martedì 4 febbraio 2014

gif(f)ata


tutto ritorna



E’ incredibile come tutto continui a ritornare. Come lo scorrere delle stagioni. Come il rituale del pranzo e la cena. Come l’alba e il tramonto. Come la vita e la morte.
Ogni giorno ci carichiamo il peso di una nuova goccia di sapienza, evoluzione individuale. E io l’ho affannosamente cercata, bramata, come unica soluzione al mio malessere, come unica certezza che essa e sola mi avrebbe aperto a un nuovo stato di serenità interiore. Ma non è stata sufficiente e i cadaveri prima o poi vengono sempre a galla. Non possiamo nasconderci a lungo, pena il sacrificio della propria vita.
Oggi mi sento come 30 anni fa. Allora ero un cucciolo indifeso che si chiedeva perché, perché dovesse sobbarcarsi tanto e inutile dolore quando tutto sembrava così semplice, così naturale e logico. Cosa c’era di complicato nel voler vivere una vita semplice di amore? Peccato non amassi ancora me stessa a sufficienza, nonostante il mio ego sconfinato, unica arma e scudo per le mie deboli membra. E alla fine il mio amore l’ho riversato altrove, verso quella splendida creaturina che stava prendendo forma dentro di me e per anni ho abbandonato il ruolo di donna e amante nella convinzione che tutto questo mi avrebbe giovato. E così fu. Ero felice, mi sentivo sicura, pronta ad affrontare ogni pericolo, ogni bruttura. Per donare serenità e saggezza mi sono donata completamente. Ma poi arriva il momento del distacco e di nuovo sei sola. E ti accorgi che sei ancora bella e piena di vita e di voglie e di aspirazioni. Eppure mi sono arricchita enormemente, ma la ricchezza, si sa, non basta. E tutto ciò che non è stato risolto ritorna a farti visita, come una vecchia ferita e come il vento d’autunno. La vera paura che ho oggi è quella di non saperla affrontare, così come non la affrontai allora, e di nuovo soccombere a quello che mi pare l’ineluttabile destino del mio nichilismo spirituale.

Kamala

lunedì 3 febbraio 2014

apocalisse della Rete



Cari avaaziani, 

I ricchi del mondo, l’1% della popolazione, potrebbero essere sul punto di controllare i siti web e i servizi a cui possiamo accedere su internet per sempre. E’ l’apocalisse del Web così come lo conosciamo, che spazzerà via il sogno di un’autostrada dell’informazione libera per tutti che avevano avuto i fondatori della Rete. 
La nostra comunità è cresciuta incredibilmente intorno a quel sogno, usando il Web per combattere la corruzione, salvare delle vite e portare aiuti umanitari ai civili nei paesi nel mezzo di crisi e guerre civili. Ma gli Stati Uniti e l’Unione Europea stanno per dare a potenti multinazionali il diritto di scegliere a quali contenuti possiamo accedere rapidamente su Internet, rallentando o addirittura facendoci pagare per tutto il resto. La possibilità, per Avaaz, di mostrare al mondo le immagini girate dai cittadini-giornalisti siriani, o di lanciare campagne per salvare il nostro pianeta, è in assoluto pericolo. 

Da entrambe le parti dell’Atlantico si stanno prendendo decisioni cruciali in questo momento. E molti esperti di nuove tecnologie, attivisti per la libertà di espressione e le aziende più lungimiranti del web hanno deciso di opporsi a questa possibilità. Se ci uniamo a loro a milioni, e subito, possiamo creare la più grande mobilitazione di sempre in difesa della libertà e della democrazia di Internet. Firma ora e diffondi ovunque puoi questo appello

http://www.avaaz.org/it/internet_apocalypse_pa_eu/?bLYfgcb&v=34987 

Fino ad oggi, ogni passo in avanti della Rete era un beneficio per tutti - se aumentava la velocità di trasmissione dei video in streaming per le reti TV ultraconservatrici della Fox di proprietà del magnate Rupert Murdoch, lo stesso miglioramento era a disposizione dei mezzi di informazione indipendente per trasmettere quanto accadeva per le strade in Ucraina, Siria o Palestina. Per i politici, questa era la neutralità della rete, e negli Stati Uniti esistevano leggi fatte per proteggerla: fino a che, qualche settimana fa, un tribunale le ha stroncate. Ora il Parlamento Europeo minaccia di approvare un regolamento che consentirebbe ai fornitori di accesso ad Internet il diritto di chiudere in recinti il web e controllare quello che vediamo, rallentando o addirittura facendoci pagare per l'accesso ai siti da cui non possono trarre profitti. 

Ma noi possiamo fermare tutto questo. Innanzitutto, presentandoci con un numero impressionante di firme da tutto il mondo all'incontro pubblico che si terrà oggi negli Stati Uniti per decidere se ristabilire le leggi in difesa della libertà di Internet. Dopodiché, scatenando un team di esperti lobbisti sul Parlamento Europeo, per garantire che le sue commissioni ascoltino la richiesta di noi cittadini. Questo sarà il primo grande passo di cui abbiamo bisogno per vincere le importanti battaglie che ci aspettano nei prossimi mesi. 

Grandi fornitori di accesso ad Internet come Verizon e Vodafone stanno facendo forti pressioni per creare un “Internet dei ricchi”. E senza una imponente reazione dei cittadini, potrebbero farcela, e mettere così in pericolo tutto il lavoro della nostra comunità. La maggior parte di quello che è “Internet” si trova negli USA o in Europa, quindi questa battaglia interessa tutti noi. Non c’è tempo da perdere. Clicca qui sotto per far sentire la tua voce: 

http://www.avaaz.org/it/internet_apocalypse_pa_eu/?bLYfgcb&v=34987 

Quando la nostra comunità era grande meno della metà di quello che è oggi, ci siamo ribellati e abbiamo contribuito ad affossare il trattato ACTA e abbiamo fermato le leggi bavaglio ad Internet SOPA/PIPA. Ora siamo ancora più forti. Tutti insieme possiamo farci ascoltare e far sì che quello che ci permette di comunicare e lottare assieme rimanga libero e aperto. 

Con speranza e determinazione,

Pascal,
 Emma, Dalia, Luis, Emilie, Luca, Sayeeda e tutto il team di AvaazFONTI:

La sentenza Usa contro la neutralità della rete: un terremoto (Corriere della Sera)
http://estory.corriere.it/2014/01/18/la-sentenza-usa-contro-la-neutralita-della-rete-un-terremoto/

Save the Internet
http://savetheinternet.eu/it/
Neutralità della Rete, cosa cambierà per gli Usa (Wired)http://www.wired.it/attualita/tech/2014/01/15/neutralita-rete-usa-italia/

USA, la neutralità della Rete decade in tribunale (La Stampa)
http://www.lastampa.it/2014/01/15/tecnologia/usa-la-neutralit-della-rete-decade-in-tribunale-aqX46bPbH1Gs8TO59fNJ8K/pagina.html

Telecomunicazioni, il mercato unico europeo cancella la neutralità della Rete? (Wired)
http://daily.wired.it/news/politica/2013/09/12/pacchetto-ue-kroes-mercato-telecomunicazioni-452628.html


fonte: avaaz.org

Philip Seymour Hoffman



è stato un attore e regista statunitense.

Appassionato di recitazione fin da ragazzo, segue corsi di arte drammatica a New York, diplomandosi nel 1989. Esponente del cinema indipendente, debutta nel 1991 con la partecipazione a Triple Bogey on a Par Five Hole. Notato dalle grandi case di produzione cinematografica di Hollywood, viene chiamato per un ruolo in Scent of a Woman - Profumo di donna, del 1992. Negli anni successivi è protagonista di diversi film di grande successo, quali Boogie Nights, Il grande Lebowski, Happiness, Magnolia, Il talento di Mr. Ripley, Quasi famosi, Ubriaco d'amore, Red Dragon e La 25ª ora. Attivo anche a teatro, si aggiudica un Tony Award quale miglior attore da palcoscenico del 2000.
Nel 2005 la sua interpretazione di Truman Capote nel film Truman Capote - A sangue freddo lo consacra come uno dei massimi esponenti della cinematografia mondiale. Per questa interpretazione si aggiudicherà diversi premi internazionali, tra cui l'Oscar al miglior attore protagonista e il British Academy of Film and Television Arts. Successivamente viene nominato all'Oscar al miglior attore non protagonista per tre volte: nel 2008 per La guerra di Charlie Wilson, nel 2009 per Il dubbio e nel 2013 per The Master.
Nel 2010 esordisce alla regia con Jack Goes Boating.
Il 2 febbraio 2014, all'età di 46 anni, Philip Seymour Hoffman viene trovato morto nel suo appartamento di New York, probabilmente a causa di una overdose di eroina. L'attore secondo alcuni fonti sarebbe stato ritrovato con la siringa ed il laccio emostatico ancora nel braccio.

Vita privata

Hoffman era unito da una relazione sentimentale alla costumista Mimi O'Donnell, conosciuta nel 1999 in Arabia Saudita sul set dell'opera teatrale We'd All Be Kings da lui diretta. Dall'unione sono nati tre figli, Cooper Alexander (2003), Tallulah (2006), Willa (2008).

fraudolenza ab origine

Fraudolenza Ab Origine.

Sempre rimanendo in tema: Quanto ci tengono al nostro malessere?
Fraudolenza Ab Origine

La differenza è solo percettiva e legata al tipo di abitudini sociali (necessità polarizzate) in vigore. Le “facce” esistono sempre allo stesso Tempo, ma le singolarità sono in grado di agganciare (sintonia), quella che “meglio le rappresenta in quel momento”, semplificando questa coesistenza attraverso un ordinamento "coerente" (con la propria frequenza e col segnale di aggancio) multi stratificato (gerarchia) delle “facce/possibilità” insite nella configurazione atomica/energetica.
Gli stati sovrapposti sono tre, mentre nelle 3d… risultano evidenziati/osservati, solo due, corrispondenti alla polarità, con esclusione dello “stato neutro” o ricombinante gli estremi.
Le attuali 3d sono polarizzate sulla "mancanza", da cui dipende la “necessità”: segue 


<---Renzusconi
Mentre scrivo queste note si svolgono le primarie del Pd. Un fenomeno solo italiano. Voteranno per i tre candidati in corsa tutti coloro che vorranno, dopo aver versato una piccola somma. È la prima volta nella storia mondiale dei partiti in cui un segretario di partito viene eletto da iscritti e non iscritti, financo da persone che non condividono le idee dei candidati. Ciò nonostante votano, certi di dare in questo modo un contributo alla visione che hanno della dislocazione delle forze politiche in campo a livello nazionale. È il voto non per qualcuno ma contro qualcun altro. Fenomeno che di solito accade nelle votazioni politiche, ma che non è mai avvenuto nella dinamica interna alla definizione delle cariche di un partito. Altro primato italiano. - See more  


fonte: fintatolleranza.blogspot.it

sabato 1 febbraio 2014

Marnie



è un thriller psicologico del 1964 diretto da Alfred Hitchcock.

Trama

Marnie è una giovane donna psicologicamente labile e frigida a causa di un grave trauma subito da bambina. Di una bellezza gelida, è scontrosa, travagliata e fragile allo stesso tempo. È inoltre una bugiarda e una ladra: presentandosi con aspetto aristocratico, integerrimo ed elegante, si fa assumere in aziende come segretaria e poi deruba le casseforti fuggendo con il denaro e rendendosi introvabile.
Mark Rutland, giovane industriale vedovo e proprietario di una grande azienda editoriale, la nota quando la vede lavorare come segretaria presso l'ufficio di un suo amico d'affari, ma la donna, dopo aver rubato i soldi tenuti in cassaforte, si rende irreperibile. In albergo sciacqua via la tintura con cui si scuriva i capelli, cambia look e vestiti facendo perdere le proprie tracce, tornando in visita dalla madre cui è molto legata, sia per il senso di colpa verso la donna che è zoppa ormai da molti anni, sia perché è quasi assoggettata dalla sua rigida morale, che critica finanche il colore biondo dei suoi capelli.

Rutland incontra di nuovo casualmente Marnie proprio presso l'ufficio personale della sua società dove la donna si è presentata come aspirante segretaria e la fa assumere dietro il parere contrario del direttore. Nel frattempo Marnie, dopo pochi giorni di lavoro, in cui ha avuto occasione di osservare dove si trova la chiave e la combinazione della cassaforte aziendale, si impadronisce del denaro in essa custodita fuggendo.
Eccezionale la sequenza in cui Marnie, appena effettuato il furto nell'azienda deserta (fuori dell'orario di lavoro) in cui lei si era nascosta, si accorge della presenza della donna delle pulizie che sta lavando i pavimenti. Marnie si toglie le scarpe per non far rumore infilandole nel suo cappotto, ma mentre si avvia furtivamente verso l'uscita, una di queste le cade fragorosamente a terra nel silenzio generale.... Marnie si volta impietrita verso la donna delle pulizie, la quale intenta nel suo lavoro non ha udito nulla perché sorda.
Mark ormai invaghito della donna e intuito cosa sia avvenuto, preleva subito del denaro che reintegra nella cassaforte aziendale e si mette poi alla ricerca di Marnie; la trova presso un maneggio di cavalli dove lei tiene il suo amato destriero Florio e prima che lei possa scappare la ricatta: se lo sposerà lui non la denuncerà e anzi coprirà gli ammanchi provocati dai suoi furti precedenti, convincendo i malcapitati a non sporgere denuncia ed evitandole così di finire in prigione. Marnie accetta anche se non ricambia i suoi sentimenti.
Durante la crociera per la luna di miele, oltre alla sua già evidente cleptomania, Mark scopre che Marnie ha il terrore di qualunque contatto fisico con gli uomini. La mattina dopo la loro partenza lei tenta il suicidio gettandosi nella piscina della nave e lui la salva appena in tempo. Alla domanda di Mark: "Perché non ti sei buttata in mare?", Marnie risponde: "Io volevo uccidermi, non ingrassare quei maledetti barracuda".
Tornati dopo la crociera, Mark le fa arrivare a casa l'amato Florio, ma la situazione precipita durante una battuta di caccia, allorché Marnie alla vista del colore rosso di una giacca di un partecipante, perde il controllo di sé e si lancia in una corsa impazzita che culmina con l'azzoppamento di Florio, che lei stessa è costretta ad uccidere con un colpo di pistola.
Marnie ha infatti il terrore dell'accostamento del colore bianco con il rosso e dei temporali. Soffre di incubi in cui rivive il triste ricordo dell'infanzia quando la mamma la svegliava di notte e la faceva uscire dal caldo letto in cui dormivano per ricevere il marinaio di turno. Per poter mantenere lei e la bambina, la donna era costretta a prostituirsi. Durante uno di questi episodi la bambina, sola e infreddolita, fu traumatizzata per l'appunto da un temporale.
Mark cerca di scoprire la ragione dei disturbi psicologici di Marnie e scopre, con l'aiuto della cognata (Diane Baker) segretamente innamorata di lui, che la madre di Marnie, al contrario di ciò che lei gli aveva detto, è viva e vive a Baltimora. Grazie ad un investigatore privato viene a sapere l'indirizzo della donna e la sua triste storia di quando un giorno uccise un marinaio, suo cliente, che l'aveva aggredita rompendole una gamba sotto gli occhi della figlia.
Mark trascina quindi Marnie a casa della madre, solo un confronto e una chiarificazione tra le due donne potrà sbloccare la mente di Marnie. Nel frattempo scoppia un temporale e questo, insieme all'ambiente familiare, rievoca in Marnie l'incubo represso. La sua voce assume allora il timbro dell'allora bambina di cinque anni e, incalzata dalle domande di Mark, rievoca la storia: per difendere la mamma dal marinaio, lo uccise con un attizzatoio del camino, urlando poi alla vista del sangue rosso sulla divisa bianca. La madre riuscì poi a far credere di essere stata lei a compiere l'omicidio per difendere la figlia.
E, a questo punto, la madre rivela la verità sulla nascita della bambina: all'epoca quindicenne, fu convinta da un ragazzo a fare sesso in cambio di un maglione bianco; rimasta incinta, il ragazzo scappò.
Marnie riesce a riportare alla coscienza il ricordo rimosso di quei terribili momenti e così finalmente a guarire.
Il film finisce quando Marnie sulla soglia della casa materna dice a Mark: "Oh Mark, io... io non voglio andare in prigione, voglio restare con te" e Mark replica: "Davvero amore?".

Produzione

Universal Release.

Soggetto

Il film è basato su un romanzo di Winston Graham.

Sceneggiatura

Il film è sceneggiato da Jay Presson Allen, allora famosa per il successo riscosso nel suo adattamento teatrale di The Prime of Miss Jean Brodie di Muriel Spark. Hitchcock voleva per la sceneggiatura una donna perché la storia fosse scritta da un punto di vista femminile, rinunciando a Joseph Stefano, suo sceneggiatore in Psyco, che aveva cominciato l'adattamento prima della produzione de Gli uccelli ma che in quel momento non era libero e a Evan Hunter, a cui affidato il lavoro dopo la rinuncia di Stefano.

Cast

Per il ruolo principale Hitchcock pensava a Grace Kelly, attratta dall'idea di ritornare sul set e lavorare ancora per Hitchcock. L'attrice dovette tuttavia rifiutare: il suo matrimonio con il principe Ranieri la costrinse a tener conto dell'opinione del popolo monegasco, che non approvava un suo ritorno sullo schermo in un ruolo tanto estremo.
Dopo aver valutato altre possibilità, il regista decise di offrire la parte a Tippi Hedren, con la quale aveva lavorato ne Gli uccelli. La produzione di quel film (1963) era stata difficile ma tutto sommato positiva, invece con Marnie i rapporti tra regista e protagonista arrivarono ad un punto tale che i due si parlavano solo tramite interposta persona. Motivo del dissidio la tendenza del regista a voler controllare tutti gli aspetti della vita dell'attrice, compresa la sfera privata; sembra che Hitchcock si fosse innamorato della bella e affascinante bionda, senza però essere corrisposto.

Per il ruolo maschile fu scritturato l'attore Sean Connery. Preoccupato di interpretare una variazione del ruolo di James Bond per cui era diventato famoso, chiese di visionare la sceneggiatura; alla risposta che nemmeno un attore famoso come Cary Grant avrebbe mai fatto una richiesta simile per girare un film con Hitchcock, lui rispose semplicemente: «io non sono Cary Grant».
Tra gli interpreti è presente anche la futura attrice di Febbre d'amore: Melody Thomas Scott (qui accreditata come Melody Thomas), nel ruolo di Marnie bambina (che compare in alcuni flashback).

Musica

La colonna sonora è di Bernard Herrmann, l'ultima scritta da questi per Hitchcock.

« Anche dal punto di vista della colonna sonora, Hermann non lesina il suo talento: "furibonde accensioni romantiche, grandi vortici melodici e l'orchestra che, distendendosi in tutto il proprio fasto strumentale, ci restituisce, amplificate, le ossessioni di Marnie. (Roberto Pugliese). »

(Bruzzone-Caprara, I film di Hitchcock, p. 258)

Fotografia

Robert Burks, al suo ultimo lavoro per Hitchcock (morirà tragicamente poco tempo dopo, insieme alla moglie, nell'incendio della loro casa), utilizza i colori in modo simbolico: il rosso che si collega al trauma e al terrore che assale Marnie, il bianco e il verde che acquisiscono quasi un valore "terapeutico".

Accoglienza

Dopo un decennio di successi, questo film fu contestato dalla critica in modo esplicito e quasi unanime. Fu un moderato successo al botteghino, incassando 7 milioni di dollari con un budget di 3 milioni. Marnie è stato il 22° film di maggiore incasso del 1964.

Critica

Il critico Leonard Maltin ha affermato che Marnie affrontava un argomento troppo pruriginoso per aver successo negli anni sessanta.

Un grande film malato

Scrive François Truffaut:

« Marnie fu un insuccesso cocente e nello stesso tempo un’opera appassionante, che rientra nella categoria dei “grandi film malati”.
[…] Un’impresa ambiziosa che ha sofferto per errori di percorso: una sceneggiatura impossibile da girare, un cast inadeguato, delle riprese avvelenate dall’odio o accecate dall’amore, uno scarto molto forte tra intenzione ed esecuzione, un impantanarsi non percepibile o un’esaltazione ingannatrice. Evidentemente la nozione di “grande film malato” si può applicare soltanto a grandissimi registi, a quelli che hanno dimostrato in altre circostanze di poter raggiungere la perfezione. »

(François Truffaut, Il cinema secondo Hitchcock, p.272)

La mancanza d'amore

Donald Spoto:

« Tuttavia Marnie, a distanza di anni, ha un fascino intimo e particolare, unico nella produzione artistica di Hitchcock. La sua mancanza di strutturazione e la sua impostazione onirica quasi allucinatoria suscita nello spettatore l'empatia con le sue emozioni straziate. Diversamente da qualsiasi altra sua opera, questo film è costellato di aperte richieste d'affetto. "Perché non mi vuoi bene mamma?" chiede Marnie in una delle prime scene. "Mi sono sempre chiesta perché non mi vuoi bene." »

(Donald Spoto, Il lato oscuro del genio, p. 603.)

Effetti speciali

Gli effetti speciali della pellicola, specialmente le matte painting e le retroproiezioni, furono criticati come poco convincenti.

« Marnie è una delle opere più controverse di Hitch: i suoi ammiratori sono divisi a metà fra chi lo considera uno dei suoi capolavori e chi invece lo giudica verboso, vecchio stile e trasandato. Gli argomenti di coloro che sono contrari al film si basano in larga misura - al di là del generale e comprensibile disagio che il film stesso suscita, perché comunque turba molto lo spettatore - su alcuni effetti speciali di grande banalità (come la scena in cui Marnie cavalca) e su alcuni fondali dipinti, teatrali e artificiosi, soprattutto quello della strada dove abita la madre di Marnie. Hitch aveva voluto ricreare l'effetto irreale di sogno che aveva visto due o tre volte nella sua vita - a Southampton e poi a Wellington in Nuova Zelanda - di navi che incombono in modo surreale sui tetti delle case, senza alcuna traccia evidente del mare che dia loro una plausibilità o una prospettiva.

(John Russell Tasylor, Hitch, pp. 345-346.)

Cameo

Hitchcock fa la sua solita comparsa quale cliente dell'albergo che ospita Marnie mentre esce da una camera e guarda la protagonista, per poi guardare direttamente verso la macchina da presa per pochi secondi.

mostro troika


''LA TROIKA E' COME CERBERO, IL CANE A TRE TESTE CHE CUSTODIVA LE PORTE DELL'INFERNO'' (THE ECONOMIST, LONDRA, OGGI)


Continuano le critiche, di metodo e di merito, che dal 2012 ad oggi stanno accompagnando l’applicazione del memorandum con cui la troika ha “salvato” la Grecia e il suo buco strutturale finanziario. Critiche a cui, oggi ,si aggiunge anche l’Economist, che definisce la troika il cane e tre teste che spedisce l‘Ellade negli inferi.


"La troika è come Cerbero - scrive l'Economist in prima pagina -  il cane a tre teste della mitologia greca che custodiva le porte degli inferi, osserva l’Economist. E aggiunge che i creditori internazionali (Bce, Ue e Fmi) condannano il Paese ad un mondo sotterraneo economico paragonato agli inferi. “In qualità di custode degli istituti di credito, la Troika non sarebbe mai amata”, scrive, annotando che per l’ennesima volta si tratta di un ruolo messo in discussione, come dimostra l’indagine avviata dalla Commissione Europea proprio sull’operato della troika. E si chiede: “La troika è il mostro che mangia la carne dei paesi presumibilmente salvati? E chi controlla il mostro?”

I primi a sollevare i dubbi sulla bontà dell’operazione salvataggio erano stati alcuni dirigenti del Fmi, che nel dicembre del 2012 in un report ufficiale, avevano osservato come le previsioni sulla capacità di Atene di far fronte ai propri impegni, fossero state troppo ottimistiche. Ma non fu preso in considerazione, anzi, da quel momento prese avvio una sorta di contrasto interno alla troika, con il Fondo da un lato a pungolare rilievi e numeri di Bce e Ue che apparivano approssimativi.

Ma al di là del fatto che la troika non sia ben vista in Grecia, quindi con un substrato sociale pronto alle barricate (come dimostrano le indagini sul nuovo terrorismo, dopo l’evasione di un appartenente alla brigata del “17 novembre“) è la discrasia tra cura imposta al paziente ellenico e reali progressi a colpire. Con un Paese che se da un lato, per la prima volta in sei anni, nel 2014 potrebbe essere fuori dalla recessione, sconta dall’altro un massiccio impoverimento del ceto medio, con un taglio drastico a diritti e welfare, con reparti oncologici che chiudono drammaticamente i battenti, con aziende che fuggono all’est, mentre i grandi evasori restano impuniti e non si scorge l’ombra di una politica industriale che valorizzi le potenzialità locali. In Grecia negli ultimi trent’anni si è avviata una imponente direttrice di importazioni, che ha condotto a far giungere nell’Egeo anche cotone e olio, due elementi presenti in loco da millenni.

La troika intanto taglia anche i farmaci salvavita ai greci. Con decisione del Ministro della Salute ellenico, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale, quindi su imposizione del memorandum della troika che taglia fondi alla sanità, i medici dovrebbero prescrivere nel 2014 per i pazienti ricette per un valore inferiore al 20% rispetto al 2013. Ciò significa semplicemente che, se un oncologo, o medico specialista o neurologo aveva nel 2013 un tot di plafon per i pazienti, dovrebbe nel 2014 concedere loro meno o trattamenti meno costosi. Il sistema ad esempio non consentirà a un oncologo di prescrivere una chemio terapia se nel frattempo il budget sarà stato superato. Con la protesta veemente dell’Associazione Nazionale Tumori Kefi e delle opposizioni parlamentari che annunciano il contrasto al decreto".

Questo, l'articolo scritto dall'Economist e NON ripreso da alcun quotidiano italiano. Quando invece l'Economist pubblicò articoli contro Silvio Berlusconi, trovò spazio in prima pagina di tutti i principali giornali del Paese, a partire da Repubblica e Corriere della Sera. Che schifo. 

Fonte notizie: formiche.net

fonte: terrarealtime.blogspot.it