domenica 21 giugno 2015

controllo mentale: resistenza all'obbedienza ed alla persecuzione

di Cassandra D’Eleonora

Ci sono letture, che aiutano la razionalizzazione di un dolore acuto come di una ferita sanguinante, non cicatrizzata: non si risana, né si guarisce, né alcun ristoro del danno ingiunge a risarcire del male patito, ma, almeno, scandagliano il vortice del male, lo analizzano come un biologo osserva le particelle dell’atomo, così è questo libro, che  coglie l’analisi psicologica dell’attimo di frantumazione della propria etica morale ed individuale subordinata al giogo collettivo della persecuzione contro una singola persona oltraggiata e danneggiata oltre ogni limite sopportabile a tutela della stima di sè.

Il seguente articolo si propone di essere un’elaborazione personale di argomenti desunti dalla lettura del libro “Obbedienza all’autorità”, di Stanley Milgram, Einaudi, 2003, il cui autore merita alcuni cenni biografici, che successivamente potranno essere meglio acquisiti dalle lettrici e dai lettori, qualora interessati.
    
Nato nel 1933 a New York, figlio di genitori sfuggiti all’ascesa nazista, la sua identità originaria fu rafforzata dall’eredità esistenziale della Shoah, di cui si occupò in età adulta assieme all’interesse della storia. Al conseguimento della laurea in psicologia sociale all’Università di Harvard svolse una intensa attività in qualità di ricercatore e di docente presso l’Università di Yale ed alla City University di New York, il cui ambito si caratterizzò dall’analisi del pericoloso fenomeno del conformismo: fu promotore di indagini pertinenti la psicologia della vita urbana ed infine analista acuto del riverbero causato dal potere condizionante dei programmi televisivi sul comportamento antisociale.
   
Dotato di una creatività inesauribile tra l’altro era dedito alla scrittura di testi destinati all’infanzia ed anche di libretti per musical; ciò nonostante alla sua morte avvenuta nel 1984, ha lasciato, però, poche opere scritte, di cui si riportano i titoli a piè dell’articolo. Principalmente propenso alla divulgazione del sapere scientifico ancora oggi è considerato il pioniere della produzione di documentari educativi destinati al grande pubblico, noti non soltanto negli Usa, ma anche in Europa, come “Obedience” riguardanti gli esperimenti da lui condotti assieme ad un’équipe presso l’Università di Yale.


Premesse dell’esperimento, sue modalità ed i risultati
“Il problema dell’obbedienza, in quanto fattore decisivo nella genesi del comportamento, è emerso in modo drammatico in epoca recente … l’obbedienza è il meccanismo psicologico, che lega azione individuale ai fini politici … che unisce uomini e sistemi di autorità ... è una tendenza profondamente radicata nel comportamento di molti, un impulso prepotente, che supera di gran lunga ogni precetto morale, ogni senso etico, ogni forma di solidarietà … lo sterminio degli ebrei europei compiuto dai nazisti è solo il più clamoroso ed abominevole dell’innumerevole serie di atti immorali progettati da migliaia di individui in nome dell’obbedienza …

Se uno sperimentatore ordina ad  un soggetto di infliggere ad una terza persona delle sofferenze di intensità crescente a quali condizioni costui obbedirà ed a quali condizioni si rifiuterà di eseguire gli ordini? … l’obbedienza assume toni di cooperazione, quando intervengono la forza o la minaccia, l’obbedienza si riveste di un’alea di paura e costrizione … Le nostre ricerche si interessano soltanto all’obbedienza accettata volontariamente in assenza di ogni tipo di minaccia, all’obbedienza, che si fonda sulla semplice affermazione del diritto dell’autorità di impartire ordini ad un individuo. In questa ricerca la forza dell’autorità è derivata dai poteri, che in qualche modo il soggetto le attribuisce e non dall’impiego di pressioni fisiche amorali”. 

Queste sono le dichiarazioni preparatorie di Stanley Milgram alla sperimentazione svolta presso il dipartimento dell’Università di Yale dal 1960 al 1963, che discende da una tradizione quasi centenaria, allora, di ricerche relative alla psicologia sociale iniziata nel 1898 da Boris Sidis e proseguite successivamente da altri studiosi come Lewin, Block, Cartwright e soprattutto Salomon Asch, frequentemente citato nel libro.
   
I partecipanti furono reclutati attraverso un’inserzione pubblicitaria apparsa su un giornale locale, l’esperimento inscenato mirava all’acquisizione conoscitiva del limite dell’obbedienza scaturente il dissenso, stante la facoltà dell’esercizio delle scelte morali: si incaricavano due soggetti volontari, l’uno espletante il ruolo dell’insegnante, mentre l’altro quello dell’allievo, cui lo sperimentatore informava trattarsi di un’indagine finalizzata allo studio degli effetti della funzione circa l’apprendimento. Al polso dell’allievo veniva applicato un elettrodo, al quale venivano emanate scariche elettriche ad intensità variabile dipendente dalla risposta esatta a quesiti riguardanti l’apprendimento di una serie di associazioni di parole poste dall’insegnante, il quale manovrava un generatore falso di corrente: l’allievo era finto, l’insegnante era il ruolo della persona reclutata, vero soggetto dello studio sperimentale di Milgram, che si proponeva l’analisi dei fattori motivanti l’obbedienza, cioè dell’individuazione delle condizioni soggiacenti alla sottomissione, tra cui quello decisivo era la risposta all’autorità. 

Più precisamente lo spettro sperimentale afferiva la capacità dell’insegnante all’adempimento del suo ruolo ed anche all’opzione del dissenso, quindi della ribellione all’autorità per scelta morale. Interessanti sono le analisi dei casi studiati, per i quali il libro merita una lettura scrupolosa, tuttavia se ne riporta una sintesi forse infelice: “gli esperimenti sull’obbedienza ci insegnano, che nelle concrete situazioni sociali possono agire vincoli e costrizioni, che riescono a calpestare il nostro senso morale”.
    
Infatti, accadde, che non pochi turbamenti furono causati dalle conclusioni acquisite dalla ricerca, poiché numerosi soggetti prestatisi all’esperimento non dimostrarono alcuna pietas verso la vittima, come si evince dal testo: “essi (i risultati emersi, n.d.A.) mostrano la possibilità, che la natura umana o più precisamente il tipo di carattere prodotto dalla democratica società statunitense, non costituisce  difesa sufficiente per arginare la brutalità e la crudeltà  contenute negli ordini di un’autorità immorale. Un numero impressionante di persone esegue i comandi senza porsi problemi morali, perché questi ordini provengono da un’autorità legittima”.
   
Fra gli estimatori dell’esperimento si menzioni H.V. Dicks, che in uno studio pubblicato nel 1972 constatava dei parallelismi motivazionali delle leve psicologiche tra i soggetti sperimentati da Milgram e le ex SS. 


Conformismo sociale, conformità ed obbedienza
Il conformismo sociale non si sviluppa in ossequio né ad un comando, né ad alcuna legge, d’altronde l’idea del proprio sé rientra nella gestione dell’autocontrollo della condotta e dell’autonomia morale, pertanto le comunità di appartenenza e/o di riferimento sono elettive da parte del singolo soggetto, padrone della sua scelta decisionale. 

Di contro un gruppo folto di persone attiva dei mutamenti psicologici silenti e subdoli rivolti ad una regressione della propria coscienza individuale per acquisire quella collettiva, quasi avvenisse una suggestione inconscia paralizzante le istanze morali della individualità singola; ne consegue una condotta sociale permeata dall’emulazione e dall’imitazione del gruppo, in questo modo si conclama la resa dell’iniziativa personale. Di solito tale mutazione si innesca negli ambienti e nei contesti disocializzazione totalizzante; a questo punto, per precisazione di termini e di concetti, seppure il confine appaia labile, occorre distinguere la conformità dall’obbedienza, secondo le asserzioni di  Milgram, riportate in sintesi: la conformità disciplina il comportamento fra persone di identico status fino all’omogeneizzazione, anche se le pressioni verso tale direzione sono implicite e ne può scaturire una condotta assunta di propria volontà, non cogliendone l’induzione sottostante. Invece, l’obbedienza prescrive l’accettazione di regole impartite nonché espresse esplicitamente da una struttura gerarchica ai suoi subordinati, in modo del tutto acquiescente e … cosciente recepite da questi ultimi, essendo considerati particolarmente suscettibili (e suggestionabili) ai segnali provenienti dal livello superiore al proprio.


Il gruppo obbediente e l’autorità
Nel dimenticatoio deresponsabilizzante sono relegati i conflitti morali ed i pensieri riflessivi del subordinato, la cui preoccupazione è l’adempimento dell’ordine ricevuto, realizzando il proprio sé attraverso la sottomissione, insomma un obbediente privo di pensiero, la cui responsabilità dell’operato è proiettata verso il livello elevato della struttura, che ne determina la legittimità morale e le sanzioni alle infrazioni. Tra le cause  determinanti la sottomissione sono annoverate: la ligia osservanza delle norme di buona educazione, l’assunzione di un impegno, la frustrazione dal mancato adempimento ai compiti prefissati, gli aggiustamenti adattivi quali la diligenza operativa, l’incapacità di contrapposizione ad un diniego, la deresponsabilizzazione ed il timore di sanzioni sia da parte del gruppo che dall’autorità.
   
A quest’ultima appartiene la capacità di strumentalizzazione dei gruppi sottomessi secondo il paradigma della sottomissione e dellasubordinazione, imponendo scale gerarchiche, le quali ad hoc applicano lo schema “ricompensa-punizione”, premessa dello stato eteronomico, cioè una fase di organizzazione  mentale inducente alla passività ed all’assuefazione autoregolante l’obbedienza.
   
Per stato eteronomico si intende il mutamento interno di controllo gerarchico: acquisito dalla cibernetica questo concetto si ravvisa applicabile all’essere umano in termini  di atteggiamento mentale: un comportamento viene adeguato contritamente alle aspettative dell’autorità, fattivamente  una consegna di resa per l’esecuzione di ordini impartiti. Detto con maggiore chiarezza,  lo stato eteronomico costituisce il presupposto di atti di obbedienza, laddove la loro definizione ed il loro imperativo dell’esecuzione siano complementari al comando ricevuto oppure altra definizione, se si preferisce, è lo stato mentale inibente, che  predispone all’adempimento di istruzioni provenienti dall’autorità, alla quale è riconosciuta deferenza come un obbligo situazionale. Purtroppo il soggetto subente non distingue l’autorità realeda quella apparente, semmai propende per quest’ultima, purché assuma un’aria autorevole, paventi atteggiamenti di superiorità da status dominante e ne abbia le sembianze anche esteriori con l’abbigliamento, da una posizione di controllo sociale confacente una certa situazione, quando al contrario, invece, assolutamente non lo è: questi sono gli elementi esteriori e superficiali idonei alla percezione di un’autorità legittima. Di fatto e per definizione l’autorità non deriva dalle sue caratteristiche personali, piuttosto dalla posizione occupata nellastruttura (piramide) sociale, a cui ne consegue la percezione di legittimità, pre-condizione necessaria allo stato eteronomico.
   
Il passaggio ulteriore è caratterizzato dalla volontarietà perigliosa della sua adozione al sistema autoritario, contiguo alla determinazione di unimpegno schiavizzante, nonostante situazioni soltanto apparentemente scevre da coercizioni esterne.  Affatto trascurabile è  il sistema relazionale oppure il contesto sociale, che  svolge una funzione determinante per il conferimento della coerenza e dell’attendibilità all’autorità, soprattutto della legittimazione all’esercizio della suainfluenza condizionante adoperata contro gli adepti, in altre parole devono risultare attributi di rango consoni all’ambiente soggiogabile, non escluso il disprezzo contro il prossimo all’insegna dello strapotere e della supremazia tout court abusando ogni capacità manipolatoria.
   
Sinteticamente, se privatamente una persona è dotata di requisiti di coscienza e di resistenza contro gli istinti nocivi dei suoi simili, di contro allo stato eteronomico la stessa interiorizza la modalità punitiva tipica dell’ambiente gerarchizzato, né è capace di arginare il flusso irrompente dell’emulazione, che le frantuma ogni residuo di inibizione etica, preoccupata com’è dalle minacce sanzionatorie dispensate dall’autorità. Del resto il suo impegno forzato di adattamento alle aspirazioni generali ed alle pratiche sociali del gruppo profonde verso la conformità delle esigenze organizzative della gerarchia, che gli garantirebbe una continuità malintesa perché nefasta.


Il disprezzo contro la vittima
Uno di tanti aspetti riguardanti gli obiettivi dei gruppi gerarchizzati finora descritti è l’attività denigratoria contro una persona ridotta a mero bersaglio sia della violenta  diffamatoria propaganda quanto delle altre attività lesive, laddove l’una è propedeutica alla seconda. Alla base di questo stalking vige la considerazione preconcetta della presunta inferiorità della persona-vittima-bersaglio risultante spregevole e quindi meritevole di denigrazione del gruppo gerarchizzato organizzante trame ordite e criminose a danno delle sue proprietà, della sua sopravvivenza economica, della sua salute , del suo nome, della sua reputazione sociale, non ultima della sua riservatezza esistenziale. 

Strettamente contestuale a questa condizione pregiudizievole si ravvisa il reclutamento degli adepti ed il loro giudizio pseudo-morale sospinto dalla pressione collettiva sotto lo spirito dell’emulazione del gruppo, innestando gravi processi di deindividualizzazione e di desensibilizzazione  condivise persino coltivate, non ultimo anche con la supervisione prolungata della vittima (varie tipologie esistenti di sistemi illeciti di spionaggio e violazione di ogni privacy, domestica, postale, telefonica, ect.), a sua insaputa, oggetto di scherno e di denigrazione con la proposizione di situazioni artificiose pianificate ovunque e con qualunque mezzo. In pratica si disattiene il principio elementare, secondo cui non bisogna fare del male ad una persona inerme ed innocua sia a sé che agli altri.

Questo copione stranoto venne svolto dal nazifascismo. Ed oggi … si sta replicando.


Riferimenti:

Obbedienza all’autorità, S. Milgram, Einaudi, 2003

Opere di Stanley Milgram:
- Dynamics of obedience. Experiments, in  “Social Psychology-Mineographed Report”, National   Science    Foundation, 1961;
- Behavioral Study of Obedience in “Journal of abnormal psychology”, 1963;
- Group pressure and action against a person, in  “Journal of abnormal social psychology”, 1964;
- Issue in the study of obedience. A reply to Baumrind, in “American Psychology”, 1964;
- Liberating effects of group pressure, in “Journal of personality and social psychology”, 1965;
- Obedience (a filmed experiment), distribuito dalla N.Y. University film Library, 1965;
- Some conditions of obedience and disobedience to authority, in “Human relations”, 1965;
- Integration Obedience. Error and Evidence, A reply to Orne and Holland, in A.G. Miller, 1972;
- Obedience to authority, Harper Collins Publishers Inc. 1974.

fonte: freeondarevolution.blogspot.it

The Score



è un film del 2001 diretto da Frank Oz, con Robert De Niro, Edward Norton e Marlon Brando.

Questo è l'ultimo film in cui recita Marlon Brando, l'unico interpretato assieme a De Niro. Le sue condizioni di salute infatti peggiorarono progressivamente non consentendogli più di girare altri film sino alla sua morte avvenuta nel 2004.

Trama

Montreal, Québec: Nick Wells è un ladro professionista di gioielli e opere d'arte che decide di ritirarsi dal giro e dedicarsi alla gestione di un raffinato ristorante che lo tiene impegnato legalmente. D'ora in avanti è infatti intenzionato a rigare dritto e a vivere una vita tranquilla con la sua fidanzata, Diane, che fa l'assistente di volo.

Viene però fermato dal vecchio amico e socio Max che, presentandosi nel locale che Nick gestisce come copertura, gli propone il colpo della vita: rubare uno scettro del 1661 dal valore inestimabile, nascosto dentro la gamba di un vecchio pianoforte che si trova situato nella cantina di una dogana, lì bloccato perché ritenuto dalle autorità infestato da insetti nocivi.

Assieme a loro si unisce Jack Teller, ladro ambizioso che si finge disabile per poter lavorare come bidello nella dogana (in modo da poter meglio pianificare il furto) e fingendo di chiamarsi Brian.

Nick successivamente contatta il suo amico Steven, un ragazzo genio dell'informatica, per chiedergli di introdursi nel sistema di sicurezza per ottenere i codici di bypass che consentiranno loro di manipolare temporaneamente i protocolli di avviso del sistema durante la rapina.

Una volta pianificato il tutto, Nick utilizza un tunnel della rete fognaria per entrare nel seminterrato e riesce poi a far esplodere la cassaforte dove è conservato lo scettro (lì conservato dato che nel frattempo le guardie avevano scoperto - grazie all'intervento di Jack che fa il finto tonto - essere nascosto nella gamba del pianoforte, che avevano iniziato a bruciare). Intanto Jack che sta manomettendo il segnale delle videocamere di sicurezza viene scoperto da Danny, uno dei custodi, ma Jack lo minaccia con una pistola e lo chiude in uno sgabuzzino.

Dopo aver preso lo scettro e averlo nascosto in una custodia, Nick si trova nella cantina faccia a faccia con Jack che ha intenzione di fregarlo: infatti gli punta una pistola costringendolo a consegnargli lo scettro e fa poi scattare l'allarme antifurto.

Inseguito da alcuni poliziotti, Nick riesce a fuggire attraverso le fogne e a salvarsi, dopodiché telefona a Jack (anch'egli scappato dalla dogana) facendogli capire di aver commesso un grave errore: infatti Jack è stato fregato da Nick poiché non ha lo scettro, ma nella borsa ha solo un rozzo simulacro fatto di pezzi di ferro, mentre il vero scettro è nelle mani di Nick.

Attraverso un notiziario, si scopre che Jack è ricercato (è stato infatti Danny, il custode, a sporgere denuncia) mentre il complice Nick non è stato identificato. Il film si conclude con Nick che raggiunge la fidanzata Diane all'aeroporto dove si abbracciano, i due iniziano così una vita normale, come Nick le aveva promesso.

Produzione

Durante la produzione, il regista Frank Oz ebbe numerosi screzi con l'attore Marlon Brando che derideva il regista chiamandolo "Miss Piggy", per via del suo passato lavoro come doppiatore dell'omonimo personaggio dei Muppets. Non riuscendo ad andare d'accordo, Robert De Niro fu costretto a dirigere Brando al posto di Oz con quest'ultimo a dargli istruzioni via cuffia.

Accoglienza

Il film ha ricevuto recensioni positive. Su un budget di 60.000.000 di dollari ha incassato più di 110 milioni di dollari.

Curiosità

De Niro e Norton sono tornati a lavorare insieme nel film Stone.
La maggior parte dei dialoghi fra De Niro e Brando sono improvvisati.
Norton successivamente ammise di non amare molto la sceneggiatura, recitando nel film solo per lavorare con De Niro e Brando.

fonte: Wikipedia

FINALE

venerdì 19 giugno 2015

Libia: la lucrosa caccia al negro per mandarcelo

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DI MAURIZIO BLONDET

effedieffe.com

«Siamo qui per essere venduti»: così i migranti – quasi tutti subsahariani – che sono parcheggiati nel centro di raccolta di Zaouia, in Libia, un 50 chilometri ad ovest di Tripoli. Due inviati di Le Monde sono riusciti a avvicinarli (non si conoscono i particolari): come risultati dai loro agghiaccianti racconti, diversi sono rimasti vittime di retate delle ‘autorità’ libiche della zona e del momento.


«Le autorità ci accusano di voler partire per l’acqua, ma è falso», dice uno (Le Monde lo mostra in video): «C’è chi viene preso in casa, negli appartamenti, altri sono presi per strada; come me, io sono stato preso per strada».

«I veri traghettatori sono loro», spiega un compagno. «Dicono agli europei che ci hanno catturato in mare ma è falso! Ci stanno vendendo. Sono loro che gestiscono la prigione e organizzano le partenze per andare in Italia. Sono padroni di appartamenti in riva all’acqua, raccolgono la gente nelle ‘connection houses’. La ‘connessione’ sono loro, la fanno tra di loro, è il loro business. Siamo qui per essere venduti, alcuni a quasi mille dinari (libici). Mangiamo pochissimo, Quando arrivate voi giornalisti, fanno finta, è organizzato».

«Mi chiamo Roland», interviene un terzo, «sono nigeriano. Siamo venuti qui per lavorare, io e i miei amici. Guarda, ho addosso ancora i miei abiti da lavoro. La polizia ci ha arrestato per la strada. Noi non siamo venuti per fare la traversata, siamo venuti per lavorare. Io lavo le auto, questo faccio. Non so più che fare. Tutti i miei soldi, il telefono... tutto! Mi hanno preso tutto, sono in piedi senza niente. Non abbiamo alcun contatto... il mio telefono, tutto! Tutto m’hanno preso. Guardami, sono davanti a te».

«Io mi chiamo Samir, sono somalo. Siamo rifugiati e adesso cerchiamo una vita migliore... ma siamo stati arrestati in Libia. Nove mesi in Libia, capisci, e tre mesi in questa prigione. Cerchiamo la libertà, chiediamo aiuto».

«Mi chiamo Fussa. Sono venuto in Libia tre mesi fa, vivo in Libia, io lavoro. Sono venuto con i miei amici. Ieri tornavamo dal lavoro quando ci hanno arrestati. Ci hanno preso tutti i nostri beni, non abbiamo più niente... e l’acqua qui, è acqua salata. Qui siamo perduti, non mangiamo bene, per favore, domandiamo al Governo di Questo paese di venire in nostro aiuto, e di lasciarci rientrare a casa, nel nostro Paese. Chiediamo la libertà. Prego il Governo di questo Paese di aiutarci. Per favore, chiediamo soccorso, per favore…».

«Se ho l’opportunità di lavorare ancora in Libia lo farò», dice un altro, «se ho questa possibilità lavoro: sono muratore, sono un buon lavoratore».

Un altro ancora: «La sola cosa che vogliamo è tornare al nostro Paese –– è tutto quello che si vuole perché ci hanno affaticato qui, non si mangia, non si beve, non si dorme. Ci sono molte persone malate qui. Abbiamo perduto tutto: il denaro, i nostri passaporti....».

«Ci sono persone che sono qui da più di sei mesi, sette mesi... altri quattro mesi... senza contatto coi parenti. Le nostre famiglie non sanno se siamo vivi o morti».

Il pezzo di Le Monde (qui) non dice molto di più, è costruito come un articolo «di colore», di impressioni e sentimenti (sarebbe come, ai tempi di Stalin, entrare in un Lager siberiano e fare del «colore»). Tuttavia, dal poco si ricava questa visione:

I prigionieri sono tutti negri dell’Africa nera, non vengono dal Medio Oriente, non fuggono le guerre e l’IS.

Molti di loro sostengono essere emigrati per lavoro nella Libia di Gheddafi; si dicono vittime di sistematiche retate da parte di poliziotti (o quel che sono) libici, comunque gente di un qualche «Governo» in combutta con i trafficanti, o trafficanti essi stessi, per essere mandati in Italia su barconi o gommoni.

In Libia c’è la caccia all’africano nero, perché il traffico rende. Siccome l’Italia li accoglie tutti (Manconi e Papa Francesco: «Accogliamoli tutti!») l’industria della tratta libica ce ne manda sempre di più. Se ne procura di sempre nuovi con arresti e retate, li caccia nei suoi campi, e li imbarca –– alcuni contro la loro volontà: quanti? Non sappiamo. Altri di sicuro si sono mossi per venire in Italia via mare. Sarebbe interessante sapere se il business li raccoglie nei loro Paesi, li attrae con la promessa: in Italia vi prendono tutti! Dateci tremila dollari.. .poi furto di denaro, dei passaporti, dei cellulari (tanto in Italia ve ne danno uno nuovo), in compenso un costoso satellitare sul barcone per chiamare i soccorritori italioti.

In un certo senso è una storia di razzismo libico che continua.

Cercando in archivio trovo un titolo del 2011: «È caccia all’africano nero in Libia, ma nessuno lo dice». È un comunicato dell’agenzia Habeshiaper la comunicazione e lo sviluppo (un gruppo di eritrei), e parlava di un altro genere di caccia in voga allora: tutti i neri, per lo più immigrati lavoratori nella prospera Libia di Gheddafi (i libici si sa non lavorano; avevano – diciamo – il reddito di cittadinanza, potevano pagarsi i negri come servi e schiavi) quando Gheddafi è stato rovesciato sono stati presi di mira come «mercenari al soldo del colonnello, e per questo inseguiti, perseguitati e uccisi. (...)» . Vi si racconta di «una donna eritrea, picchiata e buttata fuori di casa dal proprietario, a Tripoli, zona Medina, perché nera. Voi neri africani, gli ha detto, siete mercenari del regime. E fatti di questo genere stanno accadendo ovunque, soprattutto di notte».

«A Bengasi due eritrei sono stati linciati e uccisi dalla folla mentre cercavano di portare assistenza a due connazionali gravemente feriti. I profughi rimasti in vita hanno chiesto aiuto ad una nave inglese, pregando che mettesse in salvo almeno i due feriti, ma hanno ricevuto un rifiuto secco».

A Tripoli, «le famiglie di origine sub-sahariana non possono uscire nemmeno a fare la spesa perché temono il linciaggio. Sono le vittime preferite degli sciacalli depredatori. Molti sono stati rapinati, altri sequestrati. È una persecuzione». «Centinaia di richiedenti asilo politico che erano tenuti nelle carceri libiche, con l'aggravarsi della crisi sono stati costretti dai loro carcerieri a imbracciare le armi per colpire la piazza. Chi si è rifiutato di farlo, è stato ucciso».

La pulsione del linciaggio razzista, la caccia al negro di allora, sembra adesso perfezionata in industria del rastrellamento e vendita del negro all’Italia, che li accoglie tutti.

«Dal gennaio 2015 la guardia costiera libica non salpa più in mare per pattugliamenti», scrive Deutsche Welle in un servizio di poche settimane fa. In aprile, Deutsche Welle non ha fatto un pezzo di colore, ha persino parlato col capo della guardia costiera libica, Mohamed Baithi: il marpione, pieno di compassione umana, gli ha detto che i migranti presi in mare «non vogliono tornare in Libia –– e non si fa fatica a crederlo. Sono loro che «vogliono andare in Europa. Certe volte quando li prendiamo e portiamo indietro, piangono o cercano di distruggere le nostre imbarcazioni».

Messe insieme, le asserzioni del brav’uomo con il servizio fotografico-impressionistico di Le Monde, si intuisce che è la guardia costiera libica a fare i business, o almeno a prenderci la sua parte. Infatti Baithi spiega a DW  (qui) quel che già sappiamo: «I barconi mandano un messaggio di SOS, le navi mercantili o i pescherecci nelle vicinanze sono obbligati in base al diritto internazionale marittimo a soccorrerli. Devono prender tutta questa gente a bordo». E il gioco è fatto.

«Siamo qui per essere venduti», dicono i negri imprigionati, e gli impressionisti di Le Monde non chiedono dettagli: venduti da chi? E soprattutto: a chi? Chi vi vuole comprare? Per quanti soldi?

Allo stesso modo, i valorosi inchiestisti di DW non chiedono a Baithi: come mai la guardia costiera libica «non esce più in mare dal gennaio 2015»? Si capirebbe avesse detto: non usciamo più in mare dal 2011, perché l’apparato statale è collassato. Invece: dal gennaio 2015, ossia dall’inizio di quest’anno. Perché? E da allora che il numero dei migranti gettati sui barconi volenti o nolenti è aumentato in modo esponenziale. Ancor più dei 17 0 mila del 2014, che erano già quattro volte di più di quelli messi in mare nel 2013. Centinaia e centinaia arrivano ormai ogni giorno, immediatamente soccorsi dall’Italia e dalla UE, la cui operazione è stata potenziata.

Ad alimentare quella che anche Le Monde chiama «una cinica industria. Il numero degli annegati in mare è salito alle stelle: alla data del 7 maggio, 1829 affogati, nove volte di più del periodo corrispondente del 2014. Fanno economie, li gettano in galleggianti marci promessi a naufragio certo. Sulle coste libiche, i trafficanti li parcheggiano in stamberghe dopo averli spogliati, le autorità li arrestano per mostrare all’Europa che fanno qualcosa e mascherare le loro connivenze occulte».

La nostra carità senza limiti aumenta il numero degli annegati? È una modesta domanda. Tanto più urgente visto che anche da noi fiorisce il business sull’immigrato salvato-in-mare: con la differenza che a pagare il business criminale italiota siamo noi contribuenti italioti. Carità pelosa?

Da noi domina l’accoglienza totale, la carità senza limiti, e guai a chi storce il naso; che non sia quello il fomite dell’industria del negro con retate dall’altra sponda? Che più ne accogliamo e più loro ce ne trovano?

«Siamo qui per essere venduti»; dicono i poveri negri del campo di Zaouia: venduti a chi, precisamente? I trafficanti della loro carne hanno preso i 3-4 mila dollari a ciascuno di loro, li hanno depredati del cellulare e del soldino in tasca, li hanno già puliti e spolpati come ossi di seppia: da loro non possono certo prendere altro. E allora da chi aspettano altri soldi? A chi li hanno venduti o intendono venderli?

Chi li compra in Italia, in Europa, in Occidente?

Viene qualche dubbio: che ci siano organizzazioni occidentalissime che «comprano» i negri dai libici. I complottisti più fanatici (da cui mi dissocio) dicono che c’è un interesse globalista ad inondarci di immigrati, un progetto per affondarci nella destabilizzazione che l’Occidente ha portato in Libia, Siria, Iraq, Yemen. Perché «una fonte dell’intelligence di Londra» accredita la stima di “migliaia di migranti” in pericolo e rilancia l’allarme su possibili ulteriori partenze imminenti, indicando in almeno “mezzo milione” le persone radunate sulle coste libiche in attesa di nuovi imbarchi? Come sanno quella cifra? E perché le navi inglesi che raccolgono gli immigrati dai barconi, prodigandosi in modo eccezionale, poi li sbarcano in Italia? Perché non se li prendono e se li portano? Dopotutto, le navi militari sono pezzi di territorio nazionale.

Maurizio Blondet

Fonte: www-effedieffe.com

fonte: alfredodecclesia.blogspot.it

martedì 16 giugno 2015

Grecia: 10.000 suicidi in 5 anni, l’ultimo quello di mio figlio

Theodoros Giannaros tiene gli occhi fissi sul computer e una sigaretta tra le dita. Guarda le immagini di alberi, di spiagge. È talmente assorto da non accorgersi che la cenere sta coprendo la tastiera. Compare l’immagine di un giovane. Bello, sorridente. «È mio figlio, si è tolto la vita pochi giorni fa. Aveva 26 anni. Quando l’ho saputo non sono riuscito a fare altro che questo video». Atene, Ospedale Elpis: un complesso di palazzine bianche nel centro della città. È un giorno festivo, ma il dottor Giannaros si fa trovare nel suo ufficetto di direttore. Siede lì dal 2010. È un biologo molecolare, specializzato in genetica. Ha studiato a Karlsruhe, in Germania, a San Francisco e a Vienna. Da anni è un punto di riferimento assoluto per tutta la Grecia. Quando interviene sui giornali o in tv nessuno si permette di contraddirlo. Fruga ancora nel pacchetto di nazionali, tira fuori l’ennesima sigaretta e un’altra sassata: «Mio figlio è solo l’ultimo di una lista interminabile. Da quando è iniziata la crisi in questo paese si sono suicidate 10 mila persone. Sì, ha capito bene: 10 mila. È come se una grande città fosse stata cancellata dalla carta geografica della nazione».
Giannaros ha un passato nelle truppe speciali: mostra le foto delle sue ultime missioni, in mimetica, immerso in un fiume fino alle ginocchia. È come se avesse bisogno di una pausa, vuole raccontare ancora qualcosa della sua famiglia, degli altri due Theodoros Giannarosfigli, 24 e 28 anni. «Anche il più piccolo è un soldato». Lo dice con un sottinteso chiaro: lui si è salvato. Ma quanti sono i giovani senza speranza? Le statistiche si afflosciano come svuotate di senso al cospetto della forza, della dignità di quest’uomo. «Appena arrivato qui incontravo pazienti che mi chiedevano: ma quanto devo pagare per operarmi qui? Quanto per una lastra? Nulla, rispondevo, questo è un ospedale pubblico. Poi mi sono fatto portare il registro delle prenotazioni e ho capito. La lista d’attesa risultava sempre infinita, ma con una buona “fakelaki” si poteva comodamente saltare la fila». “Fakelaki”, la bustarella. «In cortile ho fatto mettere dei cartelli con una busta sbarrata con una grande x rossa. Significa che qui non si accettano tangenti».
Le parole del più atipico dei manager conducono nell’antro della crisi. I ragionamenti sulla sostenibilità del debito lasciano il posto alla scarsità di siringhe, bisturi, persino guanti per la sala operatoria. «Abbiamo sviluppato un network di scambi tra le diverse cliniche. Andiamo avanti anche grazie a donazioni in arrivo dalla Svizzera, dall’Austria, dalla Germania». Theodoros accende un’altra sigaretta. Aspira profondamente, poi scarica fumo e una lunga invettiva. Contro le vecchie classi politiche, le dieci famiglie che hanno monopolizzato l’economia del paese, le «idiote» prescrizioni della “Troika”, il Fondo Monetario, la Tsipras e MerkelBce, la Commissione Europea, Angela Merkel. Spera che Alexis Tsipras possa raggiungere qualche risultato, «ma deve avere dietro tutti i partiti, tutta la Grecia. Questo è l’unico modo che abbiamo per sopravvivere». Già, «sopravvivere».
«Penso continuamente a quei 10 mila morti che abbiamo seppellito nel silenzio. Penso a mio figlio. E penso che se in Germania un cane muore in malo modo, ecco che il caso finisce sui giornali, se ne dibatte in tv. Ma avete mai sentito parlare dei nostri giovani, dei nostri anziani che si sono suicidati? La guerra civile della Jugoslavia ha fatto 20 mila morti. Quella, però, era una guerra. Che cos’è, invece, questa nostra strage? È una domanda a cui non so rispondere, posso solo dire che in questo momento mi vergogno di essere un europeo». Forse è arrivato il momento di andare. Ma Theodoros ha ancora qualcosa da dire: «In questi anni sono stato corteggiato da tutti i partiti, avrei potuto fare il ministro cento volte. Invece ho sempre voluto restare un uomo libero e mi sono fatto un mare di nemici. Continuo a stare qui, a lavorare per 1.400 euro al mese, cinque volte meno di qualche anno fa. Non posso permettermi la macchina, viaggio in scooter e giro con una pistola. Prima che mio figlio se ne andasse così, mi sentivo anche un privilegiato».
(Giuseppe Sarcina, “Grecia: il conto della disperazione? Diecimila suicidi in 5 anni, l’ultimo quello di mio figlio”, dal sito del “Corriere della Sera” del 10 giugno 2015).

fonte: www.libreidee.org

REX (non è il cane poliziotto) ed altro



DIFFERENT FOR GIRLS

domenica 14 giugno 2015

cronologia delle principali deviazioni della chiesa cattolica rispetto al Cristianesimo antico

Se si dimostrasse che la Terra è rotonda, tutto il cattolicesimo cadrebbe in errore".
(Sant'Agostino)


375 d.c - Mentre i primi cristiani veneravano solo Dio (Gesù stesso rifiutò di essere considerato oggetto di Culto) in quet'anno la Chiesa introdusse il culto dei SANTI e degli ANGELI, per compiacere le tendenze pagane del popolo.

431 d.c - Il Concilio di Efeso, sulla base di forti pressioni popolari che "reclamavano" per l'assenza di "divinità femminili" nel Cristianesimo, proclamò MARIA "Madre di Dio". Tale rassicurante e superstiziosa venerazione colmava il "vuoto" lasciato dalle varie Dee della religione pagana. Maria prese dunque il posto, nella devozione popolare, di Diana, Iside, Artemide, e varie altre dee.

Molte caratteristiche del culto della "madonna" risalgono a divinità femminili precristiane. L'iconografia della Vergine con in braccio il bambino, è ispirata al culto di Iside (ivi comprese le "grotte" come tipico luogo di "apparizioni"). Lo stesso racconto della verginità di Maria e della nascita "miracolosa" di Gesù fu aggiunto ai Vangeli posteriormente, per facilitare la diffusione del Cristianesimo fra i pagani che già erano "abituati" ai racconti riguardanti esseri "semidivini" figli di un dio e di una donna vergine (Eracle, Mithra, Horus, ecc.) ...


Questa dovrebbe essere la più antica raffigurazione della Madonna con bambino, 
venerata dai cristiani delle origini.

Quando la Santa Vergine era Iside
La Vergine ISIDE tiene in braccio HORUS. Il padre divino di Horus era Osiride, con cui si confondeva (“Io e mio Padre siamo Uno”), mentre il padre terreno era Seb.

L’angelo Thot annuncia ad Iside che concepirà un figlio verginalmente.

HORUS nasce in una grotta, annunciato da una stella d’oriente, viene adorato da pastori e da tre uomini saggi che gli offrono doni.

A 12 anni insegna nel tempio e poi scompare fino ai 30 anni. Horus viene poi battezzato sulle rive di un fiume da Anup il battista, il quale in seguito verrà decapitato. Combattè 40 giorni nel deserto contro Set (Satana), ha compiuto numerosi miracoli e camminato sulle acque.. Con Iside ed Osiride, Horus costituiva la trinità egizia.

A Luxor, su edifici risalenti al 1500 A.C. si possono vedere immagini relative all’ Annunciazione e all’ Immacolata Concezione di Iside.

Nei sotterranei di Roma vi è una rappresentazione di Horus allattato dalla madre vergine Iside risalente al II secolo D.C.

593 d.c - Il vescovo di Roma Gregorio Magno "inventa" il PURGATORIO. Questa leggenda permetterà alla Chiesa, per molti secoli, fino a tutt'oggi, di "vendere" suffragi, indulgenze, "promozioni" in paradiso, per inculcare nella mentalità della gente che il potere della chiesa arriva fino... all'aldilà!

610 d.c - Per la prima volta un vescovo di Roma viene chiamato "papa". L'idea fu dell'imperatore Foca, che prese il potere facendo assassinare il suo predecessore. Per tale atto criminale, il vescovo Ciriaco di Costantinopoli lo scomunicò, ma Foca, per ritorsione, proclamò "papa" (ossia capo di tutti i vescovi) il vescovo di Roma, ossia Gregorio I, il quale, bontà sua, rifiutò un simile titolo, fedele alla tradizione episcopale della chiesa cristiana dell'epoca. Tuttavia, il vescovo di Roma successivo, cioè Bonifacio III, accettò di avvalersi del titolo di "papa".

Il Cristianesimo antico era nettamente contrario a capi spirituali, l'Autorità era esercitata più o meno democraticamente per mezzo di CONCILI. Ma il messaggio originale di Gesù era ben più radicale: "Ma voi non vi fate chiamare 'Maestro'; perché uno solo è il vostro Maestro, e voi siete tutti fratelli. Non chiamate nessuno sulla terra vostro padre, perché uno solo è il Padre vostro, quello che è nei cieli. Non vi fate chiamare guide, perché una sola è la vostra Guida, il Cristo…" Matteo 23:8-10

(Foto: Reliquiario: ossa di santi)

788d.c - La chiesa cattolica adotta ufficialmente l'adorazione della croce, delle immagine delle reliquie dei santi. Ovviamente si tratta di pratiche superstiziose, adatte a sottomettere psicologicamente il popolo e a mantenerlo in una suggestionabile ignoranza. I primi cristiani, proprio come gli ebrei, consideravano IDOLATRIA ogni pratica di questo tipo. Poiché il secondo dei famosi DIECI COMANDAMENTI di Mosè proibiva il culto delle immagini, e ciò poteva turbare i sinceri devoti, la chiesa MODIFICO' addirittura la lista dei dieci comandamenti, CENSURANDO il secondo e dividendo i 2 l'ultimo.

A tutt'oggi, anche nelle Bibbie cattoliche, la lista dei comandamenti è riportata fedelmente, mentre il CATECHISMO cattolico continua ad alterare la lista. Una contraddizione EVIDENTE che non suscita particolare scandalo solo perché la stragrande maggioranza dei cattolici sono pressoché indifferenti nei confronti delle questioni spirituali.

Ma ecco la lista dei DIECI COMANDAMENTI di Mosé come è riportata nel libro dell'ESODO al capitolo 20:

I "VERI" 10 COMANDAMENTI DELLA BIBBIA

Io sono il Signore, tuo Dio, che ti ho fatto uscire dalla terra d'Egitto, in schiavitù:
1. Non avrai altri déi all'infuori di me.
2. Non ti farai idolo né immagine alcuna di ciò che è lassù nel cielo né di ciò che è quaggiù sulla terra, né di ciò che è nelle acque sotto la terra. Non ti prostrerai davanti a loro e non li servirai.
3. Non pronuncerai invano il nome del Signore, tuo Dio, perché il Signore non lascerà impunito chi pronuncia il suo nome invano.
4. Ricordati del giorno di sabato per santificarlo: sei giorni faticherai e farai ogni tuo lavoro; ma il settimo giorno è il sabato in onore del Signore, tuo Dio: tu non farai alcun lavoro, né tu, né tuo figlio, né tua figlia, né il tuo schiavo, né la tua schiava, né il tuo bestiame, né il forestiero che dimora presso di te.
5. Onora tuo padre e tua madre, perché si prolunghino i tuoi giorni nel paese che ti dà il Signore, tuo Dio.
6. Non uccidere.
7. Non commettere adulterio.
8. Non rubare.
9. Non pronunciare falsa testimonianza contro il tuo prossimo.
10. Non desiderare la casa del tuo prossimo. Non desiderare la moglie del tuo prossimo, né il suo schiavo, né la sua schiava, né il suo bue, né il suo asino, né alcuna cosa che appartenga al tuo prossimo.

Si noti anche la SOSTITUZIONE, operata dalla chiesa, del comandamento "non commettere adulterio" diventato nel Catechismo cattolico "non fornicare" oppure "non commettere atti impuri".

995 d.c - Giovanni 14° introduce la "canonizzazione dei santi". Nel Nuovo Testamento il termine "santi" si riferisce a TUTTI I MEMBRI della comunità. Paolo conclude le sue lettere con la tipica espressione "un saluto a tutti i santi". Si potrebbero fare molti altri esempi. L'idea che essere "santo" sia una condizione pressoché IRRAGGIUNGIBILE per le persone comuni ha una precisa funzione POLITICA in quanto avvalora l'idea di una società GERARCHICA, dove i poveri, i semplici e gli umili possono soltanto sottomettersi ai "potenti" (sia del Cielo che della... Terra!) ed invocare la loro MISERICORDIA piuttosto che reclamare GIUSTIZIA!

1079 d.c - papa Gregorio 7° introduce il CELIBATO DEI PRETI.
Nel Nuovo Testamento si dice l'esatto contrario, ovvero secondo Paolo il "vescovo" DEVE avere famiglia, in quanto:

"...bisogna che il vescovo sia irreprensibile, marito di una sola moglie, sobrio, prudente, dignitoso, ospitale, capace di insegnare, non dedito al vino, non violento ma benevolo, non litigioso, non attaccato al denaro. Sappia dirigere bene la propria famiglia e abbia figli sottomessi con ogni dignità, perché se uno non sa dirigere la propria famiglia, come potrà aver cura della Chiesa di Dio?" (1a Epistola a Timoteo, cap. 3)



1090 d.c - Viene introdotto il ROSARIO. Ciò costituisce l'ennesimo capovolgimento dell'insegnamento di Gesù, che disse:

"... E nel pregare non usate inutili dicerie come fanno i pagani, i quali pensano di essere esauditi per la moltitudine delle loro parole.... Ma tu, quando preghi, entra nella tua cameretta, e serratone l'uscio fai orazione al Padre tuo che è nel segreto....." (Matteo 6:5-8)








1184 d.c - Il Concilio di Verona istituisce l'INQUISIZIONE per gli eretici. Di tutte le invenzioni della chiesa cattolica, questa è quella più immensamente lontana sia dallo spirito e dalla lettera del vangelo sia da ogni minimo spirito umanitario.





DA QUESTA DATA, PER OLTRE 5 SECOLI, LA STORIA DELLA CHIESA CATTOLICA SARA' UNA STORIA CRIMINALE, FATTA DI OSSESSIVA RICERCA DI POTERE, DI INTRIGHI POLITICI ED ECONOMICI, DI STERMINI, DI TORTURE, DI ROGHI, DI REPRESSIONE DI OGNI ATTEGGIAMENTO DI SIA PUR VAGA OPPOSIZIONE, MA SOPRATTUTTO LA RELIGIONE SARA' USATA PER SFRUTTARE LE ISTINTIVE PAURE DELL'UOMO E PER SOTTOMETTERE LA GENTE SEMPLICE ED UMILE.

1190 d.c - Inizia la "vendita di indulgenze". Che il denaro possa far acquisire MERITI SPIRITUALI, oltre ad essere un concetto del tutto OPPOSTO allo spirito del Cristianesimo primitivo, rappresenta una notevole degenerazione MORALE sia per la chiesa che per la gente comune.

Che Dio stesso si lasci "corrompere" dal denaro rappresenterà uno "schema mentale" che avrà delle conseguenza catastrofiche sull'etica dominante dei paesi cattolici.

1215 d.c - Papa Innocenzo 3° proclama il "dogma" della TRANSUSTANZAZIONE. Ovvero, il pane dell'eucarestia (in seguito ostia) cessa di essere un semplice SIMBOLO della COMUNIONE per diventare "vero corpo e vero sangue" di Gesù.
Dopo aver RINNEGATO in mille modi lo SPIRITO dell'insegnamento di Gesù, fondato sull'amore, sull'interiorità e sulla libertà, ora la chiesa riduce il povero Nazareno a una piccola particella farinacea da far mangiare ai fedeli!
Una aberrante cerimonia pagana, un "pasto sacro" sanguinario e cannibalesco!
Anche in questo la chiesa ha sapientemente manipolato la psicologia dei fedeli: se i PRETI hanno il POTERE di TRASFORMARE particelle di pane nel "VERO" corpo (e sangue) di Gesù, evidentemente occorre SOTTOMETTERSI A LORO CON TIMORE!

1215 d.c - Nello stesso anno in cui fu introdotta la "transustanzazione", Innocenzo 3° rese OBBLIGATORIA la cosiddetta "confessione auricolare" ovvero quella fatta all'orecchio del prete.
I primi cristiani offrivano solo a Dio il loro pentimento, nella loro interiorità.

1229 d.c - La chiesa cattolica, ormai abissalmente lontana dal Cristianesimo delle origini, per prudenza e per evitare contestazioni, decide di mettere LA BIBBIA (ivi compresi i Vangeli) nell'indice dei LIBRI PROIBITI.
Un fedele che avesse "osato" leggere il Vangelo, rischiava dunque la PENA DI MORTE come sospetto ERETICO!

Evidentemente sono provvedimenti che "lasciano il segno" anche nel DNA, perché a tutt'oggi la maggioranza dei cattolici ignora che il contenuto dei Vangeli e della Bibbia è in aperto contrasto con la chiesa cattolica e non sospetta minimamente che esistano punti di vista DIVERSI da quelli che sono stati loro inculcati sin dalla primissima infanzia.

1311 d.c - Il battesimo per aspersione dei fanciulli viene reso legale dal Concilio di Ravenna. I primi cristiani battezzavano solo gli adulti, in quanto il battesimo rappresentava un semplice rito simbolico di rinascita, adatto a sottolineare l'"iniziazione" dei convertiti. 
Gesù non invitava le persone a compiere riti religiosi, ma a cambiare vita, a scoprire il Regno di Dio nel proprio cuore, non nelle cerimonie o nelle formalità.

1439 d.c - Il Concilio di Firenze trasforma in "dogma" di fede la leggenda popolare del PURGATORIO. Non c'è assolutamente nulla nelle scritture cristiane che alluda ad un simile "luogo" metafisico. Tale credenza viene incoraggiata dalla chiesa cattolica con il solo scopo di spaventare i fedeli e, al tempo stesso, per renderli più dipendenti dalle interessate indulgenze della Chiesa.

1854 d.c - Papa Pio IX proclama il nuovo dogma della cosiddetta Immacolata Concezione. Prosegue dunque il processo di "divinizzazione" di Maria, perché la chiesa cattolica, abile manipolatrice di menti e di popoli, sa molto bene che più si accentua il ruolo delle divinità "materne" e più la gente regredisce a livello infantile, diventando così ancora più sottomessa all'autorità della Chiesa (che guarda caso, anch'essa si autodefinisce come "santa madre").
Il concetto di "concezione immacolata" non ha alcun senso rispetto all'insegnamento di Gesù, bensì deriva dalla metafisica greca e dal paganesimo.

1870 d.c - Papa Pio IX impone alla chiesa cattolica un assurdo privilegio che nessun papa precedente aveva osato mai reclamare: quello della INFALLIBILITA' DEL PAPA. Guarda caso, ciò è accaduto nello stesso anno in cui la Chiesa, con la presa di Roma, ha perso definitivamente il potere temporale. Quasi una "rivincita" dunque, sul piano di una pretesa autorità assoluta in campo spirituale e morale.
Che un uomo possa considerarsi una "autorità religiosa" oltretutto "infallibile" è uno dei massimi STRAVOLGIMENTI dell'antica fede cristiana e dell'insegnamento di Gesù.

1950 d.c - PIO XII proclama che il corpo di Maria sarebbe "volato via", in cielo (dogma della cosiddetta ASSUNZIONE). 

Dove si troverebbe ora? In orbita intorno alla Terra? I fedeli cattolici, ormai immunizzati ad ogni senso del ridicolo, privi di ogni capacità critica, si accontentano del fatto che nel calendario ci sarà un giorno festivo in più, ovvero il 15 agosto, ripristinando un'antica festa in onore della dèa Diana (vedi foto).

Perché la chiesa cattolica impone come "verità" queste leggende pagane?
Perchè sa benissimo che così facendo, la gente si "abitua" ad obbedire passivamente.
Più sono assurdi i dogmi da credere, più sottomesso e servile sarà l'atteggiamento mentale del fedele. E' una tecnica ben conosciuta anche dai capi militari, che a volte impongono comandi illogici proprio per "addestrare" ad una cieca obbedienza.
cristianesimo.it

E il Concilio Ecumenico di Nicea?

Benché non siano reperibili tutti i documenti ufficiali sappiamo che l'Imperatore Costantino (convertitosi al cristianesimo) convocò nel 325, a Nicea, il primo Concilio ecumenico (cioè universale) della storia della Chiesa con lo scopo dichiarato di dare unità e prestigio alla comunità cristiana lacerata da gravi divergenze dottrinali, determinate soprattutto dalla mancanza di un’autorità centrale, ma con l’intento larvato della intromissione dello Stato nella vita interna della Chiesa.

"La preoccupazione dell’astuto imperatore era che una possibile frattura della cristianità avrebbe potuto portare all’allontanamento e all’indipendenza politica di alcune aree del suo vasto impero, quindi era necessario stabilire un’unica religione di Stato e un unico insieme di regole" (www.cosediscienza.it). 

Modificò quindi il calendario, introducendo la domenica come giorno sacro in una settimana di sette giorni, il riconoscimento ufficiale di festività cristiane in date prefissate (come il Natale), l'innesto della celebrazione della Pasqua, non officiata in una data fissa, poiché legata  al calendario lunare ebraico, in uso all'epoca della crocifissione di Cristo.

"Ne consegue che, rispetto al calendario solare di Cesare, la data della Pasqua ebraica, e quindi la Pasqua cristiana, è destinata a non essere fissa, ma a variare di anno in anno.
La questione della Pasqua fu risolta a Nicea (oggi Iznik, a 130 Km da Istanbul) nell'A.D. 325, quando Costantino convocò il primo importante concilio cristiano.
A Nicea, anche a causa di un crescente antisemitismo tra i cristiani non ebrei, che manifestavano disagio per l'utilizzazione, che fino ad allora si era fatto, di date che dipendevano dalle decisioni dei sacerdoti ebrei, si stabilì di legare, la resurrezione di Cristo, all'anno solare e al calendario di Cesare, utilizzando l'equinozio di primavera, come riferimento fisso per la determinazione della Pasqua cristiana.
La regola che precisamente si stabilì fu: la Pasqua cadrà la prima domenica successiva al primo plenilunio dopo l'equinozio di primavera.
Fu anche stabilito che, la Pasqua cristiana, non dovesse essere mai celebrata il giorno dell'inizio della Pasqua ebraica. Se qualora dai calcoli fosse emersa la coincidenza, la celebrazione doveva essere spostata alla domenica successiva." (digilander.libero.it)

Ma non finisce qui. Una delle questioni riguardava proprio la figura di Gesù.Gran parte della disputa riguardava la differenza fra l'essere "nato", o "creato", e l'essere "generato" dal Padre.

"Al centro dei contrasti il vescovo Ario, che negava la vera e propria divinità di Cristo, visto come un uomo nato normalmente da una Donna e poi adottato in modo speciale da Dio.

Non era Dio, dunque, ma simile – in greco omoioùsios – al Padre, ma non identico, in greco omooùsios. Quattro anni prima, nel 321, un sinodo locale, convocato dal vescovo Alessandro, aveva scomunicato Ario, che però con i suoi seguaci continuava a dividere le chiese. Altro contrasto c’era sulla data giusta per la celebrazione della Pasqua.

Tutto questo era un pericolo per l’Impero..

Nel Palazzo imperiale la discussione fu forte... Raccontano le cronache che il vescovo Nicola di Mira infervorato prese a schiaffi lo stesso Ario, irremovibile, appoggiato dal solo Eusebio vescovo di Nicomedia e quasi all’unanimità dichiarato eretico, cioè laceratore dell’unità della fede e della Chiesa.

In conclusione il Concilio decise una formula che esprime la sostanza della fede, detta Simbolo Niceno proclamando la piena “consustanzialità” di Cristo, vero Dio, con il Padre e con lo Spirito Santo. Egli non è creato, ma generato dal Padre prima di tutti i secoli, incarnato per opera dello Spirito Santo in Gesù di Nazaret e poi veramente crocifisso, morto e risorto, a smentita delle teorie gnostiche che negavano incarnazione e mortalità, indegne della realtà divina." (vaticaninsider.lastampa.it)

Per chi desidera approfondire e conoscere i motivi e le decisioni che furono prese al Concilio di Nicea consiglio la base Wikipedia (ebbene si), come punto di partenza.
Catherine

fonte: crepanelmuro.blogspot.it

Expo di sera buon tempo si spera


biglietto serale, 5 euro, metrò 2 euro...tutta la vita!!
non potevo resistere a questa movida modaiola a Expo.
e ci sono andata.
il meglio: l'inizio e la fine.
ma anche in mezzo non è andata male.
tanta strada, ci vogliono gambe buone e piedi sani per andare a Expo.
a fine serata non ero tanto in me, qualche bagliore allucinatorio c'è stato. la stanchezza tira pessimi scherzi.
il metrò mi ha portata dritta al Padiglione Zero e me lo sono visitato.
bello, si cammina dentro, si guarda. una forma di fruizione immediata, non mediata dalla parola, solo sensoriale. modalità contemporanea, modalità adolescenziale. modalità di sicuro effetto e di successo allargato. di consenso unanime. l'ultima sala è difficile da lasciare...difficile uscire...sarebbe meglio restare...








poi mi sono addentrata nei vicoli, diciamo così, poi nel decumano, tra qualche padiglione ancora aperto, tra i baracchini dello street food, in una marea di gente, una folla oceanica.
ho visto il giardino del Bahrain.
mi sono fatta di Ramen e di crepe al cioccolato.
ho notato stordita la vitalità del padiglione olandese.
ho guardato stupita l'uccello aereo della Repubbica Ceca.
non potevo credere alla proposta del padiglione thai di mangiare cibo pronto in scatola da far scaldare al momento.
non sono riuscita ad andare in Cina.
sono entrata in Vietnam, ma solo per un attimo.
da lontano ho visto il Brasile, ma è chiaro che questa è solo l'infarinatura, per il fritto bisogna tornare.




ho notato compiaciuta il padiglione Italia.
e mi sono goduta lo spettacolo pirotecnico dell'albero della Vita.
alla fine ho pensato di essere spersonalizzata, derealizzata, disorientata nello spazio e nel tempo e ho deciso di tornare a casa mia, per riprendermi da 'sto viaggio lisergico in giro per il mondo.
fonte: nuovateoria.blogspot.it