venerdì 5 luglio 2013

o.d.e.ss.a.




Con il termine ODESSA o, più precisamente, O.D.E.SS.A. (acr. ted. di Organisation Der Ehemaligen SS-Angehörigen, Organizzazione degli ex-membri delle SS), ci si riferisce ad una rete di ex-gerarchi e criminali nazisti fuggitivi, organizzata verso la fine della seconda guerra mondiale da un gruppo di ex-ufficiali delle SS con la collaborazione e l'aiuto di altri soggetti per consentire la fuga dei gerarchi nazisti principalmente in America latina. Il concetto di una struttura organica ed unitaria dedita al salvataggio e alla copertura di SS e criminali nazisti denominata ODESSA diviene noto nel 1972 grazie al grande successo del romanzo thriller Dossier Odessa, scritto dal celebre autore di spy-story Frederick Forsyth (avvalendosi anche della consulenza di Simon Wiesenthal), poi portato sul grande schermo da Ronald Neame con lo stesso titolo nel 1974.
Su O.D.E.SS.A. sussistono controversie essendo gli autori divisi circa l'esistenza di un'unica struttura e sui suoi organizzatori, nel complesso quadro generale dei numerosi e diversificati canali di fuga e copertura di cui si avvalsero criminali nazisti per sfuggire alla giustizia nel dopoguerra, e per il loro coinvolgimento nelle attività di vari servizi di sicurezza e servizi segreti durante la guerra fredda.

Nascita e struttura di O.D.E.SS.A.

Secondo alcune ricostruzioni, la nascita di Odessa va riportata ad un momento anteriore alla fine della guerra: il 10 agosto 1944, alla "Maison Rouge" (la casa rossa), a Strasburgo, settantasette nazisti che non si facevano alcuna illusione su quello che sarebbe stato l'esito finale della guerra si riunivano per organizzare la loro salvezza. Pare giunsero alla casa i portavoce dei più alti gerarchi, quali Martin Bormann, Albert Speer, Wilhelm Canaris, e i più grandi industriali e banchieri tedeschi. I primi miravano solo a scamparla, i secondi a conservare gli immensi guadagni accumulati con le forniture belliche allo Stato tedesco. Nel migliore dei casi infatti gli uomini delle SS sarebbero stati condannati a morte dai vincitori e gli imprenditori espropriati di tutti i loro averi. I due gruppi trovarono un accordo reciprocamente vantaggioso: gli imprenditori avrebbero finanziato la fuga dei gerarchi, i quali avrebbero custodito e gestito tutti i capitali trasferiti all'estero. I gerarchi avrebbero cioè permesso la fuoriuscita di capitali tedeschi in paesi amici e in cambio gli industriali avrebbero "ringraziato" nominandoli dirigenti tecnici delle ditte trapiantate all'estero.
A seguito dell'incontro di Strasburgo cospicue somme di denaro vennero subito trasferite in banche di Paesi neutrali: Svizzera, Spagna, Turchia e soprattutto Argentina e Paraguay. Con i capitali tedeschi vennero create di lì a poco numerose società commerciali: secondo un rapporto del dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti che risale al 1946 furono in complesso 750 le imprese finanziate dagli industriali nazisti; 112 in Spagna, 58 in Portogallo, 35 in Turchia, 214 in Svizzera, 98 in Argentina e 233 in varie altre nazioni.
Grazie all'esperienza maturata nel corso della guerra da ufficiali dell'RSHA, in un lasso di tempo relativamente breve l'O.D.E.SS.A. riuscì a mettere in piedi inoltre un sistema di corrieri, che riuscirono a far uscire clandestinamente dalla Germania gli uomini delle SS.
Alcune persone riuscirono persino a procurarsi un lavoro come autisti dei camion dell'esercito americano sull'autostrada Monaco-Salisburgo, nascondendo i fuggitivi sul retro dei veicoli per farli passare oltre il confine austriaco. Ogni 50 km era stanziata una Anlaufstelle ("Centro di ricezione") di O.D.E.SS.A., gestito da non più di cinque persone, che erano a conoscenza soltanto delle due Anlaufstellen che precedevano e seguivano la propria lungo il percorso. Molti uomini delle SS terminavano il loro viaggio a Bregenz o a Lindau, due località sul lago di Costanza, da dove passavano in Svizzera e infine salivano su voli aerei civili diretti in Medio Oriente o in Sudamerica.
O.D.E.SS.A. percorreva anche la cosiddetta "Via dei Monasteri" (detta anche ratline o Rattenlinien ovvero la "via dei ratti") chiamata così per il fatto che i fuggiaschi riparavano nei luoghi di culto, memori di una tradizione medievale per cui tali luoghi erano inviolabili e quindi sicuri per definizione, tra l'Austria e l'Italia, dove parte del clero cattolico anticomunista faceva passare i nazisti ricercati attraverso una lunga serie di "case rifugio" di religiosi. Oltre a ciò l'organizzazione manteneva importanti contatti con il personale delle ambasciate di Spagna, Egitto, Siria e di numerosi Paesi sudamericani.
Secondo Simon Wiesenthal  la formazione di “comitati di soccorso” per l'assistenza ai criminali detenuti ebbe una parte rilevante nella genesi dell'organizzazione O.D.E.SS.A. Sotto la copertura degli aiuti umanitari questi comitati raccoglievano fondi, stabilivano contatti tra vecchi camerati e contrabbandavano lettere. La via di fuga principale attraversava la Svizzera e quindi l'Italia.
Ad aiutare i gerarchi in fuga, secondo Wiesenthal, sarebbero stati alcuni prelati della Chiesa cattolica e in particolare i francescani che nascondevano i fuggiaschi da un monastero all'altro. Wiesenthal ritiene che tale aiuto sia stato dato fraintendendo il concetto di carità cristiana.
Ricercati come Heinrich Müller, Capo della Gestapo e molti altri criminali di guerra probabilmente utilizzarono O.D.E.SS.A. per scomparire; altri nazisti come Adolf Eichmann, Josef Mengele, Erich Priebke, Klaus Barbie, Aribert Heim, trovarono rifugio in America Latina, essenzialmente in Paesi senza estradizione, e poterono essere smascherati e assicurati alla giustizia solo dopo molti anni.
Per citare un esempio, Eichmann, largamente responsabile della logistica della "soluzione finale", fu scoperto e rapito dal Mossad in Argentina per essere tradotto in Israele, giudicato e conseguentemente giustiziato per i suoi crimini. Erich Priebke invece fu ritrovato da un giornalista americano che lo intervistò; a seguito di questa intervista fu catturato, processato e condannato.
Uno dei principali organizzatori di O.D.E.SS.A. fu l'SS-Obersturmbannführer Franz Roestel, che aveva combattuto nella divisione "Frundsberg" delle Waffen-SS; mentre altri ritengono che l'SS-Obersturmbannführer Otto Skorzeny e l'SS-Sturmbannführer Alfred Naujocks siano stati attivi nell'organizzazione e in particolare Skorzeny fosse il direttore della struttura.
Uki Goñi, nel suo libro The Real Odessa: Smuggling the Nazis to Perón's Argentina , suggerisce che il Vaticano abbia avuto un ruolo attivo nella copertura dei gerarchi nazisti in fuga. Analoga ricostruzione fanno Daniel Jonah Goldhagen, e Michael Phayer.
Il giornalista tedesco Guido Knopp avanza l'ipotesi che O.D.E.SS.A. sia più un mito che una reale organizzazione strutturata e che in realtà le vie di fuga furono molteplici

giovedì 4 luglio 2013

genocidio




Costituiscono genocidio, secondo la definizione adottata dall'ONU, "Gli atti commessi con l'intenzione di distruggere, in tutto o in parte, un gruppo nazionale, etnico, razziale o religioso". Anche la sottomissione intenzionale di un gruppo a condizioni di esistenza che ne comportino la scomparsa sia fisica sia culturale, totale o parziale, è di solito inclusa nella definizione di genocidio.
Il termine, derivante dalla greco γένος (ghénos razza, stirpe) e dal latino caedo (uccidere), è entrato nell'uso comune ed ha iniziato ad essere considerato come un crimine specifico, recepito nel diritto internazionale e nel diritto interno di molti Paesi. Il genocidio è uno dei peggiori crimini che l'uomo possa commettere perché comporta la morte di migliaia, a volte milioni, di persone, e la perdita di patrimoni culturali immensi. È pertanto definito dalla giurisprudenza un crimine contro l'umanità.

Definizione

Il termine genocidio fu coniato nel 1944 da Raphael Lemkin - giurista polacco di origine ebraica, studioso ed esperto del genocidio armeno - nello scrivere Axis Rule In Occupied Europe, opera dedicata all'Europa sotto la dominazione delle forze dell'Asse, intendendo con questo termine la distruzione di un gruppo nazionale o di un gruppo etnico. L'autore vide la necessità di un nuovo termine per descrivere l'Olocausto, e fece anche riferimenti al genocidio armeno.

Definizione ufficiale delle Nazioni Unite

L'11 dicembre 1946, l'Assemblea generale delle Nazioni Unite riconobbe il crimine di genocidio con la risoluzione 96 come "Una negazione del diritto alla vita di gruppi umani, gruppi razziali, religiosi, politici o altri, che siano stati distrutti in tutto o in parte". Il riferimento a "gruppi politici", un'aggiunta rispetto alla proposta di Lemkin, non era gradito all'Unione Sovietica, che fece pressioni per una formulazione di compromesso.
Il 9 dicembre 1948 fu adottata, con la risoluzione 260 A (III), la Convenzione per la prevenzione e la repressione del delitto di genocidio che, all'articolo II, definisce il genocidio come:
Uno dei seguenti atti effettuato con l'intento di distruggere, totalmente o in parte, un gruppo nazionale, etnico, razziale o religioso in quanto tale:
Uccidere membri del gruppo;
Causare seri danni fisici o mentali a membri del gruppo;
Influenzare deliberatamente le condizioni di vita del gruppo con lo scopo di portare alla sua distruzione fisica totale o parziale;
Imporre misure tese a prevenire le nascite all'interno del gruppo;
Trasferire forzatamente bambini del gruppo in un altro gruppo.

Tale definizione, valida ancora oggi, non soddisfa molti storici per varie ragioni e, soprattutto, per la limitazione dei gruppi vittime dovuta al compromesso. Essa ha di fatto escluso i crimini imputati all'Unione Sovietica, fra cui l'Holodomor del 1932, e i successivi stermini su base economica o di classe sociale che hanno caratterizzato alcuni regimi comunisti successivi, come l'eliminazione dei proprietari terrieri cinesi del 1951 o quelli perpetrati dai Khmer Rossi in Cambogia dopo il 1975, ma anche lo sterminio degli stessi comunisti in Indonesia nel 1965. Inoltre, porta al paradosso di considerare i Tutsi come vittime del genocidio ruandese e non gli Hutu che furono parimenti sterminati perché si rifiutarono di collaborare con i carnefici.
Gli autori che considerano l'Holodomor e lo sterminio in Cambogia come genocidio si basano, non su un'estensione della definizione, ma sulla definizione stessa, perché nell'Holodomor fu colpita in modo particolare la popolazione ucraina e in Cambogia furono colpite con maggiore intensità le etnie cinese e vietnamita e i musulmani Chăm (la stragrande maggioranza delle vittime fu però cambogiana).

Proposte di aggiornamento

La definizione ufficiale ha indotto gli storici a studiare i crimini precedenti e successivi per identificarne la natura genocidiaria. Le analisi hanno portato a numerose proposte di modifica soprattutto a causa delle limitazioni della definizione ufficiale.
Pieter N. Drost (The crime of state), professore olandese di diritto, esperto di storiografia coloniale, sostiene la necessità di reintrodurre il criterio politico e considera genocidio "La distruzione fisica intenzionale degli esseri umani in ragione della loro appartenenza ad una qualunque collettività umana".
Irving Louis Horowitz (Taking lives. Genocide and state power) sottolinea il ruolo chiave della burocrazia e propone "La distruzione strutturale e sistematica di persone innocenti".
Helen Fein (Accounting for genocide) segue un approccio sociologico e suggerisce una classificazione del tipo di genocidio: genocidio di sviluppo se le vittime ostacolano un progetto economico; genocidio dispotico se le vittime sono oppositori reali o potenziali; genocidio ideologico se le vittime sono presentate come un nemico diabolico. La definizione proposta è "Un omicidio calcolato perpetrato su una parte o sulla totalità di un gruppo da un governo, un'élite, un gruppo o una massa rappresentativa".
Gérard Prunier, professore e ricercatore all'Università di Parigi, include i gruppi politici ma sottolinea che il genocidio, a differenza della "pulizia etnica", ha come obiettivo la distruzione del gruppo vittima per intero: propone "Tentativo coordinato di distruggere un gruppo predefinito razziale, religioso o politico nella sua totalità".
Frank Chalk e Kurt Jonassohn ritengono il genocidio

"Una forma di massacro di massa unilaterale con cui uno stato o un'altra autorità ha intenzione di distruggere un gruppo, gruppo che è definito, così come i suoi membri, dall'aggressore".

È questa una delle definizioni più recenti ed apprezzate.
Un esempio di aggiornamento concreto è presente nel Codice penale francese del 1994 che, in merito al crimine di genocidio (articolo 211-1), include anche "gruppi determinati in base a qualsiasi criterio arbitrario".
Secondo Bernard Bruneteau (Il secolo dei genocidi), il tribunale internazionale per processare i Khmer Rossi, istituito con notevole ritardo per la situazione dinamica e difficile, è stato un'occasione mancata per riformulare la definizione di genocidio in seno all'ONU includendo, in particolare, i gruppi politici.

« Il cambogiano "infettato" dal precedente regime capitalista e reazionario, era altro tanto quanto l'Ebreo lo era per Hitler. La distinzione dell'alterità stigmatizzata si regge sulla categoria costruita dal carnefice. »
(Bernard Bruneteau)

Nell'ambito del dibattito, sono stati valutati altri termini, con significato più o meno ampio, come etnocidio (distruzione della cultura più che eliminazione fisica delle persone) o politicidio. Rudolph Joseph Rummel ha coniato il termine democidio, di accezione ampia, per indicare "l'omicidio seriale, sistematico e concentrato di una larga porzione della propria popolazione da parte di un governo", che esclude gli atti di guerra verso l'esterno e l'uccisione di soggetti combattenti.
La maggior parte degli storici, anche a causa della sua valenza giuridica, tendono a non estendere l'uso del termine genocidio ma a cercarne una definizione corretta.
Nella cultura popolare, il termine è spesso usato in modo più esteso rispetto alla sua definizione giuridica o in modo improprio, per sottolineare la gravità di alcuni atti di sterminio oppure il numero elevato delle vittime. Tale uso, di solito, non tiene conto dell'intenzione dell'aggressore (vedi prossimo paragrafo).

Identificare il genocidio

Alcuni autori ritengono genocidio un sinonimo di pulizia etnica e di etnocidio, mentre secondo altri si tratta di un fenomeno diverso, almeno per gradazione. Secondo Gérard Prunier, la pulizia etnica è lo sterminio di massa di una parte della popolazione per allontanare i sopravvissuti ed occupare il territorio, mentre nel genocidio "vero" non esistono vie di fuga: anche i gruppi religiosi e politici non possono salvarsi attraverso la conversione o la sottomissione.
Un fattore considerato importante è l'intenzione genocida, il desiderio di distruggere la popolazione vittima in quanto tale (spesso assieme alla sua memoria culturale) e non solo quello di assicurarsi il controllo di territori o risorse economiche eliminando gli oppositori reali o potenziali. Nel genocidio, il massacro è un fine e non un mezzo. È facile constatare tale intenzione se è esplicita e sistematica e accompagnata da prove documentarie prodotte dall'aggressore, mentre è difficile se è implicita e tendenziale.

« Il genocidio va oltre la guerra perché l'intenzione dura per sempre, anche se non è coronato dal successo. È un'intenzione finale. »
(Christine Nyiransabimana, contadina ruandese)

Il criterio quantitativo (la distruzione in tutto o in parte) pone problemi nello stabilire eventuali soglie "numeriche" assolute o relative e rischia di viziare gli aspetti morali e più delicati. Benjamin A. Valentino fa riferimento preciso a soglie numeriche e definisce omicidio di massa "L'intenzionale uccisione di almeno 50.000 non combattenti nell'arco di 5 anni".
Molti distinguono fra un "crimine motivato" politico e un "crimine immotivato" razziale, quindi fra vittime uccise "per quello che fanno" e "per quello che sono". Tale distinzione tende però a scomparire nella logica genocidiaria, in cui il nemico viene demonizzato e comunque aggredito per quello che è. Il gruppo vittima è identificabile a priori e con certezza su base razziale, ma non su base politica, sociale od economica, in quanto gli stessi criteri di identificazione variano nel corso degli eventi (si consideri ad esempio la difficoltà di definire i Kulaki). Tale difficoltà non riduce l'intenzione dell'aggressore che, una volta identificate le singole vittime "per quello che fanno", ne decreta l'eliminazione, anche fisica, "per quello che sono", stigmatizzandole come "altro da sé" su base ideologica (come sottolinea la citazione di Bernard Bruneteau). Importante è dunque la definizione che l'aggressore stesso fa del gruppo vittima, aspetto che sottende alla menzionata definizione di Chalk e Jonasshon. Tale definizione ha il pregio di non escludere a priori nessun gruppo umano.
Se il dibattito in rapporto ad avvenimenti remoti assume soprattutto un valore accademico, quando riguarda eventi recenti (per i quali è possibile perseguire i colpevoli) o addirittura contemporanei, si riveste di aspetti molto drammatici fino a condizionare lo stesso evolversi del presunto o reale genocidio. Il genocidio ruandese è stato riconosciuto come tale tardivamente (si trattò in realtà di un ritardo di appena 2 mesi, ma che fu sufficiente all'attuazione del genocidio stesso), a causa dell'indugiare dell'ONU e della diplomazia statunitense, e fu fermato solo dall'intervento di milizie locali quando metà delle vittime predestinate erano già state uccise. Il Conflitto del Darfur, attualmente in corso, è stato definito dal Segretario di stato americano Colin Powell come genocidio nel dicembre del 2004, ma ad oggi non è ancora stato riconosciuto come tale dall'ONU. Nessuna forza di pace è stata dispiegata in Darfur ed alcuni movimenti di cittadini lamentano in tutto il mondo la scarsità di attenzione dedicata al conflitto, sia a livello diplomatico che mediatico.
Segue una tipologia dei principali genocidi secondo Bernard Bruneteau:

Genocidio Gruppo vittima Intenzione Modalità di distruzione Numero di vittime Contesto interno Contesto internazionale

Armenia (1915) Nazionale e religioso (Armeni ottomani) Eradicazione territoriale totale Deportazione, carestia, malattia, esecuzione 1.400.000 (70%) Politica di ridefinizione etnonazionalista dello stato Prima guerra mondiale

Holodomor (1932-33) Nazionale e sociale (contadini ucraini) Sottomissione politica ed eradicazione sociale parziale Carestia pianificata 7.000.000 (25%) Politica di coercizione totalitaria Indifferenza della comunità internazionale

Shoah (1941-45) Razzializzato (Ebrei europei) Eradicazione universale totale Deportazione, carestia, malattia, esecuzione 5.200.000 (50%) Politica di eugenetica razzista Seconda guerra mondiale

Cambogia (1975-79) Politico e sociale ("nuovo popolo") Sottomissione politica ed eradicazione sociale parziale Deportazione, carestia, malattia, esecuzione 1.800.000 (40%) Politica di coercizione totalitaria Indifferenza della comunità internazionale

Ruanda (1994) Razzializzato (Tutsi) Eradicazione territoriale totale Esecuzione, stupro di massa pianificato 800.000 - 1.000.000 (70-80%) Politica di ridefinizione etnonazionalista dello stato Attendismo della comunità internazionale

Bosnia (1992-95) Nazionale e religioso (musulmani bosniaci)  Eradicazione territoriale parziale Deportazione, esecuzione 100.000 - 120.000 (6%) Politica di ridefinizione etnonazionalista dello stato Attendismo della comunità internazionale

* La percentuale è calcolata rispetto al gruppo vittima potenziale.

I genocidi nella storia

In relazione al suddetto problema di definizione, è difficile fornire un elenco di genocidi o presunti tali, in quanto subordinato alla scelta della definizione o all'opinione dei diversi autori. È tuttavia possibile elencare, senza garanzia di completezza, alcuni dei più noti eventi storici che rientrano in qualche modo nell'ambito del dibattito.

Periodo coloniale (fino al XIX secolo)

Nei territori interessati dalla colonizzazione, numerosi popoli indigeni hanno subito una forte diminuzione numerica e alcuni sono quasi scomparsi o scomparsi del tutto. Nel complesso, diversi fattori agirono sinergicamente: azioni di guerra bilaterali o unilaterali, lavoro forzato e condizioni di sfruttamento, carestie naturali o provocate, epidemie causate da nuovi agenti patogeni introdotti dai coloni e, più genericamente, cambiamenti socio-economici radicali prodotti dal violento confronto fra i dominatori occidentali e i popoli colonizzati.
Il dibattito è spesso ancora aperto sia per quanto riguarda il numero di vittime che per l'attribuzione di colpe e responsabilità. Se alcuni autori parlano di "genocidi coloniali", ponendo l'accento sugli atti di sterminio deliberato, altri ritengono che le principali cause siano non intenzionali, per esempio le epidemie. Anche le grandi carestie del periodo 1870-1890, che fecero da 30 a 50 milioni di morti, sono state attribuite ad una concomitanza di cause naturali e profondi cambiamenti economici dovuti all'imperialismo e allo sfruttamento capitalista. È stato fatto notare che, nell'ambito della distinzione fra il concetto di guerra (bilaterale - si riconoscono due entità combattenti) e quello di genocidio (unilaterale - si distinguono per loro natura un aggressore e una vittima), le guerre coloniali sono fortemente sbilanciate a favore degli aggressori, soprattutto per il numero di vittime (il 90% sono indigeni), a causa della notevole disparità tecnologica. Esempi sono le guerre di conquista a Giava (dal 1825 al 1830 gli olandesi fanno 200.000 vittime), in Mozambico (i portoghesi uccidono 100.000 persone) o in Africa Orientale (i tedeschi fanno 145.000 morti).
Il 90% dei Tahitiani, il 70% dei Canachi e i due terzi dei Māori è scomparso nel periodo coloniale, mentre i Tasmaniani si sono estinti completamente.

Genocidio dei nativi americani

Durante la colonizzazione europea delle Americhe i popoli nativi americani, che contavano all'origine circa 80 milioni di individui, vennero ridotti del 90%. Le varie etnie, genericamente denominate indiani d'America, Pellerossa, Amerindi, Amerindiani, Prime Nazioni, Aborigeni americani, Indios, popolanti il sud e nord del continente, vennero soppiantate quasi ovunque dagli europei, e dai discendenti delle popolazioni forzatamente prelevate dall'Africa tra il 1500 e i primi anni del 1900.
Patagonia - negli anni settanta del 1800 il governo argentino, principalmente per mano del generale Julio Argentino Roca, intraprese la cosiddetta conquista del deserto per strappare la Patagonia al controllo delle popolazioni indigene. Che tale campagna possa essere considerata un genocidio, è recentemente materia di dibattito.

Genocidio dei popoli d'Africa

Congo - la politica del re belga Leopoldo II, avrebbe provocato la morte di 10 milioni di persone (metà della popolazione) attraverso la militarizzazione del lavoro forzato (con donne e bambini presi in ostaggio) e un duro sistema di quote di produzione e crudeli punizioni (amputazione delle mani).
Costa d'avorio - tra il 1900 e il 1911, la popolazione si è ridotta da 1,5 milioni a 160.000
Sudan - sotto il dominio inglese (1882 - 1903) la popolazione si è ridotta da 9 a 3 milioni.
Herero - fra il 1904 e il 1906 i tedeschi sono stati responsabili, nella regione dell'attuale Namibia, di uno sterminio che è oggi considerato da molti come un vero e proprio genocidio: dal 50 all'80% degli Herero e il 50% dei Nama sono stati uccisi o fatti morire, per un totale che varia da 24.000 a 75.000 vittime.

Razzismo scientifico occidentale

Con riferimento alla questione dell'intenzione genocida, il comportamento dei colonizzatori è stato influenzato da forme di razzismo diffuso, giustificato sia moralmente che scientificamente dalla dottrina del darwinismo sociale di Herbert Spencer, dal famoso libro La lotta delle razze di Ludwig Gumplowicz, dalle teorie eugenetiche di Francis Galton e dalla Gerarchia delle razze umane di Ernst Haeckel. Tali dottrine hanno alimentato l'idea di una missione colonizzatrice dell'"uomo bianco", destinato dalle leggi naturali a sottomettere e sostituire le "razze inferiori", e si esprimeranno in modo estremo nell'ideologia nazista (interi brani di La lotta delle razze sono presenti nel Mein Kampf di Adolf Hitler).

XX secolo

Il XX secolo è stato definito "il secolo dei genocidi" o "il secolo dei totalitarismi" ed è in genere considerato come un periodo in cui la violenza, lo sterminio di massa e la guerra raggiungono livelli senza precedenti. Lo stesso termine genocidio è stato pensato da Lemkin per descrivere la nuova realtà dell'Olocausto.
Il secolo si apre all'insegna dell'etnocentrismo nazionalista. Ormai tutti, dai nazionalisti ai socialisti, pensano in termini di "nazione", "etnia", "diritto di autodeterminazione" dei popoli. Con la Prima guerra mondiale (1914-1918) l'Europa viene riorganizzata su basi etniche, sia all'interno che all'esterno dei confini nazionali.
Fu poi con la Conferenza di pace di Parigi del 1919, successiva alla guerra mondiale, che il principio di avere stati nazionali etnicamente omogenei, tanto caro al presidente degli Stati Uniti d'America Woodrow Wilson (autore dei famosi Quattordici punti), prese il sopravvento, aprendo - secondo lo storico britannico di origini ebraiche Eric Hobsbawm - la via alle pulizie e ai genocidi etnici del XX secolo.
Il genocidio degli Armeni del 1915 è forse il primo e sicuramente più famoso genocidio etnico del Novecento. Il genocidio dei Cristiani di Rito Assiro-Caldeo-Siriaco, avvenuto nello stesso periodo, assieme a quello contro i greci rimasero in ombra. L'Impero Ottomano, tradizionalmente abituato ad azioni di dura repressione (vedi, per esempio, gli atti di sterminio contro il popolo armeno degli anni 1896-1897, cfr. massacri hamidiani), raggiunge così livelli inediti di estremismo.
Le guerre mondiali sono espressione di un nuovo tipo di "guerra totale" in cui "tutto è permesso" e in cui il maggior numero di vittime si conta fra i civili, che subiscono massicci bombardamenti e sono considerati come parte integrante del "nemico" da distruggere.
I grandi sistemi totalitari (il Terzo Reich e i regimi comunisti) concepiscono il nemico come un'entità demonizzata e in quanto tale destinata all'eliminazione da leggi naturali o storiche, che fanno da sfondo ad un'ideologia totalitaria basata su distinzioni razziali, economiche o sociali:
L'Olocausto è riconosciuto come genocidio all'unanimità e da alcuni come una forma estrema di genocidio o addirittura come un fenomeno unico nella storia (soprattutto perché tutti gli elementi che caratterizzano il genocidio sono presenti contemporaneamente e in forma estrema)
Nel regime sovietico si possono riconoscere "comportamenti genocidiari" già ai tempi di Lenin; l'Holodomor è considerato da molti come un genocidio vero e proprio; si possono individuare parallelismi fra l'uso che Hitler e Stalin fanno dei concetti di "razza" e "classe", "razza ariana" e "popolo", "sub-umani" (o "Ebrei") e "nemici del popolo".
Cina: Mao Tse-tung. Le stime del numero di vittime totali del periodo 1949-1976 sono molto discordanti fra loro e variano da 20 a 80 milioni: comprendono da 2 a 5 milioni di contadini durante il terrore della riforma agraria nel 1951-1952, da 20 a 40 milioni per la carestia del 1959, alcuni milioni per i laogai e da 1 a 3 milioni per la Rivoluzione Culturale.

Europa

Olocausto - certamente il genocidio più noto, fu metodicamente condotto dal Regime Nazista tedesco in buona parte dell'Europa prima e durante la seconda guerra mondiale, e portò all'annientamento di 6 milioni di ebrei (oltre la metà degli ebrei in Europa), colpendo anche gruppi etnici Rom e Sinti (i cosiddetti zingari), comunisti, omosessuali, prigionieri di guerra, malati di mente, Testimoni di Geova, Russi, Polacchi e altri Slavi, per un totale di vittime stimabile tra 13 e 20 milioni. Le forze armate della Germania nazista compirono sistematicamente massacri di civili in Polonia ed in Russia volti alla eliminazione delle classi intellettuali degli slavi e alla riduzione del loro numero complessivo nei territori orientali che dovevano divenire terreno di colonizzazione germanica. La cifra delle vittime solo nei territori occupati in Unione Sovietica ammonta a circa 27 milioni. In Italia, i nazisti, appoggiati dalle milizie fasciste italiane, deportarono e uccisero circa 7.000 ebrei italiani.
Secondo genocidio armeno - negli anni 1915-1916, il governo turco, guidato dai Giovani Turchi, condusse deportazioni ed eliminazioni sistematiche della minoranza armena. Il numero di morti è molto incerto e valutato da 200.000 a oltre 2 milioni; la cifra più accettata è di 1.500.000. È possibile identificare una prima fase del genocidio nei massacri hamidiani, che negli anni 1896-1897 fecero da 80.000 a 300.000 vittime.

Unione Sovietica - durante il regime bolscevico e lo stalinismo, furono compiuti gravi massacri.
Holodomor - nel 1932, il popolo ucraino fu sterminato per carestia indotta; il numero di vittime è molto incerto e varia da 1,5 a 10 milioni. Diverse parti (fra cui l'Ucraina, l'Italia e gli USA) riconoscono l'Holodomor come genocidio a causa dell'aggressione specifica del popolo ucraino volta a spezzarne le aspirazioni indipendentiste.
I Kulaki furono deportati a milioni in Siberia e nei gulag e si stima che circa 600.000 (un terzo) morì o fu ucciso. Nonostante esistano diversi elementi a favore (eliminazione dei Kulak in quanto tali, azione unilaterale e pianificata burocraticamente), lo sterminio dei kulaki non può essere definito genocidio a causa dell'incertezza e della variabilità con cui le vittime venivano classificate come Kulaki, e a causa del fatto che l'eliminazione non era considerata un fine ma un mezzo. Per motivi analoghi (non un fine ma un mezzo), anche la deportazione di milioni di persone appartenenti a diversi gruppi etnici (soprattutto ai confini dell'URSS), che ha prodotto centinaia di migliaia di vittime, non può essere definita genocidio. Analogamente, le "purghe" del partito e le deportazioni nei gulag degli anni trenta, che videro la morte di centinaia di migliaia di prigionieri politici, non possono essere definite genocidio in quanto colpirono un gruppo politico.
Massacro di Katyń - il 22 marzo 2005, il Camera dei deputati della Polonia (parlamento) polacco ha approvato all'unanimità un atto con il quale si richiede alla Russia di classificare il massacro di Katyn come genocidio. Il massacro, infatti, era volto a indebolire la Polonia, in quanto venne eliminata una parte importante dell'intellighentsja polacca, poiché il sistema di coscrizione prevedeva che ogni laureato divenisse un ufficiale della riserva.
Una pulizia etnica era stata tentata anche dalle autorità militari italiane durante la seconda guerra mondiale ai danni degli sloveni nelle zone conquistate in Jugoslavia dall’esercito italiano. L’attuazione di tale progetto portò alla deportazione di circa 35.000 civili sloveni, di cui circa 3.500 persero la vita nei campi di concentramento allestiti a tale scopo dall’esercito italiano. Le istruzioni di attuazione della bonifica etnica venivano impartite, su istruzioni di Benito Mussolini, direttamente dal comandante dell’esercito italiano nella provincia di Lubiana generale Mario Roatta e dal comandante dell’XI Corpo d’Armata, generale Mario Robotti.
Italia - Il massacro delle foibe ad opera dei partigiani di Tito contro gli italiani in Istria, Venezia Giulia e Dalmazia nel 1943 e nel 1945 viene da taluni considerato genocidio in quanto il fine era quello di far scomparire la componente italiana da queste due regioni. Il numero delle vittime varia da diecimila a ventimila.
Pulizia etnica ai danni dei serbi durante la seconda guerra mondiale - Durante la seconda guerra mondiale il regime fascista croato organizzò il massacro sistematico delle minoranze etniche (soprattutto serbi, ebrei e zingari) provocando circa mezzo milione di vittime.
Romania - Nicolae Ceauşescu e la moglie furono condannati a morte il 25 dicembre 1989, dopo tre giorni di prigionia, da un "tribunale volante" militare con l'accusa principale di genocidio per la strage di Timişoara e con l'aggravante di aver condotto la popolazione rumena alla povertà. Successive ricerche giornalistiche mostrarono come il numero dei morti riportato inizialmente dai media (decine di migliaia in Romania di cui diverse migliaia solo a Timisoara), oltre che alcune immagini riprese dalla televisione, fossero in realtà dei falsi, costringendo anche alcuni quotidiani (tra cui Liberation) a scusarsi con i lettori per l'acriticità con cui erano state riportate le notizie. Al termine della rivoluzione, secondo i dati del ministero della Salute rumeno, i morti saranno 1104 (di cui solo 93 a Timisoara, 20 dei quali avvenuti dopo il giorno della cattura di Ceauşescu) e 3321 i feriti. Complessivamente la maggior parte delle vittime si avranno comunque a Bucarest   con 564 morti (di cui 515 dopo il 22 dicembre, data in cui Ceauşescu fu catturato).
Bosnia - la guerra in Jugoslavia, successiva alla proclamazione di indipendenza della Slovenia e della Croazia, provoca 250.000 vittime, due terzi delle quali civili. Nonostante le atrocità caratterizzino tutte le parti belligeanti, solo i dirigenti comunisti serbi si rendono aggressori e colpevoli di pulizia etnica ed alcuni di loro: Ratko Mladic, Radovan Karadzic, Radislav Krstic, Slobodan Milosevic e Momcilo Krajisnik) vengono incriminati di genocidio nei confronti dei musulmani bosniaci. Il 18 dicembre 1992, l'Assemblea generale delle Nazioni Unite parla di una "politica esecrabile di pulizia etnica che è una forma di genocidio".
Massacro di Srebrenica - nel corso della guerra in Bosnia (1992-1995), la città di Srebrenica venne occupata l'11 luglio 1995 e le truppe serbo-bosniache deportarono e massacrarono la popolazione. Morirono circa 8.000 uomini e ragazzi bosniaci. Il massacro è stato definito come genocidio dal Tribunale Penale Internazionale per l'ex-Jugoslavia il 19 aprile 2004.
Georgiani in Abkhazia - Alcuni usano il termine genocidio per descrivere i massacri e le espulsioni forzate di migliaia di abitanti di etnia georgiana dell'Abkhazia durante la guerra abkhazo-georgiana (1991-1993). Tra i 10.000 e i 30.000 georgiani furono uccisi dai separatisti abkhazi, dai mercenari stranieri e dalle forze della Federazione russa. Tra le vittime si ebbero anche alcuni greci, estoni, russi e abkhazi moderati.
Kosovo - Negli anni compresi tra 1996 e 1999, gli atti di violenza (inclusi massacri, rapimenti, stupri altro) sono considerati un genocidio, che nell'anno dell'intervento internazionale causò la deportazione forzata di oltre 800.000 civili kosovari. Il numero di vittime del genocidio appoggiato da Miloŝeviĉ si stima intorno alle 10.000 persone.

Africa

Zanzibar - nel gennaio 1964, furono sterminati da 5.000 a 12.000 arabi (su un totale di 22.000), con modalità che assunsero i tratti del genocidio.
Nigeria - nel 1966, il governo centrale nigeriano reagì duramente ai tentativi secessionisti del popolo Igbo, che aveva proclamato la nascita della Repubblica del Biafra. La guerra civile (e la conseguente carestia) ha causato migliaia di morti ed è stata considerata da diverse parti, fra cui i leader del Biafra, come un genocidio.
Burundi - nel 1972, nel teatro dei conflitti etnici della regione intorno al Rwanda, 150.000 Hutu furono massacrati dal governo Tutsi.
Ruanda - il peggiore genocidio africano avvenne nel 1994 in Ruanda da parte di milizie e bande Hutu contro la minoranza Tutsi e tutti coloro che erano sospettati di favorirli. Le vittime, circa un milione, furono spesso uccise barbaramente con armi rudimentali. Nel 1962, 100.000 Tutsi erano già stati massacrati per gli stessi motivi che avrebbero portato al genocidio del 1994, inoltre, massacri occasionali si verificarono per tutta la seconda metà del Novecento, anche dopo il 1994.
La regione del Darfur (nel Sudan occidentale) dal 2003 è teatro di un conflitto che gli Stati Uniti e alcuni media e studiosi considerano come genocidio. I Janjawid, gruppo di miliziani appoggiati dal governo, uccidono sistematicamente i gruppi etnici Fur, Zaghawa e Masalit. Le diverse fonti riferiscono di un numero di morti che varia da 200.000 a 400.000 e di 2 milioni di profughi.

Asia

Indonesia - nel 1965 e nel 1966, il regime di Suharto attuò una repressione anti-comunista per annientare il partito comunista, in cui furono sterminate da 500.000 a un milione di persone.
Bangladesh - nel 1971, il regime di Yahya Khan condusse una sanguinosa operazione militare contro il Pakistan dell'est, in cui furono uccisi da alcune centinaia di migliaia a 3 milioni di civili.
Cambogia - tra il 1975 ed il 1979 i Khmer rossi, sostenuti ed armati dalla Cina, massacrarono o fecero morire nei cosiddetti campi di rieducazione o Killing Fields (campi della morte) da 1 a 2,2 milioni di persone (su una popolazione totale di 7,5). Il termine genocidio fu usato per la prima volta dal filosovietico Vietnam, il cui esercito nel 1979 occupò la Cambogia, sconfiggendo i Khmer Rossi. Solo nel dicembre 1997, l'ONU parlò di "atti di genocidio". Fra le vittime, furono colpiti soprattutto cattolici, musulmani Cham, cinesi e vietnamiti, perseguitati in quanto tali o in quanto abitanti delle città o commercianti. La popolazione fu classificata in categorie come "popolo nuovo" (da rieducare), "sotto-popolo" e "traditori" (da eliminare).
Timor Est - nel 1975 l'occupazione indonesiana provocò la morte di 60.000 - 200.000 persone.
In Iraq tra il 1973 e il 2003 il regime di Saddam Hussein condusse uccisioni di massa contro la popolazione dei Curdi.

America Latina

Guatemala - a partire dal 1960, il regime militare di Carlos Castillo Armas causò trenta anni di guerra civile e la morte di 200.000 civili. La Commissione per la verità, sponsorizzata dall'ONU, ha concluso che in certe aree (come Baja Verapaz) il governo avviò intenzionalmente una politica di genocidio contro determinati gruppi etnici, soprattutto Maya.

Cronologia dei genocidi

Periodo Genocidio Vittime (stime)

XVI secolo-XX secolo Genocidio dei nativi dell'America Latina e dei nativi del Nordamerica 70.000.000
1793-1796 Guerre di Vandea 130.000 - 200.000
1870 Patagonia
1894-1896 Massacri hamidiani (prima fase del genocidio armeno del 1915) 80.000 - 300.000
1904-1906 Herero 24.000 - 75.000
1915-1916 Armeni 200.000 - 2.000.000
1915-1916 Assiri-Caldei-Siriaci 200.000 - 275.000
1915-1916 Greci dell'Asia Minore 1.500.000 - 2.000.000
1927-1953 Vittime dello stalinismo oltre 20.000.000
1932-1933 Holodomor (Ucraina) 1.500.000 - 10.000.000
1941-1945 Olocausto 13.000.000 - 20.000.000 (di cui 6.000.000 Ebrei)
1949-1976 Rivoulzione Cinese e Mao Tse-tung 20.000.000 - 80.000.000
1960-1990 Guatemala 200.000
1964 Zanzibar (Rivoluzione di Zanzibar) 5.000 - 12.000
1965-1966 Indonesia 500.000 - 1.000.000
1966-1968 Nigeria 1.000.000
1971 Genocidio in Bangladesh (Operazione Searchlight) 1.000.000 - 3.000.000
1972 Ikiza (strage selettiva dell'etnia Hutu in Burundi) 150.000
1975-1979 Cambogia, massacri degli Khmer Rossi e il numero delle loro vittime (vedi anche:Tuol Sleng Genocide Museum) 1.000.000 - 2.200.000
1975-2002 Timor Est (stragi indonesiane nella regione occupata, apice con il Massacro di Dili e con atti di violenza a seguito del referendum per l'indipendenza) 60.000 - 200.000
1991-1993 Georgiani in Abkhazia 10.000 - 30.000
1994 Ruanda 800.000 - 1.050.000
1992-1995 Bosnia-Erzegovina (apice nel Massacro di Srebrenica) 93.837 (accertati)
2003-2007 Darfur 200.000 - 400.000

Forrest Gump




 è un film del 1994 diretto da Robert Zemeckis e interpretato da Tom Hanks.
Liberamente ispirato all'omonimo romanzo di Winston Groom del 1986, il film narra l'intensa vita di Forrest Gump, un uomo dotato di uno sviluppo cognitivo inferiore alla norma, nato negli Stati Uniti d'America a metà degli anni quaranta e, grazie a una serie di coincidenze favorevoli, diretto testimone di importanti avvenimenti della storia americana.
Il film spazia su circa trent'anni di storia degli Stati Uniti: Forrest, seduto su una panchina, comincia a raccontare la propria storia, che inizia quando egli stesso era un bambino, mentre si conclude approssimativamente nel 1982. Durante questi anni Forrest conoscerà importanti personaggi della seconda metà del XX secolo come Elvis Presley, John F. Kennedy, Lyndon B. Johnson, John Lennon, George Wallace e Richard Nixon, stabilirà un nuovo clima di pace tra Stati Uniti e Cina, diventerà una stella del football e parlerà della guerra del Vietnam a un raduno hippy, senza tuttavia rendersi realmente conto di quanto tutto questo fosse straordinario.
Forrest Gump è stato accolto in modo estremamente positivo sia dalla critica sia dal pubblico, dominando gli Oscar del 1995, portando a casa sei statuette, sfiorando il record di nomination di Eva contro Eva e Titanic (14) e classificandosi al 18º posto nella classifica dei 250 migliori film di sempre redatta voto per voto dagli utenti di IMDb.
Il film ebbe anche un notevole impatto sulla cultura popolare. Frasi come «corri, Forrest, corri» sono diventate parte del linguaggio comune. Lo stesso Tom Hanks riadatterà una frase del suo personaggio nel suo discorso alla cerimonia degli Oscar.

Gioventù

Siamo nel 1981. Una piuma bianca, trasportata dalla brezza, si adagia ai piedi di un uomo, che la raccoglie e la pone in un libro. L'uomo, quarantenne, si chiama Forrest Gump e mentre attende un autobus seduto a una fermata di Savannah (Georgia) racconta la storia della sua affascinante vita caratterizzata da problemi mentali e fisici ad ascoltatori occasionali e completamente sconosciuti che cambieranno diverse volte nel corso del film, mostrando alcuni indifferenza, altri incredulità e a volte commozione.
Il racconto inizia dal Forrest Gump bambino, che vive solo con la madre in una grande casa, le cui camere vengono messe a disposizione di viaggiatori di passaggio (tra questi si riconosce Elvis Presley). Il piccolo Forrest è un personaggio border line: non tanto per il suo quoziente intellettivo (75 punti) quanto per il suo rapporto ingenuo e fiducioso con un mondo che sin da bambino fa di tutto per relegarlo nell'ambito del "diverso". Persino sua madre, che lo incita a non farsi scavalcare da nessuno, lo costringe a mettere un apparecchio alle gambe per raddrizzargli la schiena, che ulteriormente lo penalizza agli occhi degli altri bambini che lo deridono come "stupido". Forrest inizialmente non è ammesso nella scuola pubblica a causa del suo Q.I. più basso della media di 5 punti, ma la madre, determinata a concedere all'amato figlio un futuro pari a quello degli altri bambini e credendo nelle sue potenzialità, ottiene di farlo comunque ammettere al prezzo di concedersi sessualmente al preside. Il primo giorno di scuola Forrest incontra sull'autobus la piccola Jenny, unica persona che gli permetterà di sedersi accanto a lei. Il rapporto d'amicizia che s'instaura subito tra i due bambini è profondissimo e persisterà nel film, e sebbene Jenny, a causa dei continui abusi paterni da cui verrà sottratta risulterà in seguito emotivamente instabile, sarà sempre la sua grande amica e il suo unico amore. Un giorno Forrest viene aggredito da alcuni piccoli bulli: Jenny lo incita a scappare via gridando "Corri Forrest! Corri!". Paradossalmente, liberandosi dell'apparecchio alle gambe, Forrest rivela le proprie straordinarie doti fisiche di corridore.
Il racconto prosegue con il Forrest adolescente che continua a correre, sotto incitamento di Jenny, ogni qual volta venga importunato da altri ragazzi. Grazie alla sua abilità nel correre, Forrest viene notato da un coach di football che ne fa la punta di diamante della squadra e così ottiene di essere ammesso al college con una borsa di studio. Qui le vite di Forrest e Jenny cominciano a prendere pieghe diverse: lei studia al college femminile e frequenta altri ragazzi. Forrest è chiaramente innamorato di lei, che lo "inizia" al mondo sessuale, ma tutto ciò che prova per lui è un gran bene. Terminati gli studi, Forrest si laurea quasi esclusivamente per meriti sportivi, e si arruola nell'esercito. Qui ammette di essersi trovato benissimo, poiché c'erano solo due cose da fare: rifare il letto ogni mattina e rispondere «Sì, Sergente Istruttore». Ma in realtà Forrest si rivela anche un eccellente soldato, nonostante la sua personalità lo metta talvolta in difficoltà nelle relazioni con gli altri. Nel campo di addestramento, Forrest diventa amico del caporale Benjamin Buford Blue ("Bubba"), un soldato afroamericano dall'aria un po' tonta che sogna di gestire un peschereccio di gamberi. Nonostante la vita militare, Forrest pensa sempre a Jenny e scopre come lei diventa popolare grazie alla nota rivista Playboy. Riesce a trovarla in un Club cantando nuda coperta solo dalla sua chitarra e nel tentativo di proteggerla dai clienti, la porta via dal palcoscenico. Anche se il suo era un gesto affettuoso, Jenny nel vortice del suo solitario dolore pare considerare Forrest troppo stupido e lontano per capirla appieno. Per questo motivo, Jenny scompare dalla vita di Forrest un'altra volta senza prima avergli raccomandato, dopo che Forrest le rileva di dover partire per il Vietnam, di correre sempre. Anche la madre di Forrest si raccomanda al figlio di tornare sano e salvo e saranno queste le motivazioni principali di Forrest per non abbattersi in guerra.

Il Vietnam

Forrest e Bubba sono mandati in Vietnam, dove conoscono l'eccentrico tenente Dan Taylor, comandante del loro plotone. Durante i giorni di cammino Forrest racconta di essersi scontrato con ogni cataclisma naturale tra cui la pioggia incessante per quattro mesi e il caldo torrenziale e di come Bubba lo convince a diventare suo primo ufficiale del peschereccio, una volta finita la guerra. In un attacco a sorpresa del fronte nemico molti soldati di quel plotone vengono colpiti da diverse bombe. Il tenente Dan ordina la ritirata alla sua truppa e Forrest corre via dalle bombe come Jenny gli aveva detto di fare. Rimasto solo, Forrest torna indietro a cercare Bubba, esponendosi al pericolo; ma ogni volta che torna indietro, trova un altro soldato ferito che si carica sulle spalle portandolo via dal fuoco, compreso il tenente, ferito gravemente alle gambe. Nella corsa per portare al sicuro Taylor, Forrest viene colpito da una pallottola nel sedere che non gli impedisce però di camminare. Riesce infine a trovare Bubba che però è stato ferito a morte allo stomaco e spira tra le braccia di Forrest.
I soldati sopravvissuti vengono portati all'ospedale per la riabilitazione: si scopre qui che il tenente Dan ha perso entrambe le gambe che gli sono state amputate; egli accusa Forrest di aver cambiato il suo destino salvandolo e portandolo nella condizione di "storpio" e reietto. Nell'esercito Forrest impara a giocare a ping-pong e, dimostrando di essere un ottimo giocatore, viene mandato in Cina come esponente della squadra dell'esercito. Questi incontri placano il clima della Guerra fredda che grava sulle nazioni. Forrest diventa molto famoso quale giocatore di ping-pong e viene invitato come ospite in un talk show televisivo dove incontra John Lennon e gli ispira il testo della sua celebre Imagine raccontandogli del suo viaggio in Cina.

Ritorno a casa

Forrest è premiato con la medaglia d'onore dal presidente Lyndon Johnson, al quale mostra il proprio posteriore ferito, per la condotta militare. Nel frattempo a Washington vi è un convegno pacifista di hippies: scambiato per un pacifista, Forrest si ritrova su di un palco a parlare al pubblico "figli dei fiori" proprio della guerra nel Vietnam. Comicamente, il suo intervento non viene udito, in quanto vengono staccati i fili del microfono in un boicottaggio. Sarà proprio questo episodio a fargli reincontare Jenny, la quale dopo aver sentito il suo nome una volta ricollegate le casse al microfono, si lancia tra la folla e finalmente lei e Forrest possono riabbracciarsi tra il giubilio generale. Jenny racconta della sua vita a Forrest e si apprende di come lei fino ad allora avesse condotto la vita dissoluta degli hippy, facendo anche uso di droghe, come l'LSD. Forrest questo però non lo sa, perché non è in grado di capirlo: lui continua a pensare che Jenny sia ancora la bambina che gli era sempre piaciuta tanto. Lei invece se ne andrà di nuovo insieme ai suoi amici, tra cui un probabile fidanzato manesco, e Forrest le lascia la medaglia d'onore in ricordo.
Le loro vite si sono di nuovo separate, ma la celebrità di Forrest in qualità di soldato onorario continua. Incontra l'allora presidente Richard Nixon, il quale lo invita ad alloggiare al celebre Watergate Hotel; una notte Forrest segnala alla reception che nella camera di fronte alla sua è saltata la corrente ignaro di cosa stesse succedendo realmente, dando inizio a quello che avrebbe portato al famoso scandalo dell'epoca. Qualche tempo dopo giunge per lui la lettera di congedo e termina definitivamente la propria esperienza militare. A New York, prima di fare ritorno a casa, incontra di nuovo il Tenente Dan Taylor sulla sedia a rotelle e piuttosto male in arnese: si è infatti dato all'alcolismo e vive frequentando prostitute e gente dei bassifondi. Forrest gli resterà accanto e gradualmente il tenente Dan inizia a non consideralo più tanto "stupido" quanto credeva, tanto da promettergli che se un giorno Forrest sarà Capitano di una barca, lui sarà il suo vice. Contemporaneamente, anche Jenny si trova a New York, ma Forrest non lo verrà mai a sapere. Passata la fase hippy, Jenny continua la sua vita sregolata dandosi alla prostituzione, alla droga (cocaina, eroina) e al furto.
Servendosi dei 25.000 dollari ottenuti da una campagna pubblicitaria sulle racchette da ping-pong, Forrest decide di mantenere la promessa fatta a Bubba. Compra una scalcinata barca per gamberi, la "Jenny", sotto gli sguardi increduli di tutti, e s'imbarca. All'inizio non ottiene alcun risultato, ma, con l'aiuto del Tenente Dan, comparso un giorno al molo di Forrest in nome della vecchia promessa, e di una violenta tempesta, che affonda tutte le barche concorrenti risparmiando solo la "Jenny", riesce alla fine a imporsi nel mercato dei gamberi. Il sodalizio tra il tenente Dan e Forrest si fortifica in queste occasioni, al punto che il tenente Dan, finalmente in pace con se stesso, riconosce a Forrest di dovergli la vita. Il tenente Dan investe quindi i proventi dal commercio ittico in titoli tecnologici (si vede Forrest ricevere una sua lettera su carta intestata della Apple computer e dice «aveva investito in una specie di società di frutta» per via del logo recante appunto una mela). Grazie sia alla sua impresa, chiamata "Bubba-Gump Gamberi", che agli oculati investimenti dell'amico, Forrest diventerà miliardario. Rispettando l'accordo stipulato durante la guerra in Vietnam, dona la parte di Bubba - il 50% - alla sua famiglia.
Un giorno, le condizioni di salute della madre di Forrest peggiorano improvvisamente. Forrest abbandona il commercio dei gamberi, lasciando che sia il tenente Dan ad occuparsene, per poter restare accanto alla madre: ella è affetta dal cancro e qualche tempo dopo, muore. Forrest ne rimarrà profondamente scosso, soprattutto perché la madre è stata l'unico genitore e l'unica guida che avesse mai avuto. Più volte lo si sente cominciare i discorsi alla panchina con «Mamma diceva sempre...», detti materni che Forrest porterà sempre nel cuore.

La grande corsa

Forrest vive nella casa in cui è nato e cresciuto; occupa le giornate tagliando l'erba e pensa sempre a Jenny. Un giorno Jenny si presenta a casa Gump, probabilmente alla ricerca di un punto stabile nella sua vita. I due trascorrono di nuovo del tempo assieme, "come il pane ed il burro"; un giorno passano davanti a ciò che è rimasto della casa paterna di Jenny. La giovane qui mostra tutta la sua rabbia e dolore per l'infanzia rubatale, scaraventando sassi al rudere che secondo Forrest "non sono mai abbastanza". Una sera prima di andare a dormire, Forrest le chiede di sposarlo. Lei rifiuta, considerandosi una minaccia per un uomo sano come lui; l'unico modo che trova per dimostrargli il suo amore è andare a letto con lui, fuggendo però la mattina dopo, restituendogli la medaglia d'onore che Forrest le aveva regalato.
Dopo questa esperienza Forrest trascorre molti giorni tristi e solitari, finché un giorno, ai piedi le scarpe da ginnastica che Jenny gli aveva regalato, viene preso dall'impulso di correre. Si alza e si precipita fino alla fine della strada, poi della città, poi dell'Alabama. Corre quindi fino all'oceano Pacifico e poi, visto che era giunto fino a lì, a quello Atlantico. E così via per tre anni, ininterrottamente. L'avventura di Forrest Gump suscita l'attenzione mediatica e diviene ancora più famoso e viene raffigurato simpaticamente come ispiratore di slogan e simboli internazionali (come ad esempio il comune "Shit Happens" e lo "smile"). La gente lo prende come esempio e guida, anche se lui ammette più volte di non sapere per quale motivo corra, ed in molti si aggiungono alla sua avventura. Dopo più di tre anni di corsa, Forrest si ferma definendosi "un po' stanchino" e torna a casa. Qui, riceve una lettera di Jenny, che lo invita ad andare a trovarla a casa sua.

Forrest, Jenny e Forrest junior

Siamo nuovamente nel 1981. Si capisce che è proprio la lettera di Jenny il motivo per cui Forrest è seduto su quella panchina: aspetta l'autobus che lo porterà a casa del suo unico grande amore. La signora a cui sta raccontando la sua storia, che è l'unica che ne è rimasta veramente affascinata, gli consiglia di andare a piedi vista la breve distanza e Forrest ci va immediatamente di corsa. Forrest e Jenny si incontrano di nuovo: lei gli rivela che lo ha sempre seguito in quegli anni, mostrandogli un album contenente articoli giornalistici sull'impresa podistica di Forrest. Jenny coglie anche l'occasione per scusarsi con Forrest del proprio comportamento, ma viene interrotta da una collega che le ha riportato il bimbo di cui ella è madre. Forrest si congratula felicemente con lei per essere diventata mamma, al che Jenny gli rivela che il bambino si chiama Forrest, come suo padre. Forrest non capisce ed è qui che la donna gli rivela la sua paternità. Forrest appare spaventato e preoccupato, perché la sua maggior paura è che il figlio sia nato "stupido" come lui. Jenny lo rassicura dicendogli che è uno dei più intelligenti della classe e, finalmente rassicurato, Forrest inizia la conoscenza col piccolo Forrest Jr.
A questo punto, Jenny rivela a Forrest di essere affetta da un grave virus che i medici non conoscono (probabilmente HIV, dal momento che la vicenda si svolge negli anni ottanta). Fatta questa rivelazione, Jenny chiede a Forrest di sposarla. Forrest naturalmente accetta subito e organizza il matrimonio, al quale si presenterà anche il tenente Dan Taylor, che, grazie a Forrest, ha ricominciato a vivere e ha trovato l'amore: si è anche fatto fare delle protesi alle gambe e riesce a camminare di nuovo. Il matrimonio si svolge nel giardino di casa Gump, serenamente. Ma alla fine, anche Jenny muore; verrà seppellita sotto l'albero del giardino, dove lei e Forrest giocavano da bambini. Forrest si rivolge all'amata, le racconta di quanto è orgoglioso del figlio e di quanto senta la sua mancanza tra le lacrime. Dopo aver lasciato una lettera di Forrest Jr., Forrest fa ritorno a casa e si vede uno stormo di uccelli prendere il volo dall'albero, coronando il desiderio bambino di Jenny di farla volare via dalla prigione in cui viveva, così che potesse trovare finalmente pace.
Il film si conclude con il primo giorno di scuola del piccolo Forrest. Il papà lo accompagna alla fermata dell'autobus, ripercorrendo ciò che sua madre aveva fatto con lui, rammentando al bambino che lo aspetterà al suo ritorno. Nel riporre un libro nello zainetto del figlio, una piuma bianca (la stessa che aveva raccolto all'inizio del film, che era stata inserita nello stesso libro che ora tiene in mano e dal quale è caduta) si adagia ai piedi di Forrest. Quando l'autobus parte, si alzerà seguendo la brezza verso il cielo, immagine che richiama quell'unione di casualità e destino sentita dal protagonista, che si intrecciano nella storia.

Lavorazione e curiosità

Il film, che concentra gli spettatori soprattutto sul personaggio di Forrest, presenta un notevole passo avanti che può non essere notato a un primo sguardo. Le tecniche CGI hanno permesso che il personaggio di Forrest incontrasse personaggi defunti come John Fitzgerald Kennedy e John Lennon, e perfino che gli stringesse le mani. Per questo innovativo uso degli effetti visivi, il film ha vinto il Premio Oscar. In particolare, per la realizzazione di queste sequenze sono stati usati filmati di repertorio. L'effetto finale è un notevole coinvolgimento dello spettatore, che è inconsciamente indotto a pensare che Forrest Gump sia realmente esistito, aumentando così l'illusione scenica che già normalmente si crea quando si guarda un film. L'attrice Sally Field, che interpreta nel film la mamma di Forrest Gump, ha in realtà solo 10 anni più di Tom Hanks.
Nella scena in cui Forrest è a Washington per ricevere gli omaggi del presidente Richard Nixon per la recente vittoria nella partita di ping pong tra Cina e Stati Uniti, quest'ultimo si preoccupa di trovargli una sistemazione in un albergo migliore; Forrest nella scena successiva è al Watergate Hotel, e notando della "gente strana nell'appartamento di fronte" e avvisando la reception dell'albergo non fa altro che far scoprire l'omonimo scandalo che travolse Nixon, e che lo costrinse alle dimissioni.
Nel film sono numerose le frasi pronunciate dal protagonista e divenute celebri. Fra tutte si ricorda: "Mamma diceva sempre: la vita è come una scatola di cioccolatini, non sai mai quello che ti capita. (Mama always said life was like a box of chocolates. You never know what you're gonna get.)" Questa frase è stata scelta dai 1500 addetti ai lavori dell'American Film Institute come la numero 40 tra le 100 migliori citazioni cinematografiche di tutti i tempi tratte da film di produzione USA. La celeberrima frase "corri Forrest, corri !" è stata pronunciata da Tyler Durden (Brad Pitt) nel film "Fight Club" in una scena.

Budget e incassi

Il film costò circa 55 milioni di dollari, e si ricorda che per recitare in questo film Tom Hanks ricevette un compenso di circa 8 milioni di dollari, una cifra molto alta all'epoca, considerando che Hanks, al tempo in cui il film fu girato, non era un attore famosissimo. Infatti Tom Hanks era reduce dalle riprese di Philadelphia (terminate il 4 febbraio 1993), il film diretto da Jonathan Demme che lo porterà a vincere il primo Oscar come miglior attore la sera del 21 marzo 1994. Le riprese di Forrest Gump iniziarono il 27 agosto 1993 per concludersi il 9 dicembre successivo.
Forrest Gump ha incassato quasi 680 milioni di dollari in tutto il mondo.

Impatto sul pubblico

La "Bubba Gump Shrimp Company" è una catena di ristoranti di pesce nata nel 1996 ispirandosi ai personaggi del film (la proprietà della catena è legata alla "Paramount Pictures", distributrice del film)

La "Lt. Dan Band" fondata da Kimo Williams e Gary Sinise. Il nome della band s'ispira al personaggio del tenente Dan (Gary Sinise racconta nelle interviste di essere più conosciuto come "tenente Dan" che con il suo vero nome)

Nonostante la sua popolarità, l'accoglienza riservata al film non fu ovunque positiva. Alcune critiche notano come il successo di Forrest risulti dal fare ciò che gli è detto da altri, e senza mai avere una propria iniziativa, in contrasto con il carattere forte e indipendente di Jenny che tocca più volte il fondo (droga, prostituzione e, infine, la morte). Infatti Jenny, che dovrebbe essere dei due quella forte e "normale", quella che sta accanto a Forrest e lo aiuta, è invece quella che più di tutti ha bisogno del suo aiuto. Altri, al contrario, colgono nella figura di Forrest un'apertura totale ed entusiastica a tutto ciò che avviene intorno a sé, apertura che è continua occasione per operare scelte di vita, sempre portate alle estreme conseguenze. Questo messaggio "esistenziale" finisce per caratterizzare l'intero film. Comunque, dopo l'uscita del film, Forrest Gump, divenne un vero e proprio fenomeno di costume. Ad esempio, le frasi «Stupido è chi lo stupido fa» e «La vita è uguale a una scatola di cioccolatini: non sai mai quello che ti capita» diventarono famosissime.

Colonna sonora

Alcune delle canzoni che compongono la colonna sonora del film:

Turn! Turn! Turn! - The Byrds
Hound Dog - Elvis Presley
Lovesick Blues - Hank Williams
Respect - Aretha Franklin
Sloop John B - Beach Boys
All Along the Watchtower - Jimi Hendrix
Hey Joe - Jimi Hendrix
Soul Kitchen - The Doors
California Dreamin' - The Mamas & the Papas
People Are Strange - The Doors
Hello, I Love You - The Doors
Fortunate Son - Creedence Clearwater Revival
Break on Through (To the Other Side) - The Doors
Mrs. Robinson - Simon & Garfunkel
Volunteers - Jefferson Airplane
Where Have All The Flowers Gone - Pete Seeger
Let's Get Together - The Youngbloods
Sweet Home Alabama - Lynyrd Skynyrd
San Francisco (Be Sure To Wear Some Flowers In Your Hair) - Scott McKenzie
Aquarius - The Fifth Dimension
Go Your Own Way - Fleetwood Mac
Everybody's Talkin' - Harry Nilsson
Running On Empty - Jackson Browne
Against The Wind - Bob Seger
Blowin' in the Wind - Bob Dylan
Free Bird - Lynyrd Skynyrd
For What It's Worth - Buffalo Springfield
Love Her Madly - The Doors

Il compositore Alan Silvestri ha composto la canzone cosiddetta The Feather Theme, cioè quella che accompagna i titoli iniziali. Inoltre, Silvestri ha scritto anche tutti i pezzi musicali strumentali che accompagnano il film. La colonna sonora di Forrest Gump è stata uno degli album più venduti negli Stati Uniti, arrivando a 12 milioni di copie.

martedì 2 luglio 2013

hair




Hair è un musical rock scritto da James Rado e Gerome Ragni (testi) e Galt MacDermot (musica). Rappresenta il prodotto forse più importante della controcultura hippie degli anni sessanta: il suo imponente successo ha significato un autentico terremoto nella cultura sessuale statunitense e ha contribuito a diffondere l'opposizione pacifista alla guerra del Vietnam (numerose sue canzoni sono diventate autentici inni dell'opposizione all'interventismo statunitense).

Storia

L'irriverenza nei confronti della bandiera statunitense, il modo in cui sono descritti l'uso illegale di droghe e la sessualità, le scene di nudo (accade che l'intero cast sia nudo in scena) hanno provocato numerosissime controversie. Hair ha contribuito alla ridefinizione del musical theatre, partorendo il genere del musical rock.
Altre novità importanti furono l'utilizzo di un cast multietnico e l'invito rivolto al pubblico, nel finale, di partecipare in scena ad un be-in.
Dopo un debutto off-Broadway (che non si svolse, cioè, a Broadway) nell'ottobre del 1967 al Public Theater fondato da Joseph Papp e una replica in una discoteca della Midtown di Manhattan, lo show esordì a Broadway al Biltmore Theatre il 29 aprile del 1968. A questo esordio seguirono 1750 performance. Seguì, a breve distanza, una produzione londinese (1997 repliche).
Da allora, numerosissime sono state le produzioni teatrali e musicali in tutto il mondo. Molte delle canzoni tratte dal musical hanno raggiunto la Top Forty. Una riduzione cinematografica è stata diretta da Miloš Forman nel 1979.
Hair racconta la storia di un gruppo politicamente attivo di "capelloni" (the tribe), "hippies dell'età dell'Aquario", che combattono la coscrizione alla guerra del Vietnam e conducono insieme una vie de bohème a New York. La loro lotta ruota intorno al tentativo di creare un equilibrio tra l'armonia della vita comunitaria e i nuovi valori promossi dalla rivoluzione sessuale, da un lato, e la ribellione pacifica contro la guerra e i valori conservatori dei genitori e della società, dall'altro. Claude, che si imbatte casualmente nella tribe, proveniente dal mid-west con il suo carico di valori tradizionali, deve decidere se rigettare gli obblighi di leva, così come hanno fatto i suoi amici.
I due attori Rado e Ragni si conobbero nel 1964, recitando insieme la pièce teatrale Hang Down Your Head and Die (una produzione off-Broadway). Cominciarono a scrivere insieme Hair agli inizi del 1965. I personaggi principali, Claude e Berger, risultano evidentemente autobiografici: il Claude di Rado è romantico e pensoso, mentre il Berger di Ragni è tipicamente estroverso e spaccone. La loro stretta e insieme volubile relazione è sintetizzata dalla ben nota ballata Easy to be Hard. Lo stesso Rado ha affermato: "Eravamo grandi amici. Era una relazione assai appassionata che noi canalizzammo nella creatività, nella scrittura, nella creazione di questa pièce. Drammatizzammo il nostro rapporto". Fu un quadro intitolato Hair che i due videro ad una mostra al Whitney Museum che li ispirò per il titolo dello show. Il quadro consisteva in un pettine e poche ciocche di capelli su una tela vuota.
Sul Los Angeles Times, Rado indicò la materia prima che servì di ispirazione per il musical in "una combinazione di alcuni personaggi che avevamo incontrato per la strada, di gente che conoscevamo e della nostra stessa immaginazione. Conoscevamo quel gruppo di ragazzi dell'East Village che si abbandonavano e che sfuggivano alla leva, e c'erano anche un sacco di articoli sui giornali sui ragazzi cacciati dalla scuola per essersi lasciati crescere troppo i capelli, e noi mettemmo dentro lo show anche loro". Rado ricorda anche che "C'era moltissimo entusiasmo nelle strade e nei parchi e nelle zone hippie, e noi pensammo che se avessimo potuto trasmettere questa eccitazione al palco sarebbe stato meraviglioso. [...] Bazzicavamo i loro giri e andavamo ai loro be-in [e] ci lasciavamo crescere i capelli". Molti membri del cast (Shelley Plimpton in particolare) furono arruolati direttamente dalla strada.
Rado e Ragni provenivano da differenti retroterra artistici. Al college, Rado scriveva recensioni musicali ed aspirava a divenire un compositore per Broadway, nella tradizione di Richard Rodgers e Oscar Hammerstein. Studiò poi recitazione con Lee Strasberg. Ragni, d'altro canto, era un attivo membro dell'Open Theater di New York, uno dei tanti gruppi, per lo più off-off Broadway, che sviluppavano tecniche proprie del teatro sperimentale. Ragni avrebbe poi introdotto Rado negli stili del teatro moderno e nei metodi appresi all'Open Theater. Nel 1966, mentre i due erano impegnati nella scrittura di Hair, Ragni si esibì in Viet Rock, produzione dell'Open Theater scritta da Megan Terry incentrata su alcuni giovani schierati nella guerra in Vietnam. Oltre al tema della guerra, Hair finì per riprendere da Viet Rock la stessa tecnica di improvvisazione e gli stessi esercizi di laboratorio teatrale.
Quando il lavoro di Rado e Ragni era giunto ad una buona definizione, i due portarono il materiale al produttore Eric Blau, il quale, attraverso il comune amico Nat Shapiro, mise in contatto gli autori con il compositore canadese Galt MacDermot. MacDermot aveva vinto un Grammy Award nel 1961 per la composizione African Waltz (registrata dal sassofonista Cannonball Adderley). "Lavoravamo indipendentemente", ha spiegato MacDermot a proposito del processo creativo. "Io preferisco così. Loro mi consegnavano il materiale ed io lo mettevo in musica". Nelle prime tre settimane, MacDermot completò le canzoni I Got Life, Ain't Got No, Where Do I Go e Hair. Aquarius fu inizialmente concepita come un pezzo sperimentale e non-convenzionale, ma in seguito MacDermot cambiò idea e lo trasformò nella forma attuale.  È interessante notare che lo stile di vita di MacDermot era assai diverso da quello di Ragni e Rado: "Portavo i capelli corti, avevo una moglie e - all'epoca - quattro figli. Vivevo a Staten Island"

fronte dell'uomo qualunque





Il Fronte dell'Uomo Qualunque (UQ) fu un movimento e, successivamente, un partito politico italiano sorto attorno all'omonimo giornale (L'Uomo qualunque) fondato a Roma nel 1944 dal commediografo e giornalista Guglielmo Giannini.

Il periodico

« Questo è il giornale dell'uomo qualunque, stufo di tutti, il cui solo, ardente desiderio, è che nessuno gli rompa le scatole. »
(Guglielmo Giannini)

Il 27 dicembre 1944 viene fondato e diretto da Guglielmo Giannini un nuovo settimanale, battezzato L'Uomo qualunque. Costa 5 lire a Roma e 6 lire fuori città. È un settimanale, ma ha il formato di un quotidiano. È stampato su carta giallo-grigia, di qualità scadente.
Inserito nella U maiuscola si vede un torchio che schiaccia una striminzita immagine di uomo: è il simbolo della classe politica che opprime il piccolo borghese, il travet, insomma l'uomo qualunque. Sotto la testata c'è una rozza vignetta dove un poveraccio scrive su un muro: Abbasso tutti. Ai piedi di pagina vi è un'autobiografia del direttore, ossia Giannini, intitolata Io.
Il successo di questa pubblicazione si riscontra nelle tirature: dalle 25.000 del primo numero, si arriverà alle 850.000 del maggio del 1945. Una delle rubriche più seguite, intitolata Le vespe, è nutrita di pettegolezzi sugli uomini politici e sugli intellettuali. I nomi degli avversari vengono storpiati. Calamandrei è chiamato Caccamandrei, Salvatorelli diventa Servitorelli, Vinciguerra è Perdiguerra. I personaggi presi più di mira compaiono in una vignetta che ha per titolo PDF (ossia "pezzo di fesso").
È una forma di umorismo, o meglio di satira, piuttosto pesante, che arriva a trasformare l'espressione "vento del nord" (ossia la spinta a un rinnovamento morale, prima che politico, venuta dalla vittoria della Resistenza) in "rutto del nord". Ma è un umorismo che fa presa sugli scontenti (che sono milioni nel clima così difficile del dopoguerra), sugli epurati e su chi teme d'essere epurato.
Giannini non è filofascista e neppure si avvede che intorno a lui si aggregano perfino quei più accesi fascisti che hanno dato vita a gruppi clandestini (il FAR, Fasci d'Azione Rivoluzionaria, l'AILA, Armata Italiana di Liberazione Anticomunista, le SAM, Squadre Armate Mussoliniane, e così via)[senza fonte]. Il partito verso il quale vorrebbe far confluire i consensi che il suo settimanale riceve è semmai quello liberale. Ma i più autorevoli personaggi liberali (primo fra tutti Benedetto Croce) rifiutano il suo apporto.
Lo scopo dell'ideatore era quello di dare voce alle opinioni dell'uomo della strada, contrario al regime dei partiti e ad ogni forma di statalizzazione. Fin dal primo numero la posizione del settimanale è chiara; contraria al fascismo, di cui condanna il centralismo decisionale, ma anche al comunismo e agli "antifascisti di professione", accostati al primo fascismo per l'accento epurazionista dei primi anni del dopoguerra. Paradossalmente, quindi, il giornale viene accusato di essere cripto-fascista e per questo motivo verrà chiesta a più voci la soppressione della testata. Il 5 febbraio 1945 Giannini viene denunciato dall'alto commissario dell'epurazione, Grieco, senza esito alcuno.

Gli sviluppi

Giannini, di matrice liberale e liberista, affermava: «Non esiste e non può esistere una politica di massa», come ebbe a scrivere nel 1945. L'accelerazione alla nascita di un partito di massa viene però a crearsi con il governo di Ferruccio Parri (da Giannini ribattezzato "Fessuccio"), insediatosi il 21 giugno del 1945.
Il neo Presidente del Consiglio viene accusato dal settimanale di Giannini di essere inadeguato per la carica ricoperta. Il successo di questa iniziativa è tale che, spontaneamente, numerosi simpatizzanti si uniscono in gruppi definiti "amici dell'Uomo qualunque", che assumono il nome di "nuclei qualunquisti".

Nascita del partito

Alla formazione dei nuclei qualunquisti, seguono la nascita di sedi sparse nella penisola italiana, tesseramenti e fondazioni di segreterie. In un primo momento Giannini cerca di far confluire quest'adesione popolare nel Partito Liberale Italiano, ma l'opposizione di Benedetto Croce fa naufragare questo progetto.
A seguito di questo rifiuto, Giannini decide di fondare il suo partito. Il primo congresso del neonato Fronte dell'Uomo qualunque si tiene a Roma nell'aula magna della città universitaria, tra il 16 ed il 19 febbraio del 1946.
Nel giorno di apertura del congresso il Partito Comunista Italiano critica fortemente la costituzione del nuovo partito, bollandolo come un tentativo di ricostituzione del disciolto Partito Nazionale Fascista:

« L'Uomo qualunque è un movimento che costituisce al tempo stesso una sopravvivenza e un'anticipazione del fascismo ... i suoi dirigenti ... sono tristi speculatori delle sventure d'Italia, torbidi giocolieri che tentano di riesumare il fascismo vestendolo da pagliaccio »

(Velio Spano, L'Unità, 16 febbraio 1946)

Il programma

Il Fronte dell'Uomo Qualunque concepisce uno Stato non di natura politica, ma semplicemente amministrativa, senza alcuna base ideologica. Uno stato tecnico che funga da organizzatore di una "folla" e non di una "nazione". Secondo Giannini per governare: «...basta un buon ragioniere che entri in carica il primo gennaio e se ne vada il 31 dicembre. E non sia rieleggibile per nessuna ragione».
Da questa visione consegue il concetto che lo Stato debba essere il meno presente possibile nella società. L'economia dev'essere lasciata totalmente ai privati, in un sistema totalmente liberista. Se ciò non fosse, lo Stato diverrebbe etico e secondo Giannini da questa eticità deriverebbe l'oppressione del libero pensiero del singolo, fino ad arrivare ad una visione imperialista dell'organizzazione centrale.
I punti cardine sono quindi:
Lotta al comunismo
Lotta al capitalismo della grande industria
Propugnazione del liberismo economico individuale
Limitazione del prelievo fiscale
Negazione della presenza dello Stato nella vita sociale del Paese

L'Assemblea Costituente

Il 2 giugno 1946 si tengono le elezioni nazionali per l'Assemblea Costituente. Il Fronte dell'Uomo qualunque ottiene 1.211.956 voti, pari al 5,3% delle preferenze, e manda all'Assemblea costituente 30 deputati diventando il quinto partito nazionale, dopo la Democrazia Cristiana, il Partito Socialista Italiano di Unità Proletaria, il Partito Comunista Italiano e l'Unione Democratica Nazionale.
Il secondo turno delle amministrative segna il punto di massima espansione del partito. A Roma ottiene 108.000 voti: seimila voti più della Democrazia Cristiana: è secondo soltanto al Blocco popolare, formato da comunisti e socialisti.

Il vuoto politico

A Parri succede alla guida del Governo Alcide De Gasperi, che attacca duramente la formazione di Giannini, definendola filofascista. Oltre ai grandi partiti radicati nel territorio, anche la Confindustria, guidata da Angelo Costa, è ostile al Fronte dell'Uomo qualunque, per gli attacchi ricevuti da Giannini su presunti accordi tra la grande industria ed il sindacato, controllato dai comunisti.
Nel 1947 il partito "qualunquista" assume un atteggiamento più conciliante verso il quarto governo di De Gasperi, che aveva segnato l'estromissione dei comunisti dalla compagine governativa. Questo avvicinamento alla Democrazia Cristiana rappresenterà però la fine del successo popolare del Fronte dell'Uomo qualunque. I sostenitori, delusi dal nuovo posizionamento dichiaratamente governativo, abbandonano il partito. In maggio, alle regionali in Sicilia, formano una lista, "Blocco Democratico Liberal Qualunquista", che ottiene il 14,7 per cento, mentre in parlamento ben 14 deputati qualunquisti escono dal gruppo formando una separata Unione Nazionale.
L'anno seguente, nelle elezioni politiche del 18 aprile, entrò nel Blocco Nazionale, una coalizione elettorale, di centro-destra, insieme al PLI. La lista ottenne solo 19 deputati e 10 senatori. UQ si scioglierà nel volgere di pochi mesi, confluendo nelle sue componenti maggioritarie nel Partito Nazionale Monarchico e nel PLI, qualche altro esponente minore aderirà al neonato Movimento Sociale Italiano.

Il qualunquismo

Il termine qualunquismo, poi rimasto nel lessico politico con evidente accezione negativa, definisce atteggiamenti di sfiducia nelle istituzioni democratiche, di diffidenza e ostilità nei confronti della politica e del sistema dei partiti, di insensibilità agli interessi generali, che si traducono in opinioni semplicistiche e sostanzialmente conservatrici sui problemi dello stato e del governo.
In verità il movimento era tutt'altro che disinteressato ed insensibile alla vita politica del Paese, ma piuttosto sfiduciato dal sistema partitocratico e dallo scarso interesse che la politica mostrava verso i reali problemi della gente, dell'uomo qualunque appunto. Nella cultura francese esiste un termine analogo, poujadisme.

Congressi

I Congresso - Roma, 16 febbraio-18 febbraio 1946
II Congresso - Roma, 1º ottobre 1947

lunedì 1 luglio 2013

pensioni

Sessantasei sono troppi: questa riforma s'ha da rifare. Il governo Letta ha tempo fino a settembre per modificare la legge Fornero sulle pensioni. Il provvedimento assicura risparmi ma, come ammesso dallo stesso ministro del Lavoro Giovannini,“prevede un contesto economico in crescita". Per ora non è così. E allora si farà mezzo passo indietro. Sarà possibile andare in pensione prima dei 66 anni previsti dalla riforma Fornero, a patto di aver già versato 35 anni di contributi. Si potrà appendere il cartellino al chiodo anche a 62 anni, ma con una pensione più leggera. Le penalità saranno progressive: prima si va in pensione e più forte sarà il taglio della pensione. Dell'8% a 62 anni, del 6% a 63, del 4% a 64. Per chi, al contrario, decidesse di lavorare oltre i 66 anni, ci sarebbe un premio: pari al 2% a 67 anni e al 4% a 68.
I vantaggi sono essenzialmente due. Il primo riguarda i lavoratori, più liberi di scegliere, seppure influenzati da un sistema di premi e punizioni. Il secondo tocca le aziende. In un momento di crisi, sono molte quelle alle prese con ristrutturazioni e snellimenti che spesso richiedono una maggiore flessibilità in uscita. Flessibilità che la riforma Fornero aveva di fatto cristallizzato e che Letta punta a reintrodurre. Anche perché, senza lavoratori che vanno in pensione, diventa più difficile fare spazio all'occupazione giovanile, bandiera del governo di larghe intese.
I problemi però non mancano, a partire dall'equilibrio dei conti statali. La riforma Fornero ha assicurato risparmi per 80 miliardi. Una penalizzazione dell'8% non basta a mandare in pensione un lavoratore mantenendo inalterati i saldi previdenziali. Su ogni stipendio, azienda e lavoratore pagano un'aliquota complessiva del 33%, per cui se l'uscita anticipata (e quindi la fine dei versamenti) non è sostituita da nuovi posti di lavoro (e da nuovi versamenti), i saldi previdenziali peggioreranno. In altre parole: serviranno altri soldi per coprire le pensioni anticipate se non si vuole pesare su un bilancio che, tra Iva, Imu e vincoli europei, offre margini di manovra risicati.
E poi c'è da considerare la volontà dei lavoratori. Con l'introduzione del metodo contributivo (ti spetta quanto hai versato), l'assegno Inps si è ridotto non di poco. La Ragioneria dello Stato ha sottolineato che, in alcuni casi (come per i lavoratori autonomi), la prima pensione è pari alla metà dell'ultima busta paga. Con un assegno da 1000 euro al mese, la decurtazione dell'8% sarebbe pari a 80 euro. Non poco. Disposti a comprare quattro anni di riposo per un migliaio di euro l'anno?
fornero 500Guarda la gallery
fonte: www.affaritaliani.it