mercoledì 7 dicembre 2016

la porta blindata che ci separa dalla realtà


Una pacifica tribù globale grazie alla tecnologia


Una delle più comuni critiche che si fanno alla vita degli uomini preistorici o non civilizzati è quella delle faide tribali. Anche se ci sarebbe molto da scrivere in proposito e verificare quante di queste faide siano endemiche e inerenti a quelle società, e quante in realtà siano state innescate dal contatto con l’uomo civilizzato che ha mutato gli equilibri delle zone in cui ha messo piede, facciamo finta che l’uomo non civilizzato abbia davvero questa mancanza: il vedere SOLO la sua tribù come una famiglia e tutte le altre come possibili nemici.
Dopo questa (già fallace) premessa, di solito l’argomentazione successiva è quella di cercare di dimostrare che invece l’uomo civilizzato, grazie alla tecnologia, si è globalizzato e ha (potenzialmente) messo in contatto tutti gli uomini su questo pianeta fornendoci la possibilità di diventare un’unica grande “tribù” con conseguente prosperità, pace e amore globali.
Diciamo la verità, le capacità tecniche di connettere tutti gli uomini esistono, ma la realtà è ben differente da quella romanzata appena descritta. Più che una umanità unita in “una sola tribù”, vediamo un mondo fatto da infinite tribù divise in stati, generi, classi sociali, famiglie, ecc. per ognuna delle quali esiste un conflitto.
Le cosiddette faide tribali non sono state assolutamente disinnescate dalla civilizzazione, anzi, sono  aumentate esponenzialmente mettendo in conflitto addirittura persone vicine, di fatto “della stessa tribù”, separate e portate a competere dalla civiltà stessa e dalle regole su cui si basa, arrivando a creare un moderno tribalismo dalle conseguenze ben peggiori rispetto a quelle (anche ingigantite) dell’uomo non civilizzato che non era certo solito recintare, dividere, distruggere l’ambiente in cui viveva, competere con il proprio vicino, creare eserciti, soggiogare e schiavizzare, torturare, incarcerare…
Di fronte a questa argomentazione l’ultima linea di difesa alla civiltà ed alla tecnologia come mezzo per arrivare ad una “tribù globale”, è indicare come responsabili del loro fallimento e delle estreme divisioni che vediamo oggi, solo alcuni aspetti, quelli divenuti ormai palesemente negativi e deleteri come il capitalismo e la competizione economica.
In pratica la linea di difesa è affermare che questa “globalizzazione tribale” non funziona solo perché esiste un sistema economico competitivo, mentre la tecnologia che ci mette in contatto, di per sé e al netto della competizione economica, potrebbe davvero regalarci lo status di “tribù globale” con annessi e connessi.
C’è un grosso problema in questa affermazione: le tecnologie che ci hanno permesso di connetterci tra noi, mettendo in comunicazione anche chi vive in due parti opposte del globo, è essa stessa frutto di una separazione profonda. Senza aver schiavizzato altri popoli in passato, senza il ricatto economico nel presente, senza la predazione selvaggia della terra per ottenere le preziosissime risorse, senza il deturpamento di interi habitat, l’uccisione e l’abuso di animali usati come test, senza lo sfruttamento comunque di qualcuno, non ci sarebbe e non ci sarebbe mai stata alcuna tecnologia. Ogni oggetto tecnologico intorno a noi è frutto di processi produttivi e, ripercorrendo a ritroso questo processo, si finisce inevitabilmente al capezzale della miniera in cui il piccolino scava a mani nude, con il fucile del soldato puntato sulla schiena o si finisce fatalmente al centro di una foresta che non c’è più, o in fondo ad un oceano che non ha più i suoi coralli. Il costo della tecnologia che produciamo è altissimo, direi inestimabile. Eppure, a giudicare dagli scontrini, la tecnologia sembra sempre piuttosto economica, solo perché il vero costo, in questo momento, lo sta pagando qualcun altro lontano da noi, o altri soggetti che non hanno voce. Ma anche la parte privilegiata di questo mondo che utilizza le tecnologie paga caro parte di quel costo nascosto in termini di de-umanizzazione, meccanizzazione del pensiero, stress e malattia.
Inoltre, la tanto millantata unione che la tecnologia ci pone dinnanzi, a guardarla a mente lucida, altro non è che un insieme di esseri umani rinchiusi in loculi di cemento omologanti che chiamiamo case, che digitano spasmodicamente il proprio malcontento, la propria solitudine, la propria vanità, il proprio ego su tastiere di plastica o su un display.
immagine1La comunicazione, in questo senso, sembra apparentemente amplificata, potenziata, globalizzata, ormai i traduttori on line permettono di superare ogni barriera linguistica. Di fatto però, abbiamo dimenticato come si percepisce chi abbiamo di fronte, abbiamo dimenticato il “sentire” chi abbiamo di fronte, il percepirne i bisogni immediati, il percepirne lo stato d’animo, e persino (al contrario di quanto accadeva agli uomini non civilizzati) il guardarlo negli occhi.
Guardiamo un telegiornale pensando che quella sia la realtà che ci circonda, ci pensiamo in contatto con la notizia, ci sentiamo in quel luogo, accanto alle vittime e ci convinciamo di sapere cosa sia davvero accaduto. Guardiamo un documentario e pensiamo di essere in quella savana, pensiamo di conoscere ogni segreto della leonessa che va a caccia, sappiamo a che velocità corre, a quanti mesi i suoi cuccioli saranno svezzati, ma nessuno sa che odore hanno, nessuno sa che rumore fanno i suoi passi, nessuno è stato veramente lì. Chattiamo con persone sconosciute al di là dell’oceano, illusi di avere un vero dialogo, come lo avremmo con una persona di fronte a noi, ma non possiamo avvertire il ritmo del suo respiro, lo sguardo, la gestualità.
immagine2Pensiamo quindi di essere più informati, ma siamo solo pieni di frammenti di nozioni; pensiamo di poter esperire e conoscere più luoghi, ma non è tanto diverso rispetto a vederli in cartolina; pensiamo di comunicare con più persone, ma lo facciamo solo per finta. Pensiamo di fare tutte queste cose veramente, ma è solo un gioco virtuale perché ad ognuna di queste esperienze mancano dei tasselli fondamentali e questa mancanza le rende tutte finte.
Nessuno vive più esperienze dirette. Tutto, ormai, viene filtrato dalla tecnologia. Tutto è dietro un rassicurante vetro dello schermo. Vicino, sì, ma sempre più lontano.
La tecnologia è diventata il trampolino con il quale lanciamo i nostri alter ego nel mondo virtuale. E il mondo reale, di conseguenza, si sta svuotando giorno dopo giorno della nostra presenza. Non stiamo parlando di un modo sbagliato di usare una tecnologia neutra o addirittura buona, stiamo parlando di quello che l’uso della tecnologia produce intrinsecamente nella società per il modo stesso in cui funziona, per il modo stesso in cui viene prodotta.
immagineLa tecnologia non ci connette con il resto del mondo. La tecnologia è la porta blindata che ci separa dalla realtà.
Ecco allora il paradosso: l’essere umano cerca di imitare e migliorare la sua stessa natura e la natura intorno a sé, fallendo miseramente già al primo passo che compie, perché allontanarsi dalla natura, violentarla, analizzarla, farla propria, adattarla, fare lo stesso a persone ed animali, non potrà mai portare ad alcuna connessione, ad alcuna prosperità, ad alcuna pace. Non ci si connette a ciò che si usa: lo si domina. Quello che abbiamo fatto è semplicemente tentare di connettere attraverso mezzi che separano. E tragicamente commettiamo lo stesso errore in tutti i settori che portano avanti quello che nelle nostre teste suona come “progresso” ma che in realtà è solo un rotolare giù da un dirupo dopo un inciampo, un passo falso che non abbiamo il coraggio di ammettere di aver compiuto.
Fonte tratta dal sito .
fonte: https://wwwblogdicristian.blogspot.it

Gesù ucciso per crocifissione dai Giudei nel 68 d.C.



Sembra che essere razzista sia qualcosa di negativo, vi dico invece che è esattamente il contrario. La nostra razza proviene da quell'impero romano che portò la civiltà in tutta l'area del mediterraneo e nella quasi totalità dell'Europa. Una sorta di antica globalizzazione dove però si costruivano strade, monumenti, sistemi idrici e fognari, e palazzi al posto di fatiscenti abitazioni. La globalizzazione attuale invece è sotto l'egida dei banchieri sionisti che sin dai tempi dell'impero provarono a prendere il potere attraverso l'usura, tanto che lo stesso Gesù, romano e di sangue imperiale, sbaraccò i tavoli dei cambiavalute giudei. Le multinazionali sono sotto il loro controllo, cosi hanno deciso di far invadere i nostri stati da clandestini per generare future guerre tra poveri che dovranno lavorare per pochi spiccioli. Hanno generato la crisi attraverso la moneta debito, grazie ai politici corrotti che hanno venduto loro la sovranità monetaria. Hanno finanziato entrambi le fazioni nelle guerre da loro volute, compresa prima e seconda guerra mondiale, quando dichiararono nel 1933 guerra alla Germania di Hitler che aveva osato stampare certificati in cambio di ore di lavoro, uscendo così dal perverso meccanismo di potere del denaro che questi usurai controllavano sin dalla nascita della banca d'Inghilterra. Popolo italiano, non basta votare NO, andiamo oltre riprendendoci la nostra patria e processiamo banchieri e traditori politici che ci hanno venduto nelle loro mani. Non permettiamo che i nostri figli diventino loro schiavi. La storia l'hanno scritta loro, i sionisti che hanno generato guerre di potere sin dalla rivoluzione francese. Noi produciamo ricchezza con il nostro lavoro, loro sono solamente parassiti che vanno messi nelle condizioni di non nuocere.40 famiglie di banchieri sionisti comandano la quasi totalità del pianeta creando dal nulla denaro carta straccia da cui tutti si fanno corrompere senza un minimo di dignità e mettendo in pericolo la libertà delle generazioni future. Votiamo no e liberiamo il paese dai clandestini, banchieri, sionisti e politici corrotti.

Alessandro De Angelis

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Segue articolo

Gesù ucciso per crocifissione dai Giudei nel 68 d.C. Le sconvolgenti prove e i motivi


Riassumiamo le sconvolgenti scoperte, storicamente documentate, che ci hanno permesso di scoprire che Gesù non era ebreo, ma di sangue tolemaico in quanto nipote di Cleopatra e imperiale romano, legato a stretti vincoli di parentela a tutta la gens Giulio Claudia con Cesare Augusto zio, e Claudio e Nerone cugini. Ci hanno raccontato che fu crocifisso dai romani nel processo con Pilato quando sono stati invece i Giudei a crocifiggerlo nel 68 d.C., un Gesù che li attaccava dicendogli “razza di serpenti” “adoratori del diavolo”, che sbaraccò i tavoli dei cambiavalute usurai nel Tempio di Gerusalemme e che infine li espulse da Roma, quando sotto suo cugino l’imperatore Claudio, era nell’urbe. Un Gesù antigiudeo che rischia di minare l’aberrante patto di non belligeranza tra chiesa e giudei, con quest’ultimi che sanno che Cristo si salvò dal processo sotto Pilato e che furono loro ad ucciderlo nel 68 d.C. e il vaticano che sa che lo Yahweh della Bibbia altri non era che il dio egizio Aton-Adonay che fu promosso a capo del pantheon degli dei egizi proprio da Mosè, alias Tuthmosè e da suo fratello Akhenaton.

Siamo partiti da Maria Boeto, moglie di Erode il Grande, per scoprire che tutti i personaggi della casata Boeto sono gli stessi personaggi dei vangeli, compreso Gesù che nel 62 d.C. sposerà sua zia Marta Boeto, sorella di Maria dei vangeli e moglie di Erode, e con le stesse relazioni di parentela. Oltre a Gesù, Maria e Marta, troviamo inoltre, Simone, Anna, Elisabetta, Giovanna, Lazzaro, nicodemo ed altri. Ma vediamo le falsificazioni fatte per coprire le identità di Gesù al fine di non farlo riconoscere, giochetto riuscito per quasi 2000 anni.

Lo storiografo Tito Giuseppe Flavio scrisse due libri importantissimi, Guerra Giudaica e Antichità Giudaiche. In questo passo di Guerra Giudaica sta raccontando della lotta a Gerusalemme tra gli zeloti, frangia oltranzista combattente del popolo giudaico e il popolo di Gerusalemme, vessato dalle loro angherie, tanto che Anano e Gesù furono costretti a chiamare in soccorso Vespasiano:

Libro IV:218 Anano aveva rotto gli indugi e, d’accordo con il popolo, aveva spedito messi a Vespasiano invitandolo a venire al più presto a prendere possesso della città.

Gesù ed Anano riuscirono inoltre a far aizzare il popolo contro gli zeloti che si rifugiarono nel Tempio di Gerusalemme:

Guerra Giudaica Libro IV:159-160: Le personalità più eminenti, quali Gorion figlio di Giuseppe e Simeone figlio di Gamaliel, li incitavano infatti sia tutt’insieme nelle assemblee, sia recandosi a visitarli ad uno ad uno, perché una buona volta punissero i traditori della libertà e purificassero il santuario da quegli empi assassini. Nello stesso tempo i più autorevoli dei sommi sacerdoti, Gesù figlio di Gamala e Anano figlio di Anano, biasimando senza posa nelle assemblee il popolo per la sua apatia, lo istigarono contro gli Zeloti;

Il Gesù in oggetto è Gesù Boeto che sposa Marta Boeto, sorella di Maria moglie del re Erode il Grande. Gesù Boeto divenne sommo sacerdote grazie a Marta che diede 72 talenti d’oro ad Agrippa II e qui ha l’epiteto di Gamala. Gamala non era un nome di uomo ma di una città famosa per aver dato i natali a Giuda di Gamala e a suo figlio Giovanni, come dimostriamo nel libro “Cristo il Romano”, epiteto che gli fu dato dopo la rivolta insieme a Giovanni Battista contro il re Antipa che aveva sposato la moglie di Gesù, ovvero Erodiade.

Ora analizziamo il passo sopra riportato, possiamo notare che G. Flavio parla di Simeone figlio di Gamaliel e di Gesù figlio di Gamala, che abbiamo visto essere invece una città. Ora vediamo come i falsificatori cambieranno paternità a Gesù nel libro, sempre di G. Flavio di Antichità Giudaiche per cercare di nasconderne la vera identità:

Antichità Giudaiche Libro XX:213 Il re poi depose Gesù, figlio di Damneo, dal sommo sacerdozio e designò suo successore Gesù, figlio di Gamaliel.

A dimostrazione che stiamo parlando dello stesso personaggio, sia Gesù Gamala che Gesù Gamaliel sono sommi sacerdoti dal 63 al 65 d.C., ovviamente se Gesù fosse stato figlio di Gamaliel, nel passo di Guerra Giudaica lo scrittore avrebbe messo Simeone e Gesù figli di Gamaliel, mentre abbiamo visto che così non è. Quindi per quale motivo è stato falsificato questo passo per cambiare la paternità a Gesù? La risposta è semplice, pochi passi prima G. Flavio aveva parlato di Giacomo fratello di Gesù soprannominato il Cristo:

Libro XX:200 Con il carattere che aveva, Anano pensò di avere un’occasione favorevole alla morte di Festo mentre Albino era ancora in viaggio: così convocò i giudici del Sinedrio e introdusse davanti a loro un uomo di nome Giacomo, fratello di Gesù, che era soprannominato Cristo, e certi altri, con l’accusa di avere trasgredito , e li consegnò perché fossero lapidati.

Chrestos era un epiteto che aveva anche Giulio Cesare e Osiride-un nefer come ci riferisce Plutarco. Anano non aveva il potere di convocare il Sinedrio senza l’autorizzazione dei romani, per cui:

Libro XX:201 Ma le persone più equanimi della città, considerate le più strette osservanti della Legge si sentirono offese da questo fatto. Perciò inviarono segretamente (legati) dal re Agrippa supplicandolo di scrivere una lettera ad Anano che il suo primo passo non era corretto, e ordinandogli di desistere da ogni ulteriore azione.

A questo punto il re Agrippa II rimosse Anano e diede il sommo sacerdozio a Gesù figlio di Damneo, ma poco dopo:

Libro XX:213 Il re poi depose Gesù, figlio di Damneo, dal sommo sacerdozio e designò suo successore Gesù, figlio di Gamaliel.

Questo fatto accade quando Marta Boeto diede al re Agrippa II 72 talenti d’oro per far dare il sommo sacerdozio a Gesù Boeto, che abbiamo visto essere il Gesù dei vangeli figlio di Maria Boeto moglie del re Erode il Grande. Era pericolosissimo collegare Gesù Boeto a Gesù soprannominato Cristo, fratello di Giacomo, quindi i falsificatori cambiarono il suo nome in figlio di Gamaliel per nascondere il fatto che era ancora in vita e che fu lui a salvare suo fratello Giacomo. Agrippa II era il figlio di Agrippa I, fratello di Erodiade moglie di Gesù dalla cui relazione nacquero Salomè e Paolo di Tarso, alias Saul:

Da parte loro, Costobaro e Saul, raccolsero bande di malviventi; loro stessi erano di stirpe reale e raccolsero favori a motivo della loro parentela con Agrippa, ma erano sfrenati e pronti a spogliare le proprietà dei più deboli. Fu da quel momento, in particolare, che la malattia piombò sulla nostra città e ogni cosa andò scadendo di male in peggio1.

Ed ecco come saluta Paolo di Tarso suo cognato Aristobulo, marito di sua sorella Salomè, nella Lettera ai Romani: Salutate i familiari di Aristòbulo. Salutate Erodione, mio parente.


Saul, o Paolo di Tarso era parente di Agrippa II in quanto sua madre Erodiade era la zia del re e quindi Saul era cugino di Agrippa II. Saul e Costobar verranno poi spediti in Grecia da Nerone, cugino di Gesù per ritrovarsi poi insieme all’imperatore nell’urbe l’anno successivo implicati nella congiura dei Pisoni contro il loro parente. Giuseppe Heli, padre di Gesù, era nato dalla relazione tra Alessandro Heli e Ottavia Minore. Alessandro Heli era il fratello gemello di Cleopatra Selene e dopo la morte di Cleopatra e Marco Antonio, genitori dei due gemelli, furono adottati da Antonia Minore sorella dell’imperatore Cesare Augusto. Cleopatra Selene fu data in sposa al re numida Giuba II e da questa relazione nacque Cleopatra IX che sposò il procuratore Gessio Floro, vera causa della rivolta a Gerusalemme per le sue angherie contro il popolo:

Libro XX:252 – XI, I. – Gessio Floro, inviato da Nerone quale successore di Albino, portò al colmo le molte disgrazie dei Giudei. Costui era nativo di Clazomene e portò con sé la moglie Cleopatra che quanto a cattiveria non era da meno di lui. Fu sotto l’influsso di lei che egli ottenne il posto in quanto era amica di Poppea, moglie di Nerone.

Cleopatra Selene e Alessandro Heli erano fratellastri da parte della madre Cleopatra regina d’Egitto, di Maria Boeto, per cui Cleopatra IX era la cugina di Gesù, a sua volta cugino di Nerone tramite sua madre Antonia Maggiore, figlia di Marco Antonio e Ottavia Minore. Abbiamo scoperchiato il vaso di pandora, e per finire ecco ulteriori prove di come Gesù fu crocifisso dai Giudei nel 68 d.C.:

Giuseppe Flavio Guerra Giudaica russo antico:

E oltre a queste iscrizioni ve n’era una quarta, negli stessi caratteri, la quale menzionava Gesù come re, che non aveva regnato, crocifisso dai Giudei perché preannunciava la distruzione della città e la desolazione del tempio.

Nel passo russo antico di Guerra Giudaica, viene imputata ai Giudei la crocifissione materiale di Gesù, nel testo greco leggiamo invece:

Libro IV:316-318 In breve li presero e li uccisero; poi, accalcandosi presso i loro cadaveri, beffeggiavano Anano per il suo amor di patria e Gesù per il suo discorso dalle mura. Giunsero a tal punto di empietà, da gettarli via insepolti, mentre i giudei si danno tanta cura di seppellire i morti, che finanche i condannati alla crocifissione vengono deposti e sepolti prima del calar del sole. Non credo di sbagliare dicendo che la morte di Anano segnò l’inizio della distruzione della città, e che le sue mura caddero e lo stato dei giudei andò in rovina a cominciare dal giorno in cui essi videro scannato in mezzo alla città il loro sommo sacerdote e il capo della loro salvezza.

Dopo aver parlato della morte di Gesù e di Anano si dice che i giudei seppelliscono i morti dopo la crocifissione. Ma perché nominare la crocifissione in questo frangente? Il motivo è semplice, sono state cambiate le vere frasi di G. Flavio, cosa sfuggita nel testo in Guerra Giudaica in russo antico, dove vengono incolpati i Giudei della crocifissione di Gesù. Un Gesù che volevano crocifisso nel processo con Pilato e che espulse i Giudei da Roma sotto l’imperatore, suo cugino Claudio, come riferito da Svetonio. Il testo, nell’originale latino presente in Vita Claudii, 25.4, recita: – Iudaeos impulsore Chresto assidue tumultuantis Roma expulit, la cui traduzione in italiano è: “[Claudio] espulse dalla città i Giudei che per istigazione di Cresto erano continua causa di disordine”.

E per chiudere l’ennesima prova di come gli evangelisti retrodatarono la crocifissione di Gesù di 35 anni per creare la sua finta resurrezione. Quando morì Gesù Boeto, Giuseppe Flavio parla di tre eventi, uno sopramenzionato dallo storiografo è l’annunciazione della distruzione del Tempio di Gerusalemme e della città, che va sotto il nome di abominio della desolazione che l’evangelista Matteo mette in bocca a Gesù durante il suo ministero, la seconda il terremoto che avvenne la notte prima che Gesù venisse crocifisso dai Giudei ancora in Guerra Giudaica:

Durante la notte scoppiò un violento temporale con venti impetuosi, piogge torrenziali, un terrificante susseguirsi di fulmini e tuoni e spaventosi boati di terremoto. Sembrava la rovina dell’universo per la distruzione del genere umano, e vi si potevano riconoscere i segni di un’immane catastrofe2.

Vediamo come ancora una volta l’evangelista Matteo ha ricopiato e traslitterato questo passaggio di Guerra giudaica nei vangeli nell’inventata morte per crocifissione di Gesù:

E Gesù, emesso un alto grido, spirò. Ed ecco il velo del tempio si squarciò in due da cima a fondo, la terra si scosse, le rocce si spezzarono, i sepolcri si aprirono e molti corpi di santi morti risuscitarono. E uscendo dai sepolcri, dopo la sua risurrezione, entrarono nella città santa e apparvero a molti. Il centurione e quelli che con lui facevano la guardia a Gesù, sentito il terremoto e visto quel che succedeva, furono presi da grande timore e dicevano: «Davvero costui era Figlio di dio!»3.

Ed infine poco dopo la morte di Gesù, Giuseppe Flavio parla della morte di Zaccaria che verrà messa in bocca a Gesù, ancora dall’evangelista Matteo durante il suo ministero:

Di fronte alla sentenza di assoluzione gli Zeloti scoppiarono in schiamazzi e, mentre tutti inveivano contro i giudici per non aver capito che si era trattato solo di una burla, due dei più facinorosi si avventarono su Zaccaria, lo uccisero in mezzo al tempio e ne schernirono il cadavere dicendo: “Eccoti anche il nostro voto per essere più sicuro di andartene”; poi dall’alto del tempio lo gettarono nel sottostante burrone.

La citazione di Zaccaria figlio di Barachia è inserita nei vangeli in un contesto di una lunga invettiva che Gesù pronunciò a Gerusalemme contro gli scribi e i farisei4. Durante il discorso riecheggia più volte il monito: “Guai a voi, scribi e farisei ipocriti”. Poi giunge all’epilogo in Mt 23:34, 35:

Perciò ecco, io vi mando profeti, sapienti e scribi; di questi alcuni ne ucciderete e crocifiggerete, altri ne flagellerete nelle vostre sinagoghe e li perseguiterete di città in città; perché ricada su di voi tutto il sangue innocente versato sopra la terra, dal sangue del giusto Abele fino al sangue di Zaccaria, figlio di Barachìa, che avete ucciso tra il santuario e l’altare.

Gesù, ultimo faraone d’Egitto della dinastia tolemaica e di sangue imperiale romano, la cui morte fu retrodatata di 35 anni dagli evangelisti per creare una resurrezione mai avvenuta, che si scagliò contro i giudei, sbaraccando i tavoli dei cambiavalute che praticavano l’usura e che li espulse da Roma per essere infine crocifisso da essi, a chi da fastidio se non all’elite dei banchieri sionisti che hanno messo in ginocchio e sotto dittatura interi stati, Italia compresa, attraverso la truffa del denaro debito? Questo è il vero motivo per cui le nostre scoperte vengono fatte oggetto di congiura del silenzio da parte di tutti i mass media e cercate di essere screditate dall’admin di Biglino, Steve Null, nel suo gruppo ufficiale fb, costringendoli a togliere il post dopo la mia confutazione alle loro tesi? Un admin che si permette di andare dai blogger a chiedere di togliere i miei articoli, come riferitomi dai blogger stessi. Il possibile motivo? Dopo la sconfitta di Hitler i banchieri sionisti, che finanziavano entrambi gli schieramenti, cooptarono scienziati e tecnologia tedesca, compresi UFO in stato embrionale che sfruttavano antigravità. Prova ne è il fatto che i primi veicoli ebbero numerosi incidenti, come quello di Roswell, che mai avrebbero avuto Ufo provenienti da altre stelle. Non solo, abbiamo assistito al loro sviluppo fino a quelli triangolari, come se esseri provenienti da altri sistemi stellari, con tecnologia di milioni di anni più avanti rispetto alla nostra si potesse essere sviluppata tecnologicamente in pochi decenni sulla terra. Tutto questo andava coperto. Ecco allora che i mass media e la cinematografia in mano a questi personaggi, iniziò a produrre film e documentari su invasioni aliene e incontri ravvicinati, corroborati da Ebrei, come Sitchin e Rael, che iniziarono a parlare di UFO e alieni nella Bibbia, negli scritti dei Sumeri, dei Veda ecc, senza che ve ne sia traccia. Percorso poi ripreso da Biglino, il cui mentore Giuseppe Tedesco era del partito sionista ebraico. Un caso? Noi non facciamo finta che…, ma portiamo prove storiche ed archeologiche sia sull’Antico Testamento che sul Nuovo, sia su Gesù che su Mosè e Yahweh che altri non era che il dio egizio Aton Adonay. Perché quindi non fare un confronto per vedere chi ha ragione? Troppo comodo cercare di denigrare le nostre scoperte dicendo alle persone che non sono attendibili in quanto si è cambiato idea sull’identità di Gesù, come se dopo decine di migliaia di ricercatori, per quasi due millenni che hanno cercato la verità storica era d’obbligo fare centro al primo colpo. No, non si plaude alle scoperte che riscrivono la storia, ma si cercano di denigrarle perché non sono state fatte al primo colpo. Noi siamo disponibili a confrontarci con chiunque, vediamo gli altri. Chiedetevi come mai i mass media danno spazio agli inesistenti alieni nella Bibbia e non a scoperte che vedono Gesù imparentato con tutta la gens Giulio Claudia e nipote di Cleopatra; di Mosè figlio primogenito del faraone Amenhotep III e fratello di Akhenaton e di Smenkhare alias Aronne; di Yahweh nato dal sincretismo degli dèi egizi Aton e Iah. Quali dei due argomenti merita più attenzione?

Alessandro De Angelis ricercatore di storia comparata del Nuovo e Antico Testamento


1ag XX, 214.
2
3
4 mt 23:2

http://apocalisselaica.net/gesu-ucciso-per-crocifissione-dai-giudei-nel-68-d-c-le-sconvolgenti-prove-e-i-motivi/

fonte: https://fuoridimatrix.blogspot.it

sabato 26 novembre 2016

Thomas Mann e il prossimo Hitler invocato da noi umiliati

Il romanziere tedesco Thomas Mann era «cittadino di un popolo che nel 1925 ancora rappresentava un apice della civiltà e della cultura mondiale». Solo vent’anni dopo, «divenne uno degli abomini della civiltà mondiale». Cosa lo trasfigurò a tal punto? La crisi. Che è sempre “indotta” e trasferisce immense ricchezze nelle mani di pochi, impoverendo tutti gli altri. Dopo la Brexit e l’exploit di Trump, Paolo Barnard invita a rileggere il Thomas Mann che rievocava «la follia dell’iperinflazione tedesca», capace di tracciare «una linea diretta» verso il Terzo Reich: «In quei giorni la negoziante che senza battere un ciglio chiedeva 100 milioni di marchi per un uovo, dimostrava che nulla più al mondo l’avrebbe potuta scioccare». Fu durante la crisi, aggiunge Mann, che «i tedeschi persero la capacità di confidare in se stessi, e impararono ad aspettarsi ormai qualsiasi cosa dalla politica, dallo Stato, dal destino». Milioni di cittadini, «rapinati dei loro stipendi e risparmi, divennero le masse su cui lavorò Goebbels». Oggi ci risiamo? Deflagra «la furia sommessa di centinaia di milioni di occidentali», verso l’avvento del prossimo Hitler: «Trump, Le Pen, Hofer, Orbán, Petry o Wilders sono per adesso solo il primo tratto di quella linea».
La crisi della Repubblica di Weimar, scrive Barnard nel suo blog, insegna che «quando i popoli si sentono traditi e abbandonati proprio dalle classi politiche che avrebbero dovuto proteggerli», finisce che «si gettano per esasperazione nelle Thomas Mannmani del vendicatore, quello che poi fa l’Apocalisse». La negoziante tedesca citata da Thoman Mann oggi «rappresenta i milioni di noi», ormai rassegnati «alla morte dei redditi, delle pensioni, di ogni singolo diritto che fino a ieri sembrava scontato», consapevoli che i bambini «saranno servi delle gleba, letteralmente», e che «dei milionari non-eletti sono il loro vero governo», mentre «il politico di casa non può più neppure parlare, senza il permesso di cento cravatte blu a Bruxelles o a Manhattan». I cittadini «si lamentano, disperati»? Vengono «tranciati a metà da parole come razzista, fascista, retrogrado, nemico della modernità, ignorante bifolco» che non capisce le “riforme”. Sono centinaia di milioni, oggi, quelli ridotti come la negoziante tedesca di Thomas Mann: «Lo siamo, e ormai siamo impossibili da scioccare, non spostiamo più un gomito». Però «siamo furenti, come lo erano i tedeschi allora».
Ieri come oggi, la crisi priva i cittadini di ogni «capacità di confidare in se stessi». Anche la crisi di Weimar, da cui nacque la catastrofe della Seconda Guerra Mondiale, fu innescata  «dalla consapevole follia predatoria delle potenze, senza la minima considerazione dei costi sugli esseri umani». Nel 1919, ricorda Barnard, un giovane brillante economista della delegazione inglese al Trattato di Versailles – dove i vincitori della Prima Guerra Mondiale decisero le sanzioni e la spoliazione della Germania – rassegnò le dimissioni orripilato. Scrisse un volume storico chiamato “Le Conseguenze Economiche della Pace”, dove denunciò la follia predatoria degli Alleati, denunciò che nulla veniva fatto per l’occupazione in Europa, e avvertì che il popolo tedesco sarebbe stato schiacciato delle austerità impostegli. Predisse il peggio, e indovinò tutto. Era John Maynard BarnardKeynes, il maggior economista del ‘900. Siamo di nuovo lì: la finanza-barracuda «non ha un secondo di considerazione per i costi umani sui popoli, sulle classi medie ormai divenute straccioni, sugli anziani, sugli ammalati, sui bambini».
Oggi, come allora, l’espressione “piena occupazione” è scomparsa anche dai sindacati, non solo da Washington o da Bruxelles. Entrambe le crisi sono «alimentate dalla pervicace insistenza delle potenze nel ripetere gli errori micidiali e il sadismo sociale». L’economista americano Randall Wray, sempre nel parallelo fra Weimar e oggi, scrive: «Il Trattato di Versailles fu una follia sanguinaria dei vincitori, ma ci ricorda adesso il comportamento della Germania della Merkel ai danni del Sud Europa». Pervicace insistenza nell’errore, appunto: «Guardate oggi cosa gracchiano la Ue o ancora i democratici americani dopo Brexit e Trump», sono «recidivi fino al crimine contro l’umanità». E’ un’Europa che, «invece di capire il ‘Quarto Reich’ in arrivo, fa le riunioni per punire Brexit e Trump, tutti a culo in aria di fronte al volto deforme di Angela Merkel». E Obama? Dopo aver «distrutto la vita di milioni di americani», ancora fa lezioncine contro “il nazionalismo populista”, applaudito dal solito codazzo italiano («De Benedetti, Pd, Benigni, Saviano, Severgnini, Travaglio, Vincenzo Boccia, il “Sole 24 Ore”»), mentre intanto «la furia sommessa di oceani umani cresce», avvicinando «l’Apocalisse di un nuovo Hitler». E’ un vecchio film: «Abbiamo già visto a cosa poi si abbandonano i milioni di furenti, impoveriti, esclusi, ridicolizzati e ignorati quando arriva l’uomo forte. Si abbandonano alla “politica della mannaia”, quella che li vendica, certo, ma mozza teste, diritti, ricchezza, intelligenza, compassione e civiltà senza più distinguere nulla».

fonte: www.libreidee.org

Stefi, gettyimages, Catherine Cabrol, Tony Barson Archive


Facebook collabora con il governo di Israele per stabilire cosa deve essere censurato


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DI GLEEN GREENWALD
theintercept.com
Una seria controversia e’ scoppiata la settimana scorsa quando Facebook ha cominciato a cancellare tutti i post contenenti la foto iconica della “Ragazza del Napalm” vietnamita in base al fatto che violerebbe le condizioni riguardo l’uso di immagini di nudità di minori. Facebook ha persino rimosso un post del Primo Ministro norvegese, che aveva caricato una foto di protesta di questo atto censorio. Non appena le reazioni di oltraggio si sono diffuse, Facebook ha cambiato idea e ha ammesso “la storia e l’importanza a livello globale di questa immagine nel documentare un particolare momento storico”. In qualche modo, però, l’episodio fornisce un altro esempio dei pericoli che si corrono nel lasciare ad un nugolo di aziende tech come Google, Facebook e Twitter, la decisione ultima su ciò che possiamo o non possiamo vedere.
Ora che Facebook si è risollevata da questo atto di censura, sembra che si sia buttata a capofitto in un altro. L’Associated Press riporta da Gerusalemme che oggi (12 Settembre, NdT) il governo di Israele e Facebook hanno raggiunto un accordo su come trattare, congiuntamente, l’incitamento alla violenza e all’odio, sul social media. Questi meetings si stanno tenendo in questi giorni, mentre il governo sta mettendo a punto un disegno di legge per costringere i social network a limitare i contenuti che Israele indica incitare alla violenza. In altre parole Israele sta per costringere Facebook, per legge, a censurare i contenuti che le autorità politiche israeliane considerano “improprio”, e Facebook appare reagire con entusiasmo a questa minaccia lavorando direttamente col governo di Israele per determinare quale contenuti debbano essere censurati.
Non è necessario aggiungere che l’operazione di censura congiunta tra Isreele e Facebook sarà diretta ad Arabi, Mussulmani, e Palestinesi che si oppongono all’occupazione Israeliana. L’articolo di AP è chiaro sul punto: “Israele ribatte che l’ondata di violenza con i Palestinesi negli anni recenti è stata alimentata dall’incitamento avvenuto in gran parte sui social media.” Come riporta Alex Kane su The Intercept di giungo, Israele ha attivamente monitorato i contenuti pubblicati dai Palestinesi su Facebook e in alcuni casi arrestato individui per i loro post di natura politica. L’ossessione Israeliana per il controllo dell’uso dei social media da parte dei Palestinesi è motivata dal fatto che Facebook ha giocato un ruolo chiave nell’organizzare gruppi politici che si oppongono all’occupazione. Come scrive Kane: “Una dimostrazione contro l’occupazione di Israele può essere organizzata in una manciata di ore, mentre il monitoraggio dei Palestinesi può essere condotto più facilmente grazie all’impronta digitale che questi lasciano nei loro portatili e cellulari.”
Da notare che in questo meeting con Facebook, Israele era rappresentata dal Ministro di Giustizia Ayelet Shaked, un estremista a tutti gli effetti, il quale ha precedentemente dichiarato che non crede in uno Stato Palestinese. E’ stato Shaked che ha proposto “una legislazione atta a costringere i social network a rimuovere contenuti che Israele considera di incitamento”. Recentemente ha fatto notare, con orgoglio, come Facebook sia già molto “in regola” con i diktat della censura di Israele: “negli ultimi 4 mesi, Israele ha trasmesso a Facebook 158 richieste di rimozione di contenuti, e Facebook ha accettato il 95% dei casi.”
Tutto questo non fa altro che riportare all’attenzione i serissimi pericoli di avere le nostre dichiarazioni pubbliche sotto il controllo e la responsabilità di un piccolo numero di giganti tech, senza un mandato democratico. Suppongo che qualcuno sia confortato dall’idea che managers benevoli come Mark Zuckenberg ci proteggeranno dai discorsi di incitamento all’odio. Però, parole come “terrorismo” non hanno un significato fisso; sono costantemente malleabili e soggette a manipolazioni per scopi propagandistici. Puoi dire di fidarti veramente di Facebook o del governo di Israele nel giudicare quando un post Palestinese contro l’occupazione sia considerato “incitamento alla violenza e odio”?
Mentre l’attenzione si concentra sull’ “incitamento” dei Palestinesi, è in realtà molto frequente l’uso che gli Israeliani fanno di Facebook per incitare alla violenza sui Palestinesi, incluso l’incitamento alla vendetta degli Ebrei che vivono negli insediamenti contro i Palestinesi quando vi sono attacchi a Israele. Come ha fatto notare recentemente il Washington Post “I Palestinesi hanno anche loro messo in rilievo il fatto che i social network incitano alla violenza e diffondono una propaganda d’odio, razzismo e discriminazione nei confronti dei Palestinesi.”
Nel 2014, migliaia di Israeliani hanno usato Facebook per pubblicare messaggi in favore dell’assassinio dei Palestinesi. Quando un soldato dell’IDF nei territori occupati fu arrestato l’anno scorso per aver ucciso, senza motivo e con un colpo in testa, un Palestinese ferito a terra, il soldato ha usato Facebook per lodare il gesto e giustificare quella violenza, con tutta la cricca di soldati Israeliani accorsi in suo supporto. Persino lo stesso Ministro Shaked, adesso parte del governo che deve decidere sulla censura, ha usato Facebookper pubblicare messaggi incredibilmente estremisti, violenti, e di una retorica rabbiosa anti-Palestinese. Il Primo Ministro Netanyahu e altri ministri del suo gabinetto hanno fatto lo stesso. Al Jazeera America ha riportato nel 2014:
I messaggi d’odio contro gli Arabi pubblicati su Facebook si sono tradotti in atti di violenza sulle strade di Gerusalemme nel momento in cui gli estremisti Israeliani hanno fomentato la violenza e provocato caos. Questa violenza è poi circolata, di ritorno, nei video di YouTube eFacebook, i quali mostrano centinaia di gruppi di Israeliani cantare con rabbia “Morte agli Arabi”, in cerca di Palestinesi da attaccare”. Il video di un Ebreo Israeliano che attacca un Palestinese in un autobus pubblico, gridando “Sporco Arabo, sporco Arabo, assassino di bambini” è emerso da Tel Aviv. E altri video che mostrano le forze di sicurezza Israeliane usare una forza eccessiva su un ragazzino Israelo-Americano in manette, vien da chiedersi chi fosse in realtà ad incitare la violenza:

VIDEO https://www.youtube.com/watch?time_continue=4&v=rImgsRg-a-8
C’e’ qualcuno che riesca ad immaginare il fatto che Facebook possa rimuovere messaggi di importanti figure Israeliane che fanno appello alla violenza o oppressione sul popolo Palestinese? Allo stesso modo, chi può minimamente immaginare Facebook cancellare i messaggi di Americani o Europei che chiedono guerre di aggressione o altre forme di violenza contro paesi Mussulmani, o paesi che criticano le politiche occidentali? La risposta è ovvia. Facebook è una azienda privata la cui missione legale è quella di massimizzare i profitti, e quindi interpreterà concetti scivolosi come “discorsi d’odio” o “incitamento alla violenza” per far piacere a coloro che detengono il potere. E’ quindi inconcepibile il fatto che Facebook possa minimamente sognarsi l’idea di cancellare questo tipo di difesa e incitamento alla violenza:
Facebook è sotto la pressione di vari governi per cancellare contenuti non graditi a questi ultimi. Gli Stati Uniti e Gran Bretagna hanno recentemente lanciato una campagna di veleni contro aziende di Silicon Valley ritenute essere di supporto ai terroristi o all’ISIS, per il solo fatto di essersi rifiutate ad avere un ruolo piu’ attivo nel bandire contenuti che questi governi considerano “terroristici”. Israele è stata particolarmente aggressiva nel tentare di dare la colpa a Facebook per gli atti di violenza e quindi costringerla a venire al tavolo. Famiglie Israeliane i cui membri sono stati uccisi dai Palestinesi stannoportando in tribunale Facebook con l’accusa di aver facilitato questi attacchi. Alcuni hanno persinoaccusato Facebook di essere sbilanciata contro Israele nelle sue attività di censura dei contenuti.
In tutto questo, The Intercept ha inviato le seguenti domande a Facebook, ma ancora non abbiamo ricevuto risposta. Aggiorneremo questo articolo se succederà:
1) Ha Facebook mai incontrato leader Palestinesi in uno sforzo congiunto per identificare e sopprimere messaggi di Israeliani che incitano alla violenza? Avete in programma di farlo?
2) Se un Israeliano dichiarasse apertamente un attacco o bombardamento della Palestina, questo post violerebbe i termini d’uso di Facebook? E’ stato mai rimosso un tale contenuto?
3) Quale ruolo, esattamente, gioca il governo Israeliano nell’aiutare Facebook ad identificare i contenuti da bandire?
4) Facebook ha dichiarato che ha “approvato il 95% delle richieste di rimozione dei contenuti” dagli ufficiali Israeliani. Quale percentuale di simili richieste da parte Palestinese è stata approvata?
5) Se qualcuno dice che l’occupazione Israeliana è illegale e deve essere fatta resistenza con ogni mezzo, è questa una dichiarazione permessa?
E’ vero che queste aziende private abbiano il diritto legale di censurare quello che vogliono. Ma questo fatto ignora il controllo (mai avuto prima da nessuna azienda) che un così piccolo gruppo di corporazioni possono esercitare sull’informazione a livello globale. Che questa attività di censura sia parte dei diritti concessi alle corporazioni non li assolve dai seri pericoli che queste aziende pongono, per le ragioni descritte sopra. (E’ di oggi la notizia che Twitter ha bandito un gruppo Scozzese a favore dell’indipendenza della regione dopo che ha criticato l’articolo di un giornalista di un tabloid, il quale si era lamentato di essere stato “maltrattato verbalmente”).
Non è una esagerazione dire che Facebook, in questo momento, è di gran lunga la forza più dominante nel giornalismo. Ed ecco perché è incredibilmente significativo vederlo al lavoro in collusione con governi nel censurare i contenuti degli oppositori di questi governi. Ma come spesso succedere con la censura, la gente la approva fino a quando non vengono toccati contenuti che sui quali sono d’accordo ideologicamente.
Una delle vecchie promesse di Internet era nella sua capacità di livellare le disparità, di dare a coloro senza potere la possibilità di parlare tanto liberamente e efficacemente quanto quelli che il potere lo detengono. E, in ultima analisi, di potersi organizzare politicamente in maniera più efficace. Coloro che difendono l’opportunità di aziende come Twitter e Facebook di censurare contenuti, stanno mettendo seriamente in discussione questi valori, non importa quanto nobili siano i loro intenti. E’ difficile immaginare uno scenario più lontano da questi principi di uguaglianza di quello di un gruppo di funzionari governativi Israeliani e managers di Facebook mettersi d’accordo su ciò che i Palestinesi sono autorizzati (o non autorizzati) a dire.
Fonte:  https://theintercept.comhttps://theintercept.com
Link: https://theintercept.com/2016/09/12/facebook-is-collaborating-with-the-israeli-government-to-determine-what-should-be-censored/
12.09.2016
Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di COLOSSEUM
http://comedonchisciotte.org/facebook-collabora-governo-israele-stabilire-cosa-deve-censurato/
fonte: https://alfredodecclesia.blogspot.it

giovedì 17 novembre 2016

è guerra alla libera informazione




E' GUERRA ALLA LIBERA INFORMAZIONE: 
Sequestrato il blog di Alessandro Carluccio



Le Iene non ci stanno, quando tocca a loro essere le "vittime" allora passano alle maniere forti: querele, denunci e censura!

 A farne le spese il blogger indipendente Alessandro Carluccio che si è visto chiudere il sito, e a breve forse anche la pagina Facebook e il canale YouTube... 

La Procura di Brindisi su ordine delle Iene ha provveduto al sequestro del sito indipendente, un vergognoso attacco all'informazione libera gestita da un normale cittadino, e quindi non "finanziata" e non diretta da terzi ignoti, come invece accade per l'informazione "ufficiale".

Il  provvedimento è stato emesso d’urgenza (interessante notare come la giustizia si muova veloce quando si tratta di punire i pesci piccoli...) per una "grave accusa di diffamazione" da parte di Carluccio nei confronti degli inviati di Le Iene, Giovanna Palmieri e Nicolò De Vitis, che lo hanno denunciato.

Io ho visto personalmente il suo video tempo fa e sinceramente non ho notato nessuna diffamazione, ma al contrario ho visto una normale intervista dove si chiedevano informazioni sul "Signoraggio Bancario" agli inviati delle Iene.

Ovviamente, nelle varie testate giornalistiche d'Italia, tutti uniti contro il blogger indipendente  Alessandro Carluccio, nessuno, guarda caso, che parli di signoraggio bancario, ovvero l'argomento tabù di cui il blogger si stava da tempo occupando e di cui aveva chiesto proprio a quelli delle Iene il motivo del perché parlino di tante cose tranne che di temi scottanti e scomodi quali il signoraggio. (una foto presa dalla pagina facebook di Alessandro)


Insomma alle Iene non è andata giù l'idea di diventare loro stesse le vittime, di aver dovuto essere interrogate su argomenti di cui non possono parlare, e dunque sono passate all'attacco, un vergognoso attacco che ha mirato volutamente alla chiusura del blog libero.

Una vera e propria lezione di censura, che certamente vuole cancellare le indagini personali di Alessandro Carluccio, che da solo è stato capace di smascherare e mettere a nudo un programma del sistema, dimostrando come in Italia l'informazione ufficiale sia controllata.

Ma come ha scritto un utente nella sua pagina facebook, potranno anche cancellare il suo blog e querelarlo, sapendo di avere il coltello dalla parte del manico, ma non potranno mai più cancellare la presa di coscienza collettiva che i suoi video e i suoi articoli hanno portato a tutti noi, che con quei video e con le sue domande scomode abbiamo aperto gli occhi, su un programma che prima guardavamo con ammirazione, ma che ora si è rivelato per quel che è, un programma al servizio del potere.

Fonte tratta dal sito .
fonte: https://wwwblogdicristian.blogspot.it

domenica 2 ottobre 2016

non esistono multinazionali innocenti, ricattano il mondo

La Apple ha rubato 13 miliardi di tasse ai cittadini europei secondo la Commissione Ue, ma è solo la punta dell’iceberg. Tutte le multinazionali hanno come ragione sociale l’elusione e l’evasione dalle leggi e dal rispetto dei diritti sociali e delle norme ambientali, esistono precisamente per questo scopo. E tutti i governi che praticano il libero mercato sono con esse complici. Il governo irlandese è sotto accusa perché non faceva pagare tasse solo alla Apple. Se avesse esteso a tutte le aziende il trattamento di favore riservato a quella della Mela, e ricordiamo che la tasse sui profitti in quel paese sono già abbassate ad un ridicolo 12,5%, se tutte le imprese in Irlanda fossero state fisco esenti, la Ue non avrebbe potuto dire nulla. Come non dice nulla sul trasferimento della sede Fca in Olanda e su tanti altri casi simili. Ogni paese Ue può essere un paradiso fiscale per ricchi e multinazionali, purché non faccia favoritismi, il privilegio deve essere uguale per tutti. Per questo il Lussemburgo dell’attuale presidente della Commissione, Juncker, è sotto accusa.
A Fiat e Starbucks, sono stati fatti favoritismi eccessivi rispetto a tanti altri. Ma la concorrenza fiscale al ribasso tra i paesi della Ue come tale è ammessa, anzi è nello spirito del trattato di Maastricht e dei suoi principi ultraliberisti. A questo serve la Applemoneta unica, a mettere in concorrenza tra loro gli Stati sulla svalutazione di tasse, salari e diritti. E le multinazionali conducono l’asta. Durante il confronto sulla Brexit l’europeismo irlandese è stato contrapposto allo scetticismo britannico. L’Irlanda è stata presentata come il solo paese, tra quelli “periferici”, ad aver gestito virtuosamente crisi ed euro. Altro che gli altri Piigs. Ora sappiamo a quale prezzo e con quali risultati, ma niente ipocrisia. Alla Apple è capitato su questa sponda dell’Atlantico ciò che è toccato alla Volkswagen sull’altra. Sono rondini che non fanno primavera e stanno tutte dentro il cielo del Ttip. Oggi questo trattato è in crisi per il rifiuto dei popoli, e dobbiamo dire grazie alla Brexit, ma anche perché le multinazionali tra le due sponde dell’oceano hanno conti da regolare.
In ogni caso però la linea di fondo che ispira la Ue e tutti i suoi governi rimane sempre la stessa: attirare gli investimenti delle multinazionali con concessioni fiscali e sociali per rimpiazzare così i tagli alla spesa e agli investimenti pubblici. Il governo italiano, non a caso il più ottusamente servile verso il Ttip, il suo regalo alla Apple lo ha già fatto. L’azienda doveva al fisco 880 milioni per Ires non pagata, e lo Stato italiano ha transato accontentandosi di 330. Immaginatevi un cittadino normale che debba 880 semplici euro al fisco e che si rivolga all’Agenzia delle Entrate esigendo il trattamento Apple, verrebbe considerato Renzi con Tim Cookmatto. Invece con Tim Cook Renzi fa i selfie sperando che porti lavoro. Le multinazionali sono al disopra delle leggi e delle regole di tutti noi e per i governi è un merito riconoscerglielo. Quello turco, anche per coprire la sporca guerra contro i curdi, ha subito offerto i suoi servigi ad Apple.
Non sappiamo se la vicenda Apple si concluderà come è iniziata, o, più probabilmente, con una transazione all’italiana o con altro ancora. Quello che è chiaro è che senza mettere in discussione i meccanismi del libero mercato e della globalizzaione liberista le multinazionali continueranno a ricattare il mondo, con l’aiuto dei governi complici. Ed è altrettanto chiaro che la Ue e l’euro, che hanno fatto del libero mercato il principio costituzionale, non sono la soluzione, ma parte del problema. La nostra Costituzione, all’articolo 53, impone un fisco progressivo e sono incompatibili con essa i privilegi sulle tasse per chi ha più potere e ricchezza, a partire dalle multinazionali. Che non a caso, assieme a tutti i poteri Ue, sostengono il Sì alla controriforma costituzionale del governo e temono un vittoria del No. Che è invece un passo necessario per restituire al popolo il diritto all’eguaglianza, cancellato oggi dai privilegi del mercato globalizzato. Solo un No ci può salvare.
(Giorgio Cremaschi, “Non esistono multinazionali innocenti”, dal blog di Cremaschi sull’“Huffington Post” del 31 agosto 2016).

fonte: www.libreidee.org