domenica 9 dicembre 2012

uomini e lesbiche... di Gia Van Rollenoof




... e lo sai quali sono i peggiori?  Quelli che ti si presentano dicendoti cose del tipo – io ti comprendo bene, sai... – oppure – io... pur essendo un uomo, ho un animo sensibile, femminile... – ed ancora – vorrei esserti amico, solo amico... - per poi, sotto, sotto, presentandosi come sofferenti nell'animo, muovendosi a volte anche su un terreno emotivo, sulle leve della tua compassione, fare di tutto per farselo prendere in bocca da te ... portarti a letto.
Sono quelli che quando hanno saputo chi sei, come sei e cosa preferisci, si dichiarano buoni e sinceri amici delle donne, offrendoti, e soprattutto chiedendoti, la loro amicizia, di entrare in confidenza, per poi, alla prima occasione utile, a fronte magari di un tuo momento di fragilità, colpire l'obiettivo!
Sono viscidi… i peggiori! Non solo perché sono ipocriti, ma soprattutto perché pensano che le donne come noi siano delle imbecilli, mostrandoci, anche così, di non tenerci in alcun rispetto.
Nel loro intimo, anche loro, ci vedono come un fenomeno da circo, come se fossimo intimamente sofferenti di un qualche non ben definito timore o complesso d'inferiorità, che ci fa preferire le donne a loro. È questo nostro preferire le donne a loro che  soprattutto che li fa incazzare e che li spinge ad elaborare le loro raffinate tattiche di merda.
Questo si spiega anche nella loro smisurata concezione del proprio, freudianamente parlando, super io: riuscire a farsi una lesbica, rappresenta il massimo per il loro ego; intanto perché nel loro immaginario erotico l'idea di due donne che fanno all'amore li manda letteralmente in estasi… basta vedere quali film e foto vanno per la maggiore nel pianeta porno: quale più dolce carezza al loro orgoglio sapere che a quella strafiga che loro s'immaginano che tu ami, invece potresti preferire lui?
E poi… last but not least, la consapevolezza che se sono stati così bravi da riuscire a portarsi a letto una lesbica, allora, non vi è dubbio… il loro fascino è indiscutibilmente irresistibile! Nulla più di questo li potrebbe far sentire più gratificati ed onnipotenti, e nessun'altra avventura potrebbe essere più degna da raccontare per vantarsi... con gli amici par loro!
Rashida con un sorriso divertito, «e tu, Gia, saresti una che non odia gli uomini?»…

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venerdì 7 dicembre 2012

non vuoi capire? Peggio per te! di Gia Van Rollenoof



..per noi questi sono comportamenti esecrabili, che consideriamo quasi criminali, perché se non il corpo, uccidono l’anima: sono come chi mostra ed offre l’acqua ad un assetato nel deserto, bagnando le sue labbra, per poi negargliela!
A Gia sembrava quasi che Rashida le leggesse nell'anima, leggesse nell'anima di tutte le donne. Quelle sue parole richiamarono alla sua mente sé stessa ed il comportamento che teneva nei riguardi di un certo tipo di uomini. In quel pensiero che le attraversava la mente, «in genere ho un buon rapporto con gli uomini… finché questi si limitano a rimanere dentro ai confini della collaborazione, della cordialità, del rispetto reciproco, senza interferire con il mio personale spazio vitale di cui certo non faccio mistero.
Ma alcuni di loro sono convinti che le lesbiche debbano necessariamente essere una sorta di mostro da baraccone, un loro simulacro mal riuscito, peloso, mascolino… lo capisco dai loro sguardi che non ci credono, quando vengono a sapere che io amo le donne. Nella loro vanagloria, neanche se lo pongono il fatto che io, in quanto femmina, possa preferire le donne a loro, e ci provano lo stesso, continuamente!
Dopo le botte che ho ricevuto, da più giovane in particolare, ora, quando incappo in uno di quegli stronzi, e questo mi capita di continuo, non mi limito più ad evitarlo: ho finalmente imparato che la miglior difesa è l'attacco. Ma siccome ora, differentemente che nel passato, m'incazzo pure, gliela faccio pagare per tutti quelli da cui, per quell'ingenuità che la giovinezza comporta, a suo tempo non mi sono potuta difendere. E non solo, quando capita, e capita spesso, se posso, li faccio soffrire come bestie, e ne vado orgogliosa, ne traggo soddisfazione! Che imparino, teste di cazzo!»
Il suo pensiero correva a quel tipo d'uomo, specie se prestante, attraente, sicuro di sé, che ritiene che le femmine debbano cadere ai suoi piedi e che basta raccoglierle per averle, «noi donne, quando lo vogliamo, lo sappiamo come renderci irresistibili, desiderabili, lo sappiamo come smuovere il testosterone in quegli sciocchi che non sanno vedere al di là del proprio naso.
Quando trovo qualcuno che non ha capito bene quale sia il suo posto, che incomincia a sbavare ed a tirare su la cresta… oddio, quanto mi diverto! Che poi, poverini, sono un libro aperto… basta saper leggere! Lo si capisce dal loro sguardo quanto sbavano.
Pensano che noi donne si sia un terreno di caccia, specie nel Veneto, dalle mie parti, nella provincia in particolare. Se sei una bella donna, magari vestita ed acconciata a modo, elegantemente, non puoi camminare per strada senza essere accompagnata da uno di loro, entrare in un negozio, senza dover sopportare occhiate, apprezzamenti, spesso anche pesanti.
Il fatto è che loro si credono di essere dei cacciatori, ma non lo sono! Si comportano così solo per compensarsi delle loro frustrazioni… desiderare senza poter avere! Auto celebrarsi in quanto maschi inespressi!
Li trovi dappertutto, per strada, nei luoghi di lavoro, sugli autobus… sono come la gramigna! Quei loro sguardi bramosi di averci… che poi sul dunque, bisognerebbe anche vedere, poiché per la gran parte di loro… è più scena quella che fanno che sostanza!
Noi donne abbiamo un'arma potentissima… se non siamo proprio da buttare, ci basta vestirci, truccarci in un certo modo, lasciar cadere una frase incompiuta, uno sguardo e voilà… cadono nella rete come tanti cretini!
Mentre i nostri occhi, il nostro charme, li incoraggiano, loro non lo sanno, neanche lo sospettano che nulla concederemo loro… che mai potranno averci se non siamo noi a volerlo! Conquistatori di merda!
Quand'ero più giovane, quando capivo, mi limitavo ad evitarli; ora non più: mi piace farli impazzire, morire dal desiderio, per poi lasciarli a bocca vuota. Noi donne siamo ben consce di come siamo e soprattutto di come possiamo essere: un pasticcino irresistibile che sembra stare là, pronto per venire gustato e che invece non assaggeranno mai!
Ne ho fatto proprio un'arma micidiale di questa cosa: punirne uno per insegnare a mille!
Credo che in fondo al mio inconscio, lo faccio per vendicarmi di quelli, tra di loro, che si sono comportati male con me e con le donne a cui ho voluto bene, quelli che non mi hanno rispettata… ad incominciare da quel prete nella mia infanzia, per finire a quei ragazzotti della mia adolescenza!
È proprio vero, come si dice, che la vendetta è un piatto da gustarsi freddo. E poi… serve anche a loro, a formarsi e capire finalmente cosa siano il rispetto, la tolleranza, la buona educazione: nulla cambia se non cambia nulla, diceva la buon'anima di mia nonna! E cosa è meglio se non mandarli in crisi, ferirli nell'anima e nell'orgoglio, per indurli a cambiare, per farli finalmente crescere? E poi così imparano anche, una volta per tutte, a non confondere il gioco, la schermaglia, con la realtà delle cose...

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martedì 4 dicembre 2012

women



Women (If These Walls Could Talk 2) è un film per la televisione del 2000, prodotto per la HBO negli USA, seguito del film del 1996 Tre vite allo specchio. Nella cornice di una stessa casa vengono narrate tre storie diverse che si avvicendano con il passare degli anni (1961, 1972, 2000). Diviso in episodi descrive alcune delle difficoltà che due donne innamorate possono incontrare nel loro percorso di coppia. È un film che tocca temi delicati in modo altrettanto delicato e ironico, anche nei momenti più drammatici.

Episodio 1961: Alla morte della propria compagna e convivente, la signora Edith Tree (Vanessa Redgrave) si trova a confrontarsi con i parenti di lei, legittimi eredi...

Episodio 1972: Linda (Michelle Williams), giovane femminista, incontra Amy (Chloë Sevigny) in un locale frequentato da butch, le due s'innamorano ma le compagne politiche di Linda hanno delle difficoltà in relazione all'aspetto molto maschile di Amy...

Episodio 2000: Kal (Ellen DeGeneres) e Fran (Sharon Stone) sono determinatissime a diventare genitrici, prendono in considerazione varie ipotesi: dapprima contattando una coppia gay e poi cercando di accedere all'inseminazione artificiale...

la samaritana



La samaritana (hangul: 사마리아; latinizzazione riveduta della lingua coreana: Samaria) è un film del 2004 diretto da Kim Ki-duk.
Il film è stato presentato nella sezione in concorso alla Festival del cinema di Berlino.

Vasumitra

Jae-Young e Yeo-Jin sono due amiche del cuore e socie in affari per guadagnare i soldi necessari per un viaggio in Europa. La prima lavora come prostituta, mentre la seconda le procura i "clienti" e fa il palo per avvertire l'amica di eventuali retate della polizia. Un giorno per sfuggire ad un blitz della polizia, Jae-Young si getta da una finestra, restando gravemente ferita alla testa. Sul letto di morte la ragazza esprime all'amica il desiderio di rivedere un'ultima volta l'uomo che ama: un cliente incontrato poco prima. L'uomo freddamente acconsente a rivedere Jae-Young, ma solo dopo che Yeo-Jin gli si conceda. La ragazza accetta a malincuore, ma i due arrivano all'ospedale troppo tardi: Jae-Young è morta.

Samaria

In memoria dell'amica, Yeo-Jin allora decide di rintracciare tutti i clienti di Jae-Young, per restituire i soldi guadagnati e prestare i propri favori sessuali. Suo padre, un poliziotto, è devastato quando scopre, casualmente, cosa sta facendo. Comincia a seguirla con discrezione e affronta i suoi clienti, con risultati sempre più violenti. Infine, finisce per uccidere brutalmente un cliente.

Sonata

Successivamente, il padre e la figlia fanno un breve viaggio in campagna, dove entrambi percepiscono qualcosa di sbagliato nell'altro, ma non sono capaci di confrontarsi direttamente. Alla fine, la legge raggiunge il padre, che spera di avere fatto abbastanza per preparare Yeo-jin per la sua vita senza di lui.

Ricezione

Come molti dei film di Kim Ki-duk, La samaritana non è stato un successo al box-office nel suo paese d'origine, ma è stato molto ben accolto all'estero. Infatti si è aggiudicato l'Orso d'argento, il secondo premio al Festival del cinema di Berlino del 2004

il senso di Smilla per la neve



Il senso di Smilla per la neve è un film di genere thriller del 1997, diretto da Bille August, e basato sull'omonimo romanzo (titolo originale in danese: Frøken Smillas fornemmelse for sne) del 1992 scritto da Peter Høeg. Tra gli interpreti principali troviamo Julia Ormond, Gabriel Byrne e Tom Wilkinson.

Nata in Groenlandia, la giovane Smilla Jasperson, attiva e indipendente, oggi vive e lavora a Copenaghen, sentendosi ancora molto legata alla propria cultura d'origine. Un giorno, caduto dal tetto del palazzo dove abita, viene trovato morto a faccia in giù sulla neve Isaiah: un bambino di sei anni, figlio di un'alcoolizzata groenlandese rimasta vedova, che era da tempo l'unico vero amico di Smilla. La polizia liquida subito il caso come un semplice incidente, ma Smilla, osservando le tracce sulla neve del bambino, capisce che sono state lasciate sotto l'effetto della paura e non del gioco. Comincia allora ad indagare personalmente e subito scopre che Juliane, la madre groenlandese di Isaiah, in seguito alla morte del marito avvenuta per una misteriosa esplosione durante un viaggio esplorativo in Groenlandia, riceve una pensione di vedova stranamente alta da parte dei datori di lavoro del marito, che fanno capo ad una potente società. Superando anche l'ostilità del padre Moritz, affermato medico, e grazie all'aiuto di un giovane che vive nel suo palazzo e di cui diventa poi l'amante, Smilla ricostruisce vicende di una missione segreta di trent'anni prima e, imbarcatasi di nascosto su una nave laboratorio, torna su quei luoghi tra i ghiacci. Qui i malefici intrecci tra ricerca scientifica, potere economico e burocrazia statale vengono alla luce e Smilla ha la conferma che Isaiah era stato ucciso

sabato 1 dicembre 2012

osa


VIOLENZA CONTRO LE DONNE: L’ATTRICE STEFANIA ROCCA CON ACTIONAID AL FESTIVAL DEL CINEMA DI ROMA

Stefania Rocca insieme all'attrice protagonista del corto
Rosabell Laurenti Sellers

Sabato 17 novembre, fuori concorso, verrà proiettato “Osa”, regia di Stefania Rocca.

“Con le ali dell'amore ho volato oltre le mura, perché non si possono mettere limiti all'amore e ciò che amor vuole amore osa”. Erano queste le parole che pronunciava il giovane Romeo alla sua Giulietta in un dramma che ha attraversato i secoli, i confini e la storia. Il dramma dell’amore che non riesce a realizzarsi, se non nella morte, andando oltre le imposizioni delle famiglie dei due giovani.

Ed è da questo che è partita Stefania Rocca per raccontare nei nove minuti di “Osa”, il corto che l’attrice ha voluto dedicare ad ActionAid, il tema della violenza sulle donne. Passano i secoli e il protagonista è ancora una volta il diritto di scegliere liberamente chi amare. Questa volta però non ci sono due giovani innamorati che si contrappongono alle famiglie di origine, ma al contrario le famiglie di origine che cercano di imporre un matrimonio forzato ad una ragazza che ha invece sognato di poter decidere di se stessa e del suo futuro. 

“Con questo corto ho voluto dare voce a un fenomeno poco conosciuto, come quello dei matrimoni forzati, che è una dei tanti modi di fare violenza contro le donne”, spiega l’attrice Stefania Rocca.  “Ho voluto raccontare il tormento interiore che assale chi è vittima di violenza psicologica, prima ancora che fisica. È per questo che ho deciso di sostenere in prima persona il lavoro che ActionAid porta avanti per combattere la violenza contro le donne. “Osa” vuole essere prima di tutto un incoraggiamento, affinché in qualsiasi parte del mondo le donne possano autonomamente decidere della loro vita, scoprendo di non essere sole”. 

Il corto “Osa” verrà proiettato alla Festa del Cinema di Roma e sarà l’occasione per richiamare l’attenzione dell’opinione pubblica su questo tema, a pochi giorni dalla Giornata Mondiale contro la violenza sulle donne. “Lo scorso 8 marzo è stato un giorno speciale per me e sono andata a conoscere il lavoro che ActionAid, insieme all’associazione Trama di Terre, sta portando avanti sul tema dei matrimoni forzati. Da quell’incontro è nata l’idea di realizzare “Osa”, per contribuire ad alzare il velo dell’informazione su un tema di violenza contro le donne, come è quello dei matrimoni forzati”, spiega Stefania Rocca.

“Osa” racconta di una giovane sposa che, prendendo ispirazione da una frase di “Romeo e Giulietta”, intuisce che il proprio destino non deve necessariamente essere deciso dalle persone che più ami. Viene colta dal dubbio, indecisa sulla sua effettiva possibilità di osare, di andare oltre le imposizioni e le convenzioni. Soltanto quando prende coraggio, incontra persone come lei, come noi, e scopre di non essere sola. 

La giovane sposa è interpretata da Rosabell Laurenti Sellers, attrice che si è appena fatta conoscere al grande pubblico italiano con la fiction “Una grande famiglia”, di cui è protagonista la stessa Stefania Rocca. 

Fonte: http://www.actionaid.it/it/hp_it.html

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