mercoledì 15 aprile 2015

Carpeoro: attenti alla magia, il potere la usa contro di noi

La “costruzione dell’effetto” è alla base della magia. Che cos’è la magia? Era la manipolazione antica. Era il modo di manipolare, magari dei sacerdoti egizi, che dovevano “costruire” i miracoli. La magia esiste, ma non la faccio io: la fa la mia “costruzione dell’effetto” sul soggetto passivo. E’ il soggetto passivo che attiva il mago: il mago è attivo se c’è un soggetto passivo. Chomsky lo spiega in cinque parolette. A seconda dell’ordine in cui le mettete, ottenete in effetto diverso. Lo vogliamo chiamare effetto di manipolazione? Effetto magico? Miracolo? Chiamiamolo come vogliamo. Le cinque parole sono: astrazione, estrazione, ostruzione, istruzione, distruzione. Il risultato cambia, a seconda dell’ordine in cui queste parole sono disposte. E il risultato finale è la costruzione dell’effetto magico. Chi era il mago? “Magia” viene da un termine sanscrito, “Mg”, che significa “conoscere”: così, “magia” ha la stessa radice di “magister”. Il mago poi diventa il maestro, cioè lo scienziato, perché conosce: costruisce l’effetto perché conosce i termini della produzione dell’effetto, che è l’effetto magico. Ma la magia quando nasce? Nasce quando l’uomo ha bisogno del potere.
La magia è potere. Perché i grandi Rosacroce e i grandi filosofi hanno studiato la magia ma non l’hanno praticata? Perché non erano interessati al potere, erano interessati all’essere. Quindi, l’effetto magico è una costruzione di potere: serve a far fare a Noam Chomskyqualcuno quello che voglio io, in base a un percorso che io ho disegnato. Il vero esoterismo, la vera esperienza spirituale, non è un’esperienza di attività, è un’esperienza di complementarietà. Si è complementari al corso delle cose, non le si modifica. Tommaso da Kempis, che era un grande Rosacroce e viene invece spacciato dalla Chiesa cattolica per un insegnante di catechismo nelle scuole, scrive che il vero cristiano insegna con l’esempio, non con la predica. E non è una modalità attiva: non interferisco con quello che fai tu, ti faccio solo vedere quello che faccio io. Perché uno dovrebbe studiare la magia, astenendosi però dal praticarla? La magia è intesa come storia dell’esoterismo, come formazione di un pensiero. Noi siamo abituati a studiare una certa storia, sui libri di scuola, e non ci insegnano che c’è anche una meta-storia, come c’è una fisica e una metafisica.
C’è una storia fatta di avvenimenti, di date, e c’è una storia fatta di ragionamenti – di pensieri, di mutamenti all’interno del corpo sociale, del costume, della spiritualità delle persone – che porta a dei mutamenti storici. Certo, quella di Hitler è una storia di nazismo, fatta di date. Ma ci sarebbe mai stata, quella storia di nazismo, se non ci fosse stata la storia di un pensiero antecedente, magari dettato da uno scienziato che si chiamava Gobineau, che 60-70 anni prima del nazismo scrisse un libro che si chiama “L’evoluzione delle razze”? Era l’anticamera della discriminazione razziale. Quindi, in realtà, come c’è una storia, c’è anche una meta-storia: quella di chi si occupa di studiare il pensiero, che è l’unica cosa che ci sopravvive, se è valido. Quando Cartesio dice “cogito, ergo sum”, non dice “cogito, ergo sum aeternum”, non ne fa un ragionamento di immortalità, ma di “essere”: io sono, in quanto penso, e non ho bisogno di essere immortale. Perché tutti gli esoteristi che si sono dedicati alla Il proto-nazista Joseph Arthur de Gobineaumagia – e l’hanno praticata – sono andati incontro a una negatività? Perché la pratica della magia è il perseguimento del potere.
Io, con la magia, modifico la tua vita, il corso delle cose. Lo modifico. Se invece pratichi l’essere, tu “sei”. Se vogliono imitarti ti imitano, però non imponi dei modelli comportamentali. Uno dei clichè dell’ufologia è quello dei “vigilanti”, degli “osservatori”, personaggi di una cultura superiore che hanno però il divieto di interferire. Si tratta di un archetipo, piuttosto che di uno stereotipo, presente anche nei fumetti. Anche nella Bibbia troviamo dei personaggi che devono osservare ma non intervenire. Se sono veramente di origine divina, non intervengono mai. E ci sono esempi assolutamente simbolici di non-intervento. Le ultime parole di Cristo in croce: Dio, perché mi hai abbandonato? Sono parole da uomo, non da Dio: Cristo muore da uomo. E quelle parole certificano il non-intervento del Dio che fa morire suo figlio. Potrebbe intervenire e impedire questa cosa tremenda, ma non lo fa. Perché il non-intervento è il divino: se dobbiamo concepire una presenza del divino, dobbiamo concepirla in termini di non-intervento. Invece, tutta la nostra cultura religiosa magica ci ha insegnato a chiederlo, l’intervento. Madonna, fammi vincere al Superenalotto. Ci hanno insegnato a chiedere la grazia. Ma la grazia non è una cosa che ti viene data, è un tuo stato: tu sei nella grazia, se scegli l’essere. E non sei nella grazia – il contrario di grazia si chiama disgrazia – se sei nel potere.
La grazia è una condizione dell’essere, non è una cosa che ti viene concessa perché la chiedi. Mi spiace deludere tutti quei napoletani che si rivolgono alla statua di San Gennaro, ma purtroppo è così. Noi abbiamo immaginato la religione in termini magici, ed è solo in termini magici che andiano a Lourdes, a Medjugorje, aspettandoci di vedere le Madonne piangere, perché quello è un effetto magico. Direte: ma allora, i miracoli? I miracoli sono nelle pieghe di questa vita, sono nascosti; quando sono evidenti non sono miracoli. Il miracolo è il nascosto, la magia è il manifesto. Il nascosto è l’essere, il manifesto è il potere. Il potere non è mai occulto. A nascondersi sono i suoi agenti, che si nascondono per non essere individuati. Ma il potere, in Licio Gelliquanto tale, è manifesto per sua autodefinizione. Parlare di poteri occulti è un ossimoro: il solo fatto che se ne parli dimostra che non sono occulti; se fossero occulti non se ne parlerebbe.
Complottismo e massoneria? Ok. Come si chiama la loggia massonica più vituperata? P2. E perché si chiama P2? E’ la secondogenita, evidentemente. Ma della prima, chi parla? Nessuno. E come mai? Elementare: se c’era una P2, ci sarà stata anche una P1. Eppure i giornali sono arrivati fino alla P5, ma della P1 non parleranno mai. Perché? Nella P2 – o meglio: in quei 500 nomi indicati da Gelli – c’erano tutti “vice”, a livello militare e ministeriale. Vicepresidenti, sottosegretari. Quindi, se nella P2 c’erano i vice, nella P1 cosa c’era? Evidente: i numeri uno. E’ così difficile scriverlo? E allora perché non lo scrive nessuno? Dunque, la manipolazione che cos’è, veramente? E’ la costruzione di un effetto magico. Dato che vi devo sopraffare, devo quindi fare l’astrazione (quindi: togliervi dalla realtà), e devo fare l’estrazione, devo fare l’ostruzione, poi devo fare l’istruzione e infine la distruzione. Sono cinque parolette simpatiche da ricordare. A seconda di come le si mette in ordine, è possibile ricostruire tutti gli eventi del mondo degli ultimi cento anni.
Tutte le operazioni che sono state fatte sono fondate su queste frasi. Stiamo parlando di magia, di cultura magica. E i grandi maghi non hanno mai operato la magia. Il più grande mago rinascimentale – per definizione non mia, ma di una grande studiosa di Oxford, Frances Yates – era Giordano Bruno. Era un mago: viene chiamato “magus”, ma non operava magie. Il mago dell’epoca si chiamava Geordie, prendeva un insetto di metallo a forma di scarabeo e lo faceva volare. L’insetto volava, c’era la magia. Poi bisogna capire perché volava – la costruzione dell’effetto magico. Il primo atto di magia che ricordiamo è quando Mosè separa le acque. E’ un atto magico, certo. Ma bisogna capire quanto questo atto sia costruito per una situazione gerarchica. E’ il potere, che irrompe nella storia solo quando, nella società nomade, compare la figura dell’uomo modificatore. Chi è il modificatore per eccellenza? Il coltivatore: che ha bisogno di razionalizzare, di stare sempre nello stesso posto, di Oscar Wildedifendere il territorio o di conquistarlo, quindi nasce la guerra. E ha bisogno di stabilire una gerarchia sociale, col controllo di chi lavora per lui. Quindi nasce la religione.
Potereguerra, religione: tutte componenti magiche, perché devono modificare, in base a delle conoscenze, il corso naturale degli eventi. Ecco perché, mentre l’essere è complementarietà, il potere è magia. La magia è finalizzata al potere. I grandi maghi che hanno praticato la magia non hanno fatto un bella fine. Il satanismo promette unpotere straordinario, successo, ricchezza. Perché Faust si vende l’anima? Per il potere. Poi si accorge che non se ne fa niente, di quella roba lì. Prendiamo Oscar Wilde, che era un Rosacroce prima che un massone. Wilde costruisce un’intera sua opera, sul simbolismo del potere, “Il ritratto di Dorian Gray”. Quel ritratto è costruito su uno specchio magico: l’immagine allo specchio invecchia e Dorian Gray rimane giovane. E’ il cosiddetto capovolgimento iniziatico. E’ un effetto magico, no? Oscar Wilde dice: la magia ti dà il potere, ma il frutto di questo potere è che Dorian Gray diventa un infelice maligno, che cerca di creare il male.
Noi però possiamo “essere” il male, se scegliamo il potere, ma non possiamo fare in modo che ogni nostra azione sia solo male. Quindi accade che quella che rimane giovane è la parte peggiore. Così alla fine Dorian Gray rompe lo specchio, invecchia improvvisamente e muore felice, perché distrugge il meccanismo di potere che lo aveva reso prigioniero di uno schema. Che lo schema si chiami eterna bellezza, eterna giovinezza o eterna ricchezza, non importa, non cambiano i termini del discorso, perché quello è il potere: il potere di essere eternamente belli, giovani, ricchi, capaci di influire sulla vita degli altri. E’ una Il pellicano, uno dei simboli rosacrocianitrappola, un “maya” che ti rende infelice. E siccome ogni essere umano ha come prima aspirazione la felicità, per essere felici bisogna ritrovare la propria complementarietà e, appunto, “essere”.
Io l’ho studiata, la magia, ma come storia del pensiero. E badate, a volte la magia produce anche degli effetti. Ricordo le vecchie del mio paese, che facevano riti per allontanare le malattie. Ma questi effetti sono la costruzione di volontà di potere: non sono mai quegli effetti che noi pensiamo, perché la costruzione dell’effetto magico è sempre un artificio. Qual è il problema? E’ un artificio di cui a volte conosciamo la costruzione, perché siamo in grado di ricostruire tutte le condizioni che l’hanno creato. La natura è dominata dalle sue leggi, ma noi non le conosciamo tutte. A volte si ottengono degli effetti dovuti a leggi che noi non conosciamo, ma che in quel momentio intervengono perché – senza volerlo – ne abbiamo creato le condizioni. Poi magari rifacciamo l’esperiemento, e non riesce. E non ci rendiamo conto che magari non siamo nello stesso posto alla stessa ora, che il magnetismo non è uguale, che magari abbiamo mangiato troppo maiale nei giorni precedenti e quindi il nostro modo di sprigionare energia cambia. Il gesto di riconoscimento dei Rosacroce era un indice rivolto verso l’alto e un indice rivolto verso il basso. E’ lo stesso del Padre Nostro, “come in cielo, così in terra”.
Negli ultimi secoli, nella storia del pensiero, c’è stata una deriva magica. La magia è sempre una deriva: essendo una scelta di potere, che consiste nel modificare gli altri, la natura, il prossimo, gli ambienti, non può che portare lì. E’ a monte, il problema. Quando tu scegli il potere, e magari non hai ancora fatto niente di male, devi star sicuro che lo farai, perché la conseguenza del potere è quella. Si dice di un Papa: ha fatto questo e quello. Be’, ci sta. Perché dal momento in cui, ad esempio, diventi Papa nel 1963, e rimani Papa fino all’anno 1978, come fai a non parlare con Gelli? Scusate, ci parlavano presidenti della Repubblica, presidenti degli Stati Uniti, pure i cardinali – e tu che fai, non ci parli? Ma questo è legato al fatto che diventi Papa, non al fatto Paolo VIche ti chiami Mario Rossi. Quando i politici fanno determinate cose, sono conseguenti alla loro scelta di vita, che è quella che ti condiziona e ti cambia. Nel momento in cui capisci come la devi gestire, la tua vita, capisci che ti devi sottrarre al gioco del potere.
L’homo faber è colui che ha creato l’alchimia. La magia ne è l’aspetto deteriore. La trasmutazione dei metalli degli alchimisti veri non riguarda il potere, ma l’essere, tant’è vero che quelli che volevano ottenere l’oro venivano chiamati, volgarmente, “soffiatori”, perché soffiavano nel mantice, mentre l’alchimista spirituale era quello che doveva trasformare il proprio “piombo” in “oro”. L’alchimista vero non insegna nulla agli altri, e scrive testi così ermetici di cui, nella maggior parte dei casi, nessuno ci capisce niente. Perché scrivono, allora? Perché, nel momento in cui capisci qual è la loro chiave, loro te l’hanno trasmessa. Ci sono due modi di trasmettere la conoscenza: uno si chiama iniziazione, l’altro si chiama tradizione. Quando io ti inizio, ti spiego: ti do la scatola e la chiave. Quando invece trasmetto soltanto la scatola, ma non la chiave, ti do lo stesso contenuto, ma tu non sai cosa c’è dentro, quando a tua volta lo trasmetti. E’ come quando si diceva la messa in latino: mia nonna quelle parole le sapeva perfettamente, ma non sapeva cosa significassero.
I testi alchemici conservano quella conoscenza – per chi si sa procurare le chiavi. Credo che la ricerca della chiave faccia parte di un percorso formativo che è fondamentale. C’è da fare un percorso, che fa parte della formazione iniziatica. Compiere questo percorso è la migliore garanzia per difendersi dalla tentazione della magia. Perché il potere è tentatore. Ti tenta, approfittando delle tue debolezze contestualizzate: approfittando di quando sei povero e offrendoti del denaro, di quando sei solo offrendoti compagnia, di quando hai fame offrendoti del cibo. Perché l’altra componente che il potere ha costruito, rispetto a questa società – e questo non emerge sufficientemente dagli studi sulla manipolazione fatti finora – è l’incapacità dell’accettazione: diventi incapace di accettare quello che dovresti. Mago è chi usa la conoscenza per modificare la realtà, ma noi non dobbiamo modificare la realtà: dobbiamo modificare gli occhi con cui la guardiamo. Se avessimo la percezione della realtà totale, non Saladinoavremmo bisogno di nulla. Ma al potere fa comodo quel tipo di cultura, quella che aiuta la sottomissione degli altri, la soggezione, la manipolazione. Non gli fa comodo la cultura della libertà.
La libertà è: non aver bisogno. Se uno ha bisogno, non è libero. Se ho bisogno di conquistare le donne, gli uomini, le macchine, il denaro, il potere, il trono, l’ermellino, lo scettro, il maglietto del massone – se ne ho bisogno, non sarò mai un uomo libero. Per eliminare il bisogno occorre avere la consapevolezza dell’essere – la consapevolezza della nostra divinità, che è nel pensiero. Tutto quello in cui abbiamo creduto ci conduce a perseguire la magia, quindi il potere, invece dell’essere. La nostra storia politica, sociale, umana, è stata danneggiata da interpretazioni magiche, sempre. Tutta la cultura cristiana del miracolo, della retribuzione paradisiaca, ha effetti deleteri perché funzionali al potere: trasformare la religione cristiana in quella di Costantino. Ma Costantino non era cristiano, è stato battezzato solo in punto di morte. Non bisogna confondere la religione con la spiritualità. Io la spiritualità la chiamo religione individuale. Quando la religione è individuale non fa danni; quando diventa collettiva bisognare stare attenti, perché lì succedono i guai. La religione collettiva serve alla società, non all’uomo. Alla nostra società sono serviti i benedettini che hanno copiato (a modo loro) le cose, hanno conservato documenti e opere d’arte. Agli individui invece sarebbe servito, per esempio, non cominciare a combattere i Mori, che ai tempi erano molto più civili di noi: nella Terza Crociata, il “feroce Saladino” firma col suo nome, mentre Riccardo Cuor di Leone ci mette la croce, perché non sa scrivere.
Quello tra magia, religione e potere è un rapporto drammatico, uno schema che bisogna rompere. Non bisogna praticare la magia, non bisogna praticare la religione come prassi e come struttura. E non bisogna assoggettarsi al potere – né come soggetti passivi, né tantomeno come soggetti attivi. Non vale la regola “se comando io sono il padrone”, perché se comando io sono prigioniero di quelli che comando, senza saperlo. Ovviamente non mi fanno compassione, i potentati delmondo, ma so che sono prigionieri come posso esserlo io. Sono prigionieri di un sistema di privilegi, non importa se goduti o subiti – sempre privilegi sono. Il grande sogno dei Rosacroce del ‘600 si manifesta quando Tommaso Moro scrive “Utopia”, quando Campanella scrive “La città di Dio”, quando Bacone scrive “La nuova Atlantide”, quando Johann Valentin Andreae (che è il rifondatore dei Rosacroce con questo nome) scrive “Cristianopolis”. Di cosa parlano? Di una società che non ha le regole del Johann Valentin Andreaepotere. Ognuno è utile, perché tutti condividono. Società che sarà l’anticamera di cosa? I Rosacroce sono i padri del socialismo, l’utopia di una società giusta.
Poi il potere si impadronirà del socialismo, cioè dell’abolizione della proprietà privata. E nascerà anche il comunismo: una diagnosi giusta, che però mira a costruire un potere diverso, collettivo e non più individuale, ma sempre potere. Tutti questi passaggi ruotano attorno alla magia. Quella del mago è la figura più antica che possiate immaginare. Possono chiamarlo sciamano, stregone, ma sempre mago rimane. Poi il mago antico si scinde: diventa sacerdote, diventa medico e guaritore, diventa capo del villaggio. Ma in origine è il primo riferimento vero dei primi coltivatori che stanno creando la gerarchia, stanno creando la guerra (perché tutte le guerre nasceranno per il territorio), stanno creando il potere, stanno creando la religione. E nasce tutto dalla magia: nasce dal configurare la conoscenza come potere, e non più come essere. E questo avviene per necessità: perché serve, non perché è giusto; perché è utile a quell’evoluzione sociale, in quel momento. La magia è un archetipo fortissimo, tutti quanti ne siamo affascinati, soggiogati, in qualche modo Carpeorocoinvolti, pur rifiutandola. Dobbiamo averne consapevolezza: gli effetti magici sono storia, sono pensiero, ma non sono fatti – e non sono neanche vita.
Dobbiamo conoscerla, la magia, per imparare a evitarla. Il cerchio magico tracciato dal mago non è mai reale, ma è efficace: la costruzione dell’effetto magico funziona sulle regole che detta il mago, o che il mago conosce ma non svela. Chomsky ha codificato 10 forme di manipolazione collettiva, ma non si è mai occupato di manipolazione individuale. E sappiate che la manipolazione individuale, nonostante quello che pensano i complottisti, è infinitamente più pericolosa, perché è infinitamente meno riconoscibile. C’è un Chomsky che spiega come funziona la manipolazione collettiva, mentre la manipolazione individuale non l’ha mai codificata nessuno. Sapete quante persone sono state danneggiate seriamente da gente che le ha manipolate? Massoni, esoteristi, maghi, Golden Dawn, stregoni da strapazzo, gente che voleva fare le orge. Sapete quanta gente finisce a farsi di pasticche, o in manicomio, o a pensare di essere posseduta dal demonio? Avete idea dei danni della manipolazione individuale? Contate le casistiche, andate nei reparti psicologici degli ospedali e scoprite quante persone sono finite in terapia.
(Gianfranco Carpeoro, estratti dell’intervento alla conferenza su magia e manipolazione il 23-24 agosto 2014 a Subiaco, ripreso da YouTube. Massone, ex avvocato, giornalista e saggista, studioso di esoterismo e già “gran maestro” del Rito Scozzese, Carpeoro è uno dei massimi esperti di simbologia ermetica).

fonte: www.libreidee.org

sabato 11 aprile 2015

c'era una volta in America



Once Upon a Time in America è un film del 1984 diretto da Sergio Leone, con Robert De Niro, James Woods e Elizabeth McGovern.

Presentato fuori concorso al 37º Festival di Cannes, è il terzo capitolo della cosiddetta trilogia del tempo, preceduto da C'era una volta il West (1968) e Giù la testa (1971).

Tratta dal romanzo di Harry Grey The Hoods del 1952, la pellicola narra, nell'arco di quarant'anni (dagli anni venti ai sessanta), le drammatiche vicissitudini del criminale David Aaronson detto Noodles e dei suoi amici nel loro progressivo passaggio dal ghetto ebraico all'ambiente della malavita organizzata nella New York del proibizionismo e del post proibizionismo.

Malgrado lo scarso successo di pubblico alla sua uscita è stato, col passare degli anni, definito unanimemente come uno dei film più belli di sempre, posizionandosi quasi sempre nelle classifiche dei film preferiti di pubblico e di critica.

Trama

L'intreccio
La fabula del film (il suo ordine cronologico) segue un ordine sparso, attraversando alternatamente le tre fasi della vita del protagonista: la sua adolescenza nel 1922, l'età adulta nel 1932-1933 e la vecchiaia nel 1968.

1933

New York, 1933. Quattro sicari di un sindacato criminale cercano rabbiosamente David Aaronson detto "Noodles", gangster dell'epoca del Proibizionismo. La sua donna Eve viene assassinata. "Fat" Moe Gelly, proprietario del bar dove Noodles è di casa, non resiste alle crudeli torture a cui viene sottoposto indicando quale nascondiglio un teatro cinese che funge da fumeria d'oppio.

Lì Noodles sta cercando di dimenticare la morte dei suoi tre soci e amici: "Patsy", "Cockeye" e "Max". Un flashback mostra la scena di un camion bruciato, casse di whisky a terra, i cadaveri dei tre gangster, di cui uno completamente carbonizzato; Noodles, confuso, osserva la strage tra la folla. Due dei quattro sicari fanno irruzione nel teatro cinese ma Noodles fugge in tempo da un'uscita secondaria.

Recatosi al bar di Fat Moe, trova e uccide il terzo gangster, evitando di soccorrere il suo amico per far credere ai suoi nemici che questi è ormai fuori dai giochi. Egli prima di fuggire prende una chiave, con la quale apre una cassetta di sicurezza alla stazione dei treni dove dentro una valigia invece che del denaro trova solo dei vecchi giornali. Rassegnato, Noodles compra un biglietto per il primo treno in partenza, quello per Buffalo, facendo perdere le sue tracce per trentacinque anni.

1968

Noodles è tornato a New York, oramai vecchio, ritrovando Fat Moe che gestisce ancora il bar. I due discutono su una strana lettera speditagli da un rabbino locale quale convocazione per trattare il trasferimento delle salme dei suoi tre amici, trasferimento in vero avvenuto otto mesi prima nel miglior cimitero della città da un ignoto benefattore. Noodles immagina di essere stato rintracciato da qualche vecchio nemico. Fat Moe lo ospita nell'appartamento sopra il locale. Noodles solo vaga nei ricordi: uno di essi lo porta a guardare in una feritoia che dà sul magazzino, riportandolo alla sua infanzia.

1922

La stessa feritoia. L'adolescente Noodles spia la bella Deborah, sorella di Fat Moe, che sta esercitandosi nel ballo dentro il magazzino perché vuole fare la ballerina. Sarà il grande amore della sua vita. Incontrato uno scaltro Max Bercowiz, appena trasferitosi dal Bronx, Noodles inizia con lui e gli amici Patsy, Cockeye e Dominic a creare una propria banda di malavitosi che "non vuole padroni", iniziativa con la quale si inimicano il piccolo boss locale Bugsy.

Noodles si trova a parlare con Deborah la quale gli ribadisce di amarlo ma di non approvare la sua vita; proprio nel mezzo del dialogo Noodles viene chiamato fuori dal magazzino da Max quando improvvisamente vengono aggrediti e pestati da Bugsy e i suoi scagnozzi.

Noodles, distrutto, cerca rifugio presso il bar di Deborah, ma la ragazza, consapevole della sua indole da uomo di strada in netto contrasto con i suoi sogni di stabilità e celebrità, lo abbandona al suo destino. I ragazzi nonostante tutto continuano le loro attività malavitose, conseguendo cospicui proventi, e un giorno inventano una strategia che permette il recupero delle casse di whisky gettate in mare dai contrabbandieri italo-americani all'arrivo delle motovedette della polizia; grazie a questo metodo cominciano a guadagnare una cospicua somma e danno così vita a un fondo comune depositando la metà dei loro guadagni in una valigia custodita all'interno di una cassetta di sicurezza alla stazione.

Bugsy tenta di eliminare la gang di Noodles in un'imboscata e a farne le spese è il giovanissimo Dominic, ucciso con un colpo di pistola dallo stesso Bugsy. Noodles, furente, lo vendica accoltellando di sorpresa Bugsy, prima di essere arrestato da due poliziotti e finire in prigione, venendo condannato per dieci lunghi anni.

1968

Noodles si reca al cimitero, nella sontuosa cappella fatta costruire dal misterioso benefattore, nel quale interno vi è una chiave che egli riconosce come quella della cassetta per la custodia dei bagagli dove stavolta trova una valigia con delle banconote e un messaggio: "Anticipo per il tuo prossimo lavoro". In alcune scene tagliate dalla versione definitiva, mentre Noodles si trova nella cappella, arriva la direttrice del Cimitero, l' attrice Louise Fletcher (la perfida capoinfermiera di "Qualcuno volò sul nido del cuculo") da cui viene a sapere che la bella cappella è stata ordinata e pagata da un misterioso personaggio, attraverso una banca straniera. Un colloquio che fa sospettare che Max non sia scomparso...

1932

Noodles è uscito dal carcere dopo dieci anni. Lo attende Max, che lo informa che in quel periodo la banda ha ingrandito le proprie attività fino a diventare proprietaria del locale di Fat Moe, dove si distribuiscono clandestinamente alcoolici in piena epoca proibizionistica. Noodles scopre che essi compiono dei lavori grossi su commissione di boss molto potenti e Max vuole ingrandire le attività della banda garantendosi la loro protezione.

Noodles partecipa a un furto di una cospicua partita di diamanti da una gioielleria di Detroit commissionata da Frankie Monaldi e il suo amico Joe; durante la rapina Noodles violenta una commessa di nome Carol, che si rivela ninfomane subendo consenzientemente la violenza. Al momento della consegna la piccola banda fredda Joe e i suoi compari in quanto Max si era accordato con Monaldi per eliminare la concorrenza da Detroit.

Noodles rimprovera Max di non averlo avvertito e capisce che l'altro vuole espandersi velocemente, affiliandosi ai boss più potenti, in disaccordo con la linea indipendente accordata anni prima, l'inizio di una graduale frattura tra i due che si accentuerà col tempo. Noodles infatti vuole preservare l'unità della banda attraverso la sua indipendenza, mentre Max è sempre più ambizioso di potere.

1968

Noodles nel bar di Fat Moe apprende da un notiziario televisivo di un attentato al senatore Bailey, al quale scampa miracolosamente. Il politico infatti è coinvolto in un importante processo di corruzione per il quale sono già stati assassinati due testimoni.

1933

Max è sempre più ambizioso e in questo periodo imperversano le lotte sindacali così la banda è ingaggiata da un politico nel controllo dei sindacati. Chicken Joe, capo di una gang rivale al soldo di un certo Crowing, direttore di una fabbrica in sciopero, prende in ostaggio il sindacalista James Conway O'Donnell per costringerlo a porre termine allo sciopero. Noodles e la sua banda prendono però in ostaggio Crowing costringendo Chicken Joe al rilascio di O'Donnell.

Crowing e Chicken Joe però non demordono e feriscono O'Donnell in strada ma Noodles e i suoi vendicano il sindacalista lasciando in vita, impaurito, Crowing. Non resta che ricattare il capo della polizia Aiello, per assicurarsi il predominio ma diviene sempre più chiara la connessione tra malavita, sindacato, politica e forze dell'ordine, tanto che il politico referente propone a Max e Noodles nuovi incarichi; Max vorrebbe accettare ma Noodles ancora una volta è in disaccordo.

In questo periodo Noodles rincontra Deborah organizzando una splendida serata, durante la quale le chiede di sposarlo; lei rifiuta confessandogli di amarlo ma anche che, seguendo le sue aspirazioni artistiche, sarebbe partita il giorno successivo per Hollywood, non disposta ad accettare lo stile di vita criminale. Noodles riaccompagnandola a casa la violenta in automobile. Carol, la commessa ninfomane lavora per Max diventandone l'amante e Noodles si fidanza con una certa Eve.

Viene annunciata la fine del Proibizionismo. Max vedendo diminuiti gli introiti e stanco dei soliti colpi, informa Noodles di volere compiere una rapina alla Federal Reserve. Per Noodles, in accordo con Carol, quello sarebbe un suicidio: l'unico modo per fermare Max e gli altri è quello di denunciarli e farli arrestare mentre trasportano l'ultimo carico di whisky. Noodles, durante una festa di addio nel locale per la fine del proibizionismo, informa la polizia con una telefonata anonima. Max tramortisce Noodles. Il colpo avviene quindi senza Noodles, quando irrompe polizia scaturendo una sparatoria nella quale Max, Patsy e Cockeye restano uccisi, giacendo in mezzo alla strada sotto la pioggia battente, una scena che si ricollega con l'inizio del film.

1968

A Noodles perviene un invito a un ricevimento del senatore Bailey. Egli incontra Deborah, ora un'artista affermata, scoprendo che è nubile e madrina di una fondazione istituita da Bailey. Alle domande di Noodles su quest'ultimo Deborah si mostra molto reticente, pur parlandogli della potente attività finanziaria e della convocazione quale testimone ad un processo di molte persone potenti, che quindi lo vogliono uccidere. Noodles capisce che Deborah è l'amante di Bailey e nel mentre conosce un ragazzo di nome David (lo stesso nome di Noodles) somigliante al giovane Max, capendo che il suo vecchio amico, creduto morto da anni, è in realtà il politico, padre del giovane.

Nonostante le suppliche della donna a desistere Noodles si reca al ricevimento per venir subito convocato da Bailey nel suo appartamento privato spiegandogli come questi sia ricattato proprio dai politici un tempo suoi alleati. Considerandosi oramai finito chiede a Noodles di ucciderlo, onde sdebitarsi, preferendo di morire per mano sua. Noodles però si rifiuta fingendo di non riconoscerlo e se ne va.

Noodles esce dalla residenza attraverso un passaggio segreto indicatogli dal senatore e camminando lungo un viale, si volta indietro allarmato dall'accensione del motore di un camion della spazzatura. Poco dopo si scorge l'altro avvicinarsi al mezzo e sparire misteriosamente una volta partito. Si suppone che si sia suicidato gettandosi dentro il trituratore della spazzatura oppure che sia stato prelevato e portato via dai suoi nemici. Perplesso Noodles scorge l'autocarro allontanarsi mentre un corteo di auto Anni 'Trenta, con a bordo giovani festanti, gli passa davanti sulle note di God Bless America di Irving Berlin.

1933

Noodles è nella fumeria d'oppio che giace sul letto inebriato dalla droga, cercando di dimenticare. Fermo immagine del suo volto in un sorriso ebete a conclusione del film.

Produzione

Regia

Strutturato su un ampio ricorso alla formula dell'analessi e della prolessi, che lascia tuttavia spazio a un finale aperto, il film si presta a diverse interpretazioni. L'alto significato allegorico, la perfezione tecnica, l'atmosfera e il suo modo di trattare le più grandi emozioni come amicizia, amore e malinconia rendono unico il film. Col passare del tempo il film è stato definito da una maggioranza sempre più ampia "un capolavoro assoluto", uno dei migliori lavori cinematografici del secolo.

Sceneggiatura

« Quando scatta in me l'idea di un nuovo film ne vengo totalmente assorbito e vivo maniacalmente per quell'idea. Mangio e penso al film, cammino e penso al film, vado al cinema e non vedo il film ma vedo il mio...Non ho mai visto De Niro sul set ma sempre il mio Noodles. Sono certo di aver fatto con lui "C'era una volta il mio cinema", più che "C'era una volta in America" »

(Sergio Leone)

La sceneggiatura del film è frutto di un lavoro lunghissimo che copre un arco di tempo di circa 12-13 anni. Infatti, fin dall'uscita di Giù la testa, il regista iniziò a progettare di realizzare un gangster movie ambientato nell'America dei primi del Novecento. Gli ostacoli furono innumerevoli, e su tutti il più importante fu che lo stesso regista non aveva in mente una trama precisa per poter scrivere in modo continuativo la sua sceneggiatura.

La trama definitiva venne in mente al regista solo alla metà degli anni settanta, quando lesse il romanzo "The Hoods" di Harry Grey. Il romanzo era stato firmato dall'autore con uno pseudonimo per poter nascondere la sua identità visto che si trattava dell'autobiografia di un vero gangster negli anni del proibizionismo che si chiamava proprio David Aaronson. Leone rimase molto colpito dal libro e scelse di trarne ispirazione per il suo film, arrivando a definire quella trama che andava cercando oramai da un decennio.

Trovato il soggetto, non restava che dare vita alla sceneggiatura per poter poi cominciare il film. Leone iniziò a scrivere, ma a causa della complessità della trama che aveva in mente si avvalse di diversi collaboratori, chiamando a lavorare con lui Leonardo Benvenuti, Piero De Bernardi, Enrico Medioli, Franco Arcalli e Franco Ferrini (per Franco Arcalli, grande montatore e sceneggiatore, da tempo malato, sarà l'ultimo lavoro per il cinema: deceduto nel 1978, non riuscirà a lavorare ad Apocalypse Now di Francis Ford Coppola). Terminata la sceneggiatura, la propose al produttore americano Arnon Milchan che accettò di produrre il film.

Cast

Avendo a disposizione un budget elevato Sergio Leone si avvalse di un cast misto, composto da grandi stelle internazionali e da attori debuttanti o poco conosciuti.

Robert De Niro è David "Noodles" Aaronson, il protagonista del film. De Niro era già una star molto affermata avendo già vinto due premi Oscar; in seguito a questo film tornerà a interpretare ruoli simili per De Palma in Gli intoccabili e per Scorsese in Quei bravi ragazzi e Casinò. Per preparare e perfezionare al meglio il suo personaggio in questo film chiese di incontrare ripetutamente il boss Meyer Lansky, non ottenendo mai una risposta positiva.

James Woods è Maximilian "Max" Bercovicz, amico di Noodles e co-protagonista della storia. Per la parte di Max il principale candidato era Joe Pesci, celebre attore e grande amico di De Niro. Tuttavia i provini di Pesci non piacevano particolarmente a Leone, che pur riconoscendo la bravura dell'attore non lo riteneva adatto. Alla fine Leone convinse Pesci a prendere parte ugualmente al film; fu lo stesso Pesci a scegliere di interpretare la parte di Frankie Monaldi (ruolo molto importante nelle sceneggiatura originale, ma limitata nella versione definitiva del film). James Woods venne scelto su consiglio di De Niro. All'epoca Woods era un attore noto principalmente per aver lavorato con David Cronenberg in Videodrome, come protagonista. Il provino non colpì subito Leone, che lo scritturò solo al termine della selezione, dopo aver "spostato" Joe Pesci al ruolo di Frankie.

Tuesday Weld è Carol, compagna di Max e personaggio di grande rilevanza nella parte finale del film. Per la parte di Carol si era autocandidata Claudia Cardinale, che voleva partecipare al progetto e che aveva già lavorato con Sergio Leone in C'era una volta il West del 1968; ma Leone la scartò per puntare su un'attrice meno famosa.

Elizabeth McGovern è Deborah, la donna che Noodles ha sempre amato. Per il ruolo vennero considerate moltissime altre attrici, in alcuni casi decisamente più celebri della McGovern, tra cui Rosanna Arquette, Kim Basinger, Jennifer Beals (divenuta famosa l'anno prima con Flashdance), Glenn Close, Geena Davis, Cybill Shepherd (la Betsy di Taxi Driver), Meryl Streep, Sigourney Weaver, Michelle Pfeiffer e Meg Ryan. Tuttavia, come con il personaggio di Carol, Leone alla fine optò per un'attrice meno conosciuta al grande pubblico.

Jennifer Connelly è Deborah da bambina. La Connelly vide la propria carriera decollare proprio dopo questo film, e tuttora è un'apprezzata attrice che nel corso della sua professione ha lavorato con registi del calibro di Dario Argento, Jim Henson, Ron Howard e Ang Lee. La Connelly venne notata da un addetto al casting di un altro film, il quale sapeva che il regista italiano stava cercando una ragazza da far danzare davanti alle cineprese. Dopo aver visto la Connelly ballare decise di proporla a Leone, che la scritturò immediatamente, avviandola alla carriera cinematografica.

Per le parti dei ragazzi Leone si affidò a dei giovani debuttanti selezionati tramite audizioni: tutti questi ragazzi erano praticamente all'inizio della loro carriera. Tra loro, solo Brian Bloom (il giovane Patsy) continuerà con medio successo la carriera di attore, mentre gli altri tenteranno di lavorare in qualche progetto prima di cambiare mestiere. Sergio Leone volle inoltre dei veri musicisti che suonassero davvero durante le scene girate nello speakeasy di Moe: per questo ingaggiò dei jazzisti romani, Roberto Nicolai (trb), Nunzio Giuliani (bt), Gianni Saintjust (cl), Dario Iori (banjo), Ole Jorgensen (drums), Alex Serra (voce).

Cameo

Il produttore Arnon Milchan volle fare un cameo, compare infatti in una scena nei panni dell'autista di Noodles.

Riprese

Le riprese iniziarono il 14 giugno 1982 e terminarono quasi un anno dopo: il 22 aprile 1983. Il regista per la prima e unica volta nella sua carriera non usò il formato 2,35:1 durante le riprese (grazie a questo formato aveva ottenuto grande fama per via dei suoi primi piani) sostituendolo con il 1,85:1. Durante il periodo di riprese la lavorazione proseguì senza grossi intoppi o problemi, se non le difficoltà legate a organizzare i grandi spostamenti che l'intera troupe era costretta ad affrontare per raggiungere le varie location.

Infatti per poter girare nelle migliori condizioni Leone girò in lungo e in largo per gli USA, vagando dal quartiere Brooklyn di New York al New Jersey per poi andare in Florida (alcune riprese furono effettuate sulla St. Pete Beach del Don Cesar Hotel) e varcare i confini nazionali per poter riprendere alcune sequenze nella regione del Québec in Canada. La troupe si spostò anche in Europa: in Francia a Parigi ma soprattutto in Italia. Molte scene (soprattutto quelle ambientate negli anni venti e trenta) furono girate nei set di Cinecittà, a Roma. Di passaggio in Italia Leone si fermò anche al Lido di Venezia per girare la scena della cena al ristorante di Noodles e Deborah all'hotel Excelsior.

La Teoria del Sogno

Il film inizia e finisce nel 1933, con Noodles che si nasconde in una fumeria d’oppio. Poiché l’ultima scena del film raffigura Noodles sorridente, immerso nei fumi dell’oppio, alcuni interpretano la storia come un sogno o una fantasia indotta dalla droga, con Noodles che ricorda il suo passato e immagina il suo futuro. Nel commento inserito nel DVD, lo storico cinematografico Richard Schickel afferma che i consumatori di oppio hanno spesso allucinazioni vivide e che queste visioni hanno la tendenza a esplorare il passato e il futuro.

Nel documentario A Fistful of Sergio Leone è riportato che lo stesso Leone fece riferimento a questa teoria parlando con un gestore di cinema che aveva appena visionato la pellicola. Gli oppositori della Teoria del Sogno citano il fatto che la sequenza del 1968 include vari anacronismi: la musica dei Beatles, la televisione, e riferimenti alla guerra del Vietnam, gli hippies nella stazione che discutono su Jimi Hendrix, che ovviamente non esistevano nel 1933 e quindi Noodles non sarebbe stato in grado di sognarli. E asseriscono inoltre che filmare le sequenze successive sotto forma di sogno avrebbe annullato l’effetto tematico e psicologico del film.

I sostenitori affermano che varie scene avvalorano la Teoria del Sogno per esempio il telefono che squilla ossessivamente nella mente di Noodles è il sintomo di una allucinazione ossessiva provocata dall’oppio ed egli viene immediatamente soccorso da un inserviente della fumeria che gli passa nuovamente la pipa facendolo immergere nuovamente nella storia. Inoltre il film inizia con la musica di God bless America e nella scena finale corrispondente, le automobili che sfilano cariche di gente che festeggia sono veicoli del 1930 e suonano la stessa canzone. Il tradimento di Max nel futuro può essere interpretato come un trasferimento di responsabilità: Noodles inconsciamente accusa Max per il suo ingresso nell’organizzazione criminale e per la sua fallita relazione con Deborah, e in un certo senso si sente tradito dalle brucianti ambizioni di Max.

Alla fine del film il sorriso di Noodles viene interpretato come il sollievo, nell’accorgersi di aver solo sognato, anche se nella versione DVD italiana questi sorride poco dopo aver iniziato a fumare. Sergio Leone, poco prima di morire, tenne una lezione al Centro Sperimentale di Cinematografia. In questo intervento, il regista affrontò anche la Teoria del Sogno. Leone spiegò che Noodles, grazie all'oppio, ha una visione del suo futuro. Specificò che si trattava ovviamente di una sua personale lettura del film.

Distribuzione

Date di uscita

La prima proiezione del film si tenne a New York il 17 febbraio 1984, in Italia il film uscì nelle sale cinematografiche il 28 settembre dello stesso anno.

17 febbraio 1984 in Canada (Once upon a time in America)
23 maggio 1984 in Francia (Il était une fois en Amérique)
1º giugno 1984 in USA (Once upon a time in America)
6 luglio 1984 in Italia
17 agosto 1984 in Svezia (Once upon a time in America)
12 ottobre 1984 in Germania (Es war einmal in Amerika)

Divieti

Le restrizioni imposte nelle varie nazioni per il film:

Brasile: VM 18
Canada: 18A (vietato ai minori di 18 anni non accompagnati da un adulto)
Canada: VM 13 (Quebec)
Canada: R (VM 18) (Ontario)
Finlandia: VM 18 (divieto poi abbassato ai 16 anni nel 1990)
Francia: Per tutti
Germania: VM 18 (divieto poi abbassato ai 16 anni nel 2003)
Irlanda: VM 18
Italia: Per tutti
Norvegia: VM 18
Nuova Zelanda: VM 16
Paesi Bassi: VM 16
Regno Unito: VM 18
Spagna: VM 18
Stati Uniti: R (vietato ai minori di 17 anni non accompagnati)
Svezia: VM 15

Edizione italiana

Doppiaggio

Il doppiaggio originale del film è stato seguito dallo stesso regista, che si è occupato della scelta delle voci, la quale direzione venne affidata all'attore Riccardo Cucciolla. A causa di alcuni problemi di diritti con il doppiaggio originale, l'edizione italiana è stata totalmente ridoppiata in occasione dell'uscita del film in DVD nel 2003, scontentando molti degli appassionati per la rimozione di alcune voci "storiche" del doppiaggio italiano (su tutti Ferruccio Amendola, nel frattempo deceduto). Successivamente il doppiaggio originale è stato ripristinato nel 2012 grazie al restauro in occasione della pubblicazione del film in DVD e Blu-Ray nella sua versione integrale dalla durata di 265 minuti, occasione nella quale tornò anche in alcune sale.

Incassi

Il film venne distribuito commercialmente negli USA nei primi giorni del giugno 1984, nel primo week-end di apertura venne proiettato in 894 sale incassando 2.412.014 $. A causa della pessima versione montata dal produttore Arnon Milchan il film ebbe un immediato calo di spettatori e fu un grosso insuccesso di pubblico incassando complessivamente solo 5.321.508 $ sul mercato domestico (a fronte di un budget di 30.000.000 $) e posizionandosi ad un deludente 107º posto della classifica dei maggiori incassi sul mercato USA. Le cose andarono molto meglio in Europa, dove venne distribuita la versione montata secondo le direttive del regista: in Germania il film incassò l'equivalente di oltre 9.000.000 $ e in Svezia il ricavo totale fu di 4.696.703 SEK. Ottimi risultati si ebbero anche in Francia, in Italia e nel Regno Unito.

Critica

Morando Morandini nel suo Dizionario del cinema attribuisce al film un giudizio di 5 stelle, il massimo assegnabile, commentando: «Il presente non esiste: è una sfilata di fantasmi nello spazio incantato della memoria. Alle sconnessioni temporali corrispondono le dilatazioni dello spazio: con sapienti incastri tra esterni autentici ed esterni ricostruiti in teatro, Leone accompagna lo spettatore in un viaggio attraverso l'America metropolitana (e la storia del cinema su quell'America) che è reale e favoloso, archeologico e rituale. [...] È un film di morte, iniquità, violenza, piombo, sangue, paura, amicizia virile, tradimenti. E di sesso. In questa fiaba di maschi violenti le donne sono maltrattate; la pulsione sessuale è legata all'analità, alla golosità, alla morte, soprattutto alla violenza. È l'America vista come un mondo di bambini» .

Pino Farinotti nella sua guida conferma l'alta valutazione del film assegnandogli un voto di 4 stelle su 5, definendolo «Un'autentica lezione di cinema.» Viceversa Paolo Mereghetti ridimensiona l'opera assegnando al film 2 stelle e mezzo su 4 scrivendo:

« Leone, che da tredici anni pensava a questo film l'ultimo che poté dirigere, intendeva celebrare da europeo l'immaginario del cinema classico americano approdando a un finale "cupio dissolvi" carico di malinconia per i sogni perduti. Ma lo sforzo di sei sceneggiatori non ha prodotto un solo personaggio coerente e la durata spropositata non basta ad evitare buchi nel racconto. Come sempre a Leone riesce bene la trasfigurazione lirica del triviale: rende epica una mano che mescola lo zucchero in una tazzina e struggente il ricordo di uno stupro gratuito tanto quanto repellente. Ma lo stile non basta: per quanto le singole scene siano dirette magistralmente c'è troppo autocompiacimento, oltre ad un'aridità di sentimento che lascia perplessi in un film che vorrebbe essere anche una grande elegia romantica. »

(da Il Mereghetti, Dizionario dei Film 2011)

Nel suo Cent'anni di cinema italiano, Gian Piero Brunetta commenta:

« [...] come in un gioco di scatole cinesi, diventa un sogno di sogni. La vicenda rievocata da Noodles si svolge in una dimensione incerta tra realtà e sogno, la stessa struttura narrativa originaria - in cui si scontrano di continuo diverse dimensioni e percezioni del tempo non autorizza a distinguere se la vicenda è frutto dei fumi dell'oppio o di ricordi reali del protagonista. Anche (e soprattutto) in questo caso la memoria del singolo tende a dissolversi in quella di un intero paese. »

Primati

È stato inserito al 43º posto della lista dei migliori film della storia del cinema stilata dai lettori di TimeOut con la seguente motivazione: "A mature meditation on time, honor, and brotherhood, and another gangster epic on a grand scale". Empire Magazine lo ha inserito al 63º posto nella sua lista pubblicata nel 1999 e all'83º posto di quella pubblicata nel 2003. Figura inoltre al 77º posto della Top 250 di IMDb con una media voti di 8,4/10. Anche sul sito Rotten Tomatoes il film ha una media di voti di 8,4/10.

Promozione

Alcuni slogan promozionali internazionali del film:

«Crime, passion and lust for power - Sergio Leone's explosive saga of gangland America.»

«As boys, they made a pact to share their fortunes, their loves, their lives. As men, they shared a dream to rise from poverty to power. Their story is now a "once upon a time" motion picture experience.»

«Sergio Leone's three-hour, forty-minute epic masterpiece starring Robert de Niro.»

«As boys, they said they would die for each other. As men, they did.»

«As boys, they made a pact to share their fortunes, their loves, their lives. As men, they shared a dream to rise from poverty to power. Forging an empire built on greed, violence and betrayal, their dream would end as a mystery that refuse to die.»

Edizioni home video

DVD

Il film è stato pubblicato in DVD il 7 luglio 2003 e in Blu-Ray il 27 gennaio 2011. In questa edizione a due dischi, il film è presentato nella versione italiana del 1984 da 229' nel formato 1,85:1 con audio Dolby Digital 5.1 e un nuovo doppiaggio. Il 4 dicembre 2012 è uscito in DVD e Blu-Ray il film nella sua edizione integrale dalla durata di 265 minuti, con scene inedite e con la traccia audio originale curata dallo stesso Sergio Leone.

Citazioni e riferimenti

Quando Noodles (Robert De Niro) guarda la TV, si vede un'intervista a un personaggio di nome James Conway O'Donnell. In Quei bravi ragazzi (Martin Scorsese, 1990) De Niro interpreta un personaggio di nome James Conway. Chiaro riferimento di Scorsese a Leone, morto poco tempo prima.

Nella scena in cui Frankie Monaldi convoca i quattro protagonisti cita il film I quattro cavalieri dell'Apocalisse del 1921, di Rex Ingram con Rodolfo Valentino.

La scena dell'arresto di Noodles ricorda quella dell'arresto del protagonista in I 400 colpi del 1959, di François Truffaut.

La scena dell'ospedale, in cui avviene lo scambio dei neonati nelle culle, è un chiaro riferimento al film Arancia meccanica di Stanley Kubrick. Sebbene un importante indizio sia fornito dalla colonna sonora, il fattore rilevante è che Cockeye beve del latte, che fa tornare in mente il famoso "Latte +".

Nel film Cimitero vivente 2, due dei protagonisti guardano, per due volte, la parte iniziale del film di Leone nella quale dei sicari uccidono la fidanzata di Noodles, Eve, interpretata da Darlanne Fluegel che recita anche in questa pellicola.

Spezzoni del film sono inseriti nel videoclip del successo del 1986 Brother Louie dei Modern Talking.

Quando all'inizio del film a Noodles viene posta la domanda "Che hai fatto in tutti questi anni?", egli risponde "Sono andato a letto presto.", citando il famosissimo incipit di Alla Ricerca del Tempo Perduto di Marcel Proust.

Versioni

Esistono tre diverse versioni del film: quella di 256' con il restauro audio e video del 2012, quella di 229' curata dal regista, quella di 135' curata da Arnon Milchan, produttore del film.

Versione italiana del 1984

La versione curata dal regista è quella universalmente accettata come la vera versione, che è stata distribuita in tutto il mondo tranne che negli USA, ottenendo un buon successo. Leone arrivò a questa versione dopo aver stampato circa 10 ore di materiale girato; dopo un primo montaggio il regista cominciò a considerare l'ipotesi di pubblicare una versione divisa in due parti da tre ore ciascuna, alla fine però decise di accorciare ulteriormente l'opera e portarla a meno di 6 ore. Anche in questa versione però numerose scene sono state eliminate tanto che alcuni pezzi del film risultano incomprensibili avendo tagliato in montaggio scene che le spiegavano; le scene tagliate sono sopravvissute ancora oggi, ma in modo piuttosto scarno, non doppiate e non montate.

Versione tagliata

Questa versione è stata privata di moltissime scene (circa 81 minuti) ed è caratterizzata da un montaggio che segue l'ordine cronologico degli eventi. È opinione diffusa che un film che ha come base i flashback non può scorrere in quel modo. Questa versione è stata pubblicata solo negli Stati Uniti con scarso successo e al giorno d'oggi, specialmente a seguito dell'uscita della versione originale in DVD della Warner Bros., è giudicata come una mera operazione commerciale del produttore.

Versione restaurata ed estesa del 2012

Nel 2011 i figli di Sergio Leone hanno acquistato i diritti del film per l'Italia e realizzato un'opera di restauro della pellicola. L'operazione ha previsto anche l'aggiunta di 25 minuti di scene eliminate, presenti nel primo montaggio realizzato dal regista, e il ripristino del doppiaggio originale, grazie all'aiuto del fonico di mix Fausto Ancillai e del montatore del suono Stefano Di Fiore. La pellicola, restaurata dalla Cineteca di Bologna, è stata proiettata il 18 maggio 2012 al 65º Festival di Cannes. con la presenza in sala di Robert De Niro, James Woods, Jennifer Connelly, Elizabeth McGovern ed Ennio Morricone. Il film in versione restaurata è stato proiettato al cinema dal 18 al 21 ottobre 2012 e dall'8 all'11 novembre 2012. È uscito in DVD e Blu-Ray il 4 dicembre 2012. In questo modo il ridoppiaggio è stato definitivamente eliminato.

Scene aggiunte nella versione estesa

Le sequenze aggiunte nella versione del 2012 sono state inserite nella pellicola cosicché potessero spiegare allo spettatore alcune parti che risultavano poco chiare nella versione internazionale da 229 minuti. Sono in inglese e con sottotitoli:

Il colloquio tra Noodles e la direttrice del cimitero (1968): Quando Noodles giunge al nuovo cimitero dove sono stati sepolti i suoi compagni, visto che il cimitero ebraico in cui riposavano è stato distrutto, Noodles scorge un placca commemorativa all'interno della nuova cappella firmata proprio col suo nome incluso il soprannome. Tuttavia Noodles non ha mai versato un soldo per la costruzione di tale cappella e così si mette a parlare con la direttrice del camposanto che nel frattempo si era accostata alla porta. La donna non sa che l'uomo che ha a fianco sia David Aronson "Noodles", visto che egli aveva convertito, per il ritorno nel suo quartiere, il suo nome in James Williams. Tuttavia Noodles vorrebbe scoprire chi è stato a costruire quella cappella usando il suo nome e tenta di arrivare all'indirizzo del donatore di fondi, ma la direttrice non può aiutarlo visto che il pagamento è stato effettuato da una banca estera. Mentre sta per avviarsi fuori dal cimitero, Noodles scorge un'auto che lo segue e prende il numero di targa. Infatti quella stessa auto, uscita fuori dal cimitero, esploderà e l'evento verrà riportato in TV. La congiura era ai danni di un certo Senatore Bailey il quale era in contrasto con la legge, capeggiata da un procuratore ancora sconosciuto.

L'ansia dei compagni per Noodles e Max che non riemerge dall'acqua dopo la caduta dell'auto nel porto (1933): Noodles e Max di ritorno in auto dall'assassinio di Joe per ordine di Monaldi, finiscono in acqua per volontà di Aaronson che ha schiacciato il pedale dirigendosi ad alta velocità verso la fine della rampa di un molo. Tutti riemergono tranne Noodles e i compagni, incluso Max, incominciano a preoccuparsi dato che a pochi metri una ruspa stava scavando nell'acqua. Alla fine Noodles comparirà per fare lo stesso scherzo che Max gli aveva giocato dodici anni prima quando la combriccola andò a ripescare delle casse di whiskey.

Dialogo tra Noodles e lo chauffeur di Deborah (1933): Noodles esce dal covo dei compagni per incontrarsi con Deborah, il suo primo vero amore, dopo tante scappatelle, con la prostituta Peggy, con cui non si vedeva dal 1922. Prima che Deborah giunga da Noodles, questi si mette a dialogare con lo chauffeur dell'auto. Noodles gli chiede come si senta uno che faccia tale lavoro, non guadagnando quasi niente a fine giornata, mentre lui ora è uno dei più rispettati e noti gangster della zona. Lo chauffeur gli risponde che lui anche se faceva un lavoro che non rendeva molto, lo svolgeva almeno onestamente e senza rischi.

L'incontro amoroso di Noodles ed Eve (1933): Noodles, avendo rovinato tutto il clima amoroso e pieno di speranza durante il ritorno a casa violentando in auto Deborah, ritorna al bar di Moe dove incontra Eve. Egli è dispiaciuto e mortificato da ciò che ha fatto, ma essendo ubriaco e depresso consegna 500 dollari alla ragazza per farci sesso. I due si avviano in camera e Noodles è talmente affranto che vuole chiamare la donna col nome di Deborah, citando persino le frasi dette dalla sua amata quando erano fanciulli durante la preghiera ebraica nello scantinato del bar di Moe. Noodles incomincia il suo amplesso ma presto si ferma perché la sbronza lo fa addormentare. Al suo risveglio egli trova un biglietto di Eve e si precipita in stazione per vedere un'ultima volta Deborah che, su un vagone, gli chiude in faccia la tendina.

Deborah recita al teatro nelle vesti di Cleopatra (1968): Noodles vuole vedere un'ultima volta il suo antico amore Deborah e viene a sapere che lei ora è divenuta una famosa attrice teatrale, come aveva sempre voluto. Così Noodles coglie l'occasione per assistere ad una rappresentazione di Antonio e Cleopatra di William Shakespeare. Deborah veste i panni della regina d'Egitto che visto sconfitto il proprio esercito dalle legioni di Ottaviano (Augusto), decide di suicidarsi con il morso di un aspide. Marco Antonio, suo amante e traditore di Roma farà lo stesso poco dopo. La scena è assi particolare perché Deborah riesce a catturare tutti gli aspetti della tragedia antica, recitando un lungo monologo in cui esprime il suo desiderio di uccidersi perché tradita dal suo amore e sconfitta in tutto. La nutrice assiste Cleopatra nei suoi ultimi attimi e commenta la situazione disperata. Noodles è tra il pubblico e si commuove nel momento in cui Cleopatra muore uccisa dal veleno del serpente.

La discussione tra il senatore Bailey e il procuratore O'Donnell (1968): Max è ritenuto morto nell'incidente del 1933 durante l'ultimo trasporto di whiskey di contrabbando. Sia Cockeye che Patsy sono morti nella sparatoria della polizia, ma Max ha fatto trovare un corpo carbonizzato al suo posto per poi potersi nascondere trentacinque anni dopo nelle vesti di uno sconosciuto Bailey, che diventerà senatore coi soldi rubati dal fondo del suo sodalizio criminale con Noodles e gli altri. Tuttavia, ora nel 1968 Max è messo alle strette da James O'Donnell, sindacalista fin dagli anni trenta che fu salvato da Noodles e gli altri da una gang che voleva ucciderlo per la sua attività. Ora egli è divenuto noto e potente e riesce a ricattare il senatore Bailey, arrivando a consigliargli il suicidio. L'azione si svolge proprio la sera della festa che il senatore Bailey aveva dato invitando tutte le più importanti autorità locali, inclusi Noodles e Deborah, la quale gli aveva consigliato e poi pregato di non recarcisi.

fonte: Wikipedia

NOODLES E MAX

SCOTT TILER E RUSTY JACOBS

giovedì 9 aprile 2015

l'incredibile messaggio per gli esseri umani che pensano di essere liberi

Siamo convinti di avere la libertà di stampa, la libertà d'espressione, la libertà di culto, il libero mercato, le frontiere libere, la libertà di poter scegliere il corso di studi preferito e di cercare/creare il nostro lavoro.


La parola libertà riecheggia quotidianamente nelle case della massa assopita dai programmi Tv, insinuandosi perfino nelle menti malinformate di chi legge gli articoli di giornale dei pennivendoli asserviti al sistema.

Ma che strano, perché tutta questa continua necessità di rimarcare il concetto di libertà? Se vivessimo realmente in condizioni di libertà, che bisogno ci sarebbe di sottolinearlo continuamente? Davvero siamo così liberi come ci dicono o forse ci stiamo solamente illudendo di esserlo?


Per cercare di rispondere a queste domande, voglio raccontarvi l'incredibile storia di un normale essere umano che visse tutta la sua vita credendo di essere libero, una storia che riguarda da vicino un po' tutti noi...

Salve, io sono un essere umano e so di essere libero, proprio come voi che state leggendo questa storia! Come faccio ad esserne certo? Oh, è molto semplice! Basta ripercorrere le tappe fondamentali della nostra vita.

La libertà permea così a fondo la nostra esistenza da manifestarsi fin dal preciso istante nel quale veniamo al mondo.

Nostro padre è talmente libero da non riuscire a trovare il tempo necessario per veder nascere suo figlio/a. No, non è una scusa! Vorrebbe essere lì con noi, ma non può perché è troppo impegnato con il suo lavoro.

Tornati a casa dall'ospedale, pochi mesi più tardi, anche nostra madre ci abbandona per molte ore al giorno, perché la maternità finisce, ed è di nuovo libera di tornare a lavorare.


I papà e le mamme sono talmente poco condizionati dalle proprie attività lavorative, che non possono vedere crescere i loro figli se non in modo fugace, sfruttando quei rari momenti di freschezza e lucidità recuperati nei giorni festivi.


Quasi sempre, in virtù esclusiva della loro libertà, i nostri genitori sono costretti a consegnarci a delle apposite strutture: prima gli asili nido e poi gli asili veri e propri.


Difficilmente un genitore può permettersi il lusso di rimanere a casa, perché con un solo stipendio, oggi, si è liberi di non riuscire ad arrivare a fine mese.


E per fortuna che i nostri genitori ce l'avevano un lavoro, stabile e sicuro, altrimenti sarebbero stati talmente liberi, che non avrebbero neppure pensato di metterci al mondo, visto che poi non sarebbero riusciti a sfamarci.


Poco dopo aver iniziato a camminare e a proferire parola, siamo talmente liberi che i nostri genitori ci spediscono a scuola.


E meno male che ci sono i rientri pomeridiani, altrimenti quegli stacanovisti dei nostri genitori avrebbero dovuto assoldare i nonni, bene che vada, o una baby-sitter.


A scuola siamo talmente liberi di scoprire il mondo e di formare la nostra visione personale, che fin dai primi giorni ci costringono a stare seduti per tutto il tempo, al fine d'inculcarci delle verità precostituite, avvalendosi di meccanismi traumatici e ricattatori, come le note o, ancora peggio, la bocciatura.


Lo fanno a fin di bene, ovviamente! Se non fosse che i programmi scolastici sono sempre stabiliti dal ministero dell'istruzione, un organo fondamentale del governo: un candido strumento al servizio del benessere di tutti gli esseri viventi.


Ah scusate, mi sono confuso, quello avviene nel modo delle fiabe!


Nel mondo reale lo stato è il più potente strumento al servizio degli interessi del potere che, in un'economia capitalistica, coincidono con il raggiungimento del profitto dei capitalisti, e non con il benessere di tutti gli esseri viventi!


I programmi ed i metodi d'insegnamento vengono stabiliti così bene ed in modo così libero, ma così libero, che a scuola c'insegnano che non si deve esercitare lo spirito critico, ma che si deve imparare a memoria le (presunte) verità che l'insegnate ci presenta, esattamente come sono, senza discutere, sulla base di un validissimo principio di autorità: l'ipse dixit.


La logica, la matematica, l'approccio scettico-razionale e quello scientifico? No, quelle sono cose inutili, ostiche, difficili, che interessano solo i geni, che conducono alla pazzia e all'emarginazione sociale.


Ovvio, se non fosse così, il giovane studente, divenuto adulto, potrebbe esercitare il suo spirito critico per rimettere in discussione il potere, e questo, come tutti sanno, è bene che non avvenga in una società dove regna la libertà di mantenere sotto controllo un gran numero di persone.


Già che ci sono, nei programmi inseriscono pure qualche ora d'indottrinamento religioso, tanto per essere sicuri che i ragazzi non imparino mai a pensare, ma che invece credano in modo acritico fideistico a ogni sorta di assurdità.


Ovviamente abbiamo la libertà di culto, eppure siamo così liberi, ma così liberi di scegliere la nostra religione (o di diventare atei/agnostici), che stranamente quasi tutti praticano il medesimo credo dei propri genitori, salvo rarissime eccezioni.


Siamo talmente liberi che arrivati a 13/14 anni già bisogna scegliere un indirizzo per la scuola superiore, senza neanche avere la più pallida idea di che cosa significhi realmente quella scelta per il nostro futuro; eppure, ci dicono, è bene che decidiamo liberamente in prospettiva del lavoro che vorremmo fare da grandi.


Siamo talmente liberi che già a scuola iniziano a catalogarci e a etichettarci, impartendoci un sapere settorializzato e marchiandoci a vita con delle valutazioni.


Non c'è un corso di studi volto allo sviluppo dell'interezza dell'essere umano, perché il capitale non ha bisogno di simili individui, ma di specifici automi.


Gli attori dell'economia di libero mercato pretendono che la scuola e l'università sfornino macchine per svolgere un preciso ruolo, che devono essere strettamente intercambiabili l'una con l'altra, in modo da avere uno scarso valore commerciale ed essere così maggiormente ricattabili.


Ma la cosa più importante è che gli studenti non devono capire nella maniera più assoluta di essere "umani", individui unici ed irripetibili, che hanno un valore intrinseco incommensurabile.


Non devono neanche comprendere il reale valore del tempo della vita, né la straordinaria importanza della libertà, né tanto meno il fatto che la complessità dell'esistenza gli riserva uno spettro pressoché infinito di possibilità, altrimenti non si sottometteranno mai in modo libero e volontario, ovviamente, alle assurde necessità del sistema capitalistico basato sull'ideologia del libero mercato.


Dopo ulteriori 5 anni di studi demotivanti, noiosi e forzosi, che finiscono per allontanare quasi tutti gli studenti dalla passione per il libero pensiero e dalla vera sete di conoscenza, saremo talmente liberi da dover effettuare un'altra scelta gravosa:


andare a lavorare, oppure continuare gli studi per poi andare a lavorare, sempre in virtù esclusiva della libertà di poter scegliere che cosa fare della nostra vita.


Ovviamente prima d'iniziare a lavorare, pena il morire di fame, sia chiaro, sempre e comunque in modo volontario, dovremo cercare “il” lavoro che pensiamo di voler fare, che però dopo qualche mese di ricerca diventa “un” lavoro che vogliamo fare che, dopo un altro po' di attesa, diventa un lavoro, che per molti si trasforma in un apprendistato sottopagato o in un'attività di volontariato gratuita o in disoccupazione.


Iniziamo così a sperare liberamente di poter lavorare a qualsiasi condizione. Ma siamo liberi, quindi, se il lavoro non c'è possiamo inventarcelo, diventando imprenditori di noi stessi!


Esattamente! Siamo talmente liberi che le attività che possiamo pensare di avviare devono essere necessariamente remunerative, altrimenti non sarebbero economicamente sostenibili.


Quindi, se per disgrazia ciò che ci piace fare non genera profitto, l'economia di libero mercato c'impedisce di farne la nostra principale attività di vita.


Pazienza, metteremo liberamente i nostri sogni in secondo piano, perché la nostra scelta libera è di lavorare e non di fare ciò che vorremo fare!


Così, se non abbiamo denaro per vivere di rendita (potendo dedicare il nostro tempo a tutto ciò che ci piace), o se non abbiamo abbastanza capitale e/o idee per avviare un'attività che generi profitto, bisognerà, sempre in tutta libertà, recarci a mendicare il lavoro da chi invece di capitale ne possiede perfino in abbondanza a causa della libertà di accumulare anche in eccesso, nonostante altri esseri umani stiano liberamente vivendo in povertà da qualche altra parte del mondo.


Li chiamano imprenditori, datori di lavoro o benefattori, perché ti offrono la possibilità di poter lavorare in cambio della maggior parte del frutto del tuo lavoro, che gli viene riconosciuto grazie alla nostra volontà di donarglielo, che sia chiaro!


Una volta firmato un contratto, potremo finalmente iniziare a lavorare. Per ringraziati del fatto che tu con il tuo lavoro manterrai lui e la sua famiglia, consentendogli perfino di vivere nel lusso, il capitalista sarà libero di sottoporti a ritmi di lavoro disumani, e sarà anche libero di licenziarti, se per disgrazia ti rifiutassi di svolgere diligentemente le mansioni che ti verranno assegnate.


Tu invece, essendo un lavoratore subordinato, sarai libero esclusivamente di ringraziare per la possibilità di essere sfruttato, o di rimanere senza lavoro, rischiando così di diventare povero e dormire per strada.


Prima di tutto però, per meritarti l'assunzione, devi liberamente sottoporti a dei test psico-attitudinali, come se fossi una cavia da laboratorio.


Perché ci fanno questo? Sempre per il nostro bene, non c'è posto per tutti, quindi sono costretti a scegliere il migliore. E gli altri? Quelli che rimangono fuori? Gli altri sono liberi di cercare un altro lavoro o di vivere in povertà, ovviamente.


Proprio così! Perché in un mondo dove regna la libertà, gli esseri umani non hanno la certezza di trovare un lavoro dignitoso che gli permetta di vivere serenamente la vita, no! In un mondo veramente libero, il lavoro è mal ripartito: invece di lavorare tutti 5-6 ore, c'è chi lavora 8-10 ore e chi niente; così gli esseri umani devono scannarsi vicendevolmente per farsi assumere, provocando la disperazione degli altri e la propria (illusoria) felicita, che purtroppo durerà ben poco.


Infatti chiunque riesce a trovare un lavoro ben presto si accorge di essere talmente libero, ma talmente libero, da non aver più tempo per fare niente al di fuori dell'ambito della sua attività lavorativa.


In pratica il lavoro diventa la sua vita e la sua vita diventa il suo lavoro, e questa rappresenta la massima espressione di libertà per un lavoratore subordinato (e non solo!). Ma il lavoro rende liberi, giusto?


In generale chi lavora è talmente libero che si comporta come un carcerato spontaneo, che si rinchiude volontariamente nella propria cella per 8-10 ore al giorno per 40 anni. Quest'attività protratta per un tempo così elevato provoca da sempre problemi psico-fisici di ogni genere.


Che lavorare sia estremamente bello, salutare e divertente è un fatto ovvio. Infatti il lavoratore medio è talmente motivato e si reca talmente liberamente al lavoro il lunedì mattina, che i medici si sono dovuti inventare un nome da dare ad una nuova sindrome che, con molta fantasia, hanno deciso di chiamare: “sindrome del lunedì” (in Italia ne soffrono 6 lavoratori su 10).


Un'altra prova del fatto che il lavoro sia salutare, consiste nel fatto che quando un lavoratore si ammala, il medico gli prescrive dei giorni di riposo. Infatti, come tutti sanno, lavorare fa così bene alla salute che per guarire è meglio stargli lontano!


Lavorando tutti, prima o poi, ci accorgeremo che il nostro ruolo, che pensiamo di aver scelto liberamente tra quelli disponibili e al quale abbiamo avuto la libertà di adattarci, non è stato concepito per essere bello, piacevole o motivante, ma è stato ideato per essere funzionale al profitto del capitale.


Così, pur subendo volontariamente un furto da parte dei capitalisti e nonostante svolgeremo un ruolo incompatibile con la nostra natura umana, avremo un misero stipendio, che useremo per comprare una macchina da usare tutti i giorni per andare liberamente al lavoro; una bella casa, che utilizzeremo per dormire quando non saremo al lavoro; del cibo per mantenerci in vita, in modo tale da poter lavorare in modo efficiente; numerose cianfrusaglie, quali vestiti di marca, che poi resteranno quasi sempre in armadio perché non avremo neanche il tempo per indossarli; oltre a un non ben precisato numero di ammennicoli di scarsa qualità, acquistati in modo libero a seguito di continue pressioni psicologiche dovute alla pubblicità o ad altri condizionamenti sociali.


In questo modo saremo liberi e felici di far arricchire i nostri benefattori lavorando con modalità disumane sì, proprio quelli che ci hanno dato la possibilità di farci rubare una parte consistente del frutto del nostro lavoro; di pagare un mutuo, che ci costringerà amorevolmente a lavorare minimo per altri 30 anni, con somma gioia degli azionisti della banca; e di alimentare i processi consumistici, che riprodurranno ritmi di consumo sempre più rapidi, in modo da generare un maggior profitto per i capitalisti, oltre che un indesiderabile inquinamento ambientale.


Con il nostro libero consumo di prodotti, che inspiegabilmente si guastano, non sono riparabili, diventano obsoleti e fuori moda, spingeremo la macchina economica ancora più velocemente, permettendo così anche ad altri esseri umani di procurasi liberamente la propria condizione di asservimento.


I vestiti alla moda e la nuova auto però, aumenteranno la probabilità d'incontrare il/la compagno/a della vita che, in modo del tutto libero, e non a causa di consuetudini sociali, decideremo di sposare, salvo divorziare altresì liberamente dopo un po' di anni.


Il tutto non prima di aver messo al mondo delle creature indifese che, a loro volta, saranno liberamente costrette a subire la stupidità dei propri genitori, vittime delle inevitabili complicazioni di una convivenza forzosa e di un mix illusorio di fedeltà e amore eterni.


La nostra vita andrà avanti tra libere privazioni, dovute alla mancanza di tempo e/o di denaro riconducibili all'attività lavorativa, sperando di continuare a lavorare fin quando non saremo vecchi e inefficienti per generare profitto.


Fine della storia. Perché? E' semplice: non succederà più niente di significativo. Saremo diventati dei perfetti ingranaggi al servizio della macchina economica. Strapperemo i fogli dal calendario uno dopo l'altro, conducendo giornate sempre più simili, sempre più vuote e sempre più inutili.


Il resto della nostra vita volerà via... fin quando il capitale, dopo averci sfruttato per 40 anni, ci getterà come dei rifiuti industriali. Saremo liberi di smettere di lavorare, percependo addirittura una misera pensione!


Avremo 70 anni, e molto probabilmente verseremo in condizioni psico-fisiche indecorose. Impiegheremo quasi tutta la pensione per acquistare liberamente i medicinali che ci serviranno per sopravvivere altri 10-15 anni, bene che vada, con somma gioia delle multinazionali del farmaco.


Dovremo decidere che cosa fare di quel poco tempo libero che avremo ancora a nostra disposizione, prima di sceglie liberamente di finire in un ospizio, in un letto d'ospedale o di passare a miglior vita, ma a quel punto lo spettro delle infinite possibilità, che ci si manifestava in tutta la sua magnificenza innanzi ai nostri occhi da giovani, la cui vista ci veniva sapientemente preclusa dai condizionamenti del sistema, si sarà ridotto così tanto, ma così tanto, che saremo liberi di sceglie un qualsiasi elemento d'un insieme vuoto.


In quel preciso istante, ripercorrendo all'indietro la nostra esistenza, coglieremo l'inganno e realizzeremo di non aver vissuto un sol giorno in condizione di libertà, ma di esserci illusi quotidianamente, tra una costrizione e l'altra, di essere liberi.


Il nostro tempo sarà svanito e non avremo vissuto neanche da vivi.

Non ci resterà che la magra consolazione di un'altra illusione: quella dell'aldilà.


Inspiegabilmente lo spirito del tempo s'introdurrà nella nostra mente e così capiremo una sconvolgente verità:


Perché dall'infinito spettro delle possibilità che ci prospetta la complessità dell'esistenza, ci riduciamo a scegliere tra una manciata di ruoli preconfezionati, che poi speriamo di svolgere per tutta la vita? È la società che interferisce e modella i nostri comportamenti, le nostre credenze, le nostre scelte, quello che pensiamo sia giusto o sbagliato. Non siamo veramente liberi, piuttosto ci convinciamo di esserlo. Siamo certamente liberi di scegliere tra chi deciderà se sarà o meno il caso di sfruttarci; siamo ovviamente liberi di comportarci secondo i dettami imposti dal sistema, ma se proviamo ad uscire dagli schemi veniamo immediatamente emarginati, presi per pazzi e rischiamo di finire in povertà. Siamo al tempo stesso guardie e prigionieri, che giudicano gli altri senza pensare alla follia della propria condizione esistenziale. Non costruiamo la nostra strada, no! Intraprendiamo una di quelle già preconfezionate dal sistema. La complessità d'un essere umano è straordinaria, le sue potenzialità sono infinite e noi che cosa diventiamo? Una commessa, un operaio, un'impiegata, un meccanico, una giornalista, un avvocato... Sacrifichiamo 8-10 ore al giorno per il lavoro e non ci resta più tempo per vivere. Così le giornate si appiattiscono, diventando indistinguibili l'una dall'altra, perché non abbiamo modo di esprimere la nostra unicità. É il capitale che delinea le scelte della nostra vita, facendoci credere che l'unica alternativa consista nel morire di fame o nel vivere di auto-produzione, emarginati e derisi da tutto il resto della società. Ci hanno insegnato a credere che la schiavitù derivante da un lavoro totalizzante e subordinato sia un diritto da invocare per conquistare indipendenza e libertà. Sopravviviamo incastrati tra mille impegni e altrettanti condizionamenti, che sono innanzitutto mentali. Dopo anni di formazione, propaganda e lavoro, la maggior parte degli esseri umani non è più neanche in grado di pensare in modo libero, ma si adatta a schemi e idee già esistenti in modo acritico-fideistico, figuriamoci se simili individui possono essere in grado di agire in modo libero! Per essere fisicamente liberi, bisogna prima liberare la mente, e per farlo l'unica via praticabile è quella di adottare una forma mentis scettico-razionale, allenandoci ad esercitare il nostro spirito critico. Non saremo mai liberi fin quando non ricominceremo a pensare, perché se la mente è ridotta in catene allora anche il corpo non può che vivere in condizioni di privazione di libertà.


Ma saremo vecchi e purtroppo, anche se avremo imparato la lezione, la nostra unica opportunità sarà sfumata.


Così, come unico vero atto eroico di un'esistenza priva di significato, decideremo di raccogliere le ultime forze per concepire un breve messaggio da destinare alle nuove generazioni dell'intera umanità:


Siete veramente liberi? State ben attenti, non lasciatevi ingannare! Non gettate al vento le vostre opportunità. Chiudete gli occhi e concentratevi. Pensate! Rimettete in discussione il sistema sociale nel quale vivete. Per farlo, usate la logica e la razionalità. Cercate di fuggire dai condizionamenti e dalle false necessità. Analizzatele e smontatele una ad una. Scacciate i sentimenti di odio, di rancore e d'arrivismo. Allontanate la sete di fama e di successo. Ripudiate il potere, l'opulenza. Riconoscete l'inutilità della lotta e della violenza. Allontanate l'ideologia del merito e della competizione. Aprite la vostra mente ai sentimenti di amore, di fratellanza e d'affetto; riconoscete la superiorità della cooperazione. Pensate a voi stessi ed alla natura che vi circonda; guardate agli altri e siate consapevoli di ciò che potreste fare per migliorare l'esistenza di tutti gli esseri viventi. Capite l'importanza di avere il giusto, il necessario; la follia di sfruttare e del farsi sfruttare. Concentratevi ancora, e riflettete... prendetevi tutto il tempo di cui avete bisogno... cercate tra le vostre passioni più sincere, tra i vostri reali interessi e domandatevi: che cosa voglio fare realmente? Bene, quella è la risposta esatta, mettetela in atto e portate a compimento con pienezza la vostra vita.


http://altrarealta.blogspot.it/

oltre la cattedrale - 2 -



CHIESA E FANS

martedì 7 aprile 2015

Happy Family




è un film del 2010 diretto da Gabriele Salvatores, ispirato dall'omonimo spettacolo teatrale scritto da Alessandro Genovesi, a sua volta influenzato dal dramma pirandelliano Sei personaggi in cerca d'autore. In concomitanza con l'uscita del film, il testo di Genovesi è diventato un libro, pubblicato da Arnoldo Mondadori Editore.

Il film è stato presentato in anteprima il 4 marzo 2010 negli Stati Uniti al Los Angeles Italian Film Festival e distribuito nelle sale cinematografiche italiane il 26 marzo. Ha ottenuto una nomination ai premi Alabarda d'oro 2010 come miglior regia.

Trama

Uno sceneggiatore in crisi, Ezio, con la paura del lieto fine si incontra/scontra con i suoi personaggi. Al centro della sua storia due famiglie costrette ad incrociarsi a causa della decisione azzardata dei due figli sedicenni di sposarsi.

Citazioni e riferimenti ad altre pellicole

Il sogno in cui Caterina si sente osservata da tutti i passeggeri del tram richiama la scena iniziale di 8½ di Federico Fellini.

In un dialogo del film, Fabrizio Bentivoglio e Diego Abatantuono discutono sul fatto di essersi incontrati in Marocco; la scena è un chiaro riferimento a Marrakech Express dello stesso Salvatores.

La scena al rallentatore in cui Caterina esce dal teatro, accolta da parenti e amici, è un riferimento a I Tenenbaum, come molti personaggi, stile visivo e scelta di inquadrature sembrano provenire direttamente dall'universo stilistico di Wes Anderson.

L'attore Fabio De Luigi nel film canta la canzone "Guardo gli asini che volano nel ciel" mentre fa la doccia, prendendo spunto da I diavoli volanti di Stanlio e Ollio (1939), nel quale viene cantata da Alberto Sordi. La canzone è anche un richiamo ad un altro film di Gabriele Salvatores, Turnè, del 1990, nel quale viene cantata dai protagonisti.

Il finale della storia è un omaggio al colpo di scena conclusivo de I soliti sospetti di Bryan Singer.

Tecniche di regia

Salvatores struttura i "campi medi" in maniera simmetrica dove predominano sempre i colori caldi.

fonte: Wikipedia

...PAURA...