martedì 12 dicembre 2017

teoria di Darwin, "più facile credere ai miracoli"


Epoch Times intervista Enzo Pennetta sul darwinismo: quali sono i luoghi comuni sulla teoria e quali veri punti deboli.

Oggigiorno la teoria dell’evoluzione di Darwin viene generalmente considerata indiscutibile: a scuola, tutti apprendono la nozione secondo cui l’uomo deriva dalla scimmia e che tutte le specie viventi abbiano subito, nel corso delle ere geologiche, una radicale trasformazione.

Eppure, non pochi accademici e scienziati dissentono fermamente da questa teoria e propongono modelli alternativi che spesso includono l’esistenza di una Mente superiore, un Creatore.

Epoch Times ha intervistato Enzo Pennetta, docente di Scienze naturali alle scuole superiori e responsabile di un sito indipendente di attualità sociale e scientifica. Nel 2011 Pennetta ha scritto un libro sul darwinismo, mettendo in luce come nel 1800 gli scienziati più influenti dell’impero britannico si siano serviti della teoria di Darwin per legittimare il proprio potere...



Dottor Pennetta, il concetto di evoluzione delle specie viene generalmente associato alla teoria di Darwin. Ma questa teoria fa un distinguo, parlando di microevoluzione e macroevoluzione. In che cosa consistono e quali sono le differenze?

In realtà la questione su questi punti non è molto chiara. Uno degli aspetti del darwinismo è che nella teoria si trovano posizioni spesso differenti se non proprio alternative; in questo modo qualsiasi affermazione non viene vista come opposizione ma diventa riconducibile all’interno della teoria stessa.

La microevoluzione si può comunque definire come quei cambiamenti che restando limitati non portano a una nuova specie; la macroevoluzione invece riguarda quei cambiamenti sostanziali che portano a nuove specie che, non solo non si incrociano più con le precedenti, ma presentano caratteri nuovi. Il fatto è che tra i neodarwinisti troviamo chi sostiene che la microevoluzione protratta nel tempo porta a macroevoluzione e chi invece sostiene che si tratta di dinamiche differenti.

In natura la microevoluzione è stata osservata in modo inequivocabile?

Certamente, esistono prove continue. Ad esempio l’anemia mediterranea e il noto esperimento di Lenski.

E per quanto riguarda la macroevoluzione?

Nessun caso di macroevoluzione è stato osservato. Ma attenzione perché approfondendo quanto detto prima, spesso si fa passare qualsiasi speciazione per macroevoluzione. Mi spiego meglio: per speciazione si intende la nascita di nuove specie, ma questo comprende anche i casi in cui all’interno di una stessa specie nasca l’impossibilità di incrociarsi e quindi di avere prole feconda; in questo caso si ha una diversa specie ma non macroevoluzione. Per la macroevoluzione devono comparire caratteri nuovi e non semplici modifiche dei precedenti.

La selezione naturale di cui parla Darwin determina secondo lei l’evoluzione?

Assolutamente no. Come dice la parola la ‘selezione’ toglie, quindi semmai riduce le specie presenti e diminuisce le varietà.

Ci sono delle evidenze scientifiche indiscutibili che provano che la validità della teoria di Darwin?

Già, ma cosa dice la teoria di Darwin? Ridotto all’osso il neodarwinismo afferma che i nuovi caratteri, e quindi l’evoluzione, sono dovuti al caso che provoca mutazioni, e alla selezione. Come detto prima abbiamo solo evidenze di microevoluzione avvenuta così, ma nessuna di macroevoluzione.

Al giorno d’oggi, la teoria dell’evoluzione di Darwin come viene considerata dai vari studiosi, accademici e scienziati?

Un dogma indiscutibile. Ma spesso questo è dovuto al fatto che si è lasciato credere che evoluzione (intesa come cambiamento di specie nel tempo) e teoria darwiniana (che è solo una spiegazione possibile dell’evoluzione) siano la stessa cosa.

La teoria dell’evoluzione postula l’esistenza di un brodo primordiale. Esistono delle lacune in questa teoria?

Sì, secondo la teoria dal brodo primordiale la vita avrebbe una probabilità di nascere pari a uno fratto 10^40.000. Questo significa che è più facile credere ai miracoli che a questa possibilità. Ecco, possiamo dire che si tratta di una forma moderna e materialista di fede nei miracoli.

Darwin ha detto che la sua teoria per reggere deve prevedere l’esistenza di forme fossili intermedie. Sono stati scoperti questi particolari tipi reperti?

I darwinisti dicono di sì, ma di fatto non esiste una serie continua di fossili di nessuna evoluzione. E, difatti, negli anni 70 nacque la teoria degli equilibri punteggiati che afferma proprio l’esistenza di cambiamenti veloci nella nascita di nuove specie.

Cosa ne pensa dell’Archeopterix che da alcuni viene considerato come esempio migliore di forma di congiunzione tra rettili e uccelli?

Vede, il punto è che non è importante se l’Archeopterix sia o no una forma di congiunzione, la domanda è un’altra: basta il meccanismo di caso e selezione a spiegare un passaggio da rettile ad Archeopterix?
Quale sarebbe il vantaggio evolutivo per cui la selezione naturale dovrebbe favorire la forma intermedia di un rettile i cui arti anteriori non sono buoni né a camminare né a volare?

È lecito pensare che non siano state trovate forme intermedie a causa della scarsità di fossili ritrovati?

No. Come diceva S. J. Gould, l’autore della teoria degli equilibri punteggiati, la scarsità di fossili potrebbe giustificare la mancanza di forme intermedie, ma il fatto è che i fossili disponibili testimoniano tutti che le specie restano immutate per milioni di anni. Le specie poi scompaiono bruscamente, così come bruscamente ne compaiono di nuove. Come vede, la mancanza di reperti fossili, argomento sostenuto dallo stesso Darwin, potrebbe forse ancora giustificare la mancanza di anelli intermedi ma i fossili che abbiamo, testimoniano che le specie non cambiano per tutto il corso della loro esistenza.

Ritiene che gli organi vestigiali possano essere considerati come prova dell’evoluzione?

No perché siamo noi ad averli chiamati vestigiali. Si tratta in realtà di organi con funzioni precise come il coccige sul quale si innestano alcuni muscoli, o l’appendice che proprio da uno studio del gennaio 2017 scopriamo essere un organo importante per l’immunità.

Gli embrioni di Haeckael mostrano tra loro una straordinaria somiglianza. È possibile che questa possa essere interpretata come un’evoluzione delle specie?

No, Haeckel fece una vera e propria truffa. La somiglianza era dovuta al fatto che egli usò lo stesso embrione per descrivere le diverse specie. Sappiamo oggi che nelle primissime fasi dello sviluppo embrionale le specie differiscono di molto, poi si avvicinano morfologicamente, per poi divergere nuovamente. A parte il falso di Haeckel, si potrebbe ipotizzare un comune sviluppo iniziale solo ignorando volontariamente lo sviluppo embrionale dall’inizio.

Per quanto riguarda l’uomo, si è sempre detto che il famoso scheletro di Lucy potrebbe essere considerato un anello di congiunzione. Cosa ne pensa?

Nessuno pensa più che Lucy sia un antenato dell’Uomo. Ripeto che in realtà non sarebbe neanche importante se lo fosse o meno, questi sono problemi in realtà secondari, la vera domanda è ancora una volta: i meccanismi darwiniani possono spiegare soddisfacentemente il passaggio dall’australopiteco all’Uomo? Già Wallace, coautore della teoria assieme a Darwin, dieci anni dopo la pubblicazione diceva di no. E infatti nessuno l’ha più nominato.

Esistono al giorno d’oggi secondo lei, indiscutibili esempi di anelli di congiunzione tra l’uomo e la scimmia?

No. Ricordiamo innanzitutto che non si parla in realtà di discendenza dalla scimmia ma da un antenato comune, ma riguardo gli anelli intermedi dobbiamo dire che non ce ne sono. Se discendenza c’è stata, il passaggio sarebbe stato non graduale ma un salto netto.

Diversi scienziati ritengono che gli anelli di congiunzione siano rari e controversi. Qual è il suo pensiero?

Hanno ragione.

È stato inoltre osservato che nella stratigrafia fossile le specie spariscono e poi ricompaiono. Come si può spiegare questo fatto?

La scomparsa e la ricomparsa si possono facilmente spiegare con la mancata formazione di fossili in certo periodo. Ricordo che la fossilizzazione è un evento raro (cosa su cui Darwin aveva ragione) e che le condizioni per cui avvenga non è detto che si verifichino sempre.

Nel 2005 un team di scienziati ha affermato che nelle ere geologiche passate la disintegrazione radioattiva fosse più veloce, il che comporterebbe una sensibile diminuzione dell’età della Terra. Esiste quindi anche un problema di datazione dei fossili?

A prescindere dal caso citato, la datazione dei fossili è un argomento che ritengo dovrebbe essere sottoposto a riesame. Ma anche accettando come definitivi i dati attuali, i conti del darwinismo non tornano. E di molto.

Quale può essere secondo lei la probabilità che un essere vivente si sia formato grazie a dei processi casuali?

È stata calcolata (da un fisico non credente) in una probabilità di 1/10^40.000, qualsiasi persona sensata tradurrebbe questo in ‘zero’.

Esistono secondo lei delle prove secondo cui gli esseri viventi si possono essere formati solo grazie alla mente di un Creatore?

Prove scientifiche non possono essercene ed è normale che sia così. La scienza si occupa di capire i meccanismi, non se essi siano nati per delle leggi di natura o dalle mani di un ‘orlogiaio’.

Infine, la teoria dell’evoluzione e quella della creazione hanno dei punti in comune?

No, non hanno punti in comune e non devono averne nel senso che, come ho detto, si occupano di cose diverse. La scienza, ripeto, si occupa di capire come funzionano le cose (l’evoluzione); la filosofia si occupa di capire se le cose hanno un fine, se sono state volute da qualcuno oppure se non esiste nessun fine (creazione o materialismo).

Fonte: www.enzopennetta.it

fonte: https://crepanelmuro.blogspot.it/

"Dalle teorie sulla popolazione di Thomas Robert Malthus alla lotta per la sopravvivenza dell'evoluzionismo darwiniano. Dall'eugenetica al Brave New World di Aldous Huxley. Dalla Royal e la Fabian Society fino al ruolo delle ong nelle "rivoluzioni colorate". Dietro questa meta-narrazione prometeica che ha fatto di tecnica e libertà un unico concetto, sì manifesta la creazione di un grande dispositivo di dominio e di controllo sociale. 

Quello che porta il nome di Charles Darwin è il modello antropologico perfetto per il neoliberismo, che infatti lo innalzerà a verità inoppugnabile attraverso i secoli, nonostante i dubbi degli stessi autori. Questa è la storia di come Darwin fu preso e buttato in campo, nel bel mezzo di una partita non sua. E di come e perché ci hanno insegnato a venerare la competizione come unico paradigma di interpretazione della vita, mettendo in ombra la vera regola di ingaggio biologica, la strategia vincente che ogni creatura vivente mette in atto come sua prima scelta naturale: la collaborazione... "



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domenica 10 dicembre 2017

i veri dieci comandamenti

dieci comandamenti
Cari lettori di Altrogiornale, oggi abbiamo deciso di proporvi una tematica abbastanza scottante,  come d’altronde è inevitabile quando si affrontano temi che implicano il sentire più profondo e che determinano scelte di vita, come la religione e la fede che le è necessariamente annessa.
Tutti noi, quando da bambini siamo stati indotti – più o meno volontariamente – a frequentare le lezioni di catechismo, siamo stati indottrinati al contenuto dei dieci comandamenti consegnati – secondola Bibbia– a Mosè sul monte Sinai, decalogo obbligatoriamente da rispettare affinché un fedele possa definirsi “Cattolico”.

Ma se vi dicessi che i dieci comandamenti che ci sono stati finora propinati sono stati quasi completamente inventati dalla Chiesa, perché nel decalogo della Bibbia originale… non esistono …la situazione come cambierebbe?

I veri dieci comandamenti, ben diversi da quelli a noi insegnatici, sono presenti nella Bibbia nei libri dell’Esodo20: 2-17 e in Deuteronomio 5: 6-21; riportati di seguito nella tabella (a sinistra) e comparati con i comandamenti falsificati della versione ufficiale del catechismo cattolico (a destra):
Il Decalogo originale secondo l’Antico Testamento (Deuteronomio 5: 7-21):Il Decalogo secondo la Chiesa Cattolica:
1. Non avere altri dèi di fronte a me.1. Non avrai altro dio fuori di me.
2. Non ti farai idolo né immagine alcuna di ciò che è lassù in cielo, né di ciò che è quaggiù sulla Terra, né di ciò che è nelle acque sotto la terra. Non ti prostrerai davanti a quelle cose e non le servirai. Perché io, il Signore tuo Dio, sono un Dio geloso, che punisce la colpa dei padri nei figli fino alla terza e alla quarta generazione per quanti mi odiano, ma usa misericordia fino a mille generazioni verso coloro che mi amano e osservano i miei comandamenti|!?
3. Non pronunciare invano il nome del Signore tuo Dio perché il Signore non ritiene innocente chi pronuncia il suo nome invano.2. Non nominare il nome di Dio invano.
4. Osserva il giorno di sabato per santificarlo, come il Signore Dio tuo ti ha comandato. Sei giorni faticherai e farai ogni lavoro, ma il settimo giorno è il sabato per il Signore tuo Dio: non fare lavoro alcuno né tu, né tuo figlio, né tua figlia, né il tuo schiavo, né la tua schiava, né il tuo bue, né il tuo asino, né alcuna delle tue bestie, né il forestiero, che sta entro le tue porte, perché il tuo schiavo e la tua schiava si riposino come te. Ricordati che sei stato schiavo nel paese d’Egitto e che il Signore tuo Dio ti ha fatto uscire di là con mano potente e braccio teso; perciò il Signore tuo Dio ti ordina di osservare il giorno di sabato.3. Ricordati di santificare le feste.
5. Onora tuo padre e tua madre, come il Signore Dio tuo ti ha comandato, perché la tua vita sia lunga e tu sii felice nel paese che il Signore tuo Dio ti dà.4. Onora tuo padre e tua madre.
6. Non uccidere.5. Non uccidere.
7. Non commettere adulterio.6. Non commettere atti impuri.
8. Non rubare.7. Non rubare.
9. Non pronunciare falsa testimonianza contro il tuo prossimo.8. Non dire falsa testimonianza.
!?Non desiderare la donna d’altri.
10. Non desiderare la moglie del tuo prossimo. Non desiderare la casa del tuo prossimo, né il suo campo, né il suo schiavo, né la sua schiava, né il suo bue, né il suo asino, né alcuna delle cose che sono del tuo prossimo.10. Non desiderare la roba d’altri. 


Come è possibile constatare dalla tabella comparativa, nel primo comandamento del decalogo del Deuteronomio – il comandamento originale per intenderci – Dio comanda al suo popolo di “non avere altri dèi al di fuori di lui”ammettendo implicitamente l’esistenza e la presenza di più dèi. Il vero motivo per cui l’ipotetico redattore della Bibbia (di certo un alto dirigente ebreo, e non Dio!) ha imposto agli ebrei questo comandamento è perché, nonostante vi fossero diversi tentativi di unificare il popolo ebraico ormai allo sbaraglio dopo la cacciata dall’Egitto, gli ebrei, infischiandosene altamente di ciò che diceva il loro dio, o di chi glielo voleva imporre, non furono mai fedeli a questa divinità dimostrando addirittura in molti casi di non conoscerla neppure, adorando ogni sorta di divinità egizia, sumera, assira, fenicia ed altre divinità di tutte le razze e religioni; tutte eccetto il dio biblico.
Per poter riparare a tutte queste chimeriche anomalie, poiché sarebbe potuto sembrare ridicolo agli occhi di un credente non ebreo che il dio Creatore dell’Universo fosse in competenza con altre divinità, la Chiesa decise di trasmutare grammaticalmente il “numero” della parola “dèi” dal plurale al singolare (dio), in modo tale da cambiare il significato all’intero contesto della frase.
Nel secondo comandamento originale Dio vieta di fare immagini, dipinti, statue e quindi ogni sorta di raffigurazioni “di ciò che è lassù in cielo, di ciò che è quaggiù sulla terra e di ciò che è nelle acque sotto la Terra”, ovvero di ogni eventuale immagine sacra e divina riguardante sia la presente religione sia le religioni straniere, alle quali era comunque vietato aderire. Nel prosieguo del comandamento lo stesso Dio, onnisciente e perfettissimo, ammette di essere un dio geloso e vendicativo, ponendo questa sua irascibilità come valido motivo per il quale agli ebrei era vietato fare immagini e raffigurazioni d’ogni genere e forma (Perché io, il Signore tuo Dio, sono un Dio geloso, che punisce la colpa dei padri nei figli fino alla terza e alla quarta generazione per quanti mi odiano”).
Il vero secondo comandamento, insomma, vieta alla religione cristiana di essere una religione idolatra; di conseguenza – se ci si attenesse alla lettera – paradossalmente per Dio chiunque abbia adorato almeno una volta nella vita una immagine od una rappresentazione della Madonna, del Crocifisso, di padre Pio, o qualunque sorta di immagine sacra riconosciuta o meno dalla religione Cattolica e Cristiana – compreso ovviamente chi si sia recato almeno una volta nella propria vita in un edificio sacro come una chiesa – dovrebbe essere immediatamente scaraventato all’inferno! Questo comandamento deciso dal dio biblico mette anche fine ad ogni discussione sull’eventuale presenza del simbolo del crocifisso nelle aule scolastiche e di tribunale; ed opporsi a questo vorrebbe dire rinnegare e mettersi contro le stesse leggi proclamate dal dio degli Ebrei.
Inoltre come può un’entità perfetta, onnipotente, onnipresente ed onnisciente, che dovrebbe quindi esulare da ogni legge fisica e terrestre, e perciò essere una forza trascendente, dichiarare per sua stessa ammissione di essere una entità gelosa e vendicativa, e peraltro farlo in un libro scritto da lei stessa colmo di incongruenze logiche ed anacronismi storici?
Se Dio è geloso non è perfetto, se Dio è perfetto allora non è il dio della Bibbia!
Poiché il secondo comandamento del decalogo del Deuteronomio va contro ogni etica e morale del Cattolicesimo, questo comandamento viene completamente soppresso ed eliminato dal Decalogo secondo la Chiesa Cattolica.
Con la stessa furbizia ed insostituibile acribia, il cupolone del Vaticano si è anche reso conto che probabilmente i credenti odierni non avrebbero più accettato e seguito ciecamente la religione Cattolica sapendo che le loro principali leggi avrebbero proclamato ed esacerbato la schiavizzazione dell’uomo, e così si è reso necessario un altro taglio della “pia forbice Cristiana” che ha dato una bella spuntata al quarto ed al decimo comandamento, dove si diceva di non far lavorare il proprio schiavo e la propria schiava nel giorno di Sabato nel quarto, e di non desiderare lo schiavo o la schiava d’altri nel decimo, relegando in questo modo gli schiavi alla pari della merce e calpestando ogni loro più bassa dignità.
Avendo rimosso completamente il secondo comandamento originale, a questo punto la Chiesa si è ritrovata con soli nove comandamenti, anziché dieci; così, per riportare il numero dei comandamenti falsificati uguale a quello degli originali, i falsari hanno diviso in due il decimo comandamento del Deuteronomio, formando il nono dalla prima parte di esso ed il decimo dalla seconda parte, semplificandolo ed omettendo ovviamente le frasi dove venivano citati gli schiavi.
Così il comandamento Non desiderare la moglie del tuo prossimo. Non desiderare la casa del tuo prossimo, né il suo campo, né il suo schiavo, né la sua schiava, né il suo bue, né il suo asino, né alcuna delle cose che sono del tuo prossimo” viene diviso in due e trasformato in Non desiderare la donna d’altri” del nono comandamento ed in “Non desiderare la roba d’altri” del decimo.
Questi comandamenti vengono ripresi, oltre che in parte dal codice di Hammurabi del 1750 a.C. (periodo in cui gli Hyksos conquistarono il Basso Egitto), dove si fa uso della Legge del taglione, ben nota nel mondo giudaico-cristiano per essere anche alla base della legge del profeta biblico Mosè, soprattutto dal “Libro dei Morti” egizio, supporto che serviva alla risurrezione per raggiungere il campo dei giunchi, ovvero il paradiso.
Questo papiro conteneva vari artifizi per poter superare delle prove davanti agli dèi chiamate “confessioni in negativo”, che permettevano l’approdo alla porta successiva. Gli alti dirigenti egizi pensarono bene di far credere ai loro polli che, in caso di risposta sbagliata, gli dèi li avrebbero puniti per l’eternità; questo per costringerli a comprare il papiro che permetteva di ingannare, anche con l’ausilio di altri amuleti, gli dèi celesti.
Il costo di questo papiro era quasi la metà del lavoro di un anno di un artigiano, più il costo di altri amuleti che servivano soprattutto a superare la prova finale. Davanti ad ogni porta ci si trovava di fronte ad un dio, e l’uomo, o meglio la sua anima, rispondeva dicendo “io non ho rubato”“io non ho ucciso”“io non ho desiderato la roba(schiavi, donne, denaro, animali etc.) d’altri” e via dicendo. Superate le quarantadue porte il defunto si trovava davanti ad Horus che, attraverso la pesa del cuore, decideva il suo destino. Il defunto estraeva il suo cuore da una scatolina ed Horus lo poneva sul piatto di una bilancia, controbilanciata dalla parte opposta da una piuma.
Se la bilancia si manteneva in equilibrio l’uomo andava nel campo dei giunchi, altrimenti era…l’inferno, o la sua distruzione. Il costo del papiro era di sei mesi di lavoro da parte di chi lo comprava, più altri amuleti che venivano venduti a parte per ingannare gli dèi dalle bugie del morto. Nacque così il primo merchandising religioso da parte dei sacerdoti egizi, normali uomini che, per sbarcare il lunario, preferirono vendere un prodotto molto richiesto, ieri come oggi: l’illusione della vita eterna.

Fonte tratta dal sito  .

fonte: http://wwwblogdicristian.blogspot.it/

venerdì 8 dicembre 2017

l'Homo antecessor il primo cannibale della storia


L' Homo antecessor è una specie estinta di ominide databile tra 1,2 milioni e 800.000 anni fa, scoperta da Eudald Carbonell, J. L. Arsuaga e J. M. Bermúdez de Castro. L'H. antecessor è uno dei primi ominidi europei, considerato una fase intermedia tra l'Homo georgicus e l'Homo heidelbergensis che visse tra 600.000 e 250.000 anni fa, tutti risalenti al Pleistocene.

Questa specie dimostra che in Europa gli umani vivevano più di 800.000 anni fa, molto prima di quanto si pensasse in precedenza. 

Il nome Homo antecessor è stato annunciato nel 1997 da JL Arsuaga; la parola del genere “Homo” deriva dalla parola latina per 'umana'; mentre il nome della specie ‘antecessor’ è una parola latina che significa 'esploratore', 'pioniere' o 'dei primi coloni'.

SITI FOSSILI.

Gli unici resti fossili conosciuti dell' H. antecessor provengono da due siti, Gran Dolina e Sima del Elefante, entrambi localizzati nella Sierra di Atapuerca nel nord della Spagna...


Panoramica della Sierra de Atapuerca

L'archeologo Eudald Carbonell i Roura dell'Universidad Rovira i Virgili di Tarragona (Spagna) e il paleoantropologo Juan Luis Arsuaga Ferreras dell'Università di Madrid scoprirono i resti dell'Homo antecessor nel livello TD6 della Gran Dolina della Sierra di Atapuerca, situata a est di Burgos nel nord della Spagna.


Negli scavi eseguiti tra il 1994 e 1996 furono ritrovati 80 frammenti di ossa appartenenti a sei individui diversi (foto sopra), circa 200 utensili in pietra e circa 300 ossa di animali.


Tutti questi resti sono stati datati a oltre 780.000 anni 

Il reperto meglio conservato è la mascella superiore e un osso frontale di un ragazzo di 10-11 anni ATD 6-69 (Hominid 3) (foto sotto). Alcuni esperti sostengono che avere un minore come un campione tipo è un problema in quanto alcuni tratti giovanili si perdono negli adulti della specie.

Il frontale e il mascellare del bambino di 10-11 anni (ATD 6-3) sono stati utilizzati da J.L. Arsuaga per definire una nuova specie, Homo antecessor, che sarebbe il più antico uomo penetrato in Europa, fatta eccezione per quello di Dmanisi in Georgia.

La creazione di una nuova specie non sembra giustificata, tanto più che è stata effettuata in base a resti piuttosto frammentari e per di più appartenenti a un soggetto non adulto.





La capacità cranica è stimata intorno ai 1000 cm3 e il soggetto potrebbe essere femminile.

Le striature dello smalto dei denti denunciano stress dovuti a deficienze nutritive o a malattie. Diversi resti umani recano segni di taglio.



Gli scavi nel sito di Gran Dolina, in Atapuerca (Spagna), nel corso del 2008. Il livello TD-10 è in corso di scavo archeologico, presenta il maggior numero di persone all’opera. Si tratta di un campo di Homo heidelbergensis. 

Sotto la plancia, possiamo intravedere una donna con felpa rossa che scava nel livello archeologico TD-6, dove sono stati trovati i primi resti di Homo antecessor.

Ad es. su un frammento di parietale (ATD 6-16) sono stati osservati 12 segni di taglio paralleli. Sono gli stessi segni di macellazione e di scarnificazione osservabili sui resti di fauna dello stesso livello, è quindi probabile che si tratti di cannibalismo, il più antico caso sicuramente attestato.

Ricostruzione di una femmina di Homo antecessor di Atapuerca intenta al cannibalismo 
(Museo Ibeas, a Burgos in Spagna)


SIMA DEL ELEFANTE 

Il 29 giugno 2007 alcuni ricercatori spagnoli impegnati negli scavi di Sima del Elefante, annunciarono il ritrovamento di un isolato molare e di un osso mascellare con alcuni denti frontali (ATE9-1), resti risalenti a circa 1,2 milioni di anni fa. Il molare è stato descritto come appartenente a un individuo di età compresa tra i 20 e 25 anni e di essere 'regolarmente consumato'. Altri resti includevano scaglie di pietra e ossa di animali macellati. Il 27 marzo 2008 fu annunciato l'ulteriore ritrovamento di un frammento di mandibola, scaglie di pietra e tracce della lavorazione di ossa animali.


PRINCIPALI CARATTERISTICHE FISICHE 

L'Homo antecessor aveva la forma del corpo simile a quella degli esseri umani moderni, solamente un pò più robusto. La sua altezza oscillava tra i 160-180 cm e aveva un peso che poteva raggiungere i 90 kg. La sua capacità cranica era di circa 1000–1150 cm³ rispetto ai 1350 cm³ dell'uomo moderno, il suo cranio è un mix di caratteristiche moderne (il viso ed il naso sporgente) e arcaiche (fronte bassa e marcata). 

Data la scarsità dei reperti non è possibile conoscere molto di più della fisiologia dell' H. antecessor, che tuttavia appare essere stato più robusto dell' H. heidelbergensis. Secondo Juan Louis Arsuaga, codirettore degli scavi di Burgos, in base ad analisi tomografiche l'H. antecessor era già destrorso, il che lo differenzia dalle scimmie. La capacità uditiva doveva inoltre essere simile a quella dell'Homo sapiens il che fa presumere che fosse in grado di utilizzare un linguaggio almeno simbolico e che fosse capace di ragionare. Il gruppo di Arsuaga sta attualmente lavorando alla mappatura del DNA dell' H. antecessor.

CONTROVERSIE NELLA CLASSIFICAZIONE

Questa nuova specie, come già detto, è stata contestata. La maggior parte dei ricercatori ritengono che questa popolazione sia una variante dell’Homo heidelbergensis. 
Tuttavia, i suoi scopritori suggeriscono che l’H. antecessor condivide più tratti con gli esseri umani moderni dell’H. heidelbergensis europeo, tanto da considerare l’H. antecessor come l'ultimo antenato comune degli uomini di Neanderthal e dell’Homo sapiens. Alcune funzioni dentali ed il cranio suggeriscono H. antecessor discende da Homo ergaster.


SCENARIO EVOLUTIVO



Le varie scoperte offrono, al momento, il seguente scenario evolutivo. H. ergaster ha dato luogo all’ H. antecessor in Africa. Circa un milione di anni fa l’H. antecessor si diffuse attraverso il Medio Oriente verso l'Europa, tra cui Gran Dolina. In Europa, l’H. antecessor si è evoluto in H. heidelbergensis, antenati dei Neanderthal. In Africa invece l’ H. antecessor si è evoluto nell’Homo. 
In questo scenario l’Homo heidelbergensis è fuori la linea che porta agli esseri umani moderni in quanto è il discendente di H.antecessor in Europa. Ma come si può notare lo scenario evolutivo proposto da qualche altro esperto è ben diverso dal primo. E per dimostrare quanto possa essere difficile e complicato mettere ordine alla classificazione dei reperti trovati, clicca: QUI.


CULTURA 

Negli scavi di Gran Dolina sono stati scoperti circa 200 utensili in pietra e circa 300 ossa di animali oltre che resti umani, risalenti ad almeno 780 mila anni di età. Reperti simili sono stati trovati a Sima del Elefante, con circa 32 strumenti di pietra e una varietà di animali misti, tutti databili a circa 1,1- 1.200.000 anni. 

Questi strumenti di pietra, in entrambi i siti, sono stati realizzati con materie prime locali e dimostrano una tecnologia ancora molto semplice. La grotta del Sima del Elefante doveva essere un sito dove si producevano le pietre scheggiate. I reperti mostrano una chiara evidenza di tecniche di produzione, i manufatti sono stati staccati con percussioni a martello direttamente su pietre di media grandezza. L'assenza di strumenti ritoccati suggerisce che gli strumenti sono stati creati principalmente per il trattamento delle pelli, per mangiare carne e il midollo. 

Quasi il 50% dei fossili umani sono stati trovati con tagli e fratture causate da strumenti di pietra, inferti nelle ossa del cranio e nello scheletro postcraniale, che indicano un consumo della carne dei cadaveri.


Ci sono diversi motivi che avvalorano l’idea che gli 
H. antecessor fossero dei cannibali: 

- Segni di taglio su ossa di umani sono presenti in entrambi i siti, segno evidente che servissero per ricavarne carne e midollo. 
- Nel sito di Gran Dolina la maggior parte del materiale umano presenta gli stessi tipi di segni di taglio, fatti per smembrare la carne. 
- La mancanza di segni di denti carnivori nelle ossa dei reperti, sostiene l'idea che siano stati proprio gli esseri umani ad aver provocato le incisioni o i segni. 
- Tra i reperti, non sono stati trovati segni di riti funerari, che eventualmente avrebbero potuto dare una spiegazione ai segni ritrovati nelle ossa. 


Non sembra che queste persone vivessero in modo permanente in una delle grotte. Piuttosto, li visitavano per talune attività o in certi periodi dell'anno. Probabilmente erano nomadi e seguivano fonti di cibo.


AMBIENTE E DIETA 

Reperti fossili di piccoli animali ritrovati nel sito Sima del Elefante suggeriscono che fra 1,5 e 1,3 milioni di anni fa il clima generalmente doveva essere caldo e umido, ma che non mancarono periodi di variabilità climatiche, con fase calda e fredda che si alternarono. 

In questa stessa regione, 800.000 anni fa, cioè al tempo dell’H. antecessor, si ripeterono le stesse condizioni climatiche, cioè clima era caldo, umido e relativamente stabile. Ma tra i 600.000 e i 500.000 anni fa, le condizioni climatiche divennero più dure e fredde. Non c’è da stupirsi se qualche tempo dopo gli esseri umani che vissero in Europa furono proprio gli uomini di Neanderthal, che avevano caratteristiche simili all’H. antecessor, ma che avevano una struttura fisica più adatta agli ambienti molto freddi.


Nella dieta dell’H. antecessor erano incluse grandi quantità di carne. Molti dei resti, di entrambi i siti, sono di grandi mammiferi che sono stati macellati e alcune ossa più grandi sono stati suddivisi per ottenere il midollo. Nel sito di Gran Dolina sono stati ritrovati i resti di un cavallo giovane e di cervi. I resti non indicano se gli animali sono stati cacciati o mangiati dopo la loro morte naturale, ma è probabile che entrambi i metodi per procacciarsi questo tipo di cibo siano stati utilizzati. 
E 'anche probabile che gli antecessor abbiano integrato la loro dieta con delle piante. 

Nell’agosto del 2011 Eudald Carbonell, condirettore di Atapuerca, avendo spesso trovato accumuli di frutti di bagolaro (Celtis australis, europeo Hackberry in inglese) accanto alle ossa umane, ha detto che l’H. antecessor accompagnava la carne umana con questo tipo di bacca dolce (foto sopra).


fonte: https://crepanelmuro.blogspot.it/

domenica 3 dicembre 2017

delitto Matteotti: vero mandante il Re, socio dei petrolieri

Non fu Mussolini il vero mandante del delitto Matteotti, ma il Re: Vittorio Emanuele III decretò la morte del parlamentare socialista Giacomo Matteotti, assassinato a Roma il 10 giugno 1924 dalla squadraccia fascista capeggiata da Amerigo Dumini. Lo afferma Gianfranco Carpeoro, nel suo nuovissimo saggio “Il compasso, il fascio e la mitra”, che ricostruisce – sulla base di archivi inediti – il vero ruolo dei due massimi sponsor occulti del fascismo, la massoneria e il Vaticano. Due poteri che “coltivarono” un regime che forse mostrò il suo vero volto, per la prima volta, proprio con l’omicidio Matteotti. Il leader socialista, si disse per decenni, fu punito per il suo straordinario coraggio: il 30 maggio 1924 denunciò alla Camera i brogli e le intimidazioni che avevano permesso ai fascisti di vincere le elezioni, il 6 aprile. Solo in questi ultimi anni è progressivamente emerso l’altro movente, più segreto: la maxi-tangente pagata al governo italiano dalla società petrolifera Sinclair Oil, per lo sfruttamento del greggio in Emilia e in Sicilia. Lo stesso Matteotti, dopo un viaggio a Londra, aveva scoperto la verità e stava per renderla pubblica. Lo scandalo avrebbe travolto il neonato regime, dato che risultava implicato anche Arnaldo Mussolini, fratello del Duce. Ma quello era solo il “primo livello” della tangente: perché il maggiore beneficiario dell’affare non sarebbe stato Mussolini, bensì il Re.
Era lui, Vittorio Emanuele III, il vero dominus del business petrolifero, e quindi anche del delitto Matteotti. A gettare nuova luce sul “peccato originale” del fascismo sono le carte dell’obbedienza massonica di Piazza del Gesù, il Rito Scozzese italiano, Vittorio Emanuele IIIdi cui lo stesso Carpeoro è stato “sovrano gran maestro”. «Attenzione: lo stesso Matteotti era un 33° grado del Rito Scozzese», premette l’autore, presentando alcune anticipazioni del libro nel corso della diretta web-streaming “Carpeoro Racconta”, condotta da Fabio Frabetti di “Border Nights”. Massone Matteotti, e massoni i “fratelli” inglesi che lo informarono dell’affare Sinclair Oil, spiegandogli – carte alla mano – che a intascare il grosso della colossale tangente petrolifera (addirittura una ingente quota azionaria della compagnia) non sarebbe stato il Duce, ma direttamente il numero uno di casa Savoia. A indagare sul ruolo occulto della massoneria all’origine del fascismo è anche il recente saggio “Mussolini e gli Illuminati”, del giovane Enrico Montermini, suffragato da un politologo del calibro di Giorgio Galli.
Montermini ricostruisce il ruolo delle società segrete nell’affermazione del fascismo “antemarcia”, a partire dalla manifestazione di piazza San Sepolcro, fino al macabro epilogo di piazzale Loreto, dove il cadavere del Duce viene simbolicamente “capovolto”, appeso a testa in giù, dopo esser stato fotografato con in mano uno scettro (come l’Imperatore dei tarocchi) e poi un ramo di acacia, inequivocabile “firma” massonica. Carpeoro conferma: prima di concorrere ad abbattere il Duce, «la massoneria ha certamente appoggiato il primo fascismo, anche perché era lo stesso Mussolini a presentarsi come “vero socialista”». Poi, come sappiamo, il dittatore – mai iniziato alla libera muratoria – arrivò a mettere al bando le logge, in ossequio agli accordi di potere con il Vaticano che avrebbero portato ai Patti Lateranensi. C’era stato un piccolo precedente Giacomo Matteottiantimassonico del Duce, quando ancora era un dirigente socialista: impegnò il partito a escludere i massoni dai propri ranghi. «Ma era solo una ritorsione: Mussolini aveva ripetutamente chiesto di essere accolto, nella massoneria, ma non era stato accettato».
Un’anomalia episodica, quell’improvvisa allergia socialista per i grembiulini: «E’ stata proprio la massoneria a partorire il socialismo», sostiene Carpeoro: «Anche all’epoca del fascismo, erano massoni i maggiori esponenti del partito socialista, a cominciare dal leader storico, Filippo Turati». Autore di accurati studi sui Rosacroce, leggendaria confraternita iniziatica, Carpeoro spiega che furono proprio i manifesti rosacrociani – come la “Fama Fraternitatis” del 1614 – a delineare l’orizzonte sociale egualitario (la fine dei privilegi di casta) che peraltro si riverbera in opere altrettanto “rosacrociane” del periodo, come “Utopia” di Thomas More, “La nuova Atlantide” di Francis Bacon e “La città del sole” di Tommaso Campanella. La stessa “Fama Fraternitatis” accenna, per la prima volta, a un mondo senza più la proprietà privata né i confini tra le nazioni: sono gli albori del futuro internazionalismo socialista, che riflette le sue luci persino nel primissimo fascismo delle origini, quello di piazza San Sepolcro, tenuto a battesimo dal Grande Oriente d’Italia (Domizio Torrigiani) e poi anche da Il fascio, il compasso e la mitraPiazza del Gesù, il cui gran maestro era Raoul Palermi – ma il vero capo del Rito Scozzese, ipotizza lo stesso Montermini, probabilmente era il sovrano in persona, Vittorio Emanuele III.
Di origine scozzese è la stessa famiglia Sinclair: gli antenati dei petrolieri coinvolti nell’affare costato la vita a Matteotti, racconta Carpeoro, in qualità di eminenti rappresentanti del network rosacrociano britannico, alla fine del ‘700 avrebbero fatto segretamente tradurre nel Regno Unito le spoglie del “confratello” Mozart, ufficialmente sepolto in una fossa comune in Austria. Ma, a parte i Sinclair – passati dalla musica al petrolio – il saggio di Carpeoro ricostruisce i passaggi cruciali (e occulti) all’origine del fascismo, mettendo a fuoco il ruolo della massoneria, e non solo. Se Montermini accende i riflettori sulle società segrete che allevarono il regime fascista, Carpeoro segnala il ruolo dell’altro grande potere, antagonista della massoneria eppure suo “socio in affari” durante il ventennio: il Vaticano. Entrambi i centri potere, quello massonico e quello cattolico, puntarono su Mussolini e cercarono di pilotarlo. E il Duce, «peraltro già a libro paga dei servizi segreti inglesi, nonché collaboratore dell’intelligence statunitense e di quella francese», tentò a sua volta di destreggiarsi, ritagliandosi una sua autonomia: «Si passò così dal masso-fascismo iniziale al catto-fascismo seguente», quello dei Patti Lateranensi.
Figura cruciale e onnipresente, in quegli anni di precario equilibrio, il massone Filippo Naldi, che Carpeoro definisce «il Licio Gelli dell’epoca», capace di passare con disinvoltura da un tavolo all’altro, uscendone sempre indenne e traendone il massimo Filippo Naldivantaggio personale. Carpeoro ricorda una celebre intervista televisiva all’anziano Naldi, a cura del grande Sergio Zavoli: «Riuscì a ottenere quell’intervista perché era massone anche Zavoli», rivela Carpeoro, che ora nel suo libro ricostruisce un altro momento decisivo della parabola del Duce, la destituzione del 25 luglio ‘43: «Era un piano progettato dallo stesso Mussolini, che voleva farsi arrestare per poi uscire dalla guerra e dall’alleanza con Hitler, instaurando a Salò una vera repubblica di orientamento socialista». Ma fu tradito, Mussolini, proprio dall’uomo-ombra della massoneria (e della monarchia), che svelò gli intenti del Duce alla segreteria pontificia. A sua volta, la diplomazia vaticana si rivolse prontamente ai nazisti: temeva che a Salò potesse davvero nascere una repubblica anticlericale.
“Il compasso, il fascio e la mitra” getta luce sui retroscena più oscuri del ventennio mussoliniano, rivelando il peso dei due superpoteri – massoneria e Vaticano – nelle decisioni del governo Mussolini. Anche la monarchia giocò le sue carte, comprese quelle (coperte) su cui aveva messo le mani Giacomo Matteotti. «Io il mio discorso l’ho fatto, ora voi preparate il discorso funebre per me», disse il deputato ai colleghi socialisti, in aula, consapevole che gli sarebbe costata carissima la sua clamorosa denuncia dei brogli elettorali. «Se il fascismo è stato un’associazione a delinquere, io sono il capo di questa associazione a delinquere», rispose Mussolini, mesi dopo, di fronte alle proteste per l’insabbiamento delle indagini sull’omicidio. Ma non si trattò solo di una denuncia politicasulla regolarità delle elezioni del ‘24: il primo a rivelarlo, alla fine degli anni ‘80, è stato un ricercatore fiorentino, Paolo Paoletti, dopo aver scovato Amerigo Dumininegli archivi di Washington una lettera in cui Dumini, il capo del commando omicida, rivela che Matteotti fu ucciso soprattutto per impedirgli di mettere in piazza lo scandalo petrolifero, che coinvolgeva Arnaldo Mussolini.
Poche settimane prima del delitto, proprio alla Sinclair Oil (John Davison Rockefeller), il governo italiano aveva concesso l’esclusiva per la ricerca e lo sfruttamento per 50 anni di tutti i giacimenti petroliferi presenti in Emilia e in Sicilia. La compagnia aveva ottenuto condizioni di esclusivo vantaggio, tra cui l’esenzione da imposte. Per questo Matteotti doveva essere ucciso: aveva saputo della super-tangente. Tesi confermata dallo storico Mauro Canali nel ‘97 e poi da un ex dirigente Eni, Benito Li Vigni, nel saggio “Le guerre del petrolio” uscito nel 2004. All’inizio degli anni Venti, in Italia, l’80% del fabbisogno di idrocarburi era garantito dalla Standard Oil, tramite la “Società Italo-Americana pel Petrolio”, mentre la restante quota era fornita dalla filiale italiana della Royal Dutch Shell. Secondo Canali, la Standard Oil avrebbe stipulato un accordo sottobanco con la Sinclair Oil, delegando ad essa un’operazione strategica: bloccare la temuta espansione del Regno Unito sul mercato italiano. Guardando al Medio Oriente, infatti, a Londra faceva gola la posizione geografica dell’Italia, nel cuore del Mediterraneo: perfetta, per il trasporto protetto del greggio. Per questo gli inglesi avevano sviluppato progetti Vittorio Emanuele III con Mussolinicon l’Italia, anche l’impianto di una raffineria, al punto da preoccupare gli Usa – che a quel punto risposero mettendo in campo la Sinclair Oil, a suon di dollari pagati sottobanco.
Lo stesso Canali documenta come a intascare una maxi-rata dell’affare Sinclair fu Filippo Filippelli, un personaggio molto influente, legato ad Arnaldo Mussolini e fondatore del “Corriere Italiano”, giornale a cui – fra l’altro – era stato intestato il noleggio dell’auto con cui venne prelevato Matteotti. Gli accordi con la Sinclair Oil furono stipulati il 29 aprile del ‘24: sempre in cambio di cospicue mazzette, la compagnia ottenne dall’Italia la garanzia che nessun ente petrolifero statale avrebbe intrapreso trivellazioni nel deserto libico. All’accordo, Londra reagì a modo suo: tramite politici laburisti, rivelò a Matteotti i veri termini dell’accordo. Lo stesso Canali conferma che il leader socialista acquisì le carte che provavano la corruzione del governo italiano. Dopo l’omicidio, il “Daily Herald” accusò apertamente Arnaldo Mussolini di essere tra i politici destinatari di una tangente da 30 milioni di lire pagata dalla Sinclair Oil per ottenere la concessione. Sulla rivista “English Life” venne pubblicato (postumo) un articolo dello stesso Matteotti, in cui il deputato affermava di avere la certezza che vi fosse stata corruzione tra la Sinclair Oil e alcuni esponenti del governo.
Tutto giusto? Sì, ma è una verità incompleta, spiega Carpeoro: perché finora le ricostruzioni sul delitto Matteotti non hanno inquadrato il principale colpevole, il Re d’Italia. «Mettendo a disposizione i killer, Mussolini ha fatto un favore innanzitutto alla monarchia», afferma, nel colloquio in streaming su YouTube con Fabio Frabetti. «Matteotti aveva fiutato che sull’Italia, tramite il fascismo, stavano mettendo le mani determinati poteri, in particolare petroliferi – uno su tutti, quello della Sinclair Oil». Il leader socialista, continua Carpeoro, «andò a Londra con regolari referenze massoniche e venne accolto con tutti gli onori da una loggia inglese». Loggia che gli mise a disposizione una documentazione decisiva, che gli permise di scoprire «che la Sinclair Oil aveva dato delle quote azionarie a Vittorio Emanuele III». Tornò in patria di corsa, per far scoppiare lo scandalo. «E guardacaso, venne assassinato proprio al ritorno da quel viaggio quasi clandestino». Il registaCarpeoro dell’assassinio? «E’ colui che affittò le auto a noleggio e si fece dare da Mussolini i manovali del delitto: il massone Filippo Naldi, rappresentante degli interessi della Sinclair Oil in Italia ma, soprattutto, fedelissimo del Re».
Lui, l’uomo-ombra: «E’ vero che Naldi aveva aiutato Mussolini a uscire dal Psi e gli aveva finanziato il “Popolo d’Italia”, ma sempre e soltanto per conto di poteri forti che volevano che in Italia rimanesse la monarchia e ci fosse sempre un certo tipo di regime». Tant’è vero che i soldi per finanziare il “Popolo d’Italia”, oltre che dalla Sinclair Oil, provenivano dall’Eridania (colosso mondiale dello zucchero) e dall’Ansaldo, leader dell’acciaio. «Sono i soldi che creano il fascismo, ma lo creano per mantenere un preciso assetto politico rispetto a forze che rischiavano di metterlo in discussione, come i socialisti e i repubblicani». Baricentro del potere, la monarchia. Clamorosa, la rivelazione di Carpeoro: sua maestà in persona era addirittura diventato socio della Sinclair, mentre il governo Mussolini si apprestava a favorire la compagnia. E da dove le ricava, Carpeoro, le sue esplosive informazioni? Ovvio: dagli stessi archivi (massonici) ai quali, nel 1924, ebbe accesso l’eroe socialista Giacomo Matteotti, massone del 33° grado del Rito Scozzese.
(Il libro: Giovanni Francesco Carpeoro, “Il compasso, il fascio e la mitra”, Uno Editori, 185 pagine, euro 12,90. Sottotitolo, “Gli oscuri rapporti tra massoneria, fascismo e Vaticano”).

fonte: http://www.libreidee.org/

2018


sabato 25 novembre 2017

il segreto dei bambini Inca sacrificati sulle Ande


Nonostante le indagini archeologiche svolte durante gli ultimi decenni abbiano aperto un ampio orizzonte sulle conoscenze riguardanti il mondo andino precolombiano, l'origine della civiltà incaica rimane ancora oscura e avvolta da mistero.
Le attuali conoscenze del popolo Inca sono cospicue per quanto riguarda la cosiddetta epoca imperiale, intensamente documentata dai cronisti spagnoli del secolo XVI, ma risultano assai scarne riguardo la formazione di tale gruppo etnico e al consolidarsi della sua potenza. La storia degli Inca è impregnata di leggende tramandate dalla tradizione orale, mentre i dati archeologici sono ancora limitati. Alcuni archeologi, tra cui J.H. Rowe, in seguito a ricerche effettuate negli anni sessanta sostennero che le origini della civiltà incaica non andassero cercate solo nell'area culturale e geografica dell'altopiano di Cuzco. A causa di numerosi interrogativi tuttora aperti è difficile azzardate datazioni precise a proposito dei principali eventi storici: secondo la cronologia di J.H. Rowe il 1200 dopo Cristo può essere considerato l'anno d'inizio dei sovrani Inca.


Uno degli aspetti più interessanti, per altri potrebbe risultare inquietante, riguarda la pratica dei sacrifici umani effettuati soprattutto tramite l'uso di bambini. I primi missionari spagnoli coloniali parlarono lungamente di questa pratica, ma solo recentemente gli archeologi hanno iniziato a ritrovare i corpi delle vittime sulle vette delle Ande, naturalmente mummificati per via delle condizioni asciutte di quell'ambiente. Nel 1999 furono rinvenute tre mummie in prossimità della cima del vulcano Llullaillaco, in Argentina. I corpi ritrovati erano di bambini di età pari a 6, 7 e 13 anni. Furono sacrificati circa 500 anni fa. Il Capacocha era la pratica inca del sacrifico umano effettuato soprattutto tramite l'utilizzo di bambini. Gli Inca eseguivano sacrifici di bimbi durante e dopo importanti eventi, quali la morte del Sapa Inca, imperatore, o durante le carestie. Come vittime sacrificali sceglievano bambini fisicamente perfetti poiché erano la migliore offerta agli dei. Le vittime del sacrificio erano di entrambi i sessi, scelti per l'aspetto e nessuna regione dell'impero era esentata dal fornire i bambini per la cerimonia. Normalmente i bimbi di sesso maschile non superavano i 10 anni età mentre per le femmine si giungeva ai sedici anni, sempre che fosse ancora vergine. Le vittime sacrificali dovevano essere perfetti nell'aspetto fisico, anche una sola lentiggine poteva salvargli la vita, lo stesso accadeva con una cicatrice.


Esisteva un rituale che precedeva il sacrificio: vestivano i bambini con abiti preziosi e gioielleria, scortandoli a Cuzco dove avrebbero incontrato l'imperatore e partecipato ad una festa in loro onore; dopo le cerimonie i sacerdoti portavano le vittime sulle cime delle montagne per il sacrificio, facendoli bere una bevanda inebriante per minimizzare il dolore, la paura e la resistenza, quindi li uccidevano per strangolamento, colpendoli alla testa o lasciando che perdessero conoscenza a causa del freddo estremo che comportava la morte per assideramento. Il Capacocha non consisteva solo nell'abbandono della vittima sulle vette delle montagne, prevedeva un cerimoniale molto più cruento. I bimbi scelti per gli dei erano portati nella capitale dell'impero, qui accoppiati e vestiti finemente come piccoli principi. Venivano fatti sfilare intorno a grandi statue che rappresentavano il Creatore, il Dio Sole, il Dio della Luna e il Dio del Tuono. Il Sapa Inca ordinava ai sacerdoti di effettuare i sacrifici. Alcuni bambini venivano aperti per poter rimuovere il loro cuore, altri strangolati. Il loro sangue veniva utilizzato come vernice sulle statue degli Dei. Questi cruenti sacrifici furono raccontati dagli invasori spagnoli, ma nessuna prova è stata rinvenuta negli scavi archeologici. Risulta assai probabile che questa pratica sia stata testimoniata dagli spagnoli tra le popolazioni azteche ed attribuita erroneamente agli Inca.


I bimbi che rimanevano in vita dovevano essere accompagnati in vetta alle cime andine per completare il cerimoniale che attendeva loro.
Tra i corpi rinvenuti dalla spedizione archeologica del 1999 vi era una ragazza di tredici anni, chiamata la Doncella de Llullaillaco, che probabilmente era il soggetto più importante della cerimonia, nonché il più consapevole di quello che stava accadendo. I due bimbi furono chiamati il ragazzo di Llullaillaco e la ragazza fulmine, poiché il suo corpo fu danneggiato da un fulmine. Al momento del rinvenimento la ragazzina sembrava semplicemente addormentata, con il volto rilassato, seduta con gambe incrociate. Recenti ricerche condotte dall'università di Bradford hanno permesso di comprendere che circa un anno prima della morte la dieta della Doncella de Llullaillaco si era arricchita di mais e proteine animali e aveva iniziato ad assumere dosi massicce di alcool e droga, rispettivamente birra di mais e foglie di coca. Con grande probabilità questo avvenne in coincidenza con la sua elezione al rango di vittima sacrificale. 


Il consumo di tali sostanze aumentò considerevolmente all'avvicinarsi del sacrificio. Sebbene le stesse sostanze furono rinvenute nelle analisi dei capelli dei due bimbi piccoli, in loro non vi è traccia dello stesso incremento.
Quale possibile risposta? La Doncella de Llullaillaco era consapevole e autonomamente assumeva droghe? La ragazza fu costretta nell'assunzione per essere più facilmente manipolabile?

Fabio Casalini

fonte: https://viaggiatoricheignorano.blogspot.it/

Bibliografia

Reinhard Johan, A 6700 metros ninos incas sacrificados quedaron congelados en el tiempo, National Geograpich, Novembre 1999

Zapponi Sara, Dalle mummie degli Inca i segreti dei sacrifici della Capacocha, Focus agosto 2013

Handwerk Brian, I segreti dei bambini inca sacrificati sulle Ande, National Geograpich Luglio 2013

Andrushko, Valerie A.; Buzon, Michele R.; Gibaja, Arminda M.; McEwan, Gordon F.; Simonetti, Antonio; Creaser, Robert A. (February 2011). "Investigating a child sacrifice event from the Inca heartland". Journal of Archaeological Science

Reinhard, Johan; Ceruti, Constanza (June 2005). "Sacred Mountains, Ceremonial Sites, and Human Sacrifice Among the Incas". Archaeoastronomy

FABIO CASALINI – fondatore del Blog I Viaggiatori Ignoranti
Nato nel 1971 a Verbania, dove l’aria del Lago Maggiore si mescola con l’impetuoso vento che, rapido, scende dalle Alpi Lepontine. Ha trascorso gli ultimi venti anni con una sola domanda nella mente: da dove veniamo? Spenderà i prossimi a cercare una risposta che sa di non trovare, ma che, n’è certo, lo porterà un po’ più vicino alla verità... sempre che n’esista una. Scava, indaga e scrive per avvicinare quante più persone possibili a quel lembo di terra compreso tra il Passo del Sempione e la vetta del Limidario. È il fondatore del seguitissimo blog I Viaggiatori Ignoranti, innovativo progetto di conoscenza di ritorno della cultura locale. A Novembre del 2015 ha pubblicato il suo primo libro, in collaborazione con Francesco Teruggi, dal titolo Mai Vivi, Mai Morti, per la casa editrice Giuliano Ladolfi. Da marzo del 2015 collabora con il settimanale Eco Risveglio, per il quale propone storie, racconti e resoconti della sua terra d’origine. Ha pubblicato, nel febbraio del 2015, un articolo per la rivista Italia Misteriosa che riguardava le pitture rupestri della Balma dei Cervi in Valle Antigorio.