martedì 6 maggio 2014

Odessa, bruciati vivi


di Nicolai Lilin

La stampa occidentale continua a tacere sulle origini dell’orrore che si è consumato ad Odessa. Ieri in tutti i notiziari ho sentito parlare del ” tragico incidente”, dei “38 manifestanti morti in circostanze ancora da chiarire”. I giornalisti che comunicano dall’Ucraina puntano l’attenzione dell’opinione pubblica occidentale sull’operazione di antiterrorismo guidata dalle forze speciali di Kiev contro i separatisti russi. Nessuno ha dedicato un servizio su ciò che è successo a Odessa, nessuno ha detto con semplici parole come i nazisti hanno bruciato vive le persone che manifestavano per difendere i propri diritti di cittadini.




I politici e gli amministratori del nuovo governo di Kiev scapperanno nelle loro splendide villette in Florida quando l’esercito russo invaderà il paese, ma la gente semplice, inebriata dai loro discorsi, rimarrà faccia a faccia con quattrocentomila uomini incazzati dell’esercito federale, e non sarà niente di buono per nessuno. Sarà la vera guerra. Bombardamenti notturni, niente luce, niente gas, niente cibo, niente medicine. Per contrastare i russi arriveranno i mercenari e gli estremisti islamici sponsorizzati dalla CIA che tratteranno gli abitanti locali peggio delle bestie. Ci sarà un’altra Yugoslavia, solo che questa volta i russi non si ritireranno. Ci sarà una guerra vera fino in fondo, fino all’ultimo uomo, senza pietà per nessuno. 


Per questo noi qui non possiamo ingoiare le bugie e le diffamazioni della stampa pilotata, dobbiamo informarci, far girare le immagini dello scempio umano in cui si è trasformata l’Ucraina, per impedire ai nostri vertici corrotti di compiacere gli assassini e i guerrafondai dell’alta finanza, per non essere anche in questo caso artefici inconsapevoli di una guerra fratricida. 

GUARDA IL VIDEO - Attenzione questo video potrebbe essere inappropriato per alcuni


fonte: freeondarevolution.blogspot.it

lunedì 5 maggio 2014

John Steinbeck



John Ernst Steinbeck, Jr. è stato uno scrittore statunitense tra i più noti del XX secolo, autore di numerosi romanzi, racconti brevi e novelle. Fu per un breve periodo giornalista e cronista di guerra nella seconda guerra mondiale. Nel 1962 gli fu conferito il Premio Nobel per la letteratura con la seguente motivazione: "Per le sue scritture realistiche ed immaginative, unendo l'umore sensibile e la percezione sociale acuta".

Ha ricevuto anche la Medaglia presidenziale della libertà dal Presidente Lyndon B. Johnson il 14 settembre 1964. È considerato uno dei principali esponenti della cosiddetta "Generazione perduta".

L'infanzia e gli studi

John Steinbeck nacque il 27 febbraio 1902 nella cittadina rurale di Salinas, in California. Il padre, John Ernst Steinbeck Sr., era il tesoriere della contea di Monterey, mentre la madre, Olive Hamilton Steinbeck, donna dal carattere molto determinato, era insegnante. John ebbe un'infanzia serena, insieme alle due sorelle maggiori Esther (1892) ed Elizabeth (1894) e alla sorella minore Mary (1905), crebbe sviluppando un legame affettivo molto forte con l'ambiente della valle di Salinas e della vicina costa del Pacifico dove la famiglia soleva trascorrere i fine settimana estivi.

A 14 anni John, ragazzino timido e schivo, decise che avrebbe fatto lo scrittore e trascorse parte dell'adolescenza scrivendo racconti e poesie.

Nel 1919 iniziò gli studi presso la Stanford University e frequentò corsi di letteratura inglese e scrittura creativa. Dal 1919 al 1925, Steinbeck interruppe spesso gli studi per svolgere lavori occasionali e temporanei venendo a contatto con un ambiente che influenzerà notevolmente i suoi romanzi. Costretto ad abbandonare definitivamente l'università alle soglie della laurea, cercò di entrare nel mondo letterario pubblicando, sulle riviste e sui giornali disposti ad accoglierlo, articoli, racconti e poesie e nel 1925 tentò di trasferirsi a New York che era in quel periodo il centro della vita intellettuale americana, ma l'anno successivo dovette ritornare in California.

Steinbeck racconterà questa sua esperienza, con maturità e auto-ironia in Come si diventa newyorkesi.

Gli esordi

A New York Steinbeck lavorò per un brevissimo periodo come giornalista per il quotidiano New York American. Tornato in California lavorò dal 1926 al 1928 come custode di una residenza estiva sul lago Tahoe, quest'attività gli lasciò molto tempo libero e nell'agosto del 1929 pubblicò il suo primo romanzo Cup of Gold, tradotto in Italia con il titolo "La santa Rossa", appena due mesi prima del "giovedì nero" di Wall Street. Il 14 gennaio 1930 sposò Carol Henning e i due si trasferirono a Pacific Grove, dove vissero per qualche tempo con il sostegno economico della famiglia di John.

Nello stesso anno Steinbeck conobbe il biologo marino e filosofo Edward Ricketts, il rapporto di amicizia e i lunghi scambi di idee con Ricketts influenzarono molto il pensiero di Steinbeck.

I primi romanzi

Cup of Gold (La santa Rossa)

Unico romanzo storico dell'autore, narra la vita di Henry Morgan, un garzone di fattoria del Galles che, dopo aver ricevuto da un eremita profezie di successo, parte per le Indie Occidentali dove, in seguito a varie avventure e disavventure, diventa capitano di una nave pirata.

Morgan compie le imprese più svariate, tra cui il saccheggio di Panama e riesce ad impossessarsi del tesoro spagnolo che vi è custodito ma non riesce a conquistare l'amore di una donna bellissima chiamata la "santa rossa".

Ritorna in Giamaica e si costruisce una identità di tutto rispetto come capofamiglia e governatore vivendo fino alla fine dei suoi giorni ricco e tranquillo.

Come i due romanzi successivi – The Pastures of Heaven del 1932 (I pascoli del cielo) e To a God Unknown del 1933 (Al dio sconosciuto) – La santa Rossa non ottenne particolare successo né di critica né di pubblico.

The Pastures of Heaven (I pascoli del cielo)

The Pastures of Heaven (I pascoli del cielo) venne pubblicato nel 1932 e in esso vengono narrate alcune storie di famiglie contadine tra le quali quella dei Munroe, che portano nella bella e tranquilla valle dei "pascoli del cielo", in California, il caos e l'infelicità per sé e per gli altri a causa di una atavica maledizione.

Nel romanzo, che in realtà è composto da una serie di racconti unificati dal luogo e dalla presenza di alcuni personaggi che si ripresentano in ogni storia, Steinbeck riesce a cogliere le passioni e i sentimenti che si agitano in questo piccolo mondo, che riflettono quelli di una intera e varia umanità, creando un affresco vivo e realistico.

Le storie dei personaggi, come la storia di Molly, una giovane e bella maestrina, quella del vecchio e saggio John Whiteside o del piccolo e simpatico Robbie, si intrecciano e si svolgono in un susseguirsi di avvenimenti avvincenti e commoventi.

To a God Unknown (Al Dio sconosciuto)

Come nel precedente romanzo si narra la vicenda che porta alla rovina una famiglia di contadini, i Wayne, che si trasferiscono dal Vermont in California nella speranza di trovare terre migliori ma dopo un breve periodo di prosperità la siccità li riduce in rovina. Il capofamiglia, che ha elaborato una intensa percezione religiosa della natura e della fertilità, decide così di compiere un sacrificio mistico alla madre-terra suicidandosi e versando nel terreno il suo sangue. A quel punto, finalmente, arriverà la pioggia.

Il titolo, che letteralmente andrebbe tradotto A un Dio sconosciuto, è una citazione dagli Atti degli Apostoli, là dove Saulo (San Paolo) va ad Atene per convertire gli ateniesi, e avendo notato che la città ha eretto un'ara per ciascun dio conosciuto e perfino un'ara dedicata "a un Dio sconosciuto", inizia la sua orazione nell'Areopago ateniese dicendo appunto: "Ho trovato un'ara con l'iscrizione 'al Dio sconosciuto'. Colui che voi adorate senza conoscere, io ve l'annunzio." (Atti 17,23).

L'età del successo

Nel 1934 morì la madre, e l'anno successivo il padre. Il 1935 è anche l'anno dell'incontro con Pascal Covici, che sarà il suo editore per tutta la vita (anche quando si spostò alla Viking Press), e con Elizabeth Otis, che sarà (in società con Mavis McIntosh) la sua agente letteraria e cinematografica. I primi successi arrivarono giusto allora con la pubblicazione di Tortilla Flat (Pian della Tortilla).

Tortilla Flat (Pian della Tortilla)

Pian della Tortilla venne subito acquistato da Hollywood per quattromila dollari circa e da quel momento inizia per lo scrittore la fama e il benessere. Lo stesso presidente Roosevelt dimostra grande ammirazione per lo scrittore che diventerà suo amico e spesso ospite della Casa Bianca.

Il romanzo prende il nome dal Piano della Tortilla che è un quartiere di vecchie baracche a Monterey, dove vivono i paisanos, ultimi discendenti dei californiani di sangue spagnolo che vivono di mille espedienti, amanti del bere e del mangiare, della vita tranquilla e oziosa.

Le vicende raccontate sono quelle di un'alleanza tra sette paisanos e cinque cani che si svolgono con il ritmo di un'antica storia cavalleresca e termina in modo tragico con la morte del capo gruppo, Danny.

Il romanzo, scritto nel periodo della Depressione, vuole essere una violenta satira della falsa rispettabilità borghese; da esso venne tratto nel 1942 il film Gente allegra con la regia di Victor Fleming e come interpreti Spencer Tracy, Hedy Lamarr, John Garfield, Frank Morgan.

Nell’ottobre del 1936 venne pubblicato il romanzo In Dubious Battle (La battaglia) che tratta di uno sciopero dei lavoratori stagionali nell’agricoltura.

In seguito Steinbeck ottenne l’incarico dal San Francisco News di scrivere una serie di articoli (intitolata poi The Harvest Gipsy) sulle condizioni di vita degli immigranti trasferitisi dall’Oklahoma alla California.

Utilizzando il materiale raccolto per la redazione degli articoli scrisse il romanzo Of Mice and Men (Uomini e topi) dal quale trasse l'omonima opera teatrale rappresentata per la prima volta il 23 novembre dello stesso anno a New York. Se ne era interessato il regista George S. Kaufman, con il quale discusse qualche scena, ma poi si disinteressò, al punto di disertare la prima. Lo spettacolo teatrale, con Wallace Ford, Broderick Crawford e Claire Luce, fu un successo.

Of Mice and Men (Uomini e topi)

In questo breve romanzo, Steinbeck riprende il tema sociale del problema della ricerca di un lavoro stabile e di una vita sicura, nonché quello della protesta contro lo sfruttamento del povero e dell'irregolare da parte di un mondo retrivo.

In verità il romanzo è anche la parabola di un destino tirannico che tiene le sue vittime al di qua della felicità, senza permettere loro di emanciparsi o di accedere al successo. Il romanzo ha le cadenze di una tragedia e, benché sia scritta in modo narrativo, sembra suddivisa in atti teatrali (forse l'autore meditava fin dall'inizio una sua trasposizione per le scene, come in effetti avvenne). L'azione è tutta ambientata in una fattoria dove lavorano e vivono in dure condizioni alcuni braccianti salariati raccoglitori di orzo, fra i quali George, il protagonista, e il suo amico Lennie, dotato dal destino di una forza erculea ma affetto da un ritardo mentale. Lennie, consapevole della propria inferiorità mentale, affida il suo futuro a George, con il quale condivide il sogno di poter un giorno comprare una fattoria. Altri protagonisti di questo romanzo-tragedia sono il negro Crooks, il vecchio Candy, il padrone, Curley, il figlio del padrone, e sua moglie, una donna dal fisico provocante e dall'animo insoddisfatto che è al centro dei desideri di tutti i maschi della fattoria e che finisce per attirare, tragicamente, anche le attenzioni di Lennie.

In questo piccolo mondo chiuso e violento si intrecciano gelosie, sogni e speranze. Ma le speranze si frantumano quando George scopre che il suo amico Lennie, nel rivolgere effusioni e carezze alla moglie del padrone, inconsapevole della propria forza fisica, l'ha ammazzata spezzandole il collo. George per pietà sottrae Lennie alla vendetta degli uomini e alla giustizia sommaria che gli sarebbe toccata e, dopo che la morte della donna è stata scoperta, uccide il suo amico sparandogli un colpo di pistola alla testa.

The Grapes of Wrath (tradotto in italiano con il titolo Furore)

Dopo una raccolta di racconti brevi pubblicata nel 1938 uscirà nel 1939 il suo romanzo più celebre, The Grapes of Wrath (Furore).

Nonostante il successo il romanzo subì un violento attacco politico a causa delle descrizioni dei conflitti fra lavoratori stagionali e proprietari terrieri, per il linguaggio considerato volgare e l'orientamento giudicato eccessivamente "di sinistra". Steinbeck pur simpatizzando per la sinistra era un convinto sostenitore del New Deal di Franklin D. Roosevelt. Nonostante le critiche il romanzo fu premiato nel 1940 con il Premio Pulitzer. Da Furore John Ford trasse, nel 1940, il famoso film omonimo interpretato da Henry Fonda.

Fino a Furore il tema di fondo dei libri di Steinbeck è la California con la vita e i costumi degli abitanti della valle di Salinas che vengono rievocati con commozione o ironia ma sempre con un semplice realismo dove la denuncia sociale, non è come negli altri scrittori realisti del periodo della Depressione un'accusa senza speranza di un'America in rovina, ma è sempre ispirata da un umanitarismo sereno.

Come scrive Alfred Kazin, "il dono di Steinbeck non consisteva tanto in una risorsa letteraria quanto in una visione della vita profondamente armoniosa e pacifica. In un periodo di esaurimento per tanti scrittori migliori di lui, egli si era immedesimato nella vita della vallata di Salinas, trovando un certo equilibrio spirituale nel far la cronaca dei cicli di vita dei coltivatori della vallata, dei suoi mistici, dei suoi avventurieri, studiando i suoi processi di sviluppo, immergendovisi con interesse affettuoso ed intimo per le vicende umane dal punto di vista biologico. Steinbeck si identifica talmente con la vita della sua vallata nativa, da ritrarne una comprensiva visione prospettica della natura animale della vita umana e un mezzo di riconciliazione con la gente come tale".

Il titolo, The Grapes of Wrath, che significa letteralmente I frutti dell'ira, è una citazione biblica, come lo è anche Al dio sconosciuto (vedi sopra). Insieme a "Uomini e topi", è considerato uno dei suoi migliori romanzi.

Guerra e dopoguerra

Dopo il grande successo ottenuto con Furore, Steinbeck continuò a scrivere e a viaggiare fino al 1942 quando, separatosi dalla moglie, lasciò la California per trasferirsi a New York dove convisse con la cantante Gwyndolyn Conger che sposò nel 1943.

Aveva intanto girato, nel 1940, un documentario sulle condizioni di vita nelle aree rurali del Messico, The Forgotten Village e preso parte ad una spedizione marina a bordo del "Western Flyer", organizzata da Edward Ricketts, nel Golfo di California che verrà poi descritta nel libro scritto in collaborazione con l'amico, "The Sea of Cortez", che verrà pubblicato nel 1941.

L'amicizia tra Ricketts e Steinbeck

Steinbeck conobbe Ed Ricketts nell'ottobre del 1930 a Carmel, presso la villa di un amico, e nel brano del libro “About Ed Ricketts” egli narra del loro incontro ambientandolo in uno studio dentistico. Affini per carattere ed interessi, strinsero subito una forte amicizia e condivisero idee ed esperienze.

L'influenza che Ricketts ebbe sugli scritti e sul pensiero di Steinbeck fu grande e come scriverà Jackson Benson nella sua biografia, i temi principali affrontati negli scritti di Steinbeck "furono sviluppati e nutriti dalla ricca fonte del loro reciproco e comune entusiasmo nell'approfondire teorie e le loro implicazioni." Il periodo, tra il 1930 e il 1941, che vide Steinbeck e Ricketts insieme fu senza dubbio per lo scrittore uno tra i più produttivi dal punto di vista letterario.

Ricketts ispirò a Steinbeck il personaggio di "Doc" nel romanzo Cannery Row (Vicolo Cannery) e Sweet Thursday (Quel fantastico giovedì), di "Doc Burton" in In Dubius Battle (La battaglia), la figura di "Casy" in The Grapes of Wrath (Furore) e del "Dottor Winter" in The Moon Is Down (La luna è tramontata).

Si deve a Steinbeck la parte di narrativa di Sea of Cortez e più tardi il breve e commovente saggio a carattere biografico About Ed Ricketts scritta nell'introduzione all'edizione Viking pubblicata come The Log from the Sea of Cortez nel 1951. Steinbeck rivide il saggio filosofico di Ricketts "Essay on Non-Teleological Thinking", e lo inserì come il capitolo "Easter Sunday" di "The Log from the Sea of Cortez", pubblicato con il nome dello stesso Steinbeck.

"The Log from the Sea of Cortez" del 1951 differisce da "The Sea of Cortez" del 1941 per l'omissione del catalogo filogenetico scritto da Ricketts, per la scomparsa del nome dell'autore e per il saggio About Ed Ricketts inserito nell'introduzione.

In edizioni successive a quella dell'editore Living, venne però rimesso in copertina il nome di Ricketts.

The Moon Is Down (La luna è tramontata)

Nel 1942, era nel frattempo scoppiata la guerra, Steinbeck scrisse La luna è tramontata, un romanzo sull'occupazione nazista in Norvegia che rappresenta un fatto nuovo nella narrativa steinbeckiana. La vicenda è ambientata in un piccolo villaggio norvegese sconvolto all'improvviso dall'arrivo delle truppe di occupazione naziste. Dopo un primo momento di disorientamento, tuttavia, il bisogno di libertà spinge i pacifici contadini a organizzarsi in una resistenza armata, mentre il sindaco Orden accetta di morire pur di non ostacolarla.

Nel 1943 trascorse sei mesi, dal 21 giugno al 10 dicembre, sul fronte europeo come inviato speciale del "New York Herald Tribune" e ne rimase sconvolto. Gli articoli scritti in quell'occasione verranno in seguito raccolti in volume e pubblicati nel 1958 con il titolo Once there was a War (C'era una volta una guerra) dove narra, nello stesso modo partecipe usato nei romanzi, la vita dei soldati, senza soffermarsi su episodi di eroismi, ma raccontando il disperato quotidiano tentativo di sopravvivere ai pericoli.

Nel 1944 la famiglia si trasferì a Monterey dove nacque il primo figlio, Thom, e nel 1946 il secondo, John IV.

Intanto escono altri film tratti da suoi racconti, come Lifeboat (1944), di Alfred Hitchcock (uscito in Italia con il titolo Prigionieri dell'oceano), oppure A Medal for Benny (1945), di Irving Pichel (titolo italiano: L'ombra dell'altro), con Dorothy Lamour.

Nel 1947, su incarico del New York Herald Tribune, fece un viaggio in Russia insieme al fotografo Robert Capa.

The Wayward Bus (La corriera stravagante)

Sempre nel 1947 pubblicò un nuovo romanzo che si rifaceva allo stile fantasioso e allegro del picaresco Pian della Tortilla dal titolo The Wayward Bus (La corriera stravagante), storia di un autobus guidato da un conduttore mezzo irlandese e mezzo messicano sotto la protezione dell'Immacolata Vergine di Guadalupe che rimane bloccato con i suoi passeggeri nella verde vallata californiana.

Nel 1948, anno funestato dalla morte di Ricketts, pubblicò un diario di viaggio, A Russian Journal e divorziò da Gwyndolyn Conger per sposare, nel 1950, Elaine Anderson Scott.

Gli ultimi anni

Negli anni successivi alla guerra Steinbeck faticò a replicare il successo del periodo precedente, i suoi romanzi Cannery Row e Sweet Thursday furono criticati da alcuni che vi ravvedevano una replica di Tortilla Flat.

L'America era profondamente cambiata e la sua visione pacifista e naturalista della realtà si rivela ai più superata.

East of Eden (La valle dell'Eden)

Dopo un periodo di viaggi in Europa e in Africa, scrive ancora racconti, sceneggiature e romanzi finché nel 1952 pubblicò il romanzo East of Eden (La valle dell'Eden) che fu nuovamente un successo.

Dal romanzo venne tratto da Elia Kazan, nel 1954, un famoso film dal titolo omonimo interpretato da James Dean.

Del 1952 è la sceneggiatura di Viva Zapata!, film diretto da Elia Kazan con Marlon Brando nel ruolo di protagonista.

A partire dal 1954, quando durante un lungo viaggio all'estero divenne corrispondente del giornale francese "Le Figaro" ed ebbe contatti con Roberto Rossellini e Ingrid Bergman, Steinbeck visse con la moglie a Sag Harbor, sulla Long Island di New York, pur continuando a viaggiare (per esempio visse quasi tutto il 1959 a Bruton, in Inghilterra).

The Winter of Our Discontent (L'inverno del nostro scontento)

Nel 1961 scrive L'inverno del nostro scontento che è la storia del fallimento di un'esistenza e un atto d'accusa amaro contro l'America contemporanea.

La storia si svolge nel Long Island dove il protagonista, Ethan Allen Hawley, discendente da un'antica stirpe di balenieri, trascorre la vita tra la famiglia e il negozio di drogheria dove fa il commesso.

Insoddisfatto per la vita che fa e influenzato dal mito americano del successo, vuole conquistare la ricchezza e progetta una rapina perfetta.

Il titolo è l'incipit del monologo di apertura del Riccardo III di Shakespeare.

Travels with Charley in Search of America (Viaggio con Charley)

Nel 1960, Steinbeck, in epoca di economia consumistica, si rimette in strada sopra un'auto-roulotte, che chiama Ronzinante attrezzata con tutti i ritrovati moderni per farla assomigliare il più possibile a una sua abitazione, e compie un viaggio attraversando gli Stati Uniti insieme al suo cane Charley.

Charley è un barboncino francese, ammalato di prostatite, che risponde ai comandi solamente in francese e ha i modi di un vecchio gentiluomo. Charley non è solamente un compagno di viaggio ma l'ascoltatore dei monologhi del padrone che, quando è sera o nelle pause di attesa, gli parla dei suoi scrittori preferiti, come Sinclair Lewis e Thomas Wolfe.

Nel libro, che venne pubblicato nel 1962 con il titolo di Travels with Charley (Viaggio con Charley) si sentono, sia all'inizio che alla fine, gli influssi di Moby Dick e di Palme selvagge di William Faulkner.

Altri viaggi lo portarono (questa volta con i figli Thom e John e un loro giovane tutore, Terrence McNally, che più tardi diventerà sceneggiatore e drammaturgo) a Dublino, Firenze, Roma, Capri, in Grecia, ma la salute malferma lo fece tornare a Sag Harbor, dove accendendo il televisiore per seguire la crisi dei missili di Cuba, che accadeva in quei giorni del 1962, sentì annunciare che gli era stato conferito il Premio Nobel per la letteratura.

Nel 1963 fece un viaggio a Mosca, Varsavia e Praga, mantenendo rapporti con scrittori oltre la cortina di ferro (ma in questi ultimi anni scrisse e ricevette lettere con personalità di rilievo, tra cui anche i presidenti John F. Kennedy e Lyndon Johnson). Nel 1966 viaggiò ancora nel Sud-est asiatico, scrivendo articoli per la rivista "Newsday".

Morì il 20 dicembre del 1968 e le sue ceneri sono sepolte al Garden of Memories Cemetery di Salinas.

Opere

Narrativa

La Santa Rossa (Cup of Gold: A Life of Sir Henry Morgan, Buccaneer, With Occasional Reference to History) (1929)
I pascoli del cielo (The Pastures of Heaven) (1932)
Il cavallino rosso (The Red Pony) (1933), poi in The Long Valley
Al Dio sconosciuto (To a God Unknown) (1933)
Pian della Tortilla (Tortilla Flat) (1935)
La battaglia (In Dubious Battle) (1936)
Uomini e topi (Of Mice and Men) (1937)
La lunga vallata: racconti (The Long Valley) (1938)
Furore (The Grapes of Wrath) (1939)
The Forgotten Village (1941)
La luna è tramontata (The Moon Is Down) (1942)
Vicolo Cannery (Cannery Row) (1945)
La corriera stravagante (The Wayward Bus) (1947)
La perla (The Pearl) (1947)
Che splendida Ardi (Burning Bright) (1950)
La valle dell'Eden (East of Eden) (1952)
Quel fantastico giovedì (Sweet Thursday) (1954)
Il breve regno di Pipino IV (The Short Reign of Pippin IV: A Fabrication) (1957)
L'inverno del nostro scontento (The Winter of Our Discontent) (1961)
Viaggio con Charley (Travels with Charley: In Search of America) (1962)
Le gesta di re Artù e dei suoi nobili cavalieri (The Acts of King Arthur and His Noble Knights) (1976), postumo
Uncollected Stories of John Steinbeck (1986)
His Father
The Summer Before
How Edith McGillcuddy met R. L. Stevenson
Reunion at the Quiet Hotel
The Miracle of Tepayac
The Gifts of Iban
The Time the Wolves Ate the Vice-Principal

Saggistica

The Harvest Gypsies: On the Road to the Grapes of Wrath (1936) (serie di articoli)
Missione compiuta (Bombs Away: The Story of a Bomber Team) (1942)
Diario russo (A Russian Journal) (1948) (con fotografie di Robert Capa) Pubblicato anche con il titolo La mia Russia: ricordi di un mondo nuovo
Diario di bordo dal mare di Cortez (The Log From the Sea of Cortez) (1951)
Profilo di Ed Ricketts (About Ed Ricketts)
Sea of Cortez (1941)
Introduction
Log
Glossary
Their Blood Is Strong (1938)
The Harvest Gypsies
Starvation Under the Orange Trees
C'era una volta una guerra (Once There Was a War) (1958), reportage per il New York Herald Tribune scritti nel 1943
L'America e gli americani e altri scritti (America and Americans and Selected Nonfiction) (1966)

Teatro e cinema

Uomini e topi (Of Mice and Men) (1937) - trasposizione teatrale del romanzo omonimo
La luna è tramontata (The Moon Is Down) (1942) - trasposizione teatrale del romanzo omonimo
Pipe Dream (1954) (commedia musicale ispirata a Quel fantastico giovedì)
Viva Zapata! (1958) - sceneggiatura del film omonimo, pubblicata postuma nel 1975

Biografie, interviste e lettere

The Art of Fiction (1969) (intervista a Paris Review)
East of Eden - Journal of a Novel (1969) (lettere a tema a Pascal Covici, amico editor della Viking Press)
A Life in Letters (1975) (scelta di lettere a cura della vedova Elaine e dall'amico Robert Wallsten)
Letters to Elizabeth (1978) (lettere a Elizabeth Otis, suo agente a New York)
Conversations with John Steinbeck (1988), a cura di Thomas Fensch, University Press of Mississippi
Working Days - The Journals of The Grapes of Wrath (1989), a cura di Robert DeMott
Jackson J. Benson, John Steinbeck. A Biography (1990), Penguin Books
Alcuni film tratti dalla sua opera[modifica | modifica sorgente]
Uomini e topi (Of Mice and Men), regia di Lewis Milestone (1939)
Furore (The Grapes of Wrath), regia di John Ford (1940)
The Forgotten Village, regia di Herbert Kline e Alexander Hammid (1941), collaborazione diretta
Gente allegra (Tortilla Flat), regia di Victor Fleming (1942)
The Moon is Down, regia di Irving Pichel (1943)
Prigionieri dell'oceano (Lifeboat), regia di Alfred Hitchcock (1944)
A Medal for Benny, regia di Irving Pichel (1945)
La perla, regia di Emilio Fernández (1947), collaborazione diretta
Il cavallino rosso, regia di Lewis Milestone (1949), collaborazione diretta
Viva Zapata!, regia di Elia Kazan (1952), collaborazione diretta
La valle dell'Eden (East of Eden), regia di Elia Kazan (1954)
The Wayward Bus, regia di Victor Vicas (1957)
The Red Pony, regia di Robert Totten (1973) (film TV)
East of Eden, regia di Harvey Hart (1981) (mini-serie TV)
Of Mice and Men, regia di Reza Badiyi (1981) (film TV)
Cannery Row, regia di David S. Ward (1982)
The Winter of Our Discontent, regia di Waris Hussein (film TV)
The Grapes of Wrath, regia di Kirk Browning e Frank Galati (1991) (film TV)
Uomini e topi (Of Mice and Men), regia di Gary Sinise (1992)
The Pearl, regia di Alfredo Zacarias (2001)
East of Eden, regia di Tom Hooper (2011) (annunciato)

fucile, look, sito e sfondo nero


sabato 3 maggio 2014

Carson McCullers



 è stata una scrittrice statunitense.

Nata Lula Carson Smith, al n. 423 della 13ma strada di Columbus (Georgia), primogenita di Lamar, negoziante di orologi e gioielli, e Marguerite Waters Smith. A 10 anni iniziò a prendere lezioni di pianoforte, strumento al quale si dedicò a lungo, sognando di diventare concertista professionista. Nel 1932, riferì però a un'amica che aveva deciso piuttosto di diventare una scrittrice. Si mise quindi a leggere molto, tra i suoi favoriti Fëdor Dostoevskij, Anton Čechov, Lev Tolstoj e Eugene O'Neill e a scrivere opere teatrali che faceva recitare in casa al fratello e alla sorella.

Nel 1934 ella si trasferì da Savannah (Georgia) a New York, dove si iscrisse ai corsi di "creative writing" della Columbia University. L'anno seguente incontrò James Reeves McCullers, poi suo marito (il 20 settembre 1937, ella ha venti anni ed egli 24, ma i due si risposeranno ancora il 19 marzo 1945, dopo un divorzio di circa cinque anni). I due lasciarono NYC e andarono a Charlotte (Carolina del Nord), dove lei si dedicò alla letteratura. Ella soffriva però, e purtroppo vi soffrirà tutta la vita, per diversi problemi di salute.

Quando nel 1940 uscì il primo romanzo ebbe modo d'incontrare Eudora Welty, il poeta Louis Untermeyer e Katherine Anne Porter. Ricevette il Guggenheim Fellowship nel 1942 e nel 1946.

Nel 1948, dopo un ictus che le paralizzò il lato sinistro del corpo, tentò il suicidio in ospedale. Poi, mentre faceva visita a Tennessee Williams a Nantucket scrisse l'adattamento teatrale di The Member of the Wedding, la cui première fu il 5 gennaio 1950 presso l'Empire Theatre sulla Broadway. L'opera vinse il New York Drama Critics' Circle Award come miglior dramma della stagione.

I problemi di salute e matrimoniali però continuarono e nel 1953 Reeves, durante un viaggio in Francia, volle convincerla a un doppio suicidio. Lei spaventata lo lasciò e ritornò a casa, mentre il 19 novembre il marito si suicidò in un albergo di Parigi. Dopo la sua morte non volle partecipare al funerale, né riavere il corpo o le ceneri di lui e si rifiutò persino di pagare le spese.

Nel 1955 morì sua madre (il padre era morto già nel 1944), e Carson iniziò a soffrire anche di depressione. Cercò di sorpassare le crisi lavorando e viaggiò con Tennessee Williams a Key West (Florida) portandosi diversi manoscritti. Quando però nel 1957 andò in scena The Square Root of Wonderful le rappresentazioni furono interrotte inaspettatamente per mancanza di pubblico dopo 45 repliche.

Nel 1962 era ormai sulla sedia a rotelle e a giugno si operò di un tumore al seno destro. Nonostante l'ultimo libro di versi per bambini (Sweet as a Pickle, Clean as a Pig), due anni dopo fece testamento e non riusciva più a scrivere. Gli ultimi anni subì ancora problemi di salute, fino al colpo finale del 15 agosto 1967 che la lasciò in coma per 47 giorni.

Fu sepolta nell'Oak Hill Cemetery, lungo l'Hudson River.

Opera

Si fece conoscere fin da giovane con la pubblicazione di piccoli racconti su riviste locali. Scrisse il suo primo romanzo The Heart Is a Lonely Hunter -Il cuore è un cacciatore solitario- (1940) appena ventitreenne, dove si rivelò molto sensibile a temi introspettivi e psicologici; il romanzo, ambientato in una città del sud degli Stati Uniti, risente nel contenuto e nello stile della narrativa cruda e realista dei decenni appena precedenti e venne in seguito identificato dalla critica quale appartenente al "gotico" tipico del sud.

Il libro cominciò a scriverlo già dal 1936 con il titolo provvisorio e rivelatorio di The Mute. In "The Flowering Dream: Notes on Writing", pubblicato sul numero di Esquire di dicembre 1959, McCullers dichiarò di averci lavorato per un anno senza capire cosa stesse facendo. Tutti i personaggi parlavano a un certo Harry Minowitz, ma non c'era collegamento tra di loro. A un certo punto pensò persino di spezzettare il romanzo in una serie di racconti, ma la sola idea di farlo le provocava dolore, e poi all'improvviso durante una passeggiata capì che il protagonista doveva essere sordomuto e doveva cambiare nome: lo ribattezzò John Singer e tutto le sembrò funzionare. Di fatto, ancora prima di pubblicarlo, il libro ottenne l'attenzione di Houghton Mifflin che anticipò alla McCullers 500 dollari e le promise la pubblicazione nella propria casa editrice.

La McCullers riesce senza sforzo a raccontare rabbia e incredulità di personaggi marginali e incompresi della provincia georgiana (il sordomuto, il lavorante a cottimo sempre in viaggio, la ragazzina, il dottore, il vedovo che ha un piccolo bar), a volte dipinta in modo grottesco e secondo la visione incantata e fragile che sta dietro il tono e la visione meravigliati, quasi da adolescenti un poco persi per il mondo. Come dice Joyce Carol Oates, il suo "talento era quello di riuscire a evocare, attraverso l'accumulazione d'immagini e frasi ripetute in modo musicale, la singolarità dell'esperienza senza ergersene a giudice".

Reflections in a Golden Eye (1941, lo scrisse con il titolo di lavorazione di Army Post, mentre viveva a Fayetteville (Carolina del Nord), e apparve su Harper's Bazaar in due puntate (sui numeri di ottobre e novembre 1940) e poi in volume l'anno successivo. Qui Carson esplorò in modo scioccante la violenza del desiderio.

The Ballad of the Sad Café (1943) lo scrisse per lo più a Yaddo, rifugio d'artisti a Saratoga Springs. Anche questa narrazione uscì dapprima su Harper's Bazaar (in agosto) e poi nel volume The Ballad of the Sad Café: The Novels and Stories of Carson McCullers (1951).

The Member of the Wedding (1946), per alcuni il suo capolavoro, parla della fascinazione di una ragazzina, Frankie Addams, verso il matrimonio del fratello. Nel periodo della sua maturità stilistica scrisse poi Clock Without Hands (1960), dove è ben evidenziato il rapporto fra un uomo sofferente di un male incurabile e un episodio della sua vita specchio dei conflitti razziali di quei tempi.

Al cinema

Dal suo romanzo Riflessi in un occhio d'oro è stato tratto l'omonimo film nel 1967, sceneggiatura di Chapman Mortimer e Glanys Hill, regia di John Huston, con Elizabeth Taylor e Marlon Brando; dal primo romanzo l'anno successivo venne quindi tratto L'urlo del silenzio, sceneggiatura di Thomas C. Ryan e regia di Robert Ellis Miller. Dalla novella La ballata del caffè triste ci fu un adattamento teatrale di Edward Albee, dal quale a sua volta si realizzò un film nel 1991, sceneggiatura di Michael Hirst e regia di Simon Callow, con Vanessa Redgrave, Keith Carradine e Rod Steiger.

Bibliografia

The Heart Is a Lonely Hunter (1940, romanzo)

trad. di Irene Brin, Il cuore è un cacciatore solitario, Milano: Longanesi ("La gaja scienza" n. 44), 1949; ivi ("Piccola biblioteca" n. 197-200), 1955; Milano: Corbaccio ("Scrittori di tutto il mondo"), 1993 Milano: TEA ("TEAdue" n. 277), 1994 ISBN 88-7819-618-5; con introduzione di Goffredo Fofi, Torino: Einaudi ("Stile libero"), 2008

Reflections in a Golden Eye (1941, romanzo)

trad. di Irene Brin, Riflessi in un occhio d'oro, Milano: Longanesi ("La gaja scienza" n. 15), 1947; ivi ("I libri pocket" n. 137), 1968; ivi ("I super pocket" n. 71), 1970; ivi ("I libri pocket" n. 528), 1975; Milano: Guanda ("Prosa contemporanea"), 1991; Milano: TEA ("TEAdue" n. 431), 1996 con postfazione di Valeria Gennero, Torino: Einaudi ("Stile libero"), 2009

The Member of the Wedding (1946, romanzo)

trad. di Gino Dallari e Leo Longanesi, Invito di nozze, Milano: Longanesi ("Piccola biblioteca", n. 35-37), 1951; come Invito a nozze, introduzione di Barbara Lanati, Milano: Mondadori ("Oscar narrativa" n. 1669), 1983

The Ballad of the Sad Cafe (1951, raccolta di una novella e 6 racconti)

trad. di Franca Cancogni, La ballata del caffè triste e altri racconti, Milano: Mondadori ("Medusa" n. 435), 1960; con introduzione di Laura Caretti, ivi ("Oscar" n. 1011), 1979; Milano: Guanda ("Prosa contemporanea"), 1991, Milano : TEA ("TEAdue" n. 519), 1997.

 Comprende:

The Ballad of the Sad Cafe (1951)

Wunderkind (1936)

The Jockey (1941)

Madame Zilensky and the King of Finland (1941)

The Sojourner (1950)

A Domestic Dilemma (1951)

A Tree, a Rock, a Cloud (1942)

The Square Root of Wonderful (1958, opera teatrale)

Clock Without Hands (1961, romanzo)
trad. di Franca Cancogni, Orologio senza lancette, Milano: Mondadori ("Medusa" n. 464), 1962; Milano: Guanda ("Prosa contemporanea" n. 18), 1982

Sweet as a Pickle and Clean as a Pig (1964, poesie per bambini)

The Mortgaged Heart (1972, raccolta postuma di scritti editi dalla sorella Margarita Gachet Smith, detta "Rita")

Illumination and Night Glare. The Unfinished Autobiography of Carson McCullers, a cura di Carlos Dews (1999, autobiografia incompiuta)

venerdì 2 maggio 2014

il milite ignoto




La tomba del Milite Ignoto è una tomba che contiene i resti di un militare morto in guerra, il cui corpo non è stato identificato e che si pensa non potrà mai essere identificato. È una tomba simbolica che rappresenta tutti coloro che sono morti in un conflitto e che non sono mai stati identificati. La pratica di avere una tomba del milite ignoto si è diffusa soprattutto dopo la prima guerra mondiale, una guerra in cui il numero di corpi non identificati fu enorme.

Tombe di questo tipo sono in genere scenario di cerimonie ufficiali in cui, nell'anniversario della fine di una guerra, si commemorano tutti i morti di quella guerra.

Una delle più antiche tombe di milite ignoto si trova in Francia sotto l'Arco di Trionfo e fu realizzata nel 1920 in onore dei morti non identificati della prima guerra mondiale; il milite ignoto britannico è sepolto nella navata centrale della celebre Abbazia di Westminster a Londra, mentre quello italiano, è all'Altare della patria, realizzato a Roma nel 1921.

Il Milite Ignoto italiano

Nel 1920 l'allora colonnello Giulio Douhet, sulla scorta di analoghe iniziative già attuate in Francia e in altri Paesi coinvolti nella Grande Guerra, propose per primo in Italia di onorare i caduti italiani le cui salme non furono identificate con la creazione di un monumento al milite ignoto a Roma.

Fu quindi deciso di creare la tomba del Milite Ignoto nel complesso monumentale del Vittoriano a Roma. Sotto la statua della dea Roma sarebbe stata tumulata la salma di un soldato italiano sconosciuto, selezionata tra quelle dei caduti della Prima guerra mondiale. La scelta fu affidata a Maria Bergamas, madre del volontario irredento Antonio Bergamas che aveva disertato dall'esercito austriaco per unirsi a quello italiano ed era caduto in combattimento senza che il suo corpo fosse mai ritrovato.

Il 26 ottobre 1921, nella basilica di Aquileia, Maria Bergamas scelse il corpo di un soldato tra undici altre salme di caduti non identificabili, raccolti in diverse aree del fronte. La donna fu condotta di fronte a undici feretri allineati e, dopo essere passata davanti ad alcuni di essi, non riuscì a proseguire nella ricognizione e gridando il nome del figlio si accasciò al suolo davanti a quello che divenne il feretro prescelto, che fu in seguito collocato sull'affusto di un cannone e, accompagnato da reduci decorati con la medaglia d'oro al valor militare e più volte feriti, fu deposto su un carro ferroviario appositamente disegnato.

Le altre dieci salme rimaste ad Aquileia furono tumulate nel cimitero di guerra che circonda il tempio romano.

Il viaggio si compì sulla linea Aquileia-Roma, passando per Udine, Treviso, Venezia, Padova, Rovigo, Ferrara, Bologna, Pistoia, Prato, Firenze, Arezzo, Chiusi, Orvieto a velocità moderatissima in modo che presso ciascuna stazione la popolazione avesse modo di onorare il caduto simbolo. Furono molti gli Italiani che attesero, a volte anche per ore, il passaggio del convoglio al fine di poter rendere onore al caduto. Il treno infatti si fermò praticamente in tutte le stazioni. La cerimonia ebbe il suo epilogo nella capitale. Tutte le rappresentanze dei combattenti, delle vedove e delle madri dei caduti, con il Re Vittorio Emanuele III d'Italia in testa, e le bandiere di tutti i reggimenti mossero incontro al Milite Ignoto, che da un gruppo di decorati di medaglia d'oro fu portato nella Basilica di Santa Maria degli Angeli e dei Martiri. La salma venne posta nel monumento il 4 novembre 1921; L'epigrafe riporta la scritta Ignoto militi e le date MCMXV (1915) e MCMXVIII (1918), gli anni di inizio e fine del conflitto. Nel corso degli anni trenta il feretro del Milite Ignoto venne traslato nella cripta interna del Vittoriano denominata sacello del Milite Ignoto dove tuttora si trova. Parti della cripta e del sepolcro sono realizzate con materiali lapidei provenienti dalle montagne teatro degli scontri della prima guerra mondiale (tra cui il Grappa e il Carso).

Nel 2011, dal 29 ottobre al 2 novembre, in occasione delle celebrazioni per i 150 anni dell'Unità d'Italia e del novantesimo anniversario della traslazione della salma da Aquileia a Roma, vi fu la rievocazione storica del viaggio in treno.

Onorificenze

Il Milite Ignoto fu decorato con la Medaglia d'oro al valor militare nel 1921.

Medaglia d'oro al valor militare - nastrino per uniforme ordinaria Medaglia d'oro al valor militare

«Degno figlio di una stirpe prode e di una millenaria civiltà, resistette inflessibile nelle trincee più contese, prodigò il suo coraggio nelle più cruente battaglie e cadde combattendo senz'altro premio sperare che la vittoria e la grandezza della Patria.»

 1921

Croce della Libertà per il comando militare di I Classe - nastrino per uniforme ordinaria Croce della Libertà per il comando militare di I Classe

Medal of Honor - nastrino per uniforme ordinaria Medal of Honor
«upon the unknown, unidentified Italian soldier to be buried in the National Monument to Victor Emanuel II, in Rome»

12 ottobre 1921

fonte: Wikipedia

la grande illusione



La Grande illusion è un film del 1937 diretto da Jean Renoir, nominato all'Oscar al miglior film nel 1939.

Trama

1914-1918. Prima Guerra Mondiale.

Prologo. Fronte francese. Il capitano Boëldieu e il tenente Maréchal sono abbattuti con il loro aereo dall'ufficiale tedesco von Rauffenstein, asso dell'aviazione tedesca, e fatti prigionieri.

Campo di detenzione di Hallbach. Boëldieu e Maréchal vengono trasportati in questo campo di prigionia dove incontrano altri connazionali: un attore abile nei giochi di parole, un professore, un ingegnere del catasto, un sarto figlio di ricchi banchieri, Rosenthal, che divide con i compagni i pacchi di viveri che la famiglia gli invia. Stanno realizzando la costruzione di un tunnel per poter evadere in gruppo. Hanno anche il tempo di organizzare una festa teatrale in cui alcuni si travestono da donne, ma improvvisamente arriva l'ordine di trasferimento degli ufficiali dal campo dove arriveranno dei prigionieri inglesi. Ciò impedisce l'evasione attraverso il tunnel ormai terminato.

Ripetuti saranno i tentativi di fuga dai tanti campi ai quali saranno destinati, per approdare, infine, alla fortezza di Wintesborn (il castello di Haut-Kœnigsbourg in Alsazia). A capo del castello c'è von Rauffenstein che, ferito in una missione aerea, è stato destinato a compiti meno rischiosi. Un'azione diversiva è ideata dal capitano Boëldieu per consentire la fuga a Maréchal e a Rosenthal, che hanno preparato una lunga corda per calarsi dalle mura del castello. Viene inscenato una specie di ammutinamento musicale per distrarre la guarnigione della fortezza. Boëldieu, in uniforme e guanti bianchi, sfida von Rauffenstein e suona un piffero con insolenza sul cammino di ronda costringendolo a sparargli addosso.

Maréchal e il soldato Rosenthal fuggono verso il confine svizzero. Dopo alcuni chilometri Rosenthal ferito a una caviglia zoppica e avanza a fatica. Provvidenzialmente trovano rifugio in una fattoria tedesca, abitata da una vedova di guerra e dalla figlia. La donna ospita i fuggiaschi e non li denuncia. Un tenero legame si stabilisce fra lei e Marechal, ma i due francesi devono ripartire.

Una pattuglia tedesca li avvista mentre attraversano un pendio completamente innevato; un soldato punta l'arma, ma il compagno gli impedisce di sparare: il confine tra Svizzera e Germania è superato. Rosenthal e Maréchal sono finalmente su una terra libera.

Produzione

Renoir racconta:

«La storia dei traffici che ho dovuto affrontare per trovare i finanziamenti per La grande illusione potrebbero diventare il soggetto di un film. Mi sono portato dietro il manoscritto per tre anni, visitando gli uffici di tutti i produttori, francesi o stranieri, convenzionali o d’avanguardia.»

I mezzi monetari per il film furono ottenuti grazie alla negoziazione di un produttore amico di Renoir, Albert Pinkevitch, e all’interessamento di Jean Gabin che partecipò alle riunioni oraganizzative e che, con la sua presenza nel film come interprete di un ruolo di primo piano, dette fiducia ai finanziatori, Raymond Blondy e Frank Rollmer della casa di produzione Réalisation d'Art Cinématographique (RAC).

Soggetto

L'idea del film risaliva a qualche anno prima. Nel 1934, durante le riprese di Toni effettuate a Martigues, Renoir incontrò il maresciallo Pinsard, poi nominato generale. Questi, nel 1915 - quando il regista durante la prima guerra mondiale era in servizio nell’aviazione francese - gli aveva salvato la vita mentre, in missione, pilotava un vecchio Caudron ed era stato attaccato da un aereo nemico. Nel corso di vari incontri il generale narrò le sue avventure di guerra, le sette catture e le sette evasioni, che al regista parvero elementi interessanti per un film d’avventura. Prese vari appunti e li mise in una scatola con l'intenzione di ricavarci un film.

Sceneggiatura

Charles Spaak si entusiasmò al progetto e, insieme a Renoir, elaborarono gli appunti e predisposero la prima stesura della sceneggiatura del film che sarebbe diventato La grande illusione. Molte variazioni verranno poi apportate su suggerimento di Erich von Stroheim.

Riprese

Gli interni furono girati durante l’inverno 1935-1936 negli studi de Billancourt, Tobis e Éclair Épinay-sur-Seine; gli esterni nei dintorni di Neuf-Brisach (Alto Reno), nel castello Haut Koenigsburg (Basso Reno), nella caserma di Colmar, in una fattoria di Ribeauvillé e a Chamonix per l’ultima scena. Gli operatori alla ripresa furono il nipote del regista Claude Renoir - che lavorava con lui dal 1933 - e, quando questi dovette abbandonare il set per motivi di salute, Jean-Serge Bourgoin.

Musica

La colonna sonora curata da Joseph Kosma contiene numerose canzoni popolari cantate dai personaggi:

Frou-Frou (1897), parole di Hector Monréal (1839-1910) e di Henri Blondeau (1841-1925), musica di Henri Chatau (18..-1933), cantata da Lucile Panis
Frère Jacques
Si tu veux Marguerite (1913), parole di Vincent Telly, musica d'Albert Valsien
It's a Long Way to Tipperary
La Marseillaise
Die Wacht am Rhein
Il était un petit navire, suonato da Boëldieu per distrarre le guardie durante l’evasione di Rosenthal e Maréchal

Prima

La prima si ebbe il 4 giugno 1937 al cinema Marivaux di Parigi.

Accoglienza

Il film ebbe successo in Francia e in America.

John Ford dichiarò: "È una delle cose migliori che ho visto" e il presidente Franklin D. Roosevelt ne raccomandò la visione ai suoi concittadini "...tutti i democratici dovrebbero vederlo."

Il film fu proibito dalle autorità del governo nazista in Germania. Il divieto fu esteso ai paesi successivamente occupati e, dall’ottobre del 1940, anche alla Francia.

Racconta Renoir:

«Per caso, il giorno in cui i nazisti entrarono a Vienna, nelle sale distribuivano il mio film. Senza perdere un istante, la Polizia lo proibì e si interruppero immediatamente le proiezioni. È una storia che mi riempie d'orgoglio.» (1938, Presentazione del film per il pubblico americano).

Nel corso della distribuzione internazionale i diversi positivi in circolazione erano stati tutti più o meno mutilati. La versione completa fu proiettata soltanto nel 1958, ricostruita da Renoir e Charles Spaak da un negativo ritrovato a Monaco dagli americani alla fine della guerra.

La pace e la guerra

« Ne La grande illusione mi sono sforzato di mostrare che in Francia non si odiano i Tedeschi. Il film ha avuto un grosso successo. No, non è migliore di un altro film, ma traduce semplicemente quello che un Francese medio, mio fratello, pensa della guerra in generale.
Si è per lungo tempo rappresentato il pacifista come un uomo dai capelli lunghi, con i pantaloni strappati, che, seduto su una cassa di sapone, profetizzava senza tregua calamità e entrava in trance alla vista di un uniforme. I personaggi de La grande illusione non appartengono a questa categoria. Sono la replica esatta di come noi eravamo, noi la «classe 14». Ero ufficiale durante la grande guerra e ho conservato un vivo ricordo dei miei compagni. Nessun odio ci animava nei confronti dei nostri nemici. Erano dei buoni Tedeschi come noi eravamo dei buoni Francesi. Sono convinto che lavoro per un ideale di progresso umano presentando sullo schermo una verità non alterata. Attraverso la rappresentazione di uomini che compiono il loro dovere, secondo le leggi sociali, nel quadro delle istituzioni, credo di aver dato il mio umile contributo alla pace mondiale. »

(Jean Renoir,Ecrits (1926-1971), pp. 326-327)

Critica

Gianni Rondolino:

« Il film è stato giustamente considerato uno dei vertici dell'arte di Renoir, per la visione prospettica e complessa della realtà della guerra che ne scaturisce, sul versante di un'attenta e partecipe indagine della condizione dei prigionieri, con variazioni sui temi della differenza di classe, del coraggio individuale e collettivo, della solidarietà nazionale, dell'antimilitarismo »

(Gianni Rondolino, Manuale di storia del cinema, UTET, p.234)

Daniele Dottorini:

« “Capitano, non le piacciono le illusioni?”, “No, io sono un realista” una delle battute chiave del film funge da entrata nel suo mondo poetico. Illusione e realismo, costruzione e svelamento, è anche in questa opposizione (già vista all’interno delle dinamiche renoiriane) che si muove La grande illusione. »

(Daniele Dottorini, Jean Renoir. L'inquietudine del reale, p.78)

François Truffaut:

« Il meno contestato dei film di Renoir è costruito sull’idea che il mondo si divide orizzontalmente per affinità e non verticalmente per barriere.[...]

Vi si pratica una guerra ancora improntata sul fair-play, una guerra senza bombe atomiche e senza torture. Un film di cavalleria, sulla guerra considerata, se non come una delle belle arti, per lo meno come uno sport, come un'avventura in cui si tratta di cimentarsi tanto quanto di distruggersi.[...] La grande illusione consiste quindi nel credere che questa guerra sia l’ultima. Renoir sembra considerare la guerra come un flagello naturale che ha i suoi aspetti positivi come la pioggia, il fuoco… Secondo Renoir è l’idea di frontiera che bisogna abolire per distruggere lo spirito di Babele e riconciliare gli uomini che continueranno tuttavia a essere divisi per nascita. »

(François Truffaut, I film della mia vita, pp. 44-45)

Paolo Mereghetti:

« Toccante il tema dell'amicizia che vince le barriere di classe e di nazione, è impossibile non commuoversi alla scena in cui Von Stroheim (forse nella sua interpretazione più grande) coglie l'unico fiore del castello per onorare il nemico che ha fatto uccidere. »

(Paolo Mereghetti, Dizionario dei Film, p.516)

il porto delle nebbie



Le Quai des brumes è un film del 1938 diretto da Marcel Carné, scritto da Jacques Prévert adattando per il cinema l'omonimo romanzo del 1927 di Pierre Mac Orlan.

È stato presentato in concorso alla 6ª Mostra internazionale d'arte cinematografica di Venezia, dove Carné ha ricevuto un premio speciale per la regia.

Trama

Jean (Jean Gabin), un disertore dell'esercito coloniale francese, arrivato a Le Havre, vuole lasciare la Francia. Nel bar "Panama", gestito dall'eccentrico omonimo individuo, incontra la bella Nelly (Michèle Morgan), una malinconica ragazza terrorizzata dal suo tutore Zabel (Michel Simon), che ella sospetta essere l'assassino del suo fidanzato Maurice. Per difendere Nelly dalle insidie del tutore, che si rivela essere un losco individuo, Jean uccide Zabel. Mentre sta per fuggire in Venezuela con una nuova identità, viene però assassinato a colpi di pistola in mezzo alla strada da Lucien (Pierre Brasseur), un giovane gangster locale del quale aveva scatenato l'odio, umiliandolo, prendendolo a schiaffi pubblicamente in diverse occasioni.

Produzione

Poiché Jean Gabin aveva un contratto con l'Ufa, il film avrebbe dovuto essere girato in Germania, ma i tedeschi non apprezzarono il progetto, che fu quindi rilevato da un produttore francese.

Le riprese si svolsero nei mesi di gennaio e febbraio 1938 negli studi di Joinville e per gli esterni a Le Havre.

Distribuzione

La prima del film avvenne il 18 maggio 1938 al cinema Marivaux di Parigi. Originariamente vietato ai minori di sedici anni, fu poi vietato completamente dalla censura francese durante l'occupazione.

Malgrado il premio ottenuto alla Mostra del cinema di Venezia nel 1938, il film fu distribuito in Italia solo nel 1943 e in edizione integrale solo nel 1959.

Accoglienza

Jean Renoir definì questo film fascista, suscitando la dura replica di Prévert.