dai loro peccati.
Storia
Durante il primo periodo vedico, l'Indo e il fiume Sarasvati erano considerati i grandi fiumi. Ma più tardi il Gange assumerà il posto principale come mostrato dai suoi numerosi riferimenti.
Forse il primo occidentale a citare il Gange è stato Megastene. Lo ha fatto più volte nel suo lavoro “Indika”: l'India, ancora una volta, possiede molti e grandi fiumi navigabili che, dalle loro fonti in montagna si estendono lungo la frontiera settentrionale, attraversando il paese, e non pochi di questi, dopo essersi uniti gli uni con gli altri, rientrano nel fiume chiamato il Gange. Ora questo fiume, la cui sorgente è di 30 grandi stadi, scorre da nord a sud, e getta le sue acque nel mare che costituisce il confine orientale del Gangaridai, una nazione che possiede una grande forza dagli elefanti di grandi dimensioni. (Diodoro II.37.)
A Roma in Piazza Navona, la famosa scultura, la Fontana dei Quattro Fiumi disegnata da Gian Lorenzo Bernini e costruita nel 1651, simboleggia i quattro grandi fiumi di tutto il mondo (il Gange, il Nilo, il Danubio e il Río de la Plata), in rappresentanza dei quattro continenti allora noti.
Economia
Il bacino del Gange con il suo terreno fertile è di fondamentale aiuto per il settore agricolo e l'economia di India e Bangladesh. Il fiume e i suoi affluenti forniscono una perenne fonte di acqua per l'irrigazione di una vastissima regione. Le principali colture includono riso, canna da zucchero, lenticchie, semi oleosi, patate, e grano. Lungo le sponde del fiume, la presenza di piccole paludi e laghetti consente una ricca gamma di coltivazioni come ad esempio legumi, peperoncino, senape, sesamo e iuta. È altresì importante per la pesca, anche se il fiume rimane altamente inquinato.
Il turismo è un'altra importante attività con le tre città sante per l'Induismo: Haridwar, Allahabad, Varanasi che attirano migliaia di pellegrini alle sue acque.
Ecologia
Il fiume inizia a ricevere le prime acque inquinate poco dopo le sorgenti. Lo sfruttamento commerciale del fiume è aumentato proporzionalmente alla forte crescita della popolazione. Attraversando zone ad alta densità abitativa il Gange raccoglie grandi quantità di sostanze inquinanti, come ad esempio Schistosoma mansoni e coliformi fecali, e berne le acque o semplicemente immergersi in esse per la balneazione comporta un alto rischio di infezione.
Sotto l'aspetto antropico, la pianura gangetica, vasta oltre 1 milione di km², rappresenta una delle zone del pianeta più densamente popolate e più abitate in senso assoluto, raccogliendo quasi mezzo miliardo di persone. Nel suo bacino si trovano due megalopoli come Delhi e Calcutta, con circa 20 milioni d'abitanti in totale, ma si trovano almeno altri 50 agglomerati con oltre 1 milione di abitanti.
L'UN Climate Report delle Nazioni Unite pubblicato nel 2007 indica che i ghiacciai dell'Himalaya che alimentano il Gange potrebbero scomparire entro il 2030, con il rischio che lo scorrere del fiume diventi un evento stagionale risultante dai monsoni.
venerdì 6 dicembre 2013
giovedì 5 dicembre 2013
proletariato
Il proletariato e i proletari (dal latino proletarii o capite censi o adcensi) costituiscono la classe sociale il cui ruolo, nel sistema di produzione capitalistico, è quello di prestare la propria forza lavoro dietro il compenso del salario. Quindi il proletariato, secondo la più popolare accezione (di derivazione marxista) è la classe sociale di lavoratori dipendenti, privi della proprietà e del controllo dei mezzi di produzione e possessori di una sola merce da vendere: la loro forza-lavoro.
Cenni storici
La riforma di Servio Tullio, operata nel corso del VI secolo a.C., era volta a effettuare una divisione interna alla cittadinanza romana tra coloro che potevano prestare il servizio militare (obbligati ad armarsi a proprie spese e perciò chiamati adsidui) e suddivisi a sua volta in cinque sotto classi sulla base del censo, e i cosiddetti proletarii o capite censi. Questi ultimi erano coloro che possedevano meno di 11.000 assi, organizzati in una sola centuria, detta immunis militia, dispensata dall'assolvere agli obblighi militari, tranne nel caso in cui non vi fossero particolari pericoli per la città di Roma. In quest'ultimo caso erano anch'essi armati a spese dello Stato, servendo in formazioni speciali estranee all'ordinamento legionario. Il significato latino del termine proletarius nasce da una condizione di povertà tale che non era possibile dare contributi allo stato, all'infuori dei loro stessi figli (proles).
Al termine della seconda guerra punica (218-202 a.C.) vi fu una nuova riduzione del censo minimo richiesto per passare dalla condizione di proletarii (o capite censi) ad adsidui, ovvero per prestare il servizio militare all'interno delle cinque sotto classi, come aveva stabilito nel VI secolo a.C., Servio Tullio. Si era, infatti, passati nel corso di tre secoli da un censo minimo di 11.000 assi ai 4.000 (= 400 dracme argentee descritte da Polibio alla fine del III secolo a.C. fino ai 1.500 assi riportati da Cicerone, a testimonianza di una lenta e graduale proletarizzazione dell'esercito romano, alla continua ricerca di armati, in funzione delle nuove conquiste nel Mediterraneo.
Rivoluzione industriale
Con la Rivoluzione industriale e l'affermazione del capitalismo il numero di proletari si diffuse a macchia d'olio, soprattutto nei grandi centri industriali.
Il termine fu usato da Karl Marx per indicare quella categoria di persone che non possiedono i mezzi di produzione e che quindi non hanno altra ricchezza che la prole (i figli) poiché non posseggono mezzi di produzione ma sono costretti a vendere la loro forza lavoro (ovvero la capacità di lavorare posseduta da un uomo).
Marx e il proletariato
Benché lo studio della divisione in classi della società non risalga a Marx, ma a David Ricardo ed Adam Smith, è Marx a riconoscere nel proletariato la classe rivoluzionaria che ha in sé le potenzialità di organizzazione di un nuovo modello sociale, non più basato sulla proprietà privata dei mezzi produttivi, ma sulla libera associazione dei produttori. Socializzando così la produzione, il ruolo del proletariato diviene quello di classe sociale che rovescia il sistema capitalistico, superandolo con un rapporto tra cose e persone privo del valore di scambio che determina l'esistenza delle merci.
Nella Critica al Programma di Gotha, Marx definisce anche il concetto di dittatura del proletariato, attribuendo a ciò il ruolo di fase dell'egemonia della maggioranza della classe degli sfruttati sulla classe degli sfruttatori. In questo senso la dittatura del proletariato altro non è che la condizione per l'emancipazione di tutte la classi sociali da loro medesime.
La fine del classismo mette termine, secondo Karl Marx, anche alle sovrastrutture politiche ed ideologiche sino a quel momento esistite. Lo stesso Stato, inteso come "comitato di affari della borghesia" cessa di avere una funzione e si apre la via ad una società "dove il libero sviluppo di ognuno è condizione necessaria per il libero sviluppo di tutti" (dal "Manifesto del Partito Comunista", 1848).
Funzione essenziale del proletariato è, dunque, l'organizzazione politica propria, la presa di coscienza (quello che Karl Marx definisce come classe per sé) e la conseguente spinta propulsiva verso l'emancipazione dal lavoro salariato e quindi dalla profittualità volta ad un singolo privato e non alla soddisfazione dei bisogni sociali.
Il proletario presta la sua forza lavoro al capitalista e ottiene da questo solamente i mezzi necessari (in forma di salario) per poter riprendere la produzione il giorno seguente. Dallo sfruttamento della forza lavoro del proletariato il capitalista ottiene il plusvalore delle merci e, di conseguenza, l'accumulazione profittuale.
L'invito di Marx ed Engels alla fine de "Il Manifesto del Partito Comunista" è quello di una unità totale dei lavoratori proletari per una rivoluzione comunista che abbatta l'economia politica borghese e che, quindi, metta fine alla mercificazione e alla considerazione fattuale dell'uomo stesso come merce che viene usata dal capitalista nel proprio centro produttivo:
"Proletari di tutti i paesi, unitevi!"
Marx separa il proletariato dal sottoproletariato in quanto quest'ultimo, pur essendo affine come condizioni sociali, non ha sviluppato una propria coscienza politica.
I sociologi del Novecento
Max Weber usò la definizione "Proletariato moderno" in riferimento sia alle reazioni dei ceti meno abbienti nei confronti delle religioni, sia alla espropriazione degli operai e dei contadini dai mezzi di produzione. Un punto di vista comune lo manifestarono i sociologi Götz Briefs, Joseph Schumpeter, Robert Michels, intravedendo nella posizione di isolamento e di privazione una spinta propulsiva per una reazione sociale in funzione anticapitalista, mentre Arnold Toynbee definì proletariato qualunque gruppo sociale posto in una condizione di emarginazione e marginalità.
domenica 1 dicembre 2013
quintet
In un futuro imprecisato, dominato dai ghiacci, dove la presenza umana conta le sue ultime vite nell'attesa che il "ciclo" (della vita) finisca, Essex, un cacciatore di foche, arriva in una cittadina imprecisata dove l'attività principale è il Quintet: gioco da tavolo praticato dalla popolazione della cittadina, divisa in rigide caste, al vertice delle quali si trova quella dei giocatori di quintet. Questo si sviluppa in tornei di cinque partecipanti. Sembra essere per questa gente l'unico motivo di "vita" tra una popolazione resa sterile dalla riproduzione per clonazione, ormai rassegnata ad essere l'ultima e né l'affacciarsi del ritorno della fertilità, né il ritorno di animali che si credevano estinti da decenni sembra risolvere la dilagante crisi morale in un mondo dove non v'è più nulla da vedere, da imparare.
Il quintet racchiude infatti un mondo di violenza ritualizzata che prevede l'eliminazione fisica dei perdenti. L'unica manifestazione di vita intelligente prevede la fine della stessa: un gioco dove non si può decidere se partecipare; ci si ritrova dentro, come nella vita, preciserà Gregor nel monologo che racchiude l'essenza del film.
Rambo
« Potevo ucciderli tutti, potevo uccidere anche te. In città sei tu la legge, qui sono io. Lascia perdere, lasciami stare o scateno una guerra che non te la sogni neppure. Lasciami stare. Lasciami stare. »
(Rambo a Teasle)
Rambo (First Blood) è un film del 1982 diretto da Ted Kotcheff, tratto dal romanzo di David Morrell. Dopo questo film sono stati prodotti tre seguiti: Rambo II: la vendetta, Rambo III e John Rambo.
Trama
John James Rambo è un reduce del Vietnam che vaga per gli Stati Uniti senza fissa dimora e senza un lavoro. Giunto ad Hope, una cittadina del nord ovest degli Stati Uniti nello stato di Washington, in cerca di un suo amico, Delmore Barry, scopre che egli è morto di cancro per esposizione all'Agente Arancio.
Sul percorso di ritorno si imbatte nello sceriffo del posto, William Teasle, il quale, con la scusa di offrirgli un passaggio, in realtà lo conduce fuori città, motivandogli arrogantemente che la presenza di vagabondi (e in particolar modo di reduci dal fronte) non è per niente gradita. Tuttavia, una volta sceso dalla vettura, Rambo decide comunque di ritornare a Hope. Ma Teasle, compiendo un abuso di potere, lo arresta per vagabondaggio, resistenza a pubblico ufficiale e possesso d'arma illegale (un coltello, col quale lui sostiene di andare solo a caccia) per una probabile condanna a 90 giorni di carcere e 250 dollari di multa.
Lo sceriffo affida il neodetenuto al suo sadico vice, il sergente Arthur Galt, il quale però, contro il volere di Teasle, insieme ad altri colleghi, sottopone Rambo a vessazioni e umiliazioni (Galt, con forza, gli dà una manganellata sulla schiena, viene sottoposto ad un fortissimo getto d'acqua di un'idropompa , viene insultato e vorrebbero fargli la barba a secco), che fanno riaffiorare all'ex berretto verde, traumatizzato, le terribili torture subite in Vietnam, le cui permanenti ed enormi cicatrici sul petto impressionano perfino gli stessi poliziotti. Rambo si ribella, neutralizza momentaneamente Galt e i suoi aguzzini, fugge dalla stazione di polizia e, sottraendo una motocicletta da cross, una yamaha xt 250cc del 1982, si dirige fuori città.
Teasle lo insegue immediatamente, ma giunto su un'altura impervia deve fermarsi perdendolo così di vista. Successivamente viene organizzata una battuta nei boschi, e tramite l'ausilio di cani da vista (tre dobermann) localizzano Rambo, che per sfuggire alla cattura si cala in un grosso precipizio sottostante, sul fondo del quale vi è un fiume e una fitta vegetazione. Ma alle sue spalle compare un elicottero sul quale vi è Galt, che imbracciando un fucile, tiene sotto tiro l'ex soldato. Rambo intuisce che il poliziotto vuole ucciderlo a sangue freddo (contro il volere di Teasle che lo vuole vivo) e, non avendo scelta, si lancia nel vuoto, precipitando sulla vegetazione e procurandosi una brutta ferita al braccio. Galt non demorde continuando a sparare. Rambo si nasconde dietro un albero ma Galt non si arrende: a questo punto scaglia una pietra verso l'elicottero, colpendo il parabrezza e rompendolo; il pilota perde il controllo, Galt perde l'equilibrio e cade su un grosso masso, morendo. Rambo gli sottrae le armi e la ricetrasmittente. Teasle e i suoi uomini lo individuano e lo invitano ad arrendersi, Rambo a sua volta sostiene a gran voce di essere innocente, e di non avere alcuna responsabilità per quanto avvenuto. Ma loro aprono il fuoco, e lui fugge dopo aver ricevuto un lieve colpo alla testa.
Successivamente la caccia al ricercato si concentra nella boscaglia limitrofa, dove Teasle vedrà di quanto Rambo è capace: gli altri poliziotti verranno feriti atrocemente uno dopo l'altro mediante rudimentali tecniche di guerriglia.
Per la ricerca del fuggiasco viene richiesto l'intervento della Polizia dello Stato di Washington e della Guardia Nazionale. Nel frattempo, fa il suo arrivo al quartier generale delle operazioni il Colonnello Samuel Trautman, colui che ha formato militarmente Rambo. L'ufficiale, a colloquio con lo sceriffo Teasle, esalta le doti del suo soldato e lo convince, nel tentativo di farlo arrendere, a fare da intermediario. Trautman via radio riesce a dialogare con Rambo, il quale tuttavia, pur essendo grato della sua offerta, non manifesta alcuna intenzione di consegnarsi alle autorità, affermando che "loro hanno sparato per primi", "hanno versato sangue per primi", (da cui il titolo originale della pellicola, "First Blood").
Il veterano, grazie al suo particolare addestramento in tecniche di guerriglia, ha la meglio. Si rifugia all'interno di una vecchia miniera abbandonata, ma dei volontari della Guardia Nazionale con un lanciarazzi M72 LAW ne fanno esplodere l'ingresso. Gli autori del gesto esultano: sono tutti convinti che Rambo sia rimasto ucciso, eccetto Trautman, che confida nel suo addestramento. Rambo infatti riesce a trovare un'uscita secondaria dalla quale abbandona la miniera e, successivamente, si impadronisce di un camion militare M55 carico di M60. Una volta in città, fa esplodere un distributore di benzina e un'armeria. Infine si introduce nell'ufficio di Teasle e qui avviene lo scontro finale tra i due. Lo sceriffo, credendo di sorprenderlo da un lucernario, commette un'imprudenza. Rambo apre il fuoco e lo ferisce.
Il Colonnello Trautman raggiunge Rambo prima che quest'ultimo tenti di uccidere Teasle. Oramai è circondato, non ha alcuna via di scampo. A questo punto esplode tutta la sua rabbia, nei confronti di coloro che hanno emarginato chi ha combattuto in Vietnam e per l'impossibilità di reintegrarsi nella vita civile. Poi, fra le lacrime, rievoca un episodio il cui protagonista è un suo ex compagno, rimasto dilaniato da un ordigno esplosivo. Trautman lo ascolta, lo conforta, dopodiché Rambo, costretto alla resa, esce allo scoperto insieme al suo superiore.
Produzione
Le scene di città nel film sono state girate a Hope, British Columbia, Canada. Il resto del film è stato girato nel parco provinciale di Golden Ears e sul lago Pitt Pitt Meadows.
Casting
Per la parte di Rambo erano stati considerati inizialmente Clint Eastwood, Al Pacino, Robert De Niro, Paul Newman, Nick Nolte, e Michael Douglas. Anche Terence Hill fu un possibile candidato per la parte del protagonista, ma decise di rinunciare, in quanto considerava il ruolo "troppo violento". Steve McQueen aveva espresso interesse per interpretare Rambo, ma fu costretto a rinunciare al ruolo per problemi di età. Alla fine Sylvester Stallone fu confermato dopo il successo della saga di Rocky.
Per il ruolo dello sceriffo Teasle, i produttori si avvicinarono a Gene Hackman e Robert Duvall, ma entrambi rifiutarono la parte.
Per la parte del Colonnello Trautman, inizialmente erano stati ingaggiati diversi attori come Lee Marvin, che rifiutò subito la parte, e Kirk Douglas, che abbandonò il film perché contrario con la produzione di cambiare il finale del libro. Per la parte, allora, fu ingaggiato Rock Hudson, ma questi dovette rinunciare al film per sottoporsi ad un intervento chirurgico al cuore. Infine Richard Crenna fu rapidamente assunto per la parte.
Sceneggiatura
La sceneggiatura fu scritta da Michael Kozoll e William Sackheim, con il contributo di Sylvester Stallone. I produttori del film, fiduciosi di Stallone dopo Rocky, consentirono all'attore di proporre modifiche alla sceneggiatura e al personaggio di John Rambo. Stallone rese Rambo meno violento e sanguinario, inserendogli anche delle caratteristiche che ricordano il personaggio di Rocky Balboa, e diminuì le eccessive scene di violenza presenti nel romanzo di Morrell. Infatti, mentre nel libro di Morrell Rambo ha un carattere violento, uccidendo molti dei suoi inseguitori, nel film causa indirettamente la morte di un solo agente.
Fu concessa l'opportunità per la realizzazione di un finale in cui il personaggio protagonista sarebbe dovuto morire per mano del Colonnello Trautman, come avviene nel romanzo di Morrell. La scena fu girata, ma venne poi sostituita con una scena meno drammatica.
Titolo
Negli Stati Uniti, il film fu distribuito come First Blood. A livello internazionale, il titolo è stato modificato Rambo: First Blood o semplicemente Rambo (tra cui anche in Italia). Ad ottobre 2007, prima dell'uscita di John Rambo, quarto capitolo della saga, dopo vari cambiamenti (Rambo IV - Pearl of the Cobra, John Rambo, Rambo: to Hell and Back) la produzione, in accordo con Stallone, ha deciso di chiamare il film semplicemente Rambo, ignorando che si tratta del titolo dato al primo film della saga in almeno otto paesi del mondo. Ovviamente, in Italia, il titolo è stato cambiato in John Rambo.
Accoglienza
Botteghino
Al botteghino fu un successo finanziario, rispetto ad altri film uscito nello stesso anno. Incassò circa 47 milioni di dollari al botteghino nazionale e 125 nel resto del mondo. Il film fu battuto da E.T. (350 milioni in tutto il mondo), da Tootsie (100 milioni in tutto il mondo), da Porky's (100 milioni di dollari) e da un altro film di Stallone Rocky III (125 milioni di dollari solo negli Stati Uniti).
Critica
Il film ricevette recensioni generalmente favorevoli, ed è considerato da molti come uno dei migliori film del 1982. In particolare, fu lodata l'interpretazione di Sylvester Stallone.
Nel 1982 Roger Ebert ha criticato il film in maniera molto favorevole, e ha lodato l'interpretazione di Stallone. Nel 2000, il critico cinematografico della BBC Almar Haflidason ha lodato Stallone che nel film lotta per la vita.
James Berardinelli di ReelViews ha definito il film come "un pezzo d'efficacia del cinema".
David Nusayr di Film Reel ha lodato il film affermando che Rambo è un "opera coinvolgente" e ha lodato l'interpretazione di Stallone. Il critico cinematografico Eric D. Snider ha criticato il film e ne ha lodato i temi: il dramma di una guerra conclusa e i demoni del passato del protagonista. Ha anche lodato Stallone, rivelando che l'attore ha fornito al film una certa profondità. Alex Sandell parla del film come "un thriller emozionante".
Curiosità
La motocicletta che Rambo ruba disarcionando il suo proprietario per fuggire da Hope è una Yamaha XT 250cc del 1982.
Il personaggio di Rambo viene citato scherzosamente in vari film o serie tv:
nella puntata Il cacciatore di taglie della serie televisiva Ultime dal cielo
da Michael J. Fox in Ritorno al futuro - Parte III
dallo stesso Sylvester Stallone in Tango & Cash
da Wesley Snipes in Demolition Man
da Arnold Schwarzenegger in I mercenari 2 - The Expendables
da Eddie Murphy in Beverly Hills Cop II da Jamie Lee Curtis in True Lies
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