mercoledì 22 gennaio 2014

le anime morte




 (in russo, Мёртвые души, Mërtvye duši, Mjortvyje duši, IPA: ['mʲortvɪjɪ 'duʃi]) è un romanzo pubblicato nel 1842 dallo scrittore russo, ucraino di nascita, Nikolaj Vasil'evič Gogol'. È un classico della letteratura mondiale e sicuramente l'opera più nota di Gogol', insieme ai racconti Il cappotto e Il naso.
Le anime morte è un romanzo satirico che Gogol' scrisse quasi interamente durante il suo soggiorno a Roma.
Gogol' era intenzionato a scrivere un grande poema sulla Russia seguendo un modello dantesco. E Le anime morte, che in sé rappresenta un romanzo compiuto, era, nelle intenzioni dello scrittore, solo la prima parte di questo grande poema, quella nella quale veniva descritta la dimensione morale più bassa della Russia (l'inferno, in uno schema dantesco). Questo grande progetto rimase incompiuto.

Trama

Un giorno, nel capoluogo del governatorato di N. arriva l'affabile Consigliere di Collegio Pavel Ivanovič Čičikov.
Il suo intento è quello di acquistare a buon prezzo le "anime morte". Con questo termine si indicano quei servi della gleba morti dall'ultimo censimento e per i quali i proprietari continuano a pagare il testatico fin quando non ne verrà registrata la morte nel prossimo censimento. Čičikov punta così a crearsi, con il minimo sforzo, un numero di servitori ("fantasma") elevato al punto tale che ipotecandoli si possa costituire un grosso capitale.
Questa idea semplice e un po' diabolica cerca la sua attuazione in una capitale di governatorato popolata da personaggi pittoreschi, notabili cittadini o piccoli proprietari terrieri, tutti portatori di un vuoto morale che li fa sembrare spesso più morti di quei servitori che vengono rievocati e che sono l'oggetto delle trattative.
La cosa deve chiaramente restare nascosta, ma alla fine tutto salta fuori (anche a causa dell'avida Korobočka, che, dopo aver venduto delle anime morte a Čičikov, arriva in città per chiedere il valore di mercato di queste anime per paura di averci rimesso). L'unica soluzione è la fuga che vanifica tutti gli sforzi fatti.

Commento

L'idea prima del libro fu suggerita a Gogol' da Puškin ed è tratta da un fatto di cronaca.
Successivamente Gogol' sviluppò il progetto di farne una prima parte di un grande poema sulla Russia che però non vide mai la luce, anzi segnò in un certo senso il suo declino. Infatti scrisse solo la seconda parte che poi bruciò quasi per intero (ne rimangono i primi capitoli).
Ai personaggi spregevoli di questa prima parte avrebbero dovuto fare da contraltare delle figure via via migliori fino ad arrivare ad un finale ideale che avrebbe dovuto indicare una sorta di via verso la redenzione per l'intero popolo russo.
Questo disegno non ebbe luogo e la critica si divide nel giudicare Le anime morte come un romanzo anche di denuncia sociale, come potrebbe fare intendere il suo inserimento nel progetto del grande poema appena esposto, piuttosto che considerarlo in sé stesso, per ciò che realmente è stato ed è, cioè un vivido quadro di una Russia sgangherata e sonnolenta, abitata da figure grottesche e patetiche, delle quali il protagonista, Čičikov è il più degno rappresentante.
In ogni caso questo romanzo è uno spartiacque nella letteratura russa che fino a quel momento sembrava non accorgersi di certe realtà. Il grande successo che riscosse all'epoca è nulla a confronto dei riflessi che ha avuto sull'intera letteratura del suo paese, a partire proprio dalle opere spiccatamente di denuncia sociale che cominciarono a fiorire, come ad esempio le Memorie di un cacciatore di Ivan Turgenev.

Curiosità

Il primo titolo del romanzo fu "Le avventure di Čičikov ovvero le anime morte". Questo per addolcire quel Le anime morte sul quale pendeva un sospetto di allusione religiosa eterodossa.
Nel 1923 l'editore francese Ambroise Vollard, chiede a Marc Chagall, a Parigi, l'illustrazione delle "Anime morte": le opere di Chagall saranno pubblicate solo più tardi, nel 1948, grazie all'editore Tériade.
Gogol' scrisse una parte dell'opera in viaggio tra Albano e Genzano, ponendo a confronto le bellezze paesaggistiche laziali con quelle della propria patria.

una vita tranquilla




è un film del 2010 diretto da Claudio Cupellini, con Toni Servillo.

Trama

Antonio De Martino, ex camorrista cinquantenne, che ha dei conti in sospeso con la malavita italiana è fuggito in Germania dove si è rifatto una vita tranquilla vivendo da 15 anni sotto il falso nome di Rosario Russo e gestendo un hotel con ristorante di cui è diventato chef. Stimato dalla comunità locale ha accanto a sé la propria amata famiglia: la moglie tedesca Renate (che ignora il suo passato) e il figlio Mathias di nove anni avuto da lei. Un giorno, al ristorante si presentano due giovani napoletani, Diego ed Edoardo: Diego è in realtà il figlio di primo letto di Rosario, che lo accoglie benevolmente (tenendo tuttavia nascosta alla nuova famiglia la imbarazzante parentela), dandogli vitto e alloggio e dedicandogli parte del proprio tempo. Diego invece prova un evidente rancore nei confronti del padre, che ha lasciato la famiglia italiana quando lui era piccolo, senza farsi più vedere.
Emergono quindi inquietanti retroscena del passato di Rosario e del presente di Diego, giunto in Germania per assassinare, per conto della camorra, un industriale tedesco, che sta per stipulare un contratto per lo smaltimento dei rifiuti provenienti dalla Campania. Il padre, ignaro dei motivi per cui Diego è giunto in Germania, ma messo in allerta dai suoi comportamenti, lo segue nel momento dell'attentato, e il suo intervento impedisce che Diego commetta materialmente l'omicidio, portato a termine con feroce determinazione da Edoardo.
A questo punto la situazione precipita: Rosario sollecita con determinazione il figlio e l'amico Edoardo a lasciare al più presto la Germania, ma quest'ultimo, che ha riconosciuto nell'albergatore il boss pentito De Martino, gli palesa la sua scoperta, pur garantendogli il suo "rispetto" ed il suo silenzio.
Rosario non può mettere a rischio la sua famiglia e la sua nuova identità: decide quindi di far fuori Edoardo attirandolo in una "trappola", innescando così una serie di conseguenze: il figlio lo aiuta a far sparire il cadavere dell'amico, ma non accetta il consiglio del padre di seguirne le sue orme, rifacendosi "una vita tranquilla" sotto altro nome, lontano dall'Italia; anzi in ossequio alle regole della malavita, decide di consegnare il padre alla "giustizia" della camorra.
Diego rapisce pertanto Mathias, costringendo Rosario a raggiungerlo ad un appuntamento-agguato presso l'autogrill, di Teano sull'Autosole, dove giungono pure due killer della camorra. Lasciato Mathias in autogrill, Rosario e Diego si avviano in auto, seguiti da quella dei killer. All'ultimo istante, Diego cambia idea e cerca di salvare il padre, inducendolo ad accelerare l'auto per fuggire: ne nasce una sparatoria nella quale Diego perde la vita, mentre Rosario riesce a scappare e recuperare Mathias, che riporta in Germania dalla madre.
Nelle sequenze finali, Rosario viene mostrato mentre fugge di nuovo, mescolandosi agli operai extracomunitari di una delle numerose industrie di Heidelberg, iniziando, ancora una volta, una nuova esistenza sotto una nuova identità e alla ricerca di una nuova "vita tranquilla".

team - tumblr


associazione antiusura


FEDERITALIA CONTRO LO SCIACALLAGGIO SOCIALE DELLE BANCHE



A
MANTOVABANCA 1896 CREDITO COOPERATIVO  ASOLA
 p.c. Banca d’Italia
e p.c.Curatore fallimentare  Avv.Pagani
al Giudice  Fallimentare


Si sono rivolti alla nostra associazione, Signori BAETTA SOCI DELLA FALLITA MA.PA SNC di Bozzolo.
Risulta dalla documentazione esibita, che la banca destinataria della presente, ha applicato interessi superiori al tasso soglia e pertanto usurari!
Risulta altresì che la BANCA era a conoscenza della suddetta situazione, in quanto il legale dei Baetta, in data 22 ottobre 2013 a mezzo raccomandata a.r.ha chiesto alla banca la restituzione delle somme illegittimamente/illecitamente trattenute!

La banca, per tutta risposta ha depositato una istanza di fallimento che in tempi record è stato dichiarato!

Ora ,dalla perizia redatta da uno societa’di Ortona, la BANCA RISULTA DEBITRICE DEI BAETTA PER 117.955,52.
In presenza della suddetta situazione,la banca ha reiterato il reato di usura ed integrato quello di estorsione, senza considerare il danno IRREVERSIBILE arrecato alla azienda che stava rientrando nella normale attività economica.

Premesso che  il  curatore, nella sua qualita’di pubblico ufficiale,ha l’obbligo della trasmissione del fascicolo alla Procura della Repubblica, i Baetta depositano oggi stesso querela per usura,estorsione chiedendo ,ai sensi del Decreto 231,la chiusura della Banca per il periodo necessario alle indagini:

si ha motivo di ritenere che i conti IN ESSERE PRESSO LA BANCA siano tutti nella stessa   situazione e se si fa chiudere una caffetteria perché non ha emesso uno scontrino, ben più grave è per una banca avere  praticato interessi usurari e avere chiesto il fallimento della vittima.

Si precisa che gli esperti della nostra associazione stanno verificando i conti con altro tipo di verifica denominata “linea capitale”che tiene conto di ogni movimento  del conto, comprese le valute differite e  la suddetta verifica genera un saldo a favore dei BAETTA, superiore a quello dell’elaborato peritale che ha esaminato gli scalari.
Viene altresì depositata istanza di accesso al Fondo di solidarietà ai sensi della legge 108/96 e dal suddetto momento,nelle more del parere del  Pubblico Ministero, sono comunque sospese tutte le attività esecutive TESE AL RECUPERO DI UN CREDITO INESISTENTE!

Ci si chiede sino a quando gli italiani potranno tollerare codesto sciacallaggio sociale che portera’ alla devastazione che non sarà ”intelligente”, bensì trascinerà chiunque, anche coloro i quali si ritengono”intoccabili”.

Che nel 2014 nessuno intervenga per impedire la reiterazione di reati gravissimi non fa che confermare che in  codesto PAESE non esiste giustizia.

Wally Bonvicini

fonte: perchiunquehacompreso.blogspot.it

domenica 19 gennaio 2014

guerra e pace




(in russo: Война и мир, Vojna i mir; nell'ortografia originale pre-riforma: Война и миръ, Vojna i mir') è un romanzo storico di Lev Tolstoj.
Pubblicato per la prima volta tra il 1865 ed il 1869 sulla rivista Russkij Vestnik, riguarda la storia di due famiglie, i Bolkonskij e i Rostov, durante la campagna napoleonica in Russia (1812). Tolstoj paragonava la sua opera alle grandi creazioni omeriche, e nella sua immensità Guerra e pace si potrebbe dire un romanzo infinito, nel senso che l'autore sembra essere riuscito a trovare la forma perfetta con cui descrivere in letteratura l'uomo nel tempo. Denso di riferimenti filosofici, scientifici e storici, il racconto sembra unire la forza della storicità, e la precisione drammaturgica (persino di Napoleone si fa un ritratto indimenticabile) ad un potente e lucido sguardo metafisico che domina il grande flusso degli eventi, da quelli colossali (come la battaglia di Borodino) a quelli più intimi.
Per la precisione con cui i diversissimi piani del racconto si innestano all'interno del grande disegno monologico e filosofico dell'autore, Guerra e pace potrebbe definirsi la più grande prova di epica moderna, e un vero e proprio "miracolo" espressivo e tecnico. "Guerra e pace" è considerato da molti critici un romanzo storico (tra i più importanti di tutte le letterature), in quanto offre un ampio affresco della nobiltà russa nel periodo napoleonico; Tolstoj stesso amava paragonarlo all'"Iliade" di Omero.
Rapportato al suo tempo, Guerra e pace proponeva un nuovo tipo di narrativa, in cui un gran numero di personaggi costituivano una trama in cui si dipanavano niente meno che i due capitali soggetti ricordati nel titolo, combinati con argomenti altrettanto vasti, quali gioventù, vecchiaia e matrimonio. Benché oggi sia senz'altro giudicato un romanzo, esso infrangeva così tante convenzioni di tale genere, che molti critici coevi non ritenevano di potervelo annoverare. Tolstoj stesso indicava nel successivo Anna Karenina (1878), il suo primo tentativo di dar vita ad un romanzo nel senso europeo.

Controversie sul significato del titolo

Le parole russe per "pace" (pre-1918: "миръ" ) e "mondo" (pre-1918: "міръ", che include il significato di "mondo" nell'accezione di "società secolare") sono omofone, e in seguito alla riforma dell'ortografia russa del 1918 si scrivono anche allo stesso modo, il che ha dato origine alla leggenda metropolitana diffusasi in Unione Sovietica che il manoscritto in principio si chiamasse "Война и міръ" (e quindi il titolo del romanzo dovesse essere correttamente tradotto come "La guerra e il mondo", oppure "La guerra e la società").
A far giustizia di un tale equivoco, il fatto che Tolstoj stesso ebbe a tradurre il titolo della sua opera in lingua francese con l'eloquente espressione "La guerre et la paix". Una parte di responsabilità di questa confusione va fatta ricadere sulla popolare trasmissione televisiva a "quiz" sovietica Čto? Gde? Kogda? (Что? Где? Когда? – Cosa? Dove? Quando?), che nel 1982 presentò come "risposta esatta" la variante semantica "società", fondandosi su un'edizione del 1913 che conteneva un refuso in una pagina isolata. L'episodio si replicò nel 2000, alimentando ulteriormente la diceria.
Per converso, esiste una poesia di Vladimir Majakovskij, composta nel 1913, denominata "Война и міръ" (cioè "міръ" quale "società"), che peraltro non ha alcuna relazione con il testo di Tolstoj.

Origine

Tolstoj intendeva inizialmente scrivere un romanzo sulla rivolta decabrista. La sua investigazione sulle cause di quei moti lo condusse a riesaminare l'invasione napoleonica della Russia del 1812 (già rammentata) e – più in generale – la complessiva storia di detta guerra.

Lingua

Sebbene la maggior parte del libro sia scritta in russo, significativi brani di dialogo – compreso l'incipit del romanzo – sono scritti in francese. Questa scelta rifletteva la realtà d'uso dell'aristocrazia russa nell'Ottocento, che usava la lingua franca delle classi colte europee, secondo i dettami della "buona società". Lo stesso Tolstoj fa riferimento a un gentiluomo russo costretto, da adulto, a prendere lezioni della sua lingua madre nazionale. Meno realisticamente, ma seguendo un consolidato uso letterario, i francesi descritti nel romanzo (Napoleone compreso) si esprimono talvolta in francese, talvolta in russo.

Introduzione alla trama

Il libro racconta la storia di alcune famiglie aristocratiche russe, e la loro reciproca interazione. Più procedono gli eventi, più Tolstoj nega ai protagonisti ogni facoltà di scelta: tragedia e felicità vengono rigidamente determinati da una sorta di fato, o – se si vuole – necessità immanente.
Il testo russo standard è diviso in quattro libri (quindici parti) e due epiloghi. Mentre approssimativamente i primi due terzi del romanzo hanno ad oggetto personaggi rigorosamente di fantasia, le ultime parti – ed anche uno dei due epiloghi – si cimentano sempre più spesso in saggi molto controversi sulla natura della guerra, del potere politico, della storia e della storiografia. Tolstoj interpolò questi saggi con il racconto in un modo che sfida la fiction convenzionalmente intesa. Alcune versioni ridotte tolsero del tutto questi saggi, mentre altre (pubblicate quando l'autore era ancora in vita) si limitarono a trasferirli in un'appendice.

Trama

Guerra e pace mescola personaggi di fantasia e storici; essi vengono introdotti nel romanzo nel corso di una soirée presso Anna Pavlovna Scherer nel luglio 1805. Pierre Bezuchov è il figlio illegittimo di un conte benestante che sta morendo di ictus: egli rimane inaspettatamente invischiato in una contesa per l'eredità del padre. L'intelligente e sardonico principe Andrej Bolkonskij, marito dell'affascinante Lise, trova scarso appagamento nella vita di uomo sposato, cui preferisce il ruolo di aiutante di campo (aide-de-camp) del generale Michail Illarionovič Kutuzov nell'imminente guerra contro Napoleone. Apprendiamo pure dell'esistenza della famiglia moscovita dei Rostov, di cui fanno parte quattro adolescenti. Fra loro, s'imprimono soprattutto nella memoria le figure di Natal'ja Rostova ("Nataša") – la vivace figlia più giovane – e di Nikolaj Rostov– il più anziano ed impetuoso. Alle Colline Bald, il principe Andrej affida al proprio eccentrico padre, ed alla mistica sorella Marja Bolkonskaja, sua moglie incinta e parte per la guerra.
Uno dei personaggi centrali di Guerra e pace è senz'altro Pierre Bezuchov. Ricevuta un'eredità inattesa, è improvvisamente oberato dalle responsabilità e dai conflitti propri di un nobile russo. Il suo precedente comportamento spensierato svanisce, rimpiazzato da un dilemma tipico della poetica di Tolstoj: come si dovrebbe vivere, in armonia con la morale, in un mondo imperfetto? Si sposa con Hélène, la bella ed immorale figlia del principe Kuragin, andando contro il suo stesso miglior giudizio. Preso dalla gelosia affronta in un duello il suo presunto rivale e malgrado non abbia mai impugnato una pistola lo vince. Si separa dalla moglie lasciandole metà del patrimonio quando in preda a riflessioni e sommerso da dubbi sulla vita incontra i massoni e ne diventa confratello. Pieno di buone intenzioni tenta di liberare i suoi contadini o servi della gleba ma viene imbrogliato dai suoi amministratori e non ottiene niente per migliorare le loro condizioni di vita, tenta anche di migliorare i suoi fondi agrari, ma in definitiva non ottiene risultati.
Il principe Andreij, la cui moglie Lise è nel frattempo morta di parto, rimane gravemente ferito durante la sua prima esperienza guerresca. Decide, in seguito a profonde riflessioni, di dedicarsi all'amministrazione delle sue proprietà; è in questo periodo che inizia a frequentare la casa dei Rostov e si innamora, ricambiato, della giovane Nataša. Amore osteggiato dal vecchio padre di lui, la cui reticenza fa decidere al principe Andrej di separarsi per un anno da Nataša, in attesa che il loro amore si consolidi.
Durante quest'intervallo Hélène e suo fratello Anatole tramano per far sì che quest'ultimo seduca e disonori la giovane e bella Nataša Rostova. Il piano fallisce in extremis; ma Andrej, venutone a conoscenza, ripudia Nataša, che cade in una profonda depressione; tuttavia, per Pierre, è causa di un importante incontro con la giovane Rostova.
Quando Napoleone invade la Russia, Pierre osserva la Battaglia di Borodino da distanza particolarmente ravvicinata, sistemandosi dietro agli addetti di una batteria di artiglieria russa, ed apprende quanto la guerra sia realmente sanguinosa ed orrida. Quando la Grande Armata occupa Mosca – in fiamme ed abbandonata – Pierre intraprende una missione donchisciottesca per assassinare Napoleone, e viene fatto prigioniero di guerra. Dopo essere stato testimone del saccheggio perpetrato dai francesi su Mosca, con relative fucilazioni di civili, Pierre è costretto a marciare con le truppe nemiche nella loro disastrosa ritirata. Successivamente viene liberato da una banda russa che sta conducendo un'incursione. Sua moglie muore durante gli ultimi penosi sussulti dell'invasione napoleonica e Pierre si riavvicina a Nataša mentre i russi vincitori ricostruiscono Mosca. Pierre conosce finalmente l'amore e sposa Nataša, mentre Nikolaj sposa Mar'ja Bolkonskaja. Andrej, innamorato anch'egli di Nataša, rimane ferito nel corso dell'invasione napoleonica ed alla fine muore dopo essersi ricongiunto a Nataša prima della fine della guerra.
Tolstoj ritrae con efficacia il contrasto tra Napoleone ed il (già ricordato) generale russo Kutuzov, sia in termini di personalità, sia sul piano dello scontro armato. Napoleone fece la scelta sbagliata, preferendo marciare su Mosca ed occuparla per cinque fatali settimane, quando meglio avrebbe fatto a distruggere l'esercito russo in una battaglia decisiva. Kutuzov rifiutò di sacrificare il proprio esercito per salvare Mosca: al contrario, dispose la ritirata e permise ai francesi l'occupazione della città. Una volta dentro a Mosca, la Grande Armée si disperse, occupando abitazioni più o meno a casaccio; la catena di comando collassò, e (ineluttabilmente, a giudizio di Tolstoj) ne derivò la distruzione di Mosca a causa di un incendio.
Tolstoj spiega che ciò era inevitabile, perché quando una città costruita in buona parte in legno è lasciata in mano a stranieri, che naturalmente cuociono cibi, fumano pipe e tentano di scaldarsi, necessariamente si attizzano dei focolai. In assenza di un qualche servizio antincendio organizzato, questi roghi avrebbero arso buona parte della città. Dopo gli incendi, l'esercito francese, prossimo allo sbando, tenterà di guadagnare la via di casa, subendo però la durezza dell'inverno russo e le imboscate dei partigiani locali.
Napoleone prese la sua carrozza, con una muta di cavalli veloci, e partì alla testa dell'esercito, ma la maggior parte dei suoi non avrebbe più rivisto la patria. Il generale Kutuzov è convinto che il tempo sia il suo più valido alleato: continua a procrastinare la battaglia campale, mentre in effetti i francesi sono decimati dalla loro penosa marcia verso casa. Sono poi pressoché annientati quando i cosacchi sferrano l'attacco finale, proprio mentre i francesi si trascinano verso Parigi.

Personaggi principali dell'opera

Conte Pëtr "Pierre" Kirilovič Bezuchov — personaggio principale e alter ego di Tolstoj, per quanto riguarda le sue tensioni, le sue lotte, i suoi sforzi. Uno dei molti figli illegittimi del conte Bezuchov, fu il suo discendente preferito.

Anna Pavlovna Scherer - conosciuta anche come Annette, è la padrona del salotto ove si svolgono la maggior parte delle azioni e degli incontri della nobiltà a Pietroburgo.

Famiglia Bolkonskij

Principe Andrej Nikolaevič Bolkonskij — secondo personaggio principale del romanzo, militare, aiutante di campo di Kutuzov nelle guerre napoleoniche.

Principessa Mar'ja Nikolaevna Bolkonskaja — figlia del principe Bolkonskij, è una pia donna a cui l'eccentrico padre cerca di dare una buona educazione. Sono spesso menzionati i suoi grandi occhi attenti, educati, il suo semplice volto, nonché la poca bellezza.

Principe Nikolaj Bolkonskij, padre di Andrej e Mar'ja

Principessa Elisabeta "Lisa" Karlovna Bolkonskaja - Moglie di Andrej Bolkonskij.

Amalia Evgenievna Bourienne - donna francese che viveva con i Bolkonskij, primaramente come damigella di compagnia della Principessa Mar'ja poi intima compagna del vecchio Principe Bolkonskij.

Famiglia Rostov

Conte Il'ja Andreevič Rostov — il Pater familias della famiglia Rostov; poco esperto con le finanze e generoso fino all'eccesso finisce con il rovinare irreparabilmente il patrimonio di famiglia.

Contessa Natal'ja (patronimico non noto) - moglie del Conte Il'ja Rostov, madre dei quattro bambini Rostov.

Contessa Natal'ja Il'inična Rostova (Nataša) — introdotta all'inizio del romanzo come una bella e romantica giovane ragazza, nel corso del romanzo cresce, attraverso le avversità, e raggiunge alla fine la felicità. È una cantante e ballerina compiuta.

Conte Nikolaj Il'ič Rostov — un ussaro, il figlio più grande della famiglia Rostov. Sposa la Principessa Marya Bolkonskaya e da lei ha diversi figli.

Contessa Sonja Aleksandrovna Rostova (vero cognome non noto) — cugina orfana dei figli Rostov Vera, Nikolaj, Nataša e Petja.

Contessa Vera Il'inična Rostova - la prima tra i bambini Rostov, sposa il soldato di carriera tedesco, Berg.
Petja Rostov — il più giovane figlio della famiglia Rostov. Muore giovanissimo nel corso della guerra partigiana contro le truppe napoleoniche in fuga.

Famiglia Kuragin

Principe Vasilij Sergeevič Kuragin - uomo spietato, meschino ed arrivista è determinato a ben sposare i suoi figli con esponenti della nobiltà russa, nonostante non nasconda qualche dubbio sul carattere di alcuni di essi.

Principessa Hélène Vasilievna Kuragina — Una bellissima e seducente donna, con molte relazioni, inclusa (così si diceva) quella con il fratello Anatolij.

Principe Anatolij Vasilievič Kuragin — Fratello di Helene, molto attraente, ricercatore di piacere senza regole ed amorale, è segretamente sposato e prova a rapire e fuggire con Natasha Rostova.

Principe Hippolite Vassilievich Kuragin - il più anziano e forse il "meno dotato intellettualmente" dei figli Kuragin.

Famiglia Drubeckoj

Principe Boris (patronimico non noto) Drubeckoj - un giovane povero ma aristocratico, determinato a fare la sua carriera, anche a spese dei suoi amici e benefattori, sposato con una donna ricca per aiutarlo a scalare la società.

Principessa Anna Michailovna Drubeckoja - la madre di Boris Drubeckoj.

Fëdor Ivanovič Dolochov — ufficiale, quasi psicopatico, amante di Helene, per tale è sfidato a duello dal marito di lei, Pierre, venutone a conoscenza, e rimane gravemente ferito. Successivamente rovina Nikolaj Rostov dopo che il suo proposito di matrimonio con Sonja è rifiutato. È però un dolcissimo figlio con la madre anziana ed un attento fratello con la sorella malata.

Adolf Karlovič Berg - un giovane ufficiale, che desidera ottenere (sia come prestigio che come potere) ciò che qualsiasi altro potente raggiunge. Sposa Vera Rostov.

Vasilij Denisov — amico di Nikolaj ed ufficiale, si dichiara a Natasha ma viene da questa respinto.

Platon Karataev - l'archetipo del buon contadino russo, incontrato da Pierre nel campo di prigionia.
Napoleone I - imperatore dei francesi e comandante in capo delle truppe della campagna di Russia.

Michail Illarionovič Kutuzov — comandante in capo delle truppe russe. Secondo l'interpretazione di Tolstoj, la sua lungimiranza e modestia salvano la Russia dalla invasione di Napoleone e l'intera Europa dalla minaccia napoleonica.

Osip Bazdeev — il libero massone che introduce Pierre nel suo gruppo.

Alessandro I — imperatore di Russia.

sabato 18 gennaio 2014

intossicazioni d'amore di K



La scorsa settimana mi ero ripromessa di non scrivere nulla qua così da potermi concentrare completamente su un lavoro che comunque ancora non ho finito. Avevo pensato quindi di lasciare una foto nuova e sparire per un po’ senza immaginare che avrebbe suscitato un tale interesse. E questa cosa mi ha fatto riflettere molto ma non ho voglia di tirare considerazioni in merito; sia quel che sia, chi se ne frega. Siete liberi di farlo voi ...se volete.

Contemporaneamente mi frullavano in testa tante idee per dei post; per esempio quanto spesso perdiamo di vista le cose importanti della nostra vita dando per scontato che esse ci siano per un volere quasi soprannaturale quando invece dipende sempre dal nostro impegno mantenerle vive, interessanti e intriganti, appassionate e stimolanti. Si perde il coinvolgimento e si rischia di appassire in quell’angolo dove regna una banale sicurezza che è frutto solo della nostra immaginazione. Non si ottiene mai niente senza sollecitudine e dedizione, anche a una certa età.

Un’altra delle cose che mi sono frullate per la testa è l’innegabile sensazione di quanto le donne amino troppo, citando un celebre libro degli anni settanta ancora attualissimo secondo me. Intendo quella dipendenza, assuefazione, attaccamento più o meno morboso che le donne manifestano nei confronti dei maschi. Ancor oggi, nonostante dichiarino un’arrogante sicurezza, le donne si palesano sempre di più per insicure, sofferenti, senza amor proprio, pendendo dalle labbra di un uomo per la propria realizzazione, per la propria crescita. La maggior parte dirà che non è così, qualcuna lo ammetterà senza però comprenderne fino in fondo la gravità perché non può esserci crescita e realizzazione personale che non parta esclusivamente da noi senza interferenza alcuna, tanto meno quella di un uomo. La dipendenza affettiva genera solo incomprensioni e invece di conseguire dei risultati si trasforma in sentimenti negativi che ci opprimono sempre di più.

A prima vista sembrano due argomenti dissociati il “dare per scontato” e la “dipendenza affettiva”. In realtà possono essere benissimo legati e individuabili da una parte e dall’altra in un rapporto di coppia.
E sono entrambi intossicazioni d'amore.
Non ho tempo per approfondire, se volete siete invitati a farlo voi.
Buona settimana
Kamala

divino Otelma



Marco Amleto Belelli, meglio noto come divino Otelma, è un personaggio televisivo italiano.

Belelli frequentò il liceo classico "Cristoforo Colombo" di Genova. Nel 1965 si iscrisse alla Giovane Italia (un'associazione studentesca che si rifaceva al MSI) e fondò l'Organismo rappresentativo studentesco del Liceo-Ginnasio, insieme a Diego Meldi. Nel 1967 si iscrisse alla Democrazia Cristiana, diventando dapprima delegato giovanile della sezione "Alcide De Gasperi" e poi consigliere di Quartiere. Successivamente ricoprì anche l'incarico di presidente provinciale e di consigliere nazionale di Genova del Movimento Cristiano Lavoratori (sorto da una scissione delle ACLI).
Nel 1975, si laureò in Scienze Politiche all'Università di Genova e vinse una borsa di studio del Ministero degli Affari Esteri che gli consentì di studiare presso l'Istituto per gli Studi di Politica Internazionale (ISPI) di Milano, conseguendo nel 1977 il diploma finale. Sempre nel 1975, si avvicinò al Partito Radicale, dichiarandosi sempre prossimo alle posizioni di Marco Pannella. Se ne discosterà solo una volta nel 1986, quando proporrà una mozione alternativa allo storico leader radicale. Ancora oggi è segretario dell'Associazione Radicale "Libertà è Partecipazione" di Genova e Savona.
Nel 1977, Belelli intraprese la sua carriera di mago. Con il nome d'arte di mago Otelma (ottenuto dall'inversione del secondo nome di battesimo, Amleto, e cambiato più tardi in Divino Otelma), Belelli è diventato famoso con le sue partecipazioni a varie trasmissioni televisive (fra cui Odiens, il Maurizio Costanzo Show, Porta a Porta, L'isola dei Famosi). Belelli afferma di credere nella reincarnazione, di incarnare egli stesso Dio (per cui fa uso del plurale maiestatico nelle sue apparizioni pubbliche) e di essere stato precedentemente un sacerdote di Atlantide, faraone donna d'Egitto e sacerdote romano appartenente ai Quindecemviri sacris faciundis (i custodi dei Libri sibillini). Ha spesso attaccato la Chiesa cattolica e il pontefice allora in carica, Papa Giovanni Paolo II.
Ha fondato l'ordine teurgico di Elios e la Chiesa dei Viventi, "una chiesa simbiotica, che riunisce i principî della magia e della religione" e "che già raccoglie 20mila fedeli e farà sparire o ridimensionerà tutti gli altri culti". I dati non sono però confermati. Nel 1991, fonda il partito Europa 2000. Si presentò in due collegi alle politiche del 1992, con un programma fondato sull'abolizione della legge Merlin e sulla lotta ai privilegi della classe politica. Il 10 luglio 2003 consegue la seconda laurea, in Storia, presso l'Università di Genova, con tesi sulle Teorie millenaristiche sulla fine dei tempi. Nel marzo/aprile 2004, partecipa al reality show El castillo de las mentes prodigiosas, trasmesso sulla rete televisiva spagnola Antena 3.
Nel 2005 esce con il suo primo cd ufficiale, Il CD divino, contenente 15 canzoni, tra cui Prendi la fortuna (proposta per l'edizione 2004 del Festival di Sanremo, ma poi respinta). In Italia il cd è prodotto dalla BIT Records. Otelma proporrà un'altra canzone, Vivi la vita, per l'edizione 2008 del Festival, ma verrà respinto ancora una volta. Nel 2012, partecipa al reality show di Rai 2 L'isola dei famosi, condotta da Nicola Savino e Vladimir Luxuria. Viene eliminato nel corso dell'ottava puntata con il 57% dei voti. Il 15 gennaio 2014 si laurea in filosofia all'Università di Genova, sostenendo una tesi su demoni e dei.

Procedimenti giudiziari

Evasione fiscale

Nel 1986, Belelli è stato condannato con sentenza definitiva per evasione fiscale riguardo ai compensi della sua attività di mago. Tuttavia, il 15 ottobre 2005 la sentenza è stata revocata con ordinanza del Tribunale di Trieste per intervenute modificazioni alle leggi in materia.

Circonvenzione di incapace

Nel 1987, Belelli è stato condannato con sentenza definitiva a due anni di reclusione per circonvenzione di incapace dalla Corte d'Appello di Trieste.

Pubblicità ingannevole

Il 25 luglio 1995, Giovanni Panunzio ha segnalato per "presunta ingannevolezza" all'Autorità garante della concorrenza e del mercato un messaggio pubblicitario del "Mago Otelma", apparso sul periodico Astra del luglio 1995. Il messaggio riguardava la pubblicizzazione di consulti divinatori e la commercializzazione di riti magici e talismani. Il 23 novembre 1995, l'Autorità, pur ritenendo "che la decisione di seguire i corsi di magia ovvero avvalersi delle consulenze epistolari o telefoniche del Divino Otelma [...] è necessariamente assunta per effetto di convinzioni irrazionali preesistenti, generate da superstizione e credulità e non determinata da un inganno prodotto dal messaggio", ha ritenuto altresì il messaggio "ingannevole in ordine alle caratteristiche ed agli effetti dei prodotti presentati, essendo destinato a promuovere la vendita di oggetti (talismani, pentacoli, ecc.) attraverso affermazioni tendenti ad abusare per esclusivi fini commerciali di quell'atteggiamento che il nostro stesso ordinamento definisce «credulità popolare»", deliberando pertanto "che il messaggio in questione costituisce pubblicità ingannevole [...] e ne vieta la continuazione con effetto immediato".
Il 7 marzo 2002, l'Associazione Consumatori Utenti ha segnalato per "presunta ingannevolezza" all'Autorità garante della concorrenza e del mercato un messaggio pubblicitario del "Mago Otelma", apparso sul periodico Astra del gennaio 2002. Il messaggio riguardava la pubblicizzazione di consulti divinatori, la commercializzazione di riti magici e talismani e il rilascio di titoli di "diploma o dottorato" seguenti alla frequentazione di "corsi di magia cerimoniale". Le accuse rivolte dalla Associazione Consumatori Uniti erano di omissione di informazione e di pubblicizzazione di oggetti finalizzata all'abuso "della credulità delle persone psicologicamente più deboli".
Il 14 novembre 2002, l'Autorità ha ritenuto "che il messaggio pubblicitario oggetto della richiesta di intervento risulta idoneo ad indurre in errore i consumatori ed a poterne pregiudicare il comportamento economico con particolare riferimento alle caratteristiche e proprietà degli oggetti e servizi pubblicizzati, nonché all'identità e qualificazione dell'operatore pubblicitario", deliberando pertanto "che il messaggio pubblicitario [...] costituisce [...] una fattispecie di pubblicità ingannevole [...] e ne vieta l'ulteriore diffusione". Belelli ha opposto ricorso alla delibera prima al TAR e poi al Consiglio di Stato, presso cui la vicenda è ancora pendente.

Diffamazione

Il 14 dicembre 2005, Belelli è stato condannato in primo grado dal Tribunale di Cagliari per diffamazione aggravata ed ingiuria aggravata al pagamento di una multa di 1.500 euro, alla corresponsione di una provvisionale di 5.000 euro a favore di Giovanni Panunzio, Responsabile nazionale del Telefono antiplagio, e al pagamento delle spese processuali. Belelli ha definito in due distinte puntate della trasmissione La vita in diretta Panunzio come "un mago fallito, come sua sorella" che "non avendo avuto successo, si è riciclato" come smascheratore di occultisti, accusandolo inoltre di essere stato condannato penalmente, accusa rivelatasi errata.
Il 21 settembre 2007, la Corte d'Appello del Tribunale di Cagliari ha ribaltato la sentenza, assolvendo Belelli in base all'articolo 599 del codice penale. Il giudice ha infatti stabilito che le accuse "sarebbero state pronunciate in un contesto di litigiosità reciproca".

Curiosità

Belelli si autodefinisce conte di Quistello, Primo Teurgo della Chiesa dei Viventi, Gran Maestro dell'Ordine Teurgico di Elios, Presidente Europeo dell'Ordre des Occultistes d'Europe (O.D.O.D.E.) e Nazionale dell'Ordine degli Occultisti d'Italia (O.D.O.D.I.), del Centro Italiano di Studi Astrologici (C.I.S.A.) e dell'Unione Astrologico-Occultista d'Italia (U.A.O.D.I.), Fonte di Vita e di Salvezza, Dispensatore di Verità Archetipa, Luce dei Viventi.